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Mb
Dal libro del
profeta Geremìa.
Ger 18,18-20
[I nemici del profeta] dissero: «Venite e tramiamo insidie contro
Geremìa, perché la legge non verrà meno ai sacerdoti né il consiglio ai
saggi né la parola ai profeti. Venite, ostacoliamolo quando parla, non
badiamo a tutte le sue parole».
Prestami ascolto, Signore,
e odi la voce di chi è in lite con me.
Si rende forse male per bene?
Hanno scavato per me una fossa.
Ricòrdati quando mi presentavo a te,
per parlare in loro favore,
per stornare da loro la tua ira.
Marco Bava è un economista, consulente finanziario e spesso attivo
nel panorama italiano come esperto di economia e finanza. È noto per le
sue opinioni critiche su temi come la gestione della finanza pubblica
italiana, le banche e la situazione economica generale del Paese.
Inoltre, in passato è stato coinvolto in varie iniziative politiche e
civiche, dove ha cercato di sensibilizzare l'opinione pubblica su
questioni legate alla trasparenza economica e alla gestione del debito
pubblico.
Nasco figlio di un elettricista e di una sarta . A 10 anni scrissi
alla Bertone per andare a visitare la catena di montaggio della Miura
con la mia classe. Avrei voluto creare automobili in Fiat ma a 16 anni
capii che le auto in Fiat le facevano gli amministratori delegati. Per
cui scelsi di studiare Economia e commercio. Mi resi conto che i bilanci
della Fiat non erano fatti come ci insegnavano all'università '.Ne
parlai con i professori che mi dissero di chiederlo alla Fiat cosa che
feci andando all' assemblea degli azionisti. Qui capii che era un mondo
di ingiustizie e sopraffazioni.
Ho imparato l’ economia industriale dal prof Goss Pietro nella facolta'
di Economia e Commercio di Torino.
Che dai 25 anni ho potuto applicare concretamente direttamente con
Gianni Agnelli.
L’invidia dei docenti di Economia di TORINO per questa mia esperienza
formativa , mi e’ costata 16 anni di blocco per la laurea in Economia a
Torino , ottenuta poi in 16 mesi a Novara, a cui e’ seguita una 2^
laurea in giurisprudenza a Torino per riabilitarmi con il prof.Dezzani
di Economia ae Commercio a Torino. Altri 20 anni mi blocca Economia e
Commercio di Torino per l'esame da dottore Commercialista che poi supero
a Roma.
A 30 anni proposi a Gianni Agnelli superFIAT, LA FUSIONE IFI FIAT , che
mi chiese di portare a Cuccia, e che Gabetti e Galateri , con cui
collaboravo, ed a cui chiesi un aiuto, mi bloccarono.
Umberto Agnelli attraverso Boschetti mi propose di rifare la Stilo, ma
Morchio si oppose .
Muoiono Edoardo Agnelli Gianni Agnelli e Umberto Agnelli , Gabetti
,attraverso donna Marella e Yaky sceglie Marchionne che privo di
conoscenze automobilistiche, ha lasciato a Yaky la sola scelta di
VENDERE la Fiat che sta progressivamente riducendo la produzione negli
stabilimenti italiani.
A cui Cirio,Urso e Pichetto rispondono rifiutando l’esame del mio
PROGETTO H2 PER AUTOTRAZIONE. Lo trovate sul mio sito www.marcobava.it.
Mentre DENORA ne REALIZZA uno suo IN LOMBARDIA programmando il più
importante stabilimento europeo di elettrolizzatori per produrre H2 ,
affiancata da SNAM dopo che se ne parlato nell’assemblea aperta di Snam
1 mese fa, in cui viene convita del futuro della produzione dell’H2 con
elettrolizzatori che fara’ appunto con De Nora in Lombardia. Ed io
prevedo che seguira’ la produzione delle auto ad H2 in Lombadia invece
che in Piemonte , che forse saranno finanziate da Unicredito e S.PAOLO.
Queste sono visioni strategiche.
Tutto cio’ mentre a Torino ed in Italia il presidente del S.PAOLO
ispirando l’art.11 fascista del Decreto capitali, censura, in Italia,
unica nel mondo, la democrazia nelle assemblee, pero’ non
applicata.,daSnam sino al 2025, che forse non era un importante cliente
di S.PAOLO.
Dal Vangelo secondo Luca Lc
21,5-19 “In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato
di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei
quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non
sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e
quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose:
«Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome
dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro!
Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché
prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro
regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze;
vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi
perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni,
trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete
allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non
preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché
tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e
dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa
del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza
salverete la vostra vita».”
La gangster
che si fece
suora
pierangelo sapegno
Le due vite di Angela Corradi sono finite adesso. Quella della donna
gangster con la svastica tatuata sulla schiena e della suora laica che
ha dedicato la sua vita ai disperati e agli sconfitti. La notizia l'ha
data su Facebook Tino Stefanini, uno degli ultimi superstiti della
famigerata mala della Comasina: «Resterai per sempre nei nostri cuori».
Ma di Angela Corradi, morta a 73 anni, resta qualcosa di più anche per
tutti noi, il mistero della vita e dei suoi peccati, la sottile linea di
demarcazione che può dividere il bene dal male sulle strade del dolore.
Tutto quello che non possiamo vedere e facciamo fatica a capire. Una
volta le chiesero come aveva fatto a scoprire Dio. «Perché ho sentito la
sua voce», aveva risposto. «Mi disse "Io ci sono". Mi disse solo
questo». Era una sera che Angela Corradi aveva un mitra in mano e una
pistola infilata nei calzoni e stava uscendo dalla sua casa di via
Osculati ad Affori per andare a uccidere qualcuno. Ma qualche anno dopo,
aveva il velo e degli occhiali a goccia che nascondevano uno sguardo che
levigava il tempo e anche le sue ferite, perché non si vive la sua vita
senza perdere pezzi e portarne le cicatrici. Allora le chiesero come
faceva a essere così sicura che fosse la voce di Dio. «Lo so e basta»,
disse con tono di nuovo duro. Il fatto è che pure quando sposò Dio e si
fece terziaria francescana non perse mai la forza del suo carattere. Era
scritta nei suoi occhi, quella forza. Era la pupa del gangster, la «pupa
della banda Vallanzasca», come titolavano i giornali, la compagna
inseparabile di Vito Pesce, il braccio destro del bel René, che la
chiamava «la sorellina» e di lei diceva che non era solo bella e
coraggiosa: «Angelina è stata la donna che in quanto a palle dava dei
punti e tanti maschietti cazzuti. Una forza della natura.
Fondamentalmente, era una femmina da sballo. Bella, intelligente,
simpatica, capace di essere dolcissima. Ma quando c'era da dimostrare il
suo carattere, persino il suo uomo faceva bene a non contraddirla». Era un giorno di luglio del 1978 quando venne folgorata da Cristo,
mentre doveva andare a vendicare «uno sgarro fatto ai miei compagni in
carcere». Lo raccontò cinque anni dopo esatti, al meeting di Cl a
Rimini: «Io posso solo tentare di farvi vedere una scena. Sono in casa,
sono armata fino ai denti e quando varcherò quella porta so che l'unica
cosa che devo fare è uccidere qualcuno. E sono molto determinata a
farlo. È in quel momento che mi si è presentato il Signore. Non Lui, io
mento se dico Lui. Ma la sua voce. E l'ho sentita benissimo. Ha solo
detto "ci sono". Non ha detto altro. E io mi sono terrorizzata. Non
avevo mai avuto paura di niente. Ma quella volta sì». Prima di cambiare
la sua vita, Angela era stata tutto quello che poteva essere una nata
come lei nella nebbia dell'anonimato ai margini della metropoli. Era
stata commessa, e poi modella prima di approdare nella banda di
Vallanzasca per un «atto di ribellione». Si era tatuata sulla schiena
una svastica e su un dito la «N» di nazista con una croce sovrapposta.
Diventò una protagonista di quegli anni di violenza e finì anche in
carcere, cinque anni a San Vittore. Era una donna bellissima, hanno
sempre ripetuto quelli che l'avevano conosciuta. I suoi lavoravano nel
circo. Il padre faceva il giro della morte in motocicletta. Poi un
gravissimo incidente l'aveva paralizzato e da allora anche la madre,
Bruna, acrobata, lasciò il tendone. I suoi cercarono di avviarla agli
studi, ma non ci fu verso. Angela voleva scappare, andare via da quella
prigione di case grigie e uguali, dalle pene della sua famiglia. A
sedici anni fuggì di casa e dopo poco tempo si legò ai ragazzi della
mala che in quegli anni stavano scalando le gerarchie di Milano a mitra
spianati, lasciando una scia di morte dietro di loro. Diventò la
compagna di Vito pesce, uno degli uomini più spietati della banda
Vallanzasca. I giornali, raccontando i corpi senza vita sparsi sulle
strade, tutte quelle esplosioni di violenza e le sparatorie, li
chiamavano «i killer drogati. La più feroce gang del Dopoguerra». In
quegli anni morì suo padre, mentre lei veniva arrestata. Di San Vittore
ricordò la vita vuota e arida dietro a quelle sbarre.
La conversione avvenne all'improvviso, quando era già una suora laica,
la sua auto, una A112, venne crivellata di colpi in piena notte e lei
rimase quasi in fin vita con ferite sul volto. «Gesù, Gesù aiutami...»,
ripeteva ai medici del Niguarda. Sua madre Bruna raccontò che «era
uscita per andare a portare aiuto ai bisognosi». In realtà,
quell'episodio rimase un mistero senza risposta.
Un po' come il suo viso, conservato negli archivi della cronaca nera e
nelle foto che la immortalarono col velo. Non aveva più i capelli tinti
di biondo e lo sguardo sprezzante. Ma gli occhi sono lo specchio
dell'anima. E non sono cambiati. Erano troppo duri, quand'era ragazzina,
ma anche adesso erano gli occhi di una che aveva sempre dovuto
combattere nella sua vita, farsi largo tra le infinite e irrisolte
violenze delle periferie, fra quegli edifici nudi che nascondevano tutti
le stesse miserie e le stesse rabbie, in quelle ripetizioni di facciate
sempre uguali e in quel piatto e uniforme plurale di una sconfitta
comune, dove ogni finestra apparteneva solo alle nebbie della
disperazione, un disegno senza altri colori che non fossero quelli dei
sogni di chi vuole scappare. Alla fine però Angela Corradi è tornata qui
e ci è rimasta fino alla sua morte, a 73 anni, per dedicarsi alle anime
perse dei drogati, dei detenuti, dei più deboli, di tutti quelli rimasti
senza speranze nella battaglia della vita. È ritornata da dov'era
partita, nella terra di mezzo, nei luoghi di tutti quelli che continuano
a perdere.
Borsa: Bruxelles, l'Italia continua a minare liberta' azionisti in
scelta rappresentanti per assemblee
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Bruxelles, 11 dic 25 - La Commissione
europea ha deciso di inviare un parere motivato all'Italia per il non
corretto recepimento della direttiva sui diritti degli azionisti
(direttiva 2007/36/CE), che tutela e responsabilizza gli
azionisti promuovendo la trasparenza, la responsabilita' e il buon
governo societario nelle societa' quotate; stabilisce una serie di norme
e diritti per garantire che gli azionisti abbiano voce in capitolo nelle
societa' in cui investono e che i loro interessi siano rappresentati e
rispettati. A maggio Bruxelles ha inviato all'Italia una lettera di
costituzione in mora (pima fase della procedura di infrazione)
individuando una serie di carenze. Tuttavia l'Italia 'continua a porre
restrizioni alla liberta' degli azionisti di scegliere senza limitazioni
il proprio rappresentante per le assemblee generali, imponendo invece un
rappresentante designato a livello di societa''. Inoltre il diritto
italiano, dice la Commissione, 'non garantisce che gli azionisti possano
rispondere a nuovi punti dell'ordine del giorno presentando proposte di
delibera'. L'Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere e adottare le
misure necessarie, trascorsi i quali la Commissione potra' decidere di
deferire il caso alla Corte di giustizia. La decisione di oggi si
accompagna ad altre decisioni riguardanti l'Italia in materia di
violazione delle regole del mercato unico.
Aps.
Gli ultimi video Radiocor
(RADIOCOR) 11-12-25 12:46:13
(0333)EURO 5 NNNN
NEL 2024 HO CERCATO DI
CONVINCERE IL MINISTRO URSO, IL GOVENATORE DEL PIEMONTE CIRIO A PROPORRE
ALLA BMW DI COSTRUIRE IL SUO NUOVO STABILIMENTO PER LE AUTO H2 IN ITALIA
. RISULTATO : MI HANNO IGNORATO PER CUI:
Nel 2028 il Gruppo Bmw diventerà il primo produttore al mondo a mettere
in vendita un veicolo premium a celle a combustibile, offrendo ai propri
clienti un'altra opzione di mobilità a zero emissioni. A tal fine si sta
rafforzando la cooperazione con Toyota Motor Corporation. Entrambi i
partner - è stato sottolineato a margine della conferenza -
svilupperanno congiuntamente il sistema fuel cell per le autovetture,
che verrà poi utilizzato in modo specifico per i marchi dei due
produttori.
Programmi ambiziosi che hanno evidentemente fatto crescere negli ultimi
anni gli investimenti (come il nuovo stabilimento in Ungheria per la
Neue Klasse) e la spesa per ricerca e sviluppo.
A
COSA SERVONO LE ASSEMBLEE DEGLI AZIONISTI ?
Il fondo sovrano norvegese, il più grande al mondo,
ha dichiarato martedì che voterà contro la ratifica del pacchetto di
retribuzione proposto dal CEO di Tesla, Elon Musk, contenente azioni per
un valore fino a 1.000 miliardi di dollari, in occasione dell’assemblea
generale annuale di questa settimana.
Gli investitori del produttore di veicoli elettrici decideranno il 6
novembre se approvare il pacchetto, probabilmente il più grande accordo
di retribuzione di sempre per un CEO, che i critici hanno definito
eccessivo.
Il fondo sovrano norvegese è il più grande investitore al di fuori di
Tesla ad aver dichiarato come intende votare. Il secondo più grande,
Baron Capital, ha dichiarato lunedì che sosterrà il pacchetto
retributivo di Musk.
I maggiori investitori istituzionali dell’azienda, tra cui BlackRock,
Vanguard e State Street, non hanno ancora reso noti i loro piani di
voto.
Il consiglio di amministrazione di Tesla sta spingendo affinché gli
azionisti approvino il piano, con la presidente Robyn Denholm che la
scorsa settimana ha avvertito che Musk potrebbe lasciare l’azienda se
l’accordo venisse respinto.
Sebbene il pacchetto possa assegnare azioni per un valore fino a 1.000
miliardi di dollari in 10 anni, il costo di tali azioni al momento
dell’assegnazione verrà detratto, rendendo il valore per Musk
leggermente inferiore, fino a 878 miliardi di dollari, secondo
un’analisi di Reuters.
“Pur apprezzando il significativo valore creato sotto il ruolo
visionario del signor Musk, siamo preoccupati per l’entità totale
dell’assegnazione, la diluizione e la mancanza di mitigazione del
rischio per la persona chiave, in linea con le nostre opinioni sulla
remunerazione dei dirigenti”, ha dichiarato Norges Bank Investment
Management sul suo sito web.
Il fondo, settimo azionista di Tesla con una partecipazione dell’1,12%
per un valore di 17 miliardi di dollari, ha votato “no” anche al
precedente piano di remunerazione di Musk, suscitando una dura reazione
da parte dell’amministratore delegato, che ha rifiutato un invito a una
conferenza a Oslo.
Diversi gruppi hanno tentato, senza successo, di bloccare i pagamenti
record a Musk, tra cui un piano di compensazione da 56 miliardi di
dollari per il 2018 che gli investitori hanno riapprovato l’anno scorso,
nonostante permangano controversie legali.
Martedì, NBIM ha anche dichiarato che voterà contro due dei tre
amministratori di Tesla candidati alla rielezione, rifiutandosi di
sostenere i veterani del consiglio di amministrazione Kathleen
Wilson-Thompson e Ira Ehrenpreis, pur sostenendo Joe Gebbia, entrato a
far parte del consiglio nel 2022.
Il fondo norvegese da 2,1 trilioni di dollari ha anche dichiarato che
voterà contro il piano di compensazione azionaria generale proposto da
Tesla, destinato a tutti i dipendenti e che può essere utilizzato anche
dal consiglio di amministrazione a beneficio di Musk.
Tesla afferma che il suo CEO non guadagnerà “nulla” a meno che il valore
di mercato dell’azienda non cresca sostanzialmente e che il premio
massimo verrà pagato solo se il gruppo raggiungerà diversi traguardi, in
particolare un valore di mercato di 8,5 trilioni di dollari, un aumento
di quasi sei volte.
Eppure, secondo gli esperti di retribuzioni dei dirigenti, valutazioni
aziendali, robotica e tendenze del settore automobilistico, Musk
potrebbe comunque guadagnare decine di miliardi di dollari senza
raggiungere molti di questi obiettivi. [...]
LE RAGIONI PER NON INVESTIRE IN MUSK
Tesla, via libera a Musk C'è l'ok al maxi
stipendio da mille miliardi
Fabrizio Goria
Elon Musk ha vinto ancora. Gli azionisti di Tesla hanno approvato il
piano di compensazione da quasi mille miliardi di dollari in azioni, uno
dei più grandi e controversi nella storia americana. Il voto, arrivato
durante l'assemblea annuale di Austin, consolida il potere del fondatore
e segna una nuova sfida ai principi di governance tradizionali.
Una scommessa a tutti gli effetti sul tycoon di origine sudafricana. Il
consiglio di amministrazione ha puntato su di lui e sulla sua visione:
pagare Musk fino a 878 miliardi di dollari in titoli nel prossimo
decennio, o rischiare che l'uomo che ha costruito Tesla lasci l'azienda.
«Senza Elon, Tesla potrebbe perdere gran parte del suo valore, perché
non sarebbe più valutata per ciò che aspira a diventare», ha scritto
agli azionisti Robyn Denholm, presidente del board. La logica è chiara.
Solo Musk può trasformare Tesla in un colosso dell'intelligenza
artificiale, capace di produrre robotaxi e robot umanoidi su larga
scala.
Gli obiettivi sono colossali. Una capitalizzazione di mercato fino a 8,5
trilioni di dollari nel 2035, 20 milioni di veicoli consegnati, un
milione di robot attivi, margini operativi record. Oggi Tesla vale circa
1,5 trilioni e ha prodotto otto milioni di auto. Il nuovo piano lega
l'intero premio a risultati di lungo periodo: Musk riceverà le azioni
solo se il valore di Tesla crescerà in dodici tappe fino al traguardo
finale. In caso di successo, la sua quota salirebbe al 25%,
assicurandogli un controllo mai visto nella storia recente di Wall
Street.
Le critiche non sono mancate. I principali proxy advisor, Glass Lewis e
ISS, hanno raccomandato di votare contro. Anche i grandi investitori
istituzionali hanno espresso preoccupazione. Norges Bank Investment
Management, che gestisce il fondo sovrano norvegese, ha parlato di
«dimensione eccessiva dell'incentivo, rischio di diluizione e mancanza
di misure contro il key person risk». Sulla stessa linea il fondo
pensione californiano CalPERS, secondo cui il piano concentra troppo
potere nelle mani di un solo uomo. «È un consiglio messo con le spalle
al muro da un amministratore onnipotente», ha detto Charles Elson,
esperto di governance alla University of Delaware.
Musk, che possiede il 15,3% del capitale, aveva fatto intendere che
avrebbe potuto dedicarsi di più a SpaceX, Neuralink e xAI se non avesse
ottenuto garanzie adeguate. Una minaccia che, per molti, ha influenzato
il voto più dei numeri. «È un fondatore che tiene in ostaggio la sua
azienda», ha commentato Gautam Mukunda della Yale School of Management.
Ma per la maggior parte dei piccoli azionisti, attratti dal mito di
Musk, la scelta era scontata: «Se il titolo deve salire di sei volte
perché lui riceva il bonus, allora vinceremo tutti», ha detto Nancy
Tengler, di Laffer Tengler Investments.
Dietro la vittoria del ceo resta però una questione irrisolta. Ovvero
cosa accadrebbe a Tesla senza di lui? Molti analisti ritengono che il
valore di mercato della società dipenda più dalle promesse del fondatore
che dai fondamentali finanziari. «Se pensi che l'uscita di Musk possa
far crollare il titolo, non vuoi che accada mentre sei tu al comando»,
ha spiegato David Larcker della Stanford University sui media
statunitensi.
Il voto segna anche un passaggio politico per Tesla. Dopo la bocciatura
in Delaware del pacchetto del 2018, da 56 miliardi di dollari, il gruppo
si è reincorporato in Texas, dove la legge rende più difficile
contestare in tribunale decisioni del management. Una mossa che rafforza
la posizione di Musk e riduce gli spazi di opposizione per i soci
critici.
Per ora il fondatore può festeggiare. L'approvazione del piano gli
garantisce un orizzonte decennale per consolidare il suo impero
industriale, dal cielo allo spazio. Ma segna anche un precedente
inquietante: il trionfo dell'uomo sul sistema, del carisma sulla
governance. Se Tesla dovesse davvero toccare gli 8,5 trilioni di
capitalizzazione, Musk non diventerebbe solo il primo trilionario della
storia, ma l'emblema di un capitalismo fondato più sulle promesse che
sui bilanci. —
20 Mar 2026
Azionisti attivisti? L’azienda scappa in Texas
Diverse grandi società stanno spostando la sede legale in Texas da altri
Stati americani per beneficiare delle recenti modifiche alle leggi
societarie dello Stato, più favorevoli alle aziende in materia di
diritti degli investitori. L’ultimo caso è ExxonMobil, alle prese
con proposte e
litigation climatiche dagli azionisti attivisti
In prima fila contro gli investimenti ambientali, sociali e di
governance (Esg) e contro le iniziative climatiche, ora il Texas offre
anche asilo
alle aziende alle prese con le proposte, e le azioni legali, degli
azionisti attivisti. E negli ultimi mesi, diverse grandi società hanno
spostato o
stanno pianificando di spostare la loro sede legale in Texas da altri
Stati americani per poter beneficiare del suo nuovo regime, più
favorevole alle aziende in materia di diritti degli investitori. Negli
Stati Uniti, infatti, la cosiddetta “Internal affairs doctrine” (la
dottrina
degli affari interni) stabilisce che le controversie in materia di
diritto societario, come la governance aziendale e i doveri fiduciari,
siano
risolte secondo le leggi e la giurisprudenza dello Stato in cui la
società è costituita.
Come anticipato dalla rassegna sostenibile di questa settimana (OB/ 441
“Diritti degli azionisti, tutti pazzi per la deregulation del Texas), in
linea con questa dottrina, nella seconda metà del 2025, il Texas ha
modificato alcune delle sue leggi societarie statali proprio con
l’obiettivo
di attrarre nuove aziende. Nello specifico, le nuove norme aggiornate
consentono alle aziende di alzare la soglia per presentare al voto
proposte contro il management per violazione dell’obbligo fiduciario e
per rendere più difficili agli azionisti intentare azioni legali contro
le società. Inoltre, ha istituito uno speciale “tribunale commerciale”
dedicato esclusivamente alle controversie commerciali.
AZIENDE IN FUGA
Le nuove leggi dello Stato hanno portato grandi gruppi, tra cui Tesla,
SpaceX, Coinbase, Chevron e Goldman Sachs, a trasferire la sede
legale in Texas da Stati come il Delaware, il New Jersey e la
California. L’afflusso di multinazionali nello Stato ha contribuito a un
boom
economico che ha trasformato il Texas nell’ottava economia più grande
del mondo, davanti a Canada, Italia e Russia. L’ultima società a
muoversi in questo senso è ExxonMobil, che sta affrontando una class
action presentata proprio dai suoi investitori. Negli ultimi anni, la
major, come le altre grandi società dell’industria petrolifera, è stata
presa di mira da diverse proposte di azionisti attivisti sui cambiamenti
climatici, sulla governance e sulla retribuzione dei dirigenti.
IL CASO DI EXXON
Il caso di ExxonMobil, che si sta preparando a trasferire la sua sede
legale dal New Jersey, dove si trova fin dalla sua nascita nel 1882, è
emblematico. Il 10 marzo, la compagnia petrolifera statunitense ha
presentato la proposta di trasferimento ai suoi azionisti, che dovranno
votarla durante la prossima Assemblea annuale degli azionisti,
attualmente programmata per il 27 maggio. Nei documenti depositati
presso
la Securities and Exchange Commission (Sec) degli Stati Uniti, la
società ha dichiarato che, con questa mossa, si aspetta di beneficiare
di
decisioni più «ragionevoli e produttive» da parte dei funzionari
statali, legislatori e giudici del Texas, poiché «hanno generalmente più
familiarità con la nostra attività e le nostre operazioni».
Tuttavia, alcuni azionisti della major hanno manifestato preoccupazione
per le nuove leggi del Texas, molto più favorevoli nei confronti del
management delle società, che potrebbero influire sui loro diritti. In
risposta a questi dubbi, Exxon ha rassicurato che il trasferimento in
Texas non indebolirebbe i diritti degli azionisti e ha promesso che, se
gli azionisti approveranno il trasferimento, non ha intenzione di
approfittare delle nuove leggi che rendono più difficile la
presentazione di proposte al voto per delega. «ExxonMobil non ha
intenzione di
adottare disposizioni facoltative ai sensi della legge del Texas che
ridurrebbero i diritti degli azionisti attualmente in vigore», si legge
nella
nota della major.
LE CONTROVERSIE CON GLI AZIONI ATTIVISTI
Il tentativo di Exxon di spostare la sua sede legale in Texas arriva in
un momento in cui la società è alle prese con l’ennesima controversia
legale con i suoi investitori. Il 14 ottobre 2025, il City of Hollywood
Police Officers’ Retirement System, il sistema pensionistico degli
agenti di polizia della città di Hollywood, ha presentato una class
action federale contro la major. La causa contesta il sistema
automatizzato di voto per delega, introdotto l’anno scorso dalla
società, sostenendo che viola il diritto di voto degli azionisti,
soffoca il
dissenso e concentra troppo potere nelle mani del consiglio di
amministrazione. L’iniziativa, che ha ottenuto il nulla osta della Sec e
dovrebbe essere utilizzato per la prima volta proprio per la stagione di
proxy voting di quest’anno, automatizzerà il voto degli azionisti al
dettaglio in linea con le posizioni del consiglio di amministrazione.
Questo tipo di sistema di voto potrebbe in effetti diluire il potere
degli
investitori attivisti e limitare l’attivismo climatico ed Esg (leggi
l’articolo “Exxon consente il voto al retail, scommettendo non sia
Esg”).
Questa causa non è un caso isolato. Negli ultimi anni, gli investitori
attivisti hanno presentato numerose proposte agli azionisti esortando il
management di Exxon a fare di più per affrontare il cambiamento
climatico. Nel 2021, la società di investimento americana Engine No. 1
ha
vinto tre seggi nel consiglio di amministrazione della società con una
campagna che sosteneva che la compagnia petrolifera affrontava un
«rischio di business esistenziale» puntando il suo futuro sui
combustibili fossili.
A gennaio 2024, Exxon ha portato in tribunale due dei suoi azionisti
attivisti, Follow This e Arjuna Capital, per cercare di impedire che la
loro proposta climatica fosse sottoposta al voto degli azionisti durante
l’assemblea annuale di quell’anno. La decisione di portare il
contenzioso con gli azionisti in tribunale ha suscitato allarme tra
attivisti, investitori e fondi pensione pubblici e portato parecchie
critiche
alla major. Alla fine la causa di altissimo profilo è stata respinta,
nel caso di Follow This per motivi giurisdizionali, e archiviata, nel
caso di
Arjuna, dal tribunale poiché l’attivista aveva accettato di non
presentare la proposta climatica all’assemblea annuale degli azionisti
(Leggi il
caso sulla rubrica ESG.Litigation “Exxon, respinta causa contro soci
attivisti”).
Alessia Albertin
Volevo informarvi che la Commissione
Europea ha appena avviato una procedura d'infrazione contro l'Italia in
materia di diritti degli azionisti. Come sapete, questo è un punto che
abbiamo portato all'attenzione della Commissione Europea nella nostra
lettera e durante gli incontri.
La Commissione invita l'ITALIA a
recepire correttamente la direttiva sui diritti degli azionisti nelle
società quotate La Commissione Europea ha
deciso di avviare una procedura di infrazione inviando una lettera di
costituzione in mora all'Italia (INFR(2025)4004) per il mancato
recepimento corretto della Direttiva sui Diritti degli Azionisti ( Direttiva
2007/36/CE ). Il coinvolgimento a lungo termine degli azionisti
nelle società in cui investono è essenziale per garantire che le società
siano ben governate e sostenibili. La Direttiva tutela e rafforza gli
azionisti promuovendo la trasparenza, la responsabilità e il buon
governo societario nelle società quotate. Stabilisce una serie di regole
e diritti che garantiscono agli azionisti di avere voce in capitolo
nelle società in cui investono e che i loro interessi siano
rappresentati e rispettati. La legge italiana mina la libertà degli
azionisti di scegliere il proprio rappresentante per le assemblee
generali senza limitazioni, imponendo invece un rappresentante designato
dalla società. Così facendo, viola il diritto degli azionisti, previsto
dalla Direttiva, di presentare delibere su qualsiasi punto all'ordine
del giorno, compresi quelli aggiunti di recente, negando così ai
rappresentanti designati dalla società gli stessi diritti a cui
avrebbero diritto gli azionisti che rappresentano. La Commissione invia
pertanto una lettera di costituzione in mora all'Italia, che ha ora due
mesi di tempo per rispondere e porre rimedio alle carenze sollevate
dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la
Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.
Auguri
Severina
08,05.25
Le assemblee societarie
a distanza continueranno a essere una realtà anche nel 2025. Con
l’approvazione del decreto Milleproroghe, il governo ha deciso
di estendere fino al 31 dicembre 2025 la possibilità per le
società di capitali e gli enti di tenere riunioni e assemblee in
modalità telematica, senza la necessità della presenza fisica
dei partecipanti. Una misura nata in risposta all’emergenza
sanitaria e che, negli anni, si è trasformata in uno strumento
di negazione della democrazia assembleare italiana.
TO.17.08.25
Illustre Presidente del
Consiglio Giorgia Meloni perche' con l'art.11 del DISEGNO DI LEGGE
CAPITALI avete approvato un restringimento di fatto della libertà ?
perché avete voluto dimostrarci di volervi ispirare all'epoca
fascista sfociato nel delitto Matteotti ? Non credo sia
nell'interesse suo e del suo governo e mi spiace, ma devo prenderne
atto e concludere che l'attuale classe politica italiana come quella
russa prediliga l'opportunismo personale al rigore morale e
democratico dello Stato.
Ill.mo Signor Presidente della Corte Costituzionale Augusto Barbera
Ill.mo Capo dello Stato Sergio Mattarella
Ill.mo Presidente del Senato
Ill.mo Presidente della Camera
Ill.ma Presidente del Consiglio
In questi giorni e’ in approvazione l’atto della Camera: n.1515 ,
Senato n.674. - "Interventi a sostegno della competitività dei capitali
e delega al Governo per la riforma organica delle disposizioni in
materia di mercati dei capitali recate dal testo unico di cui al decreto
legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e delle disposizioni in materia di
società di capitali contenute nel codice civile applicabili anche agli
emittenti" (approvato dal Senato) (1515) .
L’articolo 11 (Svolgimento delle assemblee delle società per azioni
quotate) modificato al Senato, consente, ove sia contemplato nello
statuto, che le assemblee delle società quotate si svolgano
esclusivamente tramite il rappresentante designato dalla società. In
tale ipotesi, non è consentita la presentazione di proposte di
deliberazione in assemblea e il diritto di porre domande è esercitato
unicamente prima dell’assemblea. Per effetto delle modifiche apportate
al Senato, la predetta facoltà statutaria si applica anche alle società
ammesse alla negoziazione su un sistema multilaterale di negoziazione;
inoltre, sempre per effetto delle predette modifiche, sono prorogate al
31 dicembre 2024 le misure previste per lo svolgimento delle assemblee
societarie disposte con riferimento all’emergenza Covid-19 dal
decreto-legge n. 18 del 2020, in particolare per quanto attiene l’uso di
mezzi telematici. L’articolo 11 introduce un nuovo articolo
135-undecies.1 nel TUF – Testo Unico Finanziario (D. Lgs. n. 58 del
1998) il quale consente, ove sia contemplato nello statuto, che le
assemblee delle società quotate si svolgano esclusivamente tramite il
rappresentante pagato e designato dalla società. Le disposizioni in
commento rendono permanente, nelle sue linee essenziali, e a
condizione che lo statuto preveda tale possibilità, quanto previsto
dall’articolo 106, commi 4 e 5 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18,
che ha introdotto specifiche disposizioni sullo svolgimento delle
assemblee societarie ordinarie e straordinarie, allo scopo di
contemperare il diritto degli azionisti alla partecipazione e al voto in
assemblea con le misure di sicurezza imposte in relazione all’epidemia
da COVID-19. Il Governo, nella Relazione illustrativa, fa presente che
la possibilità di continuare a svolgere l’assemblea esclusivamente
tramite il rappresentante designato tiene conto dell’evoluzione, da
tempo in corso, del modello decisionale dei soci, che si articola,
sostanzialmente, in tre momenti: la presentazione da parte del consiglio
di amministrazione delle proposte di delibera dell’assemblea; la messa a
disposizione del pubblico delle relazioni e della documentazione
pertinente; l’espressione del voto del socio sulle proposte del
consiglio di amministrazione. In questo contesto, viene fatta una
affermazione falsa e priva di ogni fondamento giuridico: che
l’assemblea ha perso la sua funzione informativa, di dibattito e di
confronto essenziale al fine della definizione della decisione di voto
da esprimere. Per cui non e’ vero che la partecipazione
all’assemblea si riduca, in particolar modo, per gli investitori
istituzionali e i gestori di attività, nell’esercizio del diritto di
voto in una direzione definita ben prima dell’evento assembleare,
all’esito delle procedure adottate in attuazione della funzione di
stewardship e tenendo conto delle occasioni di incontro diretto,
chiuse ai risparmiatori, con il management della società in
applicazione delle politiche di engagement.
Per cui in questo contesto, si verrebbe ad applicare una norma di
esclusione dal diritto di partecipazione alle assemblee degli azionisti
da parte di chi viene tutelato, anche attraverso il diritto alla
partecipazione alle assemblee dall’art.47 della Costituzione oltre che
dall’art.3 della stessa per una oggettiva differenza di diritti fra
cittadini azionisti privati investitori che non possso piu’ partecipare
alle assemblee e ed azionisti istituzionali che invece godono di
incontri diretti privati e riservati
con il management della società in applicazione delle politiche di
engagement.
Il che crea una palese ed illegittima asimmetria informativa legalizzata
in Italia rispetto al contesto internazionale in cui questo divieto di
partecipazione non sussiste. Anzi gli orientamenti europei vanno da anni
nella direzione opposta che la 6 commissione presieduta dal
sen.Gravaglia volutamente dimostra di voler ignorare.
Viene da chiedersi perche’ la maggioranza ed il Pd abbiano approvato
questo restringimento dei diritti costituzionali ?
Tutto cio’ mentre Elon Musk ha subito una delle più grandi perdite
legali nella storia degli Stati Uniti questa settimana, quando
l'amministratore delegato di Tesla è stato privato del suo pacchetto
retributivo di 56 miliardi di dollari in una causa intentata da Richard
Tornetta che ha fatto causa a Musk nel 2018, quando il residente della
Pennsylvania possedeva solo nove azioni di Tesla. Il caso è arrivato al
processo alla fine del 2022 e martedì un giudice si è schierato con
Tornetta, annullando l'enorme accordo retributivo perché ingiusto nei
suoi confronti e nei confronti di tutti i suoi colleghi azionisti di
Tesla.
La giurisprudenza societaria del Delaware è piena di casi che portano i
nomi di singoli investitori con partecipazioni minuscole che hanno
finito per plasmare il diritto societario americano.
Molti studi legali che rappresentano gli azionisti hanno una scuderia di
investitori con cui possono lavorare per intentare cause, afferma Eric
Talley, che insegna diritto societario alla Columbia Law School.
Potrebbe trattarsi di fondi pensione con un'ampia gamma di
partecipazioni azionarie, ma spesso si tratta anche di individui come
Tornetta.
Il querelante firma i documenti per intentare la causa e poi
generalmente si toglie di mezzo, dice Talley. Gli investitori non pagano
lo studio legale, che accetta il caso su base contingente, come hanno
fatto gli avvocati nel caso Musk.
Tornetta beneficia della vittoria della causa nello stesso modo in cui
ne beneficiano gli altri azionisti di Tesla: risparmiando all'azienda i
miliardi di dollari che un consiglio di amministrazione asservito pagava
a Musk.
Gli esperti hanno detto che persone come Tornetta sono fondamentali per
controllare i consigli di amministrazione. I legislatori e i giudici
desiderano da tempo che siano le grandi società di investimento a
condurre queste controversie aziendali, poiché sono meglio attrezzate
per tenere d'occhio le tattiche dei loro avvocati. Ma gli esperti
hanno detto che i gestori di fondi non vogliono mettere a repentaglio i
rapporti con Wall Street.
Quindi è toccato a Tornetta affrontare Musk.
"Il suo nome è ora impresso negli annali del diritto societario", ha
detto Talley. "I miei studenti leggeranno Tornetta contro Musk per i
prossimi 10 anni". Questa e’ democrazia e trasparenza vera non quella
votata da maggioranza e Pd.
Infatti da 1 anno avevo chiesto di essere udito dal Senato che mi
ignorato nella totale indifferenza della 6 commissione . Mentre lo
sono stati sia il recordman professionale dei rappresentanti pagati
degli azionisti , l’avv.Trevisan , sia altri ispiratori e
sostenitori della modifica normativa proposta. Per cui mi e’ stata
preclusa ogni osservazione non in linea con la proposta della 6
commissione del Senato che ha esaminato ed emendato il provvedimento e
questo viola i principi di indipendenza e trasparenza delle camera e
senato: dov’e’ interesse pubblico a vietare le assemblee agli azionisti
per ragioni pandemiche nel 2024 ?
La prova più consistente che tale articolo non ha alcuna ragione palese
per essere presentato e’ che sono state di fatto rese permanenti le
misure introdotte in via temporanea per l’emergenza Covid-19 In sintesi,
il menzionato articolo 106, commi 4 e 5 - la cui efficacia è stata
prorogata nel tempo e, da ultimo, fino al 31 luglio 2023 dall’articolo
3, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228 - prevede che le
società quotate possano designare per le assemblee ordinarie o
straordinarie il rappresentante designato, previsto dall'articolo
135-undecies TUF, anche ove lo statuto preveda diversamente; inoltre, la
medesima disposizione consente alle società di prevedere nell’avviso di
convocazione che l’intervento in assemblea si svolga esclusivamente
tramite il rappresentante designato, al quale potevano essere conferite
deleghe o sub-deleghe ai sensi dell’articolo 135-novies del TUF.
L'articolo 135-undecies del TUF dispone che, salvo diversa previsione
statutaria, le società con azioni quotate in mercati regolamentati
designano per ciascuna assemblea un soggetto al quale i soci possono
conferire, entro la fine del secondo giorno di mercato aperto precedente
la data fissata per l'assemblea, anche in convocazione successiva alla
prima, una delega con istruzioni di voto su tutte o alcune delle
proposte all'ordine del giorno. La delega ha effetto per le sole
proposte in relazione alle quali siano conferite istruzioni di voto, è
sempre revocabile (così come le istruzioni di voto) ed è conferita,
senza spese per il socio, mediante la sottoscrizione di un modulo il cui
contenuto è disciplinato dalla Consob con regolamento. Il conferimento
della delega non comporta spese per il socio. Le azioni per le quali è
stata conferita la delega, anche parziale, sono computate ai fini della
regolare costituzione dell'assemblea mentre con specifico riferimento
alle proposte per le quali non siano state conferite istruzioni di voto,
le azioni non sono computate ai fini del calcolo della maggioranza e
della quota di capitale richiesta per l'approvazione delle delibere. Il
soggetto designato e pagato come rappresentante è tenuto a
comunicare eventuali interessi che, per conto proprio o di terzi, abbia
rispetto alle proposte di delibera all’ordine del giorno. Mantiene
altresì la riservatezza sul contenuto delle istruzioni di voto ricevute
fino all'inizio dello scrutinio, salva la possibilità di comunicare tali
informazioni ai propri dipendenti e ausiliari, i quali sono soggetti al
medesimo dovere di riservatezza. In forza della delega contenuta nei
commi 2 e 5 dell'articolo 135-undecies del TUF la Consob ha disciplinato
con regolamento alcuni elementi attuativi della disciplina appena
descritta. In particolare, l'articolo 134 del regolamento Consob n.
11971/1999 ("regolamento emittenti") stabilisce le informazioni minime
da indicare nel modulo e consente al rappresentante che non si trovi in
alcuna delle condizioni di conflitto di interessi previste nell'articolo
135-decies del TUF, ove espressamente autorizzato dal delegante, di
esprimere un voto difforme da quello indicato nelle istruzioni nel caso
si verifichino circostanze di rilievo, ignote all'atto del rilascio
della delega e che non possono essere comunicate al delegante, tali da
ARTICOLO 11 42 far ragionevolmente ritenere che questi, se le avesse
conosciute, avrebbe dato la sua approvazione, ovvero in caso di
modifiche o integrazioni delle proposte di deliberazione sottoposte
all'assemblea. Più in dettaglio, per effetto del comma 4 dell'articolo
106, le società con azioni quotate in mercati regolamentati possono
designare per le assemblee ordinarie o straordinarie il rappresentante
al quale i soci possono conferire deleghe con istruzioni di voto su
tutte o alcune delle proposte all'ordine del giorno, anche ove lo
statuto disponga diversamente. Le medesime società possono altresì
prevedere, nell’avviso di convocazione, che l’intervento in assemblea si
svolga esclusivamente tramite il rappresentante designato, al quale
possono essere conferite anche deleghe o sub-deleghe ai sensi
dell’articolo 135-novies del TUF, che detta le regole generali (e meno
stringenti) applicabili alla rappresentanza in assemblea, in deroga
all’articolo 135-undecies, comma 4, del TUF che, invece, in ragione
della specifica condizione del rappresentante designato dalla società,
esclude la possibilità di potergli conferire deleghe se non nel rispetto
della più rigorosa disciplina prevista dall'articolo 135-undecies
stesso. Per effetto del comma 5, le disposizioni di cui al comma 4 sono
applicabili anche alle società ammesse alla negoziazione su un sistema
multilaterale di negoziazione e alle società con azioni diffuse fra il
pubblico in misura rilevante. Le disposizioni in materia di assemblea
introdotte dalle norme in esame non sono state approvate dal M5S il cui
presidente , avv.Conte, aveva introdotto tali norme esclusivamente per
il periodo Covid. Per cui l’articolo 11 in esame, come anticipato,
introduce un nuovo articolo 135- undecies.1 nel Testo Unico Finanziario,
ai sensi del quale (comma 1) lo statuto di una società quotata può
prevedere che l’intervento in assemblea e l’esercizio del diritto di
voto avvengano esclusivamente tramite il rappresentante designato dalla
società, ai sensi del già illustrato supra articolo 135-undecies. A tale
rappresentante possono essere conferite anche deleghe o sub-deleghe ai
sensi dell'articolo 135-novies, in deroga all'articolo 135-undecies,
comma 4. La relativa vigilanza è esercitata, secondo le competenze,
dalla Consob (articolo 62, comma 3 TUF e regolamenti attuativi) o
dall’Autorità europea dei mercati finanziari – ESMA.
L’ESMA non e’ stata mai sentita dal sen.Gravaglia su questo articolo
mentre la Consob ha espresso parere contrario che sempre lo stesso ha
ignorato.
Ma i soprusi non finiscono qui : il comma 3 del nuovo articolo
135-undecies.1 chiarisce che, nel caso previsto dalle norme in esame. il
diritto di porre domande (di cui all’articolo 127-ter del TUF) è
esercitato unicamente prima dell’assemblea. La società fornisce almeno
tre giorni prima dell’assemblea le risposte alle domande pervenute. In
sintesi, ai sensi dell’articolo 127-ter, coloro ai quali spetta il
diritto di voto possono porre domande sulle materie all'ordine del
giorno anche prima dell'assemblea. Alle domande pervenute prima
dell'assemblea è data risposta al più tardi durante la stessa. La
società può fornire una risposta unitaria alle domande aventi lo stesso
contenuto. L’avviso di convocazione indica il termine entro il quale le
domande poste prima dell'assemblea devono pervenire alla società. Non è
dovuta una risposta, neppure in assemblea, alle domande poste prima
della stessa, quando le informazioni richieste s
iano già disponibili in formato "domanda e risposta" nella sezione del
sito Internet della società ovvero quando la risposta sia stata
pubblicatma 7, del TUF relativo allo svolgimento delle assemblee di
società ed enti. Per effetto delle norme introdotte, al di là delle
disposizioni contenute nell’articolo in esame che vengono rese
permanenti (v. supra), sono prorogate al 31 dicembre 2024 tutte le altre
misure in materia di svolgimento delle assemblee societarie – dunque non
solo quelle relative alle società quotate – previste nel corso
dell’emergenza Covid-19. Questo che e’ un capolavoro di capziosità di
un emendamento della sen.Cristina Tajani PD , ricercatrice e docente
universitaria, di indifferenziazione parlamentare negli obiettivi
: dal momento che le misure previste dall’art.11 in oggetto prevedono
per essere applicabili il loro recepimento statutario, lo stesso viene
ottenuto nel 2024 per ragioni di Covid, con il rappresentante pagato ,
che ovviamente non porrà alcuna opposizione neppure verbale.
Illustri Presidenti se questa non e’ una negazione degli art.47 e 3
della Costituzione, contro la democrazia e trasparenza societaria
, cos’e ?
Al termine di questa mia riflessione vorrei capire se in questo nostro
paese esiste ancora uno spazio di rispettosa discussione democratica o
di tutela giuridica nei confronti di una decisione arbitraria di una
classe dirigente qui’ palesemente opaca.
Confido in una vs risposta costruttiva di rispetto della libertà
progressista di un paese evoluto ma stabile e garante nei diritti delle
minoranze . Anche perché quello che ho anticipato con Edoardo Agnelli
sul futuro della Fiat dal 1998 in poi si e’ tristemente avverato, e solo
oggi, forse, e’ diventato di coscienza comune , anche se a me e’
costato pesanti ritorsioni personali da parte degli organi di polizia e
giustizia torinese e della Facolta’ di Economia Commercio di Torino . Ed
ad Edoardo Agnelli la morte. Non e’ impedendomi di partecipare alle
assemblee che Fiat & C ritorneranno in Italia, perché nel frattempo non
esistono più a causa anche di chi a Torino e Roma gli ha concesso di
fare tutto quello che di insensato hanno fatto dal 1998 in poi anche
contro se stessi oltre che i suoi lavoratori ed azionisti, calpestando
brutalmente chi osava denunciarlo pubblicamente nel tentativo,
silenziato, di fermare la distruzione di un orgoglio e una risorsa
nazionale. Giugiaro racconta che quando la Volkswagen gli chiese di fare
la Golf gli presento’ la Fiat 128 come esempio inarrivabile. Oggi
Tavares si presenta in Italia come il nuovo Napoleone , legittimato da
Yaky e scortato dalla DIGOS per difenderlo da Marco BAVA che vorrebbe
solo documentargli che l’industria automobilistica italiana ha una
storia che gli errori di 3 persone non debbono poter cancellare. Anche
se la storia finora ha premiato chi ha consentito il restringimento dei
diritti in questo paese la frana del futuro travolgerà tutti.
Basta chiederlo a Montezemolo che tutto questo lo sa e lo ha vissuto
direttamente.
UNA
ATTUALIZZAZIONE DEL:
DISCORSO DEL 30.05.1924
Giacomo Matteotti
Matteotti: «Onorevoli colleghi, se voi volete contrapporci altre
elezioni, ebbene io domando la testimonianza di un uomo che siede al
banco del Governo, se nessuno possa dichiarare che ci sia stato un solo
avversario che non abbia potuto parlare in contraddittorio con me nel
1919».
Voci: «Non è vero! Non è vero! » .
Finzi, sottosegretario di Stato per l'interno: «Michele Bianchi! Proprio
lei ha impedito di parlare a Michele Bianchi! » .
Matteotti: «Lei dice il falso! (Interruzioni, rumori) Il fatto è
semplicemente questo, che l'onorevole Michele Bianchi con altri teneva
un comizio a Badia Polesine. Alla fine del comizio che essi tennero,
sono arrivato io e ho domandato la parola in contraddittorio. Essi
rifiutarono e se ne andarono e io rimasi a parlare. (Rumori,
interruzioni)».
Finzi: «Non è così! » .
Matteotti: «Porterò i giornali vostri che lo attestano».
Finzi: «Lo domandi all'onorevole Merlin che è più vicino a lei!
L'onorevole Merlin cristianamente deporrà».
Matteotti: «L'on. Merlin ha avuto numerosi contraddittori con me, e
nessuno fu impedito e stroncato. Ma lasciamo stare il passato. Non
dovevate voi essere i rinnovatori del costume italiano? Non dovevate voi
essere coloro che avrebbero portato un nuovo costume morale nelle
elezioni? (Rumori) e, signori che mi interrompete, anche qui
nell'assemblea? (Rumori a destra)».
Teruzzi: «È ora di finirla con queste falsità».
Matteotti: «L'inizio della campagna elettorale del 1924 avvenne dunque a
Genova, con una conferenza privata e per inviti da parte dell'onorevole
Gonzales. Orbene, prima ancora che si iniziasse la conferenza, i
fascisti invasero la sala e a furia di bastonate impedirono all'oratore
di aprire nemmeno la bocca. (Rumori, interruzioni, apostrofi)».
Una voce "Non è vero, non fu impedito niente (Rumori)".
Matteotti: «Allora rettifico! Se l'onorevole Gonzales dovette passare 8
giorni a letto, vuol dire che si è ferito da solo, non fu bastonato.
(Rumori, interruzioni) L'onorevole Gonzales, che è uno studioso di San
Francesco, si è forse autoflagellato! (Si ride. Interruzioni) A Napoli
doveva parlare... (Rumori vivissimi, scambio di apostrofi fra alcuni
deputati che siedono all'estrema sinistra)».
Presidente: «Onorevoli colleghi, io deploro quello che accade. Prendano
posto e non turbino la discussione! Onorevole Matteotti, prosegua, sia
breve, e concluda».
Matteotti: «L'Assemblea deve tenere conto che io debbo parlare per
improvvisazione, e che mi limito...».
Voci: «Si vede che improvvisa! E dice che porta dei fatti! » .
Gonzales: «I fatti non sono improvvisati! » .
Matteotti: «Mi limito, dico, alla nuda e cruda esposizione di alcuni
fatti. Ma se per tale forma di esposizione domando il compatimento
dell'Assemblea... (Rumori) non comprendo come i fatti senza aggettivi e
senza ingiurie possano sollevare urla e rumori. Dicevo dunque che ai
candidati non fu lasciata nessuna libertà di esporre liberamente il loro
pensiero in contraddittorio con quello del Governo fascista e accennavo
al fatto dell'onorevole Gonzales, accennavo al fatto dell'onorevole
Bentini a Napoli, alla conferenza che doveva tenere il capo
dell'opposizione costituzionale, l'onorevole Amendola, e che fu
impedita... (Oh, oh! – Rumori)».
Voci da destra: «Ma che costituzionale! Sovversivo come voi! Siete
d'accordo tutti! » .
Matteotti: «Vuol dire dunque che il termine "sovversivo" ha molta
elasticità! » .
Greco: «Chiedo di parlare sulle affermazioni dell'onorevole Matteotti».
Matteotti: «L'onorevole Amendola fu impedito di tenere la sua
conferenza, per la mobilitazione, documentata, da parte di comandanti di
corpi armati, i quali intervennero in città.. .».
Presutti: «Dica bande armate, non corpi armati! » .
Matteotti: «Bande armate, le quali impedirono la pubblica e libera
conferenza. (Rumori) Del resto, noi ci siamo trovati in queste
condizioni: su 100 dei nostri candidati, circa 60 non potevano circolare
liberamente nella loro circoscrizione!» .
Voci di destra: «Per paura! Per paura! (Rumori – Commenti)».
Farinacci: «Vi abbiamo invitati telegraficamente! » .
Matteotti: «Non credevamo che le elezioni dovessero svolgersi proprio
come un saggio di resistenza inerme alle violenze fisiche
dell'avversario, che è al Governo e dispone di tutte le forze armate!
(Rumori) Che non fosse paura, poi, lo dimostra il fatto che, per un
contraddittorio, noi chiedemmo che ad esso solo gli avversari fossero
presenti, e nessuno dei nostri; perché, altrimenti, voi sapete come è
vostro costume dire che "qualcuno di noi ha provocato" e come "in
seguito a provocazioni" i fascisti "dovettero" legittimamente ritorcere
l'offesa, picchiando su tutta la linea! (Interruzioni)».
Voci da destra: «L'avete studiato bene! » .
Pedrazzi: «Come siete pratici di queste cose, voi! » .
Presidente: «Onorevole Pedrazzi! » .
Matteotti: «Comunque, ripeto, i candidati erano nella impossibilità di
circolare nelle loro circoscrizioni! » .
Voci a destra: «Avevano paura! » .
Turati Filippo: «Paura! Sì, paura! Come nella Sila, quando c'erano i
briganti, avevano paura (Vivi rumori a destra, approvazioni a
sinistra)».
Una voce: «Lei ha tenuto il contraddittorio con me ed è stato
rispettato».
Turati Filippo: «Ho avuto la vostra protezione a mia vergogna! (Applausi
a sinistra, rumori a destra)».
Presidente: «Concluda, onorevole Matteotti. Non provochi incidenti! » .
Matteotti: «Io protesto! Se ella crede che non gli altri mi impediscano
di parlare, ma che sia io a provocare incidenti, mi seggo e non parlo! »
(Approvazioni a sinistra – Rumori prolungati)
Presidente: «Ha finito? Allora ha facoltà di parlare l'onorevole
Rossi...».
Matteotti: «Ma che maniera è questa! Lei deve tutelare il mio diritto di
parlare! lo non ho offeso nessuno! Riferisco soltanto dei fatti. Ho
diritto di essere rispettato! (Rumori prolungati, Conversazioni)».
Casertano, presidente della Giunta delle elezioni: «Chiedo di parlare».
Presidente: «Ha facoltà di parlare l'onorevole presidente della Giunta
delle elezioni. C'è una proposta di rinvio degli atti alla Giunta».
Matteotti: «Onorevole Presidente! . ..».
Presidente: «Onorevole Matteotti, se ella vuoi parlare, ha facoltà di
continuare, ma prudentemente».
Matteotti: «Io chiedo di parlare non prudentemente, né imprudentemente,
ma parlamentarmente! » .
Presidente: «Parli, parli».
Matteotti: «I candidati non avevano libera circolazione... (Rumori.
Interruzioni)».
Presidente: «Facciano silenzio! Lascino parlare! » .
Matteotti: «Non solo non potevano circolare, ma molti di essi non
potevano neppure risiedere nelle loro stesse abitazioni, nelle loro
stesse città. Alcuno, che rimase al suo posto, ne vide poco dopo le
conseguenze. Molti non accettarono la candidatura, perché sapevano che
accettare la candidatura voleva dire non aver più lavoro l'indomani o
dover abbandonare il proprio paese ed emigrare all'estero (Commenti)».
Una voce "Erano disoccupati! ".
Matteotti: «No, lavorano tutti, e solo non lavorano, quando voi li
boicottate».
Voci da destra: «E quando li boicottate voi? » .
Farinacci: «Lasciatelo parlare! Fate il loro giuoco! » .
Matteotti: «Uno dei candidati, l'onorevole Piccinini, al quale mando a
nome del mio gruppo un saluto... (Rumori)».
Voci: «E Berta? Berta!».
Matteotti: «Conobbe cosa voleva dire obbedire alla consegna del proprio
partito. Fu assassinato nella sua casa, per avere accettata la
candidatura nonostante prevedesse quale sarebbe – stato per essere il
destino suo all'indomani. (Rumori) Ma i candidati – voi avete ragione di
urlarmi, onorevoli colleghi – i candidati devono sopportare la sorte
della battaglia e devono prendere tutto quello che è nella lotta che
oggi imperversa. lo accenno soltanto, non per domandare nulla, ma perché
anche questo è un fatto concorrente a dimostrare come si sono svolte le
elezioni. (Approvazioni all'estrema sinistra) Un'altra delle garanzie
più importanti per lo svolgimento di una libera elezione era quella
della presenza e del controllo dei rappresentanti di ciascuna lista, in
ciascun seggio. Voi sapete che, nella massima parte dei casi, sia per
disposizione di legge, sia per interferenze di autorità, i seggi – anche
in seguito a tutti gli scioglimenti di Consigli comunali imposti dal
Governo e dal partito dominante – risultarono composti quasi totalmente
di aderenti al partito dominante. Quindi l'unica garanzia possibile,
l'ultima garanzia esistente per le minoranze, era quella della presenza
del rappresentante di lista al seggio. Orbene, essa venne a mancare.
Infatti, nel 90 per cento, e credo in qualche regione fino al 100 per
cento dei casi, tutto il seggio era fascista e il rappresentante della
lista di minoranza non poté presenziare le operazioni. Dove andò, meno
in poche grandi città e in qualche rara provincia, esso subì le violenze
che erano minacciate a chiunque avesse osato controllare dentro il
seggio la maniera come si votava, la maniera come erano letti e
constatati i risultati. Per constatare il fatto, non occorre nuovo
reclamo e documento. Basta che la Giunta delle elezioni esamini i
verbali di tutte le circoscrizioni, e controlli i registri. Quasi
dappertutto le operazioni si sono svolte fuori della presenza di alcun
rappresentante di lista. Veniva così a mancare l'unico controllo,
l'unica garanzia, sopra la quale si può dire se le elezioni si sono
svolte nelle dovute forme e colla dovuta legalità. Noi possiamo
riconoscere che, in alcuni luoghi, in alcune poche città e in qualche
provincia, il giorno delle elezioni vi è stata una certa libertà. Ma
questa concessione limitata della libertà nello spazio e nel tempo – e
l'onorevole Farinacci, che è molto aperto, me lo potrebbe ammettere – fu
data ad uno scopo evidente: dimostrare, nei centri più controllati
dall'opinione pubblica e in quei luoghi nei quali una più densa
popolazione avrebbe reagito alla violenza con una evidente astensione
controllabile da parte di tutti, che una certa libertà c'è stata. Ma,
strana coincidenza, proprio in quei luoghi dove fu concessa a scopo
dimostrativo quella libertà, le minoranze raccolsero una tale abbondanza
di suffragi, da superare la maggioranza – con questa conseguenza però,
che la violenza, che non si era avuta prima delle elezioni, si ebbe dopo
le elezioni. E noi ricordiamo quello che è avvenuto specialmente nel
Milanese e nel Genovesato ed in parecchi altri luoghi, dove le elezioni
diedero risultati soddisfacenti in confronto alla lista fascista. Si
ebbero distruzioni di giornali, devastazioni di locali, bastonature alle
persone. Distruzioni che hanno portato milioni di danni».
Una voce a destra: «Ricordatevi delle devastazioni dei comunisti! » .
Matteotti: «Onorevoli colleghi, ad un comunista potrebbe essere lecito,
secondo voi, di distruggere la ricchezza nazionale, ma non ai
nazionalisti, né ai fascisti come vi vantate voi! Si sono avuti, dicevo,
danni per parecchi milioni, tanto che persino un alto personaggio, che
ha residenza in Roma, ha dovuto accorgersene, mandando la sua adeguata
protesta e il soccorso economico. In che modo si votava? La votazione
avvenne in tre maniere: l'Italia è una, ma ha ancora diversi costumi.
Nella valle del Po, in Toscana e in altre regioni che furono citate
all'ordine del giorno dal presidente del Consiglio per l'atto di fedeltà
che diedero al Governo fascista, e nelle quali i contadini erano stati
prima organizzati dal partito socialista, o dal partito popolare, gli
elettori votavano sotto controllo del partito fascista con la "regola
del tre". Ciò fu dichiarato e apertamente insegnato persino da un
prefetto, dal prefetto di Bologna: i fascisti consegnavano agli elettori
un bollettino contenente tre numeri o tre nomi, secondo i luoghi
(Interruzioni), variamente alternati in maniera che tutte le
combinazioni, cioè tutti gli elettori di ciascuna sezione, uno per uno,
potessero essere controllati e riconosciuti personalmente nel loro voto.
In moltissime provincie, a cominciare dalla mia, dalla provincia di
Rovigo, questo metodo risultò eccellente».
Finzi: «Evidentemente lei non c'era! Questo metodo non fu usato! » .
Matteotti: «Onorevole Finzi, sono lieto che, con la sua negazione, ella
venga implicitamente a deplorare il metodo che è stato usato».
Finzi: «Lo provi».
Matteotti: «In queste regioni tutti gli elettori».
Ciarlantini: «Lei ha un trattato, perché non lo pubblica? » .
Matteotti: «Lo pubblicherò, quando mi si assicurerà che le tipografie
del Regno sono indipendenti e sicure (Vivissimi rumori al centro e a
destra); perché, come tutti sanno, anche durante le elezioni, i nostri
opuscoli furono sequestrati, i giornali invasi, le tipografie devastate
o diffidate di pubblicare le nostre cose. Nella massima parte dei casi
però non vi fu bisogno delle sanzioni, perché i poveri contadini
sapevano inutile ogni resistenza e dovevano subire la legge del più
forte, la legge del padrone, votando, per tranquillità della famiglia,
la terna assegnata a ciascuno dal dirigente locale del Sindacato
fascista o dal fascio (Vivi rumori interruzioni)».
Suardo: «L'onorevole Matteotti non insulta me rappresentante: insulta il
popolo italiano ed io, per la mia dignità, esco dall'Aula. (Rumori –
Commenti) La mia città in ginocchio ha inneggiato al Duce Mussolini,
sfido l'onorevole Matteotti a provare le sue affermazioni. Per la mia
dignità di soldato, abbandono quest'Aula. (Applausi, commenti)».
Teruzzi: «L'onorevole Suardo è medaglia d'oro! Si vergogni, on.
Matteotti». (Rumori all'estrema sinistra).
Presidente: «Facciano silenzio! Onorevole Matteotti, concluda! » .
Matteotti: «lo posso documentare e far nomi. In altri luoghi invece
furono incettati i certificati elettorali, metodo che in realtà era
stato usato in qualche piccola circoscrizione anche nell'Italia
prefascista, ma che dall'Italia fascista ha avuto l'onore di essere
esteso a larghissime zone del meridionale; incetta di certificati, per
la quale, essendosi determinata una larga astensione degli elettori che
non si ritenevano liberi di esprimere il loro pensiero, i certificati
furono raccolti e affidati a gruppi di individui, i quali si recavano
alle sezioni elettorali per votare con diverso nome, fino al punto che
certuni votarono dieci o venti volte e che giovani di venti anni si
presentarono ai seggi e votarono a nome di qualcheduno che aveva
compiuto i 60 anni. (Commenti) Si trovarono solo in qualche seggio
pochi, ma autorevoli magistrati, che, avendo rilevato il fatto,
riuscirono ad impedirlo».
Torre Edoardo: «Basta, la finisca! (Rumori, commenti). Che cosa stiamo a
fare qui? Dobbiamo tollerare che ci insulti? (Rumori – Alcuni deputati
scendono nell'emiciclo). Per voi ci vuole il domicilio coatto e non il
Parlamento! (Commenti – Rumori)».
Voci: «Vada in Russia! »
Presidente: «Facciano silenzio! E lei, onorevole Matteotti, concluda! »
.
Matteotti: «Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le
cabine, ebbero, dentro le cabine, in moltissimi Comuni, specialmente
della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare
i loro voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e
verificare i cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare
che molti voti di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla
stessa mano, così come altri voti di lista furono cancellati, o
addirittura letti al contrario. Non voglio dilungarmi a descrivere i
molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della
volontà popolare. Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini
ha potuto esprimere liberamente il suo voto: il più delle volte, quasi
esclusivamente coloro che non potevano essere sospettati di essere
socialisti. I nostri furono impediti dalla violenza; mentre riuscirono
più facilmente a votare per noi persone nuove e indipendenti, le quali,
non essendo credute socialiste, si sono sottratte al controllo e hanno
esercitato il loro diritto liberamente. A queste nuove forze che
manifestano la reazione della nuova Italia contro l'oppressione del
nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (Applausi
all'estrema sinistra. Rumori dalle altre parti della Camera). Per tutte
queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose
sollecitazioni rinunzio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché
ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno (Rumori)... per queste
ragioni noi domandiamo l'annullamento in blocco della elezione di
maggioranza. Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l'autorità
dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti
voi sì, veramente, rovinate quella che è l'intima essenza, la ragione
morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione
divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la
licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere
errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha
dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo. (Interruzioni a
destra) Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il
nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato
con la forza. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi,
anche con l'opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi
difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il
più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il
rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle
elezioni».
Terminato così il suo intervento, Matteotti dice ai suoi compagni di
partito: «Io, il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso
funebre per me». —
20.02.26
QUESTE LE CONSEGUENZE DELLE MANCANZE DI CONTROLLO ASSEMBLEARE
JPMorgan multata per 12,2 milioni dalla Banca
centrale
Maxi multa della Banca centrale europea a JPMorgan. La Bce ha inflitto
alla banca statunitense una sanzione da 12,2 milioni di euro, la più
elevata mai comminata dall'istituto di Francoforte nell'ambito della
vigilanza bancaria. Tra il 2019 e il 2024 il gruppo ha comunicato dati
errati sulle attività ponderate per il rischio, impedendo all'autorità
di supervisione di avere un quadro completo del profilo di rischio e di
stimare in modo corretto il fabbisogno di capitale, si legge nella nota
ufficiale dell'istituzione.
Nel dettaglio, la Bce ha irrogato due sanzioni amministrative dopo aver
accertato che per 15 trimestri consecutivi la banca ha classificato in
modo non corretto alcune esposizioni verso imprese, applicando un
coefficiente di rischio per il credito inferiore a quello previsto dalla
normativa. Per 21 trimestri consecutivi ha inoltre escluso operazioni
dal calcolo delle attività ponderate per il rischio legate al credit
valuation adjustment. Secondo Francoforte, le violazioni sono frutto di
grave negligenza e di carenze nei processi interni. Sottostimando le
attività ponderate, JPMorgan ha riportato coefficienti patrimoniali più
elevati rispetto a quelli effettivi. F. Gor. —
Ho visto il suo ottimo servizio ben documentato e non di parte .
La storia della targa della Ferrari Testarossa grigia
cabrio di GA che stava nel garage di Frescot entrando sulla
destra e' che io come azionista Ifi l'avevo trovata nelle
immobilizzazioni, chiesi a GA che ci stava a fare e lui la fece
reimatricolare a suo nome con quella targa. Non la usava perche'
mi disse che la trovava scomoda e preferiva le Fiat. L'uso'
Giovanni Alberto Agnelli che ebbe un'incidente sulla
Torino-Milano. Così mi disse Edoardo a cui il padre non la fece
mai guidare. Edoardo aveva le Ferrari in uso direttamente
da Enzo Ferrari.
Chi sta chiudendo la Marelli e' KKR che vorrebbe comprare
la rete Tim pagandola 6 volte il suo valore come Enimont quando
fu venduta da Gardini ad Eni.
A Carlo De Benedetti avevo proposto di acquisire la Fiat prima
che arrivasse Marchionne, mi ha riso al TELEFONO.
Bianca Carretto forse dimentica che prima della Peugeot la Fiat
fu offerta da Jaky a Renault a cui l'ho fatta saltare grazie a
Nissan. Infatti poi i rapporti fra Nissan e Renault sono
cambiati.
Poi Peugeot ha pagato la Fiat 2,9 miliardi rispetto ai 5
richiesti perché non c'era nessuno che volesse comprare FIAT.
Non e' vero che Marchionne ha saputo gestire la Fiat. Non capiva
nulla di auto. Infatti non ha investito su LANCIA , come invece
sta facendo Tavares. Maserati in 5 anni non poteva fare
concorrenza a Porsche che investe da 50 anni !
Marchionne non ha mai saputo scegliere un 'auto nelle
presentazioni, chiedeva di farlo a chi lo avrebbe dovuto
assistere !
La chimera del progetto fabbrica italiana ve la siete
dimenticata tutti ?
Come le condanne per atteggiamento antisindacale a cui è stato
condannato piu' volte Marchionne ?
Come De Benedetti non ne capisce nulla di computer visto che
aveva il padre del Surface con Quaderno e ne' lui ne' Passera lo
hanno capito.
Infatti il progetto della 500 elettrica e' sbagliato e voluto da
Marchionne e realizzato da Jaky investendo tanti soldi .
Proposte d'investimento agli Agnelli e De Benedetti vengono
fatte da sempre da chi guadagna le commissioni, per cui quello
che fa Jaky lo facevano anche Gabetti ed altri a NY con IFINT.
Inoltre i rapporti diretti internazionali sono tantissimo. Io in
un we a Garavicchio a casa di Carlo Caracciolo mi sono trovato
in piscina ed a tavola con il marito di Margherita, Giovanni
Alberto, Edoardo e Carlo Caracciolo che mi ha chiesto come
poteva difendersi da Carlo De Bebedetti. Io gli suggerii di
entrare in Cofide e lui lo fece. 3 mesi dopo GA, dandomi il 5,
mi soprannominò in pubblico Mark Spitz, per comunicarmi che
sapeva tutto .
Il patrimonio di Gianni Agnelli io lo stimo in 100 miliardi ,
con dei parametri approvati da Grande Stevens, per cui a
MARGHERITA hanno dato l'1%.
Il patrimonio di G.A lo gestivano Gabetti e Bormida.
Margherita e' come sua madre , prende tempo per allargarsi .
Edoardo no infatti e' stato ucciso perche' non voleva rinunciare
ai suoi diritto ereditari sulla Dicembre, a cui il Pm di
Mondovi, Bausone non credeva , quando glielo dissi 2 giorni dopo
l'omicidio di Edoardo.
L'ex Bertone finirà come Termoli.
IL RESTO glielo allego come anticipazione di un libro che forse
uscira'.
La proposta del Marocco e' stata fatta ai fornitori gia' a
Torino all'Hotel Ambasciatori nelle stesse ore in cui a 200
metri all'Hotel Concorde c'era il ministro Pichetto, a cui l'ho
detto senza ricevere alcuna risposta, come per la mia proposta
del progetto dell'H2 per autotrazione che rilancerebbe l'intera
economia nazionale, produzione auto compresa che allego.
Tenete conto che dietro ogni persona c'e' un uomo nero, quello
di Jaky per me e' a voi noto :Griva.
Resto a Sua disposizione per ogni chiarimento e documentazione,
Buon lavoro.
Marco BAVA
"L'Avvocato voleva
adottare John Il controllo della Dicembre non cambia"
Jennifer Clark
"
Il libro
Così su La Stampa
Un rapporto difficile, quello dei tre fratelli Elkann con la
madre Margherita, un problema «nato ben prima che lo scontro
arrivasse nelle aule dei tribunali». Jennifer Clark,
giornalista, già caporedattrice per l'Italia di Dow Jones dopo
le esperienze a Bloomberg e Reuters, ha seguito per anni le
vicende degli Agnelli. Recentemente ha pubblicato per Solferino
"L'ultima dinastia" sulla loro saga famigliare.
Clark, in una intervista ad Avvenire John Elkann parla per la
prima volta di "un clima di violenza fisica e psicologica"
subìto da lui e dagli altri due fratelli Elkann da parte della
madre. Da dove nasce, secondo lei, quella tensione?
«Per scrivere il libro ho parlato a lungo con gli esponenti
della famiglia, a partire da John. Il problema dei figli Elkann
con la madre viene da lontano perché, in un certo senso, è la
conseguenza dei problemi di Margherita ed Edoardo con i
genitori, in particolare con il padre, l'Avvocato».
Lei scrive che Gianni Agnelli era un padre poco affettuoso. Che
rapporto c'è tra questo e lo scontro di Margherita con i tre
figli Elkann?
«Lo squilibrio diviene palese quando Margherita divorzia da
Alain Elkann e si risposa con Serge de Phalen. Due mondi quasi
opposti: dallo scrittore parigino bohemien al nobile russo che
sogna il ritorno della grande Russia dei Romanov. Margherita si
converte alla religione ortodossa. Inizia a dipingere icone. E
vorrebbe che diventassero ortodossi anche John, Lapo e Ginevra.
Li costringe a dire le preghiere e a partecipare ai campi estivi
dei nostalgici zaristi in Francia che ogni mattina li fanno
assistere all'alza bandiera con lo stendardo imperiale
dell'aquila a due teste. I figli del secondo matrimonio sono
russi a tutti gli effetti e vivono a loro agio in quel mondo. I
figli Elkann no. A questo punto intervengono i nonni».
In che modo?
«Chiamando sempre più spesso i tre nipoti a trascorrere lunghi
periodi con loro. Per sottrarli a quel mondo estraneo. Per
questo John dice oggi che è stata decisiva per lui e i fratelli
la protezione dei nonni. Ma questo ha finito per rendere i
rapporti tra Margherita e i suoi genitori ancora più difficili».
Il nonno aveva dato ai nipoti l'affetto che era mancato alla
figlia come se l'affettività avesse saltato una generazione?
«Esattamente. Il rapporto tra i nipoti e il nonno è diventato
sempre più stretto al punto che un giorno l'Avvocato accarezzò
l'idea di adottare John. Come si sa poi non se ne fece nulla».
Se i rapporti erano tanto tesi perché allora, alla morte
dell'Avvocato, Margherita accettò di rinunciare alle quote della
Dicembre in cambio di denaro?
«Lei ha sempre sostenuto di averlo fatto nel tentativo di
riportare la pace in famiglia. È anche vero che conosceva l'atto
notarile con cui l'Avvocato, fin dal 1999, consegnava a John la
gestione della Dicembre e quindi deve avere pensato che, persa
la partita per il potere, tanto valeva giocarsi quella del
denaro. Del resto, quell'atto del '99 era stato firmato da tutti
i familiari, anche da lei».
NON E' VERO :
EDOARDO NON LO HA MAI FIRMATO. PER QUESTO LO HANNO UCCISO. Mb
Lei ha poi tentato, e lo sta facendo ancora oggi, di rimettere
in discussione quella scelta…
«Certo e questo è uno dei nodi delle cause legali. Ma la scelta
di non partecipare alla Dicembre ha finito per isolare ancora di
più Margherita. Si diceva che avesse confidato a Lupo Rattazzi
le sue perplessità su futuro della Fiat: "Rischia di fare la
fine della Parmalat". Erano gli anni in cui il fallimento della
Parmalat aveva fatto molto rumore. Come se lei avesse scelto di
scendere dalla nave nel momento di massima difficoltà
dell'azienda. Già nel 2004, al matrimonio di John e Lavinia, la
presenza di Margherita era stata incerta fino all'ultimo».
Da allora in poi la frattura si è andata allargando. Le
battaglie in tribunale contro la madre Marella e ora contro i
figli Elkann hanno aggravato la situazione. Quali conseguenze
potranno avere secondo lei?
«Dal punto di vista della governance della Dicembre, la società
che controlla la Giovanni Agnelli e, per il tramite di questa,
Exor non credo che ci potranno essere conseguenze. L'atto
notarile del 1999 non lascia scampo. Diverso è il discorso se
passiamo dalla governance alle quote. È in teoria possibile che,
se venisse accolta la tesi dei legali di Margherita, si
riconosca il diritto della figlia di Gianni Agnelli ad avere la
sua quota di legittima e dunque un pacchetto di azioni della
Dicembre. Ma non credo proprio che questo impedirebbe a John di
governare come fa oggi».
Si perché
perderebbe il controllo in quanto il 75% passerebbe a Margherita
ed il 25% Jaky 20% . Mb
TAVARES E JAKY NEL 23
Un compenso da 36,5 milioni è adeguato per il
ceo di una società capace di generare 18,6 miliardi di profitti e di
versare ai soci quasi 8 miliardi? Per i proxy advisor […] no. In vista
dell’assemblea del 16 aprile, […] Glass Lewis e Iss hanno raccomandato
agli azionisti di Stellantis di votare contro gli stipendi percepiti […]
dai manager del gruppo.
A loro giudizio, la paga del ceo Carlos Tavares è «eccessiva»: vale 518
volte il salario medio dei dipendenti di Stellantis che, intanto, sta
attuando massicci piani di esuberi […].
[…] Iss ha criticato anche il benefit da 430 mila euro accordato al
presidente John Elkann che ha potuto utilizzare l’aereo aziendale per
scopi personali. I suggerimenti dei proxy sono di norma accolti dai
fondi internazionali. Se al loro si aggiungesse il «no» del governo
francese, socio di Stellantis al 9,9%, la relazione sui compensi
potrebbe incorrere in una sfiducia. Dal valore consultivo, è vero; ma
fortemente simbolico.
IL 10.12.23 PROGRAMMA TELEVISIVO SU
L'OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI SU PIAZZA LIBERTA', il
programma di informazione condotto da Armando Manocchia, su
BYOBLU CANALE 262 DT CANALE
IL GRANDE AMICO DI EDOARDO CON CUI FECE
VIAGGI ERA LUCA GAETANI
EA NON FECE MAI NESSUNA CESSIONE DEI
SUOI DIRITTI EREDITARI
NE' EBBE ALCUN DISSIDIO CON GIOVANNI
ALBERTO AGNELLI, DA CUI SOGGIORNAVA ANDANDO E TORNANDO DA
GARAVICCHIO.
INFATTI QUANDO CI FU L'EPISODIO DEL
KENIA FU GIOVANNI ALBERTO AGNELLI AD ANDARLO A TROVARE.
I LEGAMI CON LA SORELLA MARGHERITA NON
EERANO STRETTI COME QUELLI CON I CUGINI LUPO RATTAZZI ED EDUARDO
TEODORANI FABBRI. INFATTI NON ESISTONO LETTERE FRA EDOARDO E
MARGHERITA .
DEL CAMBIO DELLA SUCCESSIONE DA GIOVANNI
ALBERTO A JAKY EA LO HA SAPUTO DALLA MADRE CHE NE HA CONVITO GIANNI
PER NON PERDERE I PRIVILEGI DELLA PRESIDENZA FIAT,
L'INTERVISTA AL MANIFESTO FU PROPOSTA DA
UN GIORNALISTA DI REPUBBLICA PERCHE' LUI L'AVREBBE VOLUTA FARE MA
NON GLIELO PERMETTEVANO.
NON CI SONO PROVE CHE EA FOSSE DEPRESSO,
LA PATENTE DI EA LA TENEVA LA SCORTA E
NON ERA SUL CRUSCOTTO MA NEL CASSETTO DELLA CROMA EX DELL'AVVOCATO
CON MOTORE VOLVO E CAMBIO AUTOMATICO, NON BLINDATA.
LE INDAGINI SULL'OMICIDIO DI EA SONO
TUTT'ORA APERTE PRESSO LA PROCURA DI CUNEO.
GRIVA QUANDO ENTRA IN SCENA ?
L’IMPERO DI FAMIGLIA: ECCO PERCHÉ ADESSO
RISCHIA DI CROLLARE TUTTO
Estratto dell’articolo di Ettore Boffano per “il Fatto quotidiano”
È l’attacco al cuore di un mito: quello degli Agnelli. E a pagarne le
conseguenze più dure potrebbe essere lui, l’erede che non porta più quel
cognome, John Elkann.
A rischio di veder messo in ballo il ruolo che suo nonno gli aveva
assegnato: la guida dei tesori di famiglia. Tutto passa per la Svizzera,
dove Marella Caracciolo, vedova dell’avvocato, ha sempre dichiarato di
avere la residenza sin dagli anni 70.
E con la cui legge successoria ha poi regolato i conti con la figlia:
per escludere Margherita dalla propria eredità e, soprattutto,
permettere al nipote di diventare il nuovo capo della dinastia.
[…] quella residenza […] ora piomba nell’inchiesta per frode fiscale
della Procura di Torino. E i pm hanno poteri di accertamento rapidi e
quasi immediati […]. Vediamo, punto per punto, che cosa c’è e che cosa
indica quel documento e come potrebbe segnare i clamorosi sviluppi delle
indagini.
1) La residenza svizzera. È decisiva: per stabilire se sono validi sia
l’accordo e il patto firmati da Marella con la figlia a Ginevra nel
2004, sulla successione dell’avvocato e sulla sua, sia il testamento e
le due aggiunte con i quali ha indicato come eredi i nipoti John, Lapo e
Ginevra.
E infine per accertare la possibile evasione fiscale sul suo patrimonio.
Trevisan spiega che la vedova dell’avvocato, dal 2003 sino alla morte
nel 2019, non ha mai vissuto in Svizzera i 180 giorni all’anno necessari
per poter mantenere quel diritto. “Ha trascorso ogni anno, in media,
oltre 189 giorni in Italia, 94 in Marocco e solo circa 68 in Svizzera”.
Se tutto saltasse, Margherita tornerebbe in campo nel controllo
dell’impero Agnelli.
2) Gli “espedienti” sulla residenza. Il legale indica anche le presunte
mosse per mascherare la permanenza di Marella in Italia. […] “Occorreva
non far risultare intestate a Marella Caracciolo le utenze degli
immobili in Italia e i relativi rapporti di lavoro... Un appunto del
commercialista Gianluca Ferrero suggeriva che non fossero a lei
riconducibili né dipendenti né animali, facendo risultare che i
domestici fossero alle dipendenze di Elkann […]”.
3) Il personale delle ville. La ricostruzione di Trevisan […]
sembrerebbe confermare i “consigli” di Ferrero. I magistrati […] stanno
[…] ascoltando le testimonianze di chi gestiva le residenze di famiglia.
Il legale di Margherita ha contato oltre 30 dipendenti […]. I contratti
erano intestati formalmente a Elkann, ma loro erano sempre al servizio
della nonna.
4) I testamenti, veri o falsi. Nell’esposto, Trevisan affida alla
Procura […] il compito di esaminare l’autenticità del testamento di
Marella Caracciolo e delle due “aggiunte”, redatti dal notaio svizzero
Urs von Grunigen. […] il legale aveva già sostenuto che, secondo due
diverse perizie grafiche, almeno nella seconda “aggiunta” la firma della
signora “appare apocrifa, con elevata probabilità”. Giovedì pomeriggio,
la Guardia di Finanza si è presentata alla Fondazione Agnelli, proprio
per acquisire vecchi documenti firmati da Marella e confrontare le
firme.
5) Le fiduciarie di famiglia. Le Fiamme Gialle hanno anche prelevato
migliaia e migliaia di pagine e documenti legati a quattro diverse
fiduciarie, tutte citate nell’esposto di Trevisan. Due di esse, la Simon
Fiduciaria e la Gabriel Fiduciaria facevano riferimento, un tempo,
all’avvocato Franzo Grande Stevens e oggi sono state assorbite nella
Nomen Fiduciaria della famiglia Giubergia e nella banca privata Pictet
di Ginevra.
Che cosa può nascondersi in quegli “scrigni” votati alla riservatezza?
Due cose, entrambe importanti. La prima […] riguarda il fatto se in esse
sia potuto transitare denaro proveniente da 16 società offshore delle
Isole Vergini britanniche, tutte intestate o a Marella Agnelli o a
“membri della famiglia”, come la “Budeena Consulting Inc.” che, da sola,
aveva in cassa 900 milioni dollari.
La seconda riguarda la possibilità che gli inquirenti possano trovare le
tracce degli scambi azionari, tra la nonna e i nipoti, della “Dicembre”,
la società semplice creata dall’avvocato nel 1984 per custodire il
tesoro di famiglia e che oggi consente a John Elkann di gestire, a
cascata, i 25,5 miliardi di patrimonio della holding Exor.
2. INCHIESTA ELKANN: LA GDF A CACCIA DI SOCIETÀ OFFSHORE
Estratto dell’articolo di Marco Grasso per “il Fatto quotidiano”
IL TESTAMENTO DI MARELLA CARACCIOLO CON LE INTEGRAZIONI E LE FIRME
IL TESTAMENTO DI MARELLA CARACCIOLO CON LE INTEGRAZIONI E LE FIRME
Margherita Agnelli […] dà la caccia ai capitali offshore di famiglia,
che le sarebbero stati occultati nell’accordo sull’eredità. La Procura
di Torino cerca i redditi, potenzialmente enormi, che sarebbero stati
occultati al Fisco, attraverso fiduciarie collegate a paradisi fiscali.
Questi due interessi potrebbero convergere se cadesse il baluardo che
finora ha protetto la successione della dinastia più potente d’Italia:
la presunta residenza elvetica di Marella Caracciolo, moglie di Gianni e
madre di Margherita. Se saltasse questo cardine, le autorità italiane
potrebbero contestare reati tributari e sanzioni fiscali agli Elkann, e
questa storia, come una valanga, potrebbe travolgere anche i contenziosi
civili sull ’eredità, aperti in Svizzera e in Italia.
Sono tre gli indagati nell’in chiesta condotta dal procuratore aggiunto
Marco Gianoglio e dai pm Mario Bendoni e Giulia Marchetti: Gianluca
Ferrero, commercialista della famiglia Agnelli e presidente della
Juventus; Robert von Groueningen, amministratore dell’eredità di Marella
Agnelli (morta nel 2019); John Elkann, nipote di Marella, presidente di
Stellantis ed editore del gruppo Gedi.
L’ipotesi è di concorso in frode fiscale e in particolare di
dichiarazione infedele al Fisco per gli anni 2018-2019. In base
all’intesa sulla successione di Gianni Agnelli nel 2004 […] Margherita
accetta l’estromissione dalle società di famiglia in cambio di 1,2
miliardi; ottiene l’usufrutto su vari beni immobiliari e si impegna a
versare alla madre Marella un vitalizio mensile da 500 mila euro. Di
questi soldi non c’è traccia nei 730, da cui mancano in altre parole 8
milioni di euro (3,8 milioni di tasse).
Il perché gli investigatori si concentrino su quel biennio è presto
detto: per chi indaga Marella Caracciolo, malata di Parkinson, era
curata in Italia. La Procura ritiene che passasse gran parte del tempo a
Villa Frescot, a Torino, oltre 183 giorni l’anno, la soglia dopo la
quale il Fisco ritiene probabile che una residenza estera sia fasulla.
Per questo ieri il Nucleo di polizia economico finanziaria di Torino […]
ha sentito sei testimoni vicini alla famiglia: personale che di fatto
lavorava al servizio di Marella, ma che era stato assunto dopo la morte
del nonno da John Elkann o da società a lui riconducibili, un artificio
che avrebbe rafforzato la tesi della residenza estera della nonna.
Questo è l’anello che mette nei guai l’erede della casata. Per i pm il
commercialista Ferrero avrebbe disposto le dichiarazioni dei redditi
infedeli, mentre l’esecutore testamentario svizzero le avrebbe
controfirmate.
Ci sono inoltre le indagini commissionate da Margherita Agnelli
all’investigatore privato Andrea Galli, confluite in un esposto in mano
alla Procura. Lo 007 ha ricostruito le spese nella farmacia di Lauenen,
villaggio nel cantone di Berna in cui sulla carta viveva Marella
Caracciolo: dalle fatture fra il 2015 e il 2018 emergerebbe che le spese
mediche coprivano il solo mese di agosto. […]
GLI INQUIRENTI cercano di ricostruire il flusso di redditi, la
riconducibilità dei patrimoni e documenti originali in grado di
verificare la validità delle firme sui testamenti. Se dovesse essere
rimessa in discussione la residenza di Marella, si aprirebbe un nuovo
scenario: il Fisco potrebbe battere cassa e contestare mancati introiti
milionari per Irpef, Iva, successione e Ivafe (tassa sui beni esteri).
Gli Elkann sono pronti a difendersi dalle accuse, e hanno sempre
contestato la ricostruzione di Margherita.
DOPO 25 ANNI MARGHERITA HA PENSATO AI
FRATELLI DI YAKY, LAPO E GINEVRA , COME GLI AVEVA DETTO EDOARDO:
Margherita Agnelli vuole costringere per via
giudiziaria i suoi tre figli Elkann a restituire i beni delle eredità di
Gianni Agnelli (morto nel 2003) e Marella Caracciolo (2019).
Un’ordinanza della Cassazione pubblicata a gennaio mette in fila,
sintetizzando i «Fatti in causa», le pretese della madre di John Elkann
nella sua offensiva legale. Il punto d’arrivo è molto in alto nel
sistema di potere dei figli: l’assetto della Dicembre, la cassaforte
(60% John e 20% ciascuno Lapo e Ginevra Elkann) azionista di riferimento
dell’impero Exor, Stellantis, Ferrari, Juventus, Cnh ecc. (35 miliardi).
[…] La Corte suprema nella sua ordinanza si occupa di una questione
tecnica laterale, annullando parzialmente […] la decisione del tribunale
di Torino di sospendere i lavori in attesa dei giudici svizzeri. […] la
Cassazione […] sintetizza in modo neutrale le richieste di Margherita e
cioè, innanzitutto, «che sia dichiarata l’invalidità o l’inefficacia del
testamento della madre».
E dunque «che sia aperta la successione legittima, sia accertata in capo
all’attrice (Margherita ndr) la sua qualità di unica erede legittima
della madre, sia accertata la quota della quale la madre poteva disporre
e […] sia accertata la lesione della quota di riserva a essa spettante».
A questo punto ci deve essere «la conseguente reintegra della quota
mediante riduzione delle donazioni, anche dirette e dissimulate, e
condanna dei convenuti (gli Elkann, ndr) alle restituzioni».
Il tema delle donazioni è fondamentale perché potrebbero essere i
«mattoni» con cui si è costruita la governance a trazione John nella
Dicembre. Margherita «in ogni caso ha chiesto la dichiarazione della sua
qualità di erede del padre (...) e la condanna dei convenuti a
restituire i beni dell’eredità del padre».
La manovra legale è dunque tesa ad azzerare tutto, proiettando
Margherita nel ruolo di unica erede legittima della madre. E
nell’eventuale riconteggio dell’eredità materna entrerebbero le
donazioni anche «indirette e dissimulate».
JOHN ELKANN CON LA MADRE MARGHERITA AGNELLI AL SUO MATRIMONIO CON
LAVINIA BORROMEO
JOHN ELKANN CON LA MADRE MARGHERITA AGNELLI AL SUO MATRIMONIO CON
LAVINIA BORROMEO
Nella costruzione dell’attuale assetto della Dicembre con John al
comando sono state decisive alcune transazioni con la nonna Marella dopo
la morte (2003) di Gianni Agnelli. Secondo i figli de Pahlen, […] per il
calcolo della quota legittima, nel perimetro ereditario della nonna
Marella dovrebbe entrare anche il «75% della Dicembre, per il caso in
cui si accertasse la simulazione degli atti di compravendita, il cui
valore è stimato in euro 3 miliardi». Sostengono anzi che la nonna abbia
«effettuato donazioni delle partecipazioni della Dicembre al nipote John
per (...) circa 3 miliardi».
John Elkann e la madre Margherita entrano nella cassaforte come soci nel
1996, con Gianni Agnelli al comando. Nel ’99 l’Avvocato modifica lo
statuto e detta il futuro: «se manco o sono impedito — è il senso —
tutti i poteri vanno a John» che, alla morte del nonno, sale al 58%.
L’anno dopo (2004) Margherita vende per 105 milioni il 33% alla madre ed
esce dalla Dicembre sulla base del patto successorio. Subito dopo la
nonna cede tutto ai nipoti, tenendo l’usufrutto: John si consolida al
60%, una leadership che nel suo entourage giudicano «inattaccabile», a
Lapo e Ginevra il resto. È l’assetto attuale di cui però s’è avuta
notizia ufficiale nel 2021, dopo 17 anni di carte, transazioni e patti
tenuti nascosti. Un bug temporale a dir poco anomalo per una delle più
influenti società in Europa, inspiegabilmente tollerato per anni dalla
Camera di Commercio di Torino. Anche su questo fa leva la strategia di
Margherita per «scalare» il sancta sanctorum degli Elkann.
«La costruzione di una residenza estera
fittizia» in Svizzera di Marella Caracciolo «ha avuto una duplice e
concorrente finalità: da un lato, sotto il profilo fiscale, evitare
l’assoggettamento a tassazione in Italia di ingenti cespiti patrimoniali
e redditi derivanti da tali disponibilità; dall’altro, sotto il profilo
ereditario, sottrarre la successione» della vedova dell’Avvocato
«all’ordinamento italiano»: lo scrivono i magistrati di Torino nel
decreto di sequestro che ha portato al blitz di ieri (7 marzo) della
guardia di finanza, nell’ambito dell’inchiesta sull’eredità Agnelli e
sulle presunte «dichiarazioni fraudolente» dei redditi di Marella
Caracciolo. Per questo, è scattata anche una nuova ipotesi di reato:
«truffa aggravata ai danni dello Stato e di ente pubblico (Agenzia delle
entrate)».
Eredità Agnelli, i 734 milioni di euro lasciati da Marella e l'appunto
sulla residenza svizzera: «Una vita di spostamenti»
CRONACA
Eredità Agnelli, i pm e gli appunti della segretaria di Marella Agnelli:
«Sono la prova che non viveva in Svizzera»
Tra i beni in questione - secondo il Procuratore aggiunto Marco
Gianoglio e i pubblici ministeri Mario Bendoni e Giulia Marchetti - ci
sarebbero 734.190.717 euro, «derivanti dall’eredità di Marella
Caracciolo».
Per la truffa aggravata sono indagati i tre fratelli Elkann, John,
Ginevra e Lapo, lo storico commercialista della famiglia Gianluca
Ferrero e Urs Robert von Gruenigen, il notaio svizzero che curò la
successione testamentaria.
Gli investigatori - emerge dal decreto - hanno messo le mani anche su un
documento di quattro pagine «riepilogante in forma schematica i giorni
di effettiva presenza in Italia di Marella Caracciolo»: morale, nel 2015
la moglie di Gianni Agnelli dimorò «in Svizzera meno di due mesi»,
contro i 298 giorni passati in Italia. Nel 2018 il conto è di 227 giorni
in Italia e 138 all’estero. Significativa anche la denominazione
dell’ultima pagina del documento: «Una vita di spostamenti».
Un secondo "round" si è combattuto ieri
davanti al tribunale del riesame di Torino tra la Procura subalpina e lo
staff di avvocati che difendono i fratelli Elkann, indagati per truffa
ai danni dello Stato per non aver pagato la tassa di successione su una
porzione di eredità della nonna, pari a 734 milioni di euro.
I penalisti hanno impugnato il decreto con cui i pm il 6 marzo hanno
disposto un nuovo sequestro dei documenti […] già acquisiti dai
finanzieri durante le perquisizioni del 7 febbraio. E gli inquirenti
hanno risposto depositando ai giudici materiale investigativo finora
inedito, tra cui delle intercettazioni e soprattutto i tredici verbali
del personale al "servizio" di Marella Caracciolo.
La tesi accusatoria - secondo cui John Elkann avrebbe fatto figurare che
domestici e infermiere lavoravano per lui, «al fine di non compromettere
la possibilità che la defunta nonna fosse effettivamente residente in
Svizzera» - «appare largamente confermato dalle dichiarazioni» degli ex
dipendenti sentiti come testimoni in Procura. In sostanza, quasi tutti
hanno confermato che prestavano assistenza alla signora Agnelli quando
lei risiedeva nelle dimore torinesi, ossia per la maggior parte
dell'anno.
Nel locale caldaie dell'abitazione del pupillo di Gianni Agnelli, […] i
militari del nucleo economico finanziario di Torino hanno trovato una
ventina di faldoni con i documenti di «domestici, cuochi, autisti,
governante, guardarobiera, maggiordomi». Per realizzare quella che i pm
ritengono esser una «strategia evasiva», ossia non pagare le tasse
sull'eredità in Italia, John avrebbe assunto formalmente il personale
delle residenze di Villa Frescot, Villa To e Villar Perosa che
«assisteva di fatto Marella Caracciolo».
A sommarie informazioni è stata sentita anche Carla Cantamessa, che si
occupava della gestione amministrativa delle abitazioni riconducibili
alla famiglia Angelli-Elkann. […] «al momento della perquisizione (del 7
febbraio, ndr) contattava immediatamente Gianluca Ferrero (il
commercialista di famiglia indagato, ndr), avvisandolo dell'arrivo della
Finanza e mostrando timore e preoccupazione per documenti che avrebbe
dovuto "nascondere"».
In quel momento, però, i finanzieri stavano bussando anche alla porta
del commercialista, che quindi ha subito riagganciato il telefono. Tra
il materiale che le è stato sequestrato ci sono anche documenti sui
«giardinieri dismessi dal 2020», ossia successivamente alla morte di
Marella. La "prova del nove" è che quasi tutti i dipendenti assunti da
John sono stati licenziati dopo che sua nonna, il 23 febbraio 2019, è
deceduta.
Secondo i legali degli Elkann non esistono gli estremi del reato di
truffa ai danni dello Stato nel caso di mancato pagamento della tassa di
successione. Avvalendosi anche di un parere del professore Andrea
Perini, docente di diritto penale tributario, hanno specificato […] che
al massimo si tratta di un illecito amministrativo. Per i pm, invece,
gli «artifizi e i raggiri» previsti dal reato di truffa si sono
concretizzati proprio nel trucco della residenza in Svizzera di Marella,
con il quale i tre nipoti avrebbero «indotto in errore» l'Agenzia delle
entrate […], e così facendo avrebbero tratto «l'ingiusto profitto» di
risparmiare tra i 42 e i 63 milioni di euro di tasse.
Tra l'altro, la «strategia evasiva» è esplicitata nel cosiddetto
«vademecum della truffa» redatto da Ferrero, in cui si consiglia a
chiare lettere «di non sovraccaricare la posizione italiana di Marella
Caracciolo», facendo assumere i suoi dipendenti al nipote maggiore.
L'altro punto su cui insistono le difese è il «ne bis in idem», il
principio in base al quale non si può essere giudicati due volte per lo
stesso fatto.
Ma la truffa ai danni dello Stato era già stata ipotizzata dalla Procura
torinese prima che venisse eseguito il secondo sequestro, ora impugnato
dagli Elkann e da Ferrero. I giudici, dopo quasi quattro ore di udienza,
si sono riservati di decidere entro sabato prossimo. […]
EREDITÀ AGNELLI, 'I QUADRI SONO CUSTODITI AL LINGOTTO'
Francesca Brunati e Igor Greganti per l’ANSA
Sarebbero tutte rintracciate e rintracciabili, e donate dalla nonna ai
nipoti Elkann, le 13 opere d'arte, parte del tesoro lasciato da Gianni
Agnelli, e che un tempo arredavano Villa Frescot e Villar Perosa a
Torino e una residenza di famiglia a Roma, e ora reclamate dalla figlia
Margherita, unica erede dei beni immobili dopo la morte della madre e
moglie dell'Avvocato, Marella Caracciolo di Castagneto, la quale ne
aveva l'usufrutto.
E' quanto risulta in sintesi da una relazione depositata alla Procura di
Milano dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf
nell'inchiesta che ha portato il gip Lidia Castellucci ad archiviare la
posizione di un gallerista svizzero e di un suo collaboratore accusati
di ricettazione e a disporre, su suggerimento di Margherita nella sua
opposizione alla richiesta di archiviazione, ulteriori accertamenti.
L'informativa delle Fiamme Gialle è stata redatta in base alle
testimonianze, riportate nell'atto, di Paola Montalto e Tiziana Russi,
persone di fiducia di Marella Caracciolo, le quali si sono occupate
degli inventari dei beni ereditati. Le due donne, sentite come una terza
persona al servizio della moglie dell'Avvocato, hanno ricostruito che
quelle tele di artisti del calibro di Monet, Picasso, Balla e De Chirico
erano alle pareti dell'appartamento romano a Palazzo
Albertini-Carandini, di cui Margherita ha la nuda proprietà, e che
furono poi donate ai tre nipoti John, Lapo e Ginevra dalla nonna.
Dichiarazioni, queste, a cui è stato trovato riscontro: come è emerso
successivamente alle tre deposizioni, quasi tutte le opere d'arte sono
state trovate al Lingotto durante una ispezione della Guardia di
Finanza, delegata dalla Procura torinese nell'indagine principale
sull'eredità. Una invece sarebbe in una casa a St. Moritz e una sua
copia nella pinacoteca di via Nizza.
Dalle consultazioni di una serie di banche dati "competenti", in
particolare quelle del ministero della Cultura e la piattaforma S.u.e.
(Sistema uffici esportazione) è stato appurato che non ci sono state
movimentazioni illecite né esistono particolari vincoli sui quadri e che
il Monet, che si sospettava fosse falso, è stato sottoposto a una
perizia che ne ha acclarato l'autenticità.
Visto gli esiti delle nuove indagini, i pm milanesi coordineranno con i
colleghi di Torino, ai quali, non si esclude potrebbero trasmettere gli
atti per competenza. Sul caso fonti vicine a Margherita chiariscono che
"i quadri oggetto di denuncia nel procedimento di Milano (che prosegue)
non possono essere stati donati, in quanto Marella non ne aveva la
proprietà.
Peraltro, non risulta ad oggi formalizzato alcun documento di donazione.
Comunque, qualora le indiscrezioni fossero confermate, vi sarebbero atti
invalidi e verrebbe richiesta l'immediata restituzione delle opere che
sono e restano di proprietà di Margherita Agnelli". Una questione,
quella della proprietà, che potrà sciogliere solo la magistratura.
FAIDA EREDITÀ AGNELLI: IL GIALLO DEI 13 QUADRI E DEGLI ORIGINALI SPARITI
Estratto dell’articolo di Ettore Boffano e Manuele Bonaccorsi per “il
Fatto quotidiano”
Diventa un giallo milionario […] la verità sulle opere della Collezione
Agnelli finite nell'inchiesta penale sull'eredità della vedova
dell’avvocato, Marella Caracciolo.
Secondo un’annotazione della Guardia di Finanza di Milano, consegnata al
procuratore aggiunto milanese Luca Fusco, 13 di quei quadri non
sarebbero infatti scomparsi dalle dimore italiane della dinastia (come
ha denunciato la figlia di Gianni Agnelli, Margherita), ma sarebbero
state donate dalla nonna Marella ai tre nipoti John, Lapo e Ginevra
Elkann e ora sarebbero “rintracciati e rintracciabili” in un caveau
della Fiat Security al Lingotto e in Svizzera.
Molto diverso, invece, ciò che emergerebbe dalle indagini che stanno
svolgendo la Procura e la Gdf di Torino, dopo un esposto di Margherita
contro i tre figli. Un fascicolo, al quale nei prossimi giorni sarà
allegato quello di Milano, che ha portato i pm torinesi a indagare i tre
Elkann per i “raggiri e gli artifizi” messi in opera per costruire una
“inesistente residenza svizzera” della nonna.
Nei sequestri effettuati lo scorso 8 febbraio, i finanzieri avevano
visitato anche un caveau nella palazzina storica Fiat del Lingotto, dove
erano conservati arredi di valore un tempo presenti nelle residenze
dell’avvocato di Villar Perosa, di Villa Frescot a Torino e
nell’appartamento di Palazzo Albertini davanti al Quirinale.
Il Fatto Quotidiano e Report […] hanno ricostruito però che gli
inquirenti torinesi hanno rinvenuto al Lingotto solo due originali, La
Chambre di Balthus e il Pho Xai di Gérome, e invece tre copie di modesto
valore di altri tre capolavori: il Glacons effect blanc di Monet, La
scala degli addii di Balla e il Mistero e malinconia di una strada di De
Chirico.
Ma dove sono gli originali? Secondo gli Elkann, […] sarebbero sempre
stati a Sankt Moritz, nella villa Chesa Alkyon dell’avvocato. Per il
momento, la Procura torinese sta approfondendo soprattutto le vicende
legate alla residenza svizzera di Marella e agli eventuali resti
fiscali. Ma è probabile che in un secondo tempo, […] i pm ordinino una
perizia per accertare l’esatta datazione delle copie.
Se emergesse, infatti, che esse sono state realizzate dopo il 24 gennaio
2003, giorno della morte di Gianni Agnelli, allora le indagini
potrebbero estendersi a verificare quando e come gli originali hanno
lasciato l’italia per la Svizzera e sostituiti con le copie. Se fosse
mai dimostrato che i tre quadri si trovavano in Italia, allora potrebbe
trattarsi di un reato. E anche piuttosto grave: esportazione illecita di
opere d’arte, punito dal Codice dei beni culturali con una pena dai 2 a
8 anni di reclusione.
Tutto potrebbe essere prescritto: ciò che invece non si prescriverà mai
è il diritto da parte dello Stato di rivendicare il rientro delle opere
in Italia, con un sequestro. A sostegno delle tesi degli Elkann, secondo
la Gdf di Milano, ci sarebbero anche le testimonianze di due segretarie
di Marella, Paola Montaldo e Tiziana Russi, e di un altro domestico che
avrebbero confermato come la nonna avesse donato quei quadri ai nipoti.
Qualcosa che contraddice l’elenco delle opere acquisito dal procuratore
aggiunto Fusco nel 2009, in un’altra inchiesta sull’eredità Agnelli, e
di cui Report e il Fatto Quotidiano sono entrati in possesso. Una lista
ritenuta veritiera da due personaggi chiave: colui che l’ha redatta,
Stuart Thorton, storico maggiordomo inglese di Agnelli, ed Emmanuele
Gamna, ex avvocato di Margherita che trattò la suddivisione delle opere
tra madre e figlia nel 2004.
Il documento riporta quotazione (assai al ribasso) e collocazione delle
opere. Il De Chirico si trovava a Roma: valore 7 milioni. Il Balla
anch’esso era nella Capitale: 2 milioni. C’era infine il Monet che
risultava essere a Villa Frescot: 8 milioni. L’originale non si sa dove
si trovi.
I quadri di Roma […] erano lì almeno fino al 2018, quando un
trasportatore, il torinese Giorgio Ghilardini, li prelevò: la bolla del
trasporto è stata sequestrata dai pm torinesi. Infine, il professor
Lorenzo Canova, direttore scientifico della fondazione De Chirico,
ricorda che il suo maestro, l’insigne storico dell’arte Mauro Calvesi,
aveva visto l’originale di Mistero e melanconia di una strada
nell’appartamento romano dell’avvocato.
“Me lo presterebbe per una mostra”, chiese il critico ad Agnelli.
“Preferirei di no, i quadri a volte voglio scambiarli, questo non voglio
sia notificato al ministero”, avrebbe risposto il “signor Fiat”.
[…] Margherita Agnelli ritiene […]che le opere le siano state sottratte
dall’eredità della madre Marella e, comunque, chiederà la nullità della
presunta donazione ai figli. Ma il punto non è questo. Quelle opere, a
chiunque spettino, devono rimanere in Italia. Così almeno dice la legge
[…]
LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche e
meteriologiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti
buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !
CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI
UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O
SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE
AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla
perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !
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ATTENZIONE IL MIO EX SITO
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gratuito:
Marco Bava ABELE: pennarello di DIO,
abele, perseverante autodidatta con coraggio e fantasia , decisionista
responsabile.
Sono quello che voi pensate io sia
(20.11.13) per questo mi ostacolate.(08.11.16)
La giustizia non esiste se mi mettessero
sotto sulle strisce pedonali, mi condannerebbero a pagare i danni
all'auto.
(12.02.16)
TO.05.03.09
IL DISEGNO DI DIO A VOLTE SI RIVELA
SOLO IN ALCUNI PUNTI. STA' ALLA FEDE CONGIUNGERLI
PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI
SIA SANTIFICATO IL TUO NOME VENGA IL TUO REGNO, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ
COME IN CIELO COSI IN TERRA , DAMMI OGGI IL PANE E LA ACQUA
QUOTIDIANI E LA POSSIBILITA' DI NON COMMETTERE ERRORI NEL CERCARE DI
REALIZZARE NEL MIGLIOR MONDO POSSIBILE IL TUO VOLERE, LA PACE NEL MONDO,
IL BENESSERE SOCIALE E LA COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI. TU SEI GRANDE ED
IO NON SONO CHE L'ULTIMO DEI TUOI SERVI E FIGLI.
TU SEI GRANDE ED IO NON SONO CHE
L'ULTIMO DEI TUOI SERVI E DEI TUOI FIGLI .
SIGNORE IO NON CONOSCO I TUOI OBIETTIVI PER ME , FIDUCIOSO MI AFFIDO A
TE.
Difendo il BENE contro il MALE che nell'uomo rappresenta la variabile
"d" demonio per cui una decisione razionale puo' diventare irrazionale
per questa ragione (12.02.16)
Non prendo la vita di
punta faccio la volonta' di DIO ! (09.12.18)
La vita e' fatta da
cose che si devono fare, non si possono non fare, anche se non si
vorrebbero fare.(20.01.16)
Il mondo sta
diventando una camera a gas a causa dei popoli che la riempiono per
irresponsabilità politica (16.02.16)
I cervelli possono
viaggiare su un unico livello o contemporaneamente su plurilivelli e'
soggettivo. (19.02.17)
L'auto del futuro non
sara' molto diversa da quella del presente . Ci sono auto che
permarranno nel futuro con l'ennesima versione come : la PORSCHE 911, la
PANDA, la GOLF perche' soddisfano esigenze del mercato che permangono .
Per cui le auto cambieranno sotto la carrozzeria con motori ad idrogeno
, e materiali innovativi. Sara' un auto migliore in termini di
sicurezza, inquinamento , confort ma la forma non cambierà molto.
INFATTI la Modulo di Pininfarina la Scarabeo o la Sibilo di Bertone
possono essere confrontate con i prototipi del prossimo
salone.(18.06.17)
La siccità e le
alluvioni dimostrano l'esistenza di Dio nei confronti di uomini che
invece che utilizzare risorse per cercare inutilmente nuovi
pianeti dove Dio non ha certo replicato l'esperienza negativa dell'uomo,
dovrebbero curare l'unico pianeta che hanno a disposizione ed in cui
rischiano di estinguersi . (31.10.!7)
L'Italia e' una
Repubblica fondata sul calcio di cui la Juve e' il maggiore esponente
con tutta la sua violenta prevaricazione (05.11.17)
La prepotenza della
FIAT non ha limiti . (05.11.17)
I mussulmani ci
comanderanno senza darci spiegazioni ne' liberta'.(09.11.17)
In Italia mancano i
controlli sostanziali . (09.11.17)
Gli alimenti per
animali sono senza controllo, probabilmente dannosi, vengono
utilizzati dai proprietari per comodita', come se l'animale fosse un
oggetto a cui dedicare il tempo che si vuole, quando si vuole senza
alcun rispetto ai loro veri bisogni alimentari. (20.11.17)
Ho conosciuto
l'avv.Guido Rossi e credo che la stampa degli editori suoi clienti lo
abbia mitizzato ingiustificatamente . (20.11.17)
L'elicottero di Jaky
e' targato I-TAIF. (20.11.17)
La Coop ha le
agevolazioni di una cooperativa senza esserlo di fatto in quanto quando
come socio ho partecipato alle assemblee per criticare il basso tasso
d'interesse dato ai soci sono stato o picchiato o imbavagliato.
(20.11.17)
Sono 40 anni che :
1 ) vedo bilanci
diversi da quelli che vedo insegnati a scuola, fusioni e scissioni
diverse da quelle che vengono richieste in un esame e mi vengono a dire
che l'esame di stato da dottore commercilaista e' una cosa seria ?
2) faccio esposti e
solo quello sul falso in bilancio della Fiat presentato da Borghezio al
Parlamento e' andato avanti ?
(21.11.17)
La Fornero ha firmato
una riforma preparata da altri (MONTI-Europa sono i mandanti) (21.11.17)
Si puo' cambiare il
modo di produrre non le fasi di produzione. (21.11,17)
La FIAT-FERRARI-EXOR
si sono spostate in Olanda perche' i suoi amministratori abbiano i loro
compensi direttamente all'estero . In particolare Marchionne ha la
residenza fiscale in Sw (21.11.17)
La prova che e' il
femore che si rompe prima della caduta e' che con altre cadute non si
sono rotte ossa, (21.11.17)
Carlo DE BENEDETTI un
grande finanziere che ha fallito come industriale in quanto nel 1993
aveva il SURFACE con il nome QUADERNO , con Passera non l'ha saputo
produrre , ne' vendere ne' capire , ma siluro' i suoi creatori
CARENA-FIGINI. (21.11.17)
Quando si dira' basta
anche alle bufale finanziarie ? (21.11.17)
Per i consiglieri
indipendenti l'indipendenza e' un premio per tutti gli altri e' un costo
(11.12.17)
La maturita' del
mercato finanziario e' inversamente proporzionale alla sottoscrizione
dei bitcoin (18/12/17)
Chi risponde
civilmente e penalmente se un'auto o un robot impazziscono ? (18/12/17)
Non e' la FIAT
filogovernativa, ma sono i governi che sono filofiat consententogli di
non pagare la exit-tax .(08.02.18) inoltre la FIAT secondo me ha fatto
più danni all'ITALIA che benefici distruggendo la concorrenza della
LANCIA , della Ferrari, che non ha mai capito , e della BUGATTI
(13.02.18).
Infatti quando si
comincia con il raddoppio del capitale senza capitale si finisce nella
scissione
Tesi si laurea
sull'assoluzione del sen.Giovanni Agnelli nel 1912 dal reato di
agiotaggio : come Giovanni Agnelli da segretario della Fiat ne e'
diventato il padrone :
Prima di educare i
figli occorre educare i genitori (13.03.18)
Che senso ha credere
in un profeta come Maometto che e'un profeta quando e' esistito
Gesu' che e' il figlio di DIO come provato per ragioni storiche da
almeno 4 testi che sono gli evangelisti ? Infatti i mussulmani
declassano Gesu' da figlio di DIO a profeta perché riconoscono
implicitamente l'assurdità' di credere in un profeta rispetto al figlio
di DIO. E tutti gli usi mussulmani rappresentano una palese
involuzione sociale basata sulla prevaricazione per esempio sulle donne
(19.03/18)
Il valore aggiunto per
i consulenti finanziari e' solo per loro (23.03.18)
I medici lavorerebbero
gratis ? quante operazioni non sono state fatte a chi non aveva i soldi
per pagarle ? (26.03.18 )
lo sfregio delle auto
di stato ibride con il motore acceso, deve finire con il loro passaggio
alla polizia con i loro autisti (19.03.18)
Se non si tassa il
lavoro dei robot e' per la mancata autonomia in termini di liberta' di
scelta e movimento e responsabilita' penale personale . Per cui le auto
a guida autonoma diventano auto-killer. (26.04.18)
Quanto poco conti
l'istruzione per l'Italia e' dimostrato dalla scelta DEI MINISTRI
GELMINI FEDELI sono esempi drammatici anche se valorizzati dalla
FONDAZIONE AGNELLI. (26.04.18) (27.08.18).
Credo che la lotta
alla corruzione rappresenti sempre di piu' un fattore di coesione
internazionale perche' anche i poteri forti si sono stufati di pagare
tangenti (27/04/2018)
Non riusciamo neppure
piu' a produrre la frutta ad alto valore aggiunto come i
mirtilli....(27/04/2018)
Abbiamo un capitalismo
sempre piu' egoista fatto da managers che pensano solo ad arraffare
soldi pensando che il successo sia solo merito loro invece che di Dio e
degli operai (27.04.18)
Le imprese dell'acqua
e delle telecomunicazioni scaricano le loro inefficienze sull'utente
(29.05.18)
Nel 2004 Umberto
Agnelli, come presidente della FIAT, chiese a Boschetti come
amministratore delegato della FIAT AUTO di affidarmi lo sviluppo della
nuova Stilo a cui chiesi di affiancare lo sviluppo anche del marchio
ABARTH , 500 , A112, 127 . Chiesi a Montezemolo , come presidente
Ferrari se mi lasciava utilizzare il prototipo di Giugiaro della Kubang
che avrebbe dovuto essere costruito con ALFA ROMEO per realizzare
la nuova Stilo . Mi disse di si perche' non aveva i soldi per
svilupparlo. Ma Morchio, amministratore delegato della FIAT, disse che
non era accettabile che uno della Telecom si occupasse di auto in Fiat
perche' non ce ne era bisogno. Peccato che la FIAT aveva fatto il 128
che si incendiava perche' gli ingegneri FIAT non avevano previsto una
fascetta che stringesse il tubo della benzina all'ugello del
carburatore. Infatti pochi mesi dopo MORCHIO venne licenziato da
Gabetti ed al suo posto arrivo' Marchionne a cui rifeci la proposta. Mi
disse di aspettare una risposta entro 1 mese. Sono passati 14 anni ma
nessuna risposta mi e' mai stata data da Marchionne, nel frattempo la
Fiat-Lancia sono morte definitivamente il 01.06.18, e la Nissan Qashai
venne presentata nel 2006 e rilancia la Nissan. Infatti dal 2004 ad oggi
RENAULT-NISSAN sono diventati i primi produttori al mondo. FIAT-FCA NO !
Grazie a Marchionnne nonostante abbia copiato il suo piano industriale
dal mio libro . Le auto Fiat dell'era CANTARELLA bruciavano le teste per
raffredamento insufficente. Quella dell'era Marchionne hanno bruciato la
Fiat. Il risultato del lavoro di MARCHIONNE e' la trasformazione del
prodotto auto in prodotto finanziario, per cui le auto sono diventate
tutte uguali e standardizzate. Ho trovato e trovo , NEI MIEI CONFRONTI,
molta PREPOTENZA cattiveria ed incompetenza in FIAT. (19.12.18)
La differenza fra
ROMITI MARCHIONNE e' che se uno la pensava diversamente da loro Romiti
lo ascoltava, Marchionne lo cacciava anche se gli avesse detto che
aumentando la pressione dei pneumatici si sarebbero ridotti i consumi.
FATTI NON PAROLE E
FUMO BORSISTICO ! ALFA ROMEO 166 un successo nonostante i pochi mezzi
utilizzati ma una richiesta mia precisa e condivisa da FIAT : GUIDA
DIRETTA. Che Marchionne non ha apprezzato come un attila che ha
distrutto la storia automoblistica italiana su mandato di GIANLUIGI
GABETTI (04.06.18).
Piero ANGELA : un
disinformatore scientifico moderno in buona fede su auto
elettrica. auto killer ed inceneritore (29.07.18)
Puoi anche prendere il
potere ma se non lo sai gestire lo perdi come se non lo avessi mai avuto
(01.08.18)
Ho provato la BMW i8
ed ho capito che la Ferrari e le sue concorrenti sono obsolete !
(20.08.18)
LA Philip Morris ha
molti clienti e soci morti tra cui Marchionne che il 9 maggio scorso,
aveva comprato un pacchetto di azioni per una spesa di 180mila dollari.
Briciole, per uno dei manager più ricchi dell’industria automotive (ha
un patrimonio stimato tra i 6-700 milioni di franchi svizzeri, cifra che
lo fa rientrare tra i 300 elvetici più benestanti).E’ stato, però, anche
l’ultimo “filing” depositato dal manager alla Sec, sul cui sito da
sabato pomeriggio è impossible accedere al profilo del manager
italo-canadese e a tutte le sue operazioni finanziarie rilevanti. Ed era
anche un socio: 67mila azioni detenute per un investimento di 5,67
milioni di dollari (alla chiusura di Wall Street di venerdì 20 luglio
2018 ). E PROSSIMAMENTE un'uomo Philip Morris uccidera' anche la
FERRARI . (20.08.18) (25.08.18)
Prodi e' il peccato
originale dell'economia italiana dal 1987 (regalo' l'ALFA ROMEO alla
FIAT) ad oggi (25.08.18)
L'indipendenza della
Magistratura e' un concetto teorico contraddetto dalle correnti anche
politiche espresse nelle lottizzazioni delle associazioni magistrati che
potrebbe influenzarne i comportamenti. (27.08.18)
Ho sempre vissuto solo
con oppositori irresponsabili privi di osservazioni costruttive ed
oggettive. (28.08.18)
Buono e cattivo fuori
dalla scuola hanno un significato diverso e molto piu' grave perche' un
uomo cattivo o buono possono fare il bene o il male con consaprvolezza
che i bambini non hanno (20.10.18)
Ma la TAV serve ai
cittadini che la dovrebbero usare o a chi la costruisce con i nostri
soldi ? PERCHE' ?
Un ruolo presidenziale
divergente da quello di governo potrebbe porre le premesse per una
Repubblica Presidenziale (11.11.2018)
La storia occorre
vederla nella sua interezza la marcia dei 40.000 della Fiat come e'
finita ? Con 40.000 licenziamenti e la Fiat in Olanda ! (19.11.18)
I SITAV dopo la marcia
a Torino faranno quella su ROMA con costi doppi rispetto a quella
francese sullo stesso percorso ? (09.12.18)
La storia politica di
Fassino e' fatta dall'invito al voto positivo per la raduzione dei
diritti dei lavoratori di Mirafiori. Si e' visto il risultato della
lungimiranza di Fassino , (18.12.18)
Perche' sono
investimenti usare risorse per spostare le pietre e rimetterle a posto
per giustificare i salari e non lo sono il reddito di cittadinanza e
quota 100 per le pensioni ? perche' gli 80 euro a chi lavora di Renzi
vanno bene ed i 780 euro di Di Maio a chi non lavora ed e' in pensione
non vanno bene ? (27.12.18)
Le auto si dividono in
auto mozzarella che scadono ed auto vino che invecchiando aumentano di
valore (28.12.18)
Fumare non e' un
diritto ma un atto contro la propria salute ed i doveri verso la propria
famiglia che dovrebbe avere come conseguenza la revoca dell'assistenza
sanitaria nazionale ad personam (29.12.18)
Questo mondo e troppo
cattivo per interessare altri esseri viventi (10.01.19)
Le ONG non hanno altro
da fare che il taxi del mare in associazione per deliquere degli
scafisti ? (11.02.19)
La giunta FASSINO era
inutile, quella APPENDINO e' dannosa (12.07.19)
Quello che l'Appendino
chiama freno a mano tirato e' la DEMOCRAZIA .(18.07.19)
La spesa pubblica
finanzia le tangenti e quella sullo spazio le spese militari
(19.07.19)
AMAZON e FACEBOOK di
fatto svolgono un controllo dei siti e forse delle persone per il
Governo Americano ?
(09.08.19)
LA GRANDE MORIA DI
STARTUP e causato dal mancato abbinamento con realta' solide (10.08.!9)
Il computer nella
progettazione automobilistica ha tolto la personalizzazione ed
innovazione. (17.08.19)
L' uomo deve gestire i
computer non viceversa, per aumentare le sue potenzialita' non
annullarle (18.08.19)
LA FIAT a Torino ha
fatto il babypaking a Mirafiori UNO DEI POSTI PIU' INQUINATI DI TORINO !
Non so se Jaky lo sappia , ma il suo isolamento non gli permette certo
di saperlo ! (13.09.19)
Non potro' mai essere
un buon politico perche' cerco di essere un passo avanti mentre il
politico deve stare un passo indietro rispetto al presente. (04.10.19)
L'arretratezza
produttiva dell'industria automobilistica e' dimostrata dal fatto che da
anni non hanno mai risolto la reversibilità dei comandi di guida a
dx.sx, che costa molto (09.10.19)
IL CSM tutela i
Magistrati dalla legge o dai cittadini visti i casi di Edoardo AGNELLI
e Davide Rossi ? (10.10.19).
Le notizie false
servono per fare sorgere il dubbio su quelle vere discreditandole
(12.10.19)
L'illusione startup
brucia liquidita' per progetti che hanno poco mercato. sottraendoli
all'occupazione ed illude gli investitori di trovare delle scorciatoie
al alto valore aggiunto (15.10.19)
Gli esseri umani
soffrono spesso e volentieri della sindrome del camionista: ti senti
piu' importante perche' sei in alto , ma prima o poi dovrai scendere e
cedere il posto ad altri perche' nessun posto rimane libero (18.10.19)
Non e' logico che
l'industria automobilistica invece di investire nelle propulsione ad
emissione 0 lo faccia sulle auto a guida autonoma che brucia posti di
lavoro. (22.10.19)
L'intelligenza
artificiale non esiste perche' non e' creativa ma applicativa quindi
rischia di essere uno strumento in mano ai dittatori, attraverso la
massificazione pilotata delle idee, che da la sensazione di poter
pensare ad una macchina al nostro posto per il bene nostro e per farci
diventare deficienti come molti percorsi dei navigatori (24.11.19)
Quando ci fanno
domande per sapere la nostra opinione di consumatori ma sono interessati
solo ai commenti positivi , fanno poco per migliorare (25.11.19)
La prova che la
qualità della vita sta peggiorando e' che una volta la cessione del 5^
si faceva per evitare i pignoramenti , oggi lo si fa per vivere
(27.11.19)
Per combattere
l'evasione fiscale basta aumentare l'assistenza nella pre-compilazione e
nel pagamento (29.11.19)
La famiglia e' come
una barca che quando sbaglia rotta porta a sbattere tutti quanti
(25.12.19)
Le tasse
sull'inquinamento verranno scaricate sui consumatori , ma a chi governa
e sa non importa (25.12.19)
Il calcio e l'oppio
dei popoli (25.12.19)
La religione nasce
come richiesta di aiuto da parte dei popoli , viene trasformata in un
tentativo di strumento di controllo dei popoli (03.01.20)
L'auto a guida
autonoma e' un diversivo per vendere auto vecchie ed inquinanoroti , ed
il mercato l'ha capito (03.01.20)ttadini
Il vero potere della
burocrazia e' quello di creare dei problemi ai cittadini anche se il
cittadino paga i dipendente pubblico per risolvere dei problemi non per
crearli. Se per denunciare questi problemi vai fuori dal coro deve
essere annientato. Per cui burocrazia=tangente (03.01.20)
Gli immigrati tengono
fortemente alla loro etnina a cui non rinunciano , piu' saranno forti le
etnie piu' queste divideranno l'Italia sovrastando gli italiani
imponendoci il modello africano . La mafia nigeriana e' solo un esempio.
(05.01.20)
La sinistra e la lotta
alla fame nel mondo sono chimere prima di tutto per chi ci deve credere
come ragione di vita (07.01.20)
Credo di avere la
risposta alla domanda cosa avrebbe fatto Eva se Adamo avesse detto di no
a mangiare la mela ? Si sarebbe arrabbiata. Anche oggi se non fai
quello che vogliono le donne si mettono contro cercando di danneggiarti.
(07.01.20)
Le sardine rappresenta
l'evoluzione del buonismo Democristiano e la sintesi fra Prodi e
Renzi, fuori fa ogni logica e senza una proposta concreta
(08.01.20)
Un cavallo di razza
corre spontaneamente e nessuno puo' fermarlo. (09.01.20)
PD e M5S 2 stampelle
non fanno neppure una gamba sana (22.01.20)
non riconoscere i propri errori significa
sbagliare per sempre (12.04.20)
la vera ricchezza dei ricchi sono i figli
dei poveri, una lotteria che pagano tutta la loro vita i figli ai
genitori che credono di non avere nulla da perdere ! (03.11.21)
GLI YESMEN SERVONO PER
CONSENTIRE IL MANTENIMENTO E LO SVILUPPO E L'OCCULTAMENTO DEGLI
INTERESSI OCCULTI DEL CAPITALISMO DISTRUTTIVO. (22.04.22)
DALL'INTOLLERANZA NASCE LA
GUERRA (30.06.22)
L'ITALIA E' TERRA DI
CONQUISTA PER LE BANDE INTERNE DEI PARTITI. (09.10.22)
La dimostrazione che non
esista più il nazismo e' dimostrato dalla reazione europea contro Puntin
che non ci fu subito contro Hitler (12.10.22)
Cara Meloni nulla giustifica
una alleanza con la Mafia di Berlusconi (26.10.22)
I politici che non
rappresentano nessuno a cosa servono ? (27.10.22)
Di chi sono Ambrosetti e
Mckinsey ? Chi e' stato formato da loro ed ora e' al potere in ITALIA ?
Lo spunto e' la vicenda Macron . Quanti Macron ci sono in Italia ? E chi
li controlla ? Mckinsey e' una P2 mondiale ?
Mb
Piero Angela ha valutato che
lo sbarco sulla LUNA ancora oggi non e' gestibile in sicurezza ?
(30.12.22)
Le leggi razziali = al Green
Pass (30.03.23)
Dopo 60 anni il danno del
Vaiont dimostra il pericolo delle scelte scientifiche come il nucleare,
giustificato solo dalle tangenti (10.10.23)
LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo
vincere .Mb 15.05.13
Torino 08.04.13
Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria
economica del valore che definisce
1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:
Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il
fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del
fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la
produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.
2) liberalizzazione dei taxi
collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a
tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare
per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i
cittadini.
3) tre sono gli obiettivi principali
della politica : istruzione, sanita', cultura.
4) per la sanità occorre un centro
acquisti nazionale ed abolizione giorni pre-ricovero.
LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO
E RISPARMIO.(02.02.10)
Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER
ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
sapere x capire (15.10.11)
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
SE LE FORZE DELL'ORDINE
INTERVENISSERO DI PIU'PER CAUSE APPARENTEMENTE BANALI CI SAREBBE
MENO CONTENZIOSO: CHIAMATO IL 117 PER UN PROBLEMA BANALE MI HA
RISPOSTO : GLI FACCIA CAUSA ! (02.04.17)
GRAN PARTE DEI PROFESSORI
UNIVERSITARI SONO TRA LE MENTI PIU' FRAGILI ED ARROGANTI , NON
ACCETTANO IL CONFRONTO E SI SENTONO SPIAZZATI DIVENTANO ISTERICI (
DOPO INCONTRO CON MARIO DEAGLIO E PIETRO TERNA) (28.02.17)
Spesso chi compera auto FIAT lo
fa solo per gratificarsi con un'auto nuova, e basta (04.11.16)
Gli immigrati per protesta nei
centri di assistenza li bruciano e noi dobbiamo ricostruirglieli
affinché li redistruggono? (18.10.20)
Abbiamo più rispetto per le cose che per le
persone .29.08.21
Le ragioni per cui Caino ha ucciso
Abele permangono nei conflitti umani come le guerre(24.11.2022)
Quelli che vogliono l'intelligenza
artificiale sanno che e' quella delle risposte autmatiche
telefoniche? (24.11.22)
L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09
DIO CON I PESI CI DA
ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA
FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:
IL TRIBUNALE DI TORINO E LA CONSOB NON MI GARANTISCONO LA
TUTELA DEL'ART.47 DELLA COSTITUZIONE
Oggi si e' tenuta l'assemblea degli azionisti Seat tante bugie
dagli amministratori, i revisori ed il collegio sindacale, tanto per la
Consob ed il Tribunale di Torino i miei diritti come azionista di
minoranza non sono da salvaguardare e la digos mi puo' impedire il voto
come e quando vuole, basta leggere la sentenza
PERCHE' TORINO
HA PAURA DI CONOSCERE LA VERITA' SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI ?
Il prof.Mario DE AGLIO alcuni anni fa scrisse un articolo
citando il "suicidio" di EDOARDO AGNELLI. Gli feci presente che
dai documenti ufficiali in mio possesso il suicidio sarebbe stato
incredibile offrendogli di esaminare tali documenti. Quando le feci lui
disconobbe in un modo nervoso ed ingiustificato : era l'intero fascicolo
delle indagini.
A Torino molti hanno avuto la stessa reazione senza
aver visto ciò che ha visto Mario DE AGLIO ma gli altri non parlano del
"suicidio" di Edoardo AGNELLI ma semplicemente della suo morte.
Mb
02.04.17
grazie a
Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca della verità sull'omicidio
di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il
servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora il Corriere e Rai 2 ,
infine OGGI , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio
portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
CRONACA
| giovedì 10 novembre 2011,
18:00
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per
vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa
storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana
scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie
Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in
piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in
Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei
torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste falsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it
17.12.23
Il Sole 24 Ore:
La Giovanni Agnelli Bv ha deciso
di rivedere anche il sistema di governance. Le nuove disposizioni, […]
identificano tre interlocutori chiave tra gli azionisti: il Gruppo
Giovanni Agnelli, il Gruppo Agnelli e il Gruppo Nasi. Si tratta di tre
blocchi che raggruppano a loro volta gli undici rami famigliari storici.
Il primo quello della Giovanni Agnelli coincide con la Dicembre e dunque
pesa per il 40%. Segue il gruppo Agnelli con il 30% e il gruppo Nasi a
cui fa capo il 20%. I componenti del cda della GA BV sono espressione
proprio di questi tre “macro” gruppi famigliari della dinastia torinese.
Ognuno di loro esprime due rappresentanti nel board della Giovanni
Agnelli Bv e uno nel board di Exor. Oggi il Gruppo Giovanni Agnelli ha
indicato nel board della società olandese Andrea Agnelli e Alexander
Von Fürstenberg. E questo nonostante Andrea Agnelli, che nel
frattempo vive stabilmente ad Amsterdam, di fatto faccia parte di un
altro blocco, quello del Gruppo Agnelli.
Per quest’ultimo i due membri del board sono Benedetto della Chiesa e
Filippo Scognamiglio. Infine, per il gruppo Nasi Luca Ferrero
Ventimiglia e Niccolò Camerana. I consiglieri del Cda della Bv sono
nominati ogni 3 anni e decadono automaticamente al compimento di 75
anni. Ogni gruppo inoltre esprime un proprio rappresentante nel Cda
di Exor che oggi sono Ginevra Elkann (Gruppo Giovanni Agnelli), Tiberto
Ruy Brandolini D’Adda (Gruppo Agnelli) e Alessandro Nasi (Gruppo Nasi).
Accanto al cda dell Bv resta in vita il Consiglio di famiglia, organo
non deliberativo ma consultivo e formato da 32 membri.
Questa la nuova struttura
societaria della Giovanni Agnelli Bv
per quote di possesso.
Dicembre (John Elkann , Lapo e Ginevra): 39,7%
Ramo Maria Sole Agnelli: 11,2%
Ramo Agnelli (Andrea Agnelli e Anna Agnelli): 8,9%
Ramo Giovanni Nasi: 8,7%
Ramo Laura Nasi-Camerana: 6%
Ramo Cristiana Agnelli: 5,05%
Ramo Susanna Agnelli: 4,7%
Ramo Clara Nasi-Ferrero di Ventimiglia: 3,4%
Ramo Emanuele Nasi: 2,5%
Ramo Clara Agnelli: 0,28%
Azioni proprie: 8,2%
Dovranno andare avanti le
indagini della Procura di Milano con al centro il tesoro di Giovanni
Agnelli, 13 opere d'arte che arredavano Villa
Frescot e Villar Perosa a Torino e una residenza di famiglia a Roma,
sparite anni fa e ora reclamate dalla figlia Margherita unica erede dopo
la morte della madre e moglie dell'Avvocato, Marella Caracciolo di
Castagneto, la quale aveva l'usufrutto dei beni.
Mentre riprenderà a Torino la battaglià giudiziaria sull' eredità
lasciata dall'Avvocato, il gip milanese Lidia Castellucci, accogliendo
in parte
i suggerimenti messi nero su bianco da Margherita nell'opposizione alla
richiesta di archiviazione dell'inchiesta, ha indicato al pm Cristian
Barilli e al procuratore aggiunto Eugenio Fusco di raccogliere le
testimonianze di Paola Montalto e Tiziana Russi, entrambe persone di
fiducia di Marella Caracciolo, le quali si sono occupate degli inventari
dei beni ereditati, e di consultare tutte le banche dati «competenti»
comprese quelle del Ministero della Cultura e la piattaforma S.U.E.
(Sistema Uffici Esportazione).
Secondo il giudice, che invece ha archiviato la posizione di un
gallerista svizzero e di un suo collaboratore indagati per ricettazione
in base
alla deposizione di un investigatore privato a cui non sono stati
trovati riscontri (secondo lo 007 avrebbero custodito in un caveau a
Chiasso il
patrimonio artistico), gli ulteriori accertamenti potrebbero essere
utili per identificare chi avrebbe fatto sparire la collezione composta
da
quadri di Monet, Picasso, Balla, De Chirico, Balthus, Gérome, Sargent,
Indiana e Mathieu.
Collezione di cui Margherita ha denunciato a più riprese la scomparsa,
gettando ombre anche sui tre figli del primo matrimonio: John, Lapo e
Ginevra Elkann, e in particolare sul primogenito.
I quali «della sorte o delle ubicazioni di tali opere», hanno saputo
«riferire alcunché».
E poiché ora lo scopo è recuperarle dopo che, per via dei vari
traslochi, si sono volatilizzate, «appare utile procedere
all'escussione» delle due
donne che «si sono occupate degli inventari degli immobili» e che,
quindi, «potrebbero essere a conoscenza di informazioni rilevanti» in
merito agli spostamenti dei quadri e alla «eventuale presenza di
inventari cartacei da esse redatti».
E poi per «verificare le movimentazioni di tali opere, appare opportuno»
compiere accertamenti sulle banche dati comprese quelle del
ministero.
Infine, per effetto di un provvedimento della Cassazione, torna ad
essere discusso in Tribunale a Torino il procedimento penale, promosso
da
Margherita nei confronti dei figli John, Lapo e Ginevra Elkann per una
questione legata all'; eredità di suo padre.
Il processo era stato sospeso in attesa dell'esito di due cause in
Svizzera, ma ieri la Suprema Corte ha respinto il ricorso degli Elkann,
come
hanno fatto sapere fonti legali vicine alla loro madre, e ha stabilito
essere «pienamente sussistente la giurisdizione italiana», annullando
l'ordinanza torinese.
«Nella verifica che tali giudici saranno chiamati ad effettuare -
sottolineano gli avvocati - si dovrà tener conto anche della residenza
abituale
di Marella Caracciolo», che a loro dire era in Italia, «e della
opponibilità dell'accordo transattivo del 2004 nella successione
Agnelli, con
possibili rilevanti ripercussioni sugli assetti proprietari della
Dicembre», la società che fa capo agli eredi.
Fiat Nuova 500 Cabrio
Briosa e chic en plein air
Piacevole da guidare, la Fiat Nuova 500 Cabrio è una citycar elettrica
dallo stile elegante e ricercato. Comoda solo davanti, ha una discreta
autonomia e molti aiuti alla guida. Ma dietro si vede poco o nulla.
Quando lo dicevo io a Marchionne lui mi sfotteva dicendo che ci avrebbe
fatto un buco. Ecco come ha distrutto l'industria automobilistica
italiana grazie al potentissimo Fassino, grazie ai suoi elettori da 40
anni.
SE VUOI COMPERARE IL
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pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri
dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e
approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: "Manderò loro profeti e apostoli
ed essi li uccideranno e perseguiteranno", perché a questa generazione
sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall'inizio
del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso
tra l'altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a
questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della
conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi
l'avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo
in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli
insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa
bocca.
PUTIN
ENTRA DEFINITIVAMENTE ALL'INFERNO E Alexei Navalny IN PARADISO
In linea con l'omicidio di Gesu' Israele
continua ad uccidere e dal patto con DIO e' passata a quello con satana.
La
moglie: "L'assassinio è provato dalla scienza, è stata Mosca". Il
Cremlino: "Solo insinuazioni"
"Navalny ucciso con un veleno di rana"
domenico agasso
È Stato un «assassinio», a provarlo è «la scienza». Yulia Navalnaya
accusa apertamente il Cremlino per la morte del marito Alexey Navalny,
indicando in una neurotossina, estratta da una rana che vive in Sud
America e classificata come arma chimica, la causa del decesso del
dissidente russo. La vedova dell'oppositore, morto il 16 febbraio 2024,
punta il dito contro Mosca a margine della Conferenza di Monaco, insieme
ai ministri di cinque Paesi europei. Secondo Gran Bretagna, Francia,
Germania, Svezia e Paesi Bassi - che hanno lavorato insieme - Navalny è
morto in una prigione russa dopo essere stato avvelenato con una
neurotossina presente nelle rane freccia ecuadoriane. Lo dimostrano i
test di laboratorio, assicurano. La Russia di Vladimir Putin «aveva i
mezzi, il movente e l'opportunità di somministrargli questo veleno».
Avrebbero avuto un ruolo chiave nella scoperta del piano gli scienziati
britannici di Porton Down. L'atto «barbaro» poteva essere compiuto solo
dal governo di Putin, hanno affermato, annunciando che presenteranno i
risultati delle loro ricerche all'Organizzazione per la Proibizione
delle Armi chimiche (Opac).
Non è chiaro come la tossina di rana – chiamata epibatidina – sia stata
somministrata a Navalny, che al momento della morte si trovava in un
carcere siberiano. Le autorità russe all'epoca avevano affermato che la
morte del dissidente non era sospetta, ma era stata causata da «malattie
combinate».
Dal Cremlino replica alla denuncia la portavoce del Ministero degli
Esteri Maria Zakharova, come riporta la Tass: «Quando ci saranno i
risultati dei test, quando ci saranno le formule per le sostanze, ci
sarà un commento. Senza questo, tutti i discorsi e le dichiarazioni
saranno solo un'insinuazione volta a distogliere l'attenzione dai
problemi urgenti dell'Occidente».
Nel 2020 il dissidente russo era già stato curato in Germania per quello
che era stato considerato un avvelenamento da Novichok. —
PROPOSTA AI PARTITI DI COSTITUIRE IL FRONTE ANTIFASCISTA GIACOMO
MATTEOTTI
PER LA TRIOLOGIA DELLA PACE:
PACE NEL MONDO
BENESSERE SOCIALE
COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI
Ger
38,4-6.8-10
Dal libro del profeta Geremìa
In quei giorni, i capi dissero al re: "Si metta a morte Geremìa, appunto
perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e
scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest'uomo
non cerca il benessere del popolo, ma il male". Il re Sedecìa rispose:
"Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di
voi".
Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un
figlio del re, la quale si trovava nell'atrio della prigione. Calarono
Geremìa con corde. Nella cisterna non c'era acqua ma fango, e così
Geremìa affondò nel fango.
Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: "O re, mio signore, quegli
uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa,
gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c'è
più pane nella città". Allora il re diede quest'ordine a Ebed-Mèlec,
l'Etiope: "Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa
dalla cisterna prima che muoia".
L'America si mobilita
Springsteen e il sangue sulle strade di Minneapolis
Attraverso il ghiaccio e il freddo dell'inverno
Giù per Nicollet Avenue
Una città in fiamme ha combattuto fuoco e gelo
Sotto gli stivali di un occupante
L'esercito privato di Re Trump del Dipartimento della sicurezza
Con le pistole legate ai cappotti
È arrivato a Minneapolis per far rispettare la legge
O almeno così raccontano
Tra fumo e proiettili di gomma
Alla prima luce dell'alba
I cittadini si sono schierati per la giustizia
Le loro voci risuonavano nella notte
E c'erano impronte di sangue
Là dove avrebbe dovuto esserci misericordia
E due morti lasciati a morire su strade coperte di neve
Alex Pretti e Renee Good
Oh, nostra Minneapolis, sento la tua voce
Cantare nella nebbia insanguinata
Prenderemo posizione per questa terra
E per lo straniero in mezzo a noi
Qui, nella nostra casa, hanno ucciso e vagato liberi
Nell'inverno del '26
Ricorderemo i nomi di coloro che sono morti
Per le strade di Minneapolis
CHI HA RICEVUTO QUESTO
TESTAMENTO DA GA ? E COSA NE HA FATTO ? ECCO IL MOVENTE DELL'OMICIDIO DI
EDOARDO OLTRE LA INCOMPATIBILITA' FRA LE LESIONI E LA GRANDE
PRECIPITAZIONE DAL PONTE GENERALE ROMANO .
Riflessioni sull’omicidio Edoardo Agnelli :
EDOARDO NON E' MAI STATO MUSSULMANO, ANCHE SE E' STATO UCCISO PERCHE' I
SUOI MANDATI VOLEVANO CHE LO SI PENSASSE:
OGGETTO :Perché Crosetto intuisce omicidio di Edoardo Agnelli che Minoli
nega ?
All ‘ AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA RAI dott.Gianpaolo Rossi
Pc al Ministro della Difesa Guido Crosetto
Buonasera
Dr.Rossi
Sono stato amico di Edoardo Agnelli , ed ho fatto esposti per suo
omicidio, per
incompatibilità tra lesioni riportate,5, ed una caduta da 84 metri, .
Il 09.03.25 sul Corriere Guido Crosetto afferma su EA : Non ho mai
creduto al fatto
che si sia suicidato. E non sono il solo.
Nessun canale di informazione Rai l'ha ripreso . Giudichi lei se era di
rilevanza
informativa questa dichiarazione e se non crede sia giunta l'ora di
realizzare un
servizio obiettivo sulla morte di EA visto :
1) che Minoli , non puo'; ignorare i fatti, come e'; avvenuto nella
puntata di La storia
siamo noi, con un medico legale che deduce le lesioni da delle foto, ed
il gen
Garofalo che nega a priori la testimonianza di un pastore. Soprattutto
visto che
dopo questa informazione di parte, Minoli e'; diventato Presidente del
Museo
d'arte contemporanea del castello di Rivoli.
2) Che il 29 ottobre Farwest registra per una interna giornata un
servizio sulla
morte di Edoardo Agnelli, con una mia intervista, di cui non manda in
onda il 7
novembre un solo fotogramma, preannunciando altre puntate che finora non
sono mai state messe in onda.
3) Che ulteriormente ho inviato alla Procura di Cuneo , che ha un
fascicolo aperto
sull’omicidio di Edoardo Agnelli dal 2018 una mia richiesta di
riesumazione del
cadavere di Edoardo Agnelli supportata da una consulenza medico legale
che
allego.
Perché questa censura mia e del Ministro Crosetto ?
Resto in attesa di una sua risposta.
Buon lavoro.
Marco BAVA
2
Intervista di Crosetto:
«Se ci sarà la missione Onu, potrebbe esserci anche l’italia»
• Corriere della Sera
• 9 Mar 2025
• Di Aldo Cazzullo e Tommaso Labate
Ministro Guido Crosetto, cuneese, 61 anni, dal 2022 guida la Difesa. Da
allora ha
lasciato le aziende di cui era azionista, attive nel campo del lobbying
e delle armi
L’odore del letame, la morte del padre, i due matrimoni, gli incontri
con Edoardo
Agnelli — «non credo al suicidio» —, Ferrero, Marchionne. L’addio a
Berlusconi: «Ci
disse che Giorgia poteva andarsene ma io dovevo restare». Le liti e
l’affetto con
Meloni. Guido Crosetto anticipa al Corriere la sua autobiografia. E
sull’ucraina: «Prima
o poi andrà l’onu, e l’Italia ha sempre partecipato alle missioni Onu».
Le amicizie: Edoardo Agnelli.
«Lo conobbi una sera a una festa a Torino. Diventammo amici e in certe
giornate
condivisi le idee, la cultura e anche le inquietudini di quel ragazzo
così colto, educato,
cortese e così introverso da essere l’opposto del padre, l’avvocato. Lo
dico senza
problemi: non sono in possesso di una verità alternativa ma non ho mai
creduto al
fatto che Edoardo si sia suicidato. E non sono il solo».
Allegati:
1) Consulenza medico legale sugli atti relativi al decesso di EA
2) Intervista di Crosetto:
«Se ci sarà la missione Onu, potrebbe esserci anche l’italia»
• Corriere della Sera
• 9 Mar 2025
• Di Aldo Cazzullo e Tommaso Labate
Riflessioni sull’omicidio Edoardo Agnelli :
https://www.youtube.com/watch?v=8nGVr1Echm4
1)Oggi e’ chiaro che le 5 fratture sul corpo di Edoardo Agnelli
non sono compatibili con una precipitazione da 94 metri a 150km/H.
2)Per cui la mia ricostruzione e’ che Edo e’ stato strangolato
con un rosario islamico , che e’ una prima firma, probabilmente ebraica,
come il ritrovamento , sotto il viadotto intitolato al generale dei
Carabinieri
Franco Romano, scomparso in un incidente aereo a Volpiano (TO) nel
1998, ed amico di Edoardo Agnelli, che e’ una seconda firma. Quella di
chi ha voluto la morte di un generale dei CARABINIERI cadendo con un
elicottero dell’arma .
3)Edoardo Agnelli voleva solo che fosse rispettato l’art.544 cc,
che, assegna, chiaramente e semplicemente, agli eredi legittimi un
patrimonio in successione legale, con quote legittime e disponibili,
per cui ad Edoardo Agnelli aspettava una quota legittima del 25% della
quota di Gianni Agnelli della Dicembre. Margherita si e’ rifiutata di
seguire questa decisione di Edoardo che rendeva nullo lo strumento
illegale di GABETTI e Grande Stevens, che poi Jaky ha rimosso : l’art.7
della Dicembre. Che stabiliva che le quote di Gianni Agnelli sarebbero
state rimborsate fuori dalla Dicembre di cui avrebbero preso il
controllo , con la morte di Gianni Agnelli, progressivamente, in un
primo momento , sino al 1996, Marella , dal 1996 Jaky. C’era solo il
problema di Margherita , che non ha mai voluto ascoltare suo fratello, e
che di fatto aveva la stessa quota di Marella e Yaky, ma il suo
avv.Gamna, professionista della Fiat, la convinse a vendere a Marella
la sua quota, mettendola fuori gioco definitivamente ed
irreversibilmente. Perché se un socio esce da una società con
l’assistenza di un avvocato di fiducia, non può affermare di essere
stata ingannata da chi l’ha consigliata. Per cui diventa un caso fra i 2
.
4)Quindi si sono aperte 3 fasi della successione a Gianni
Agnelli:
a.Luglio 1996, quando la quota di Gianni Agnelli avrebbe
dovuto essere annullata in capo agli eredi per dare il controllo della
Dicembre a Marella, assistita da Gabetti e Grande Stevens .
b.Dal luglio 1996 la reazione di Edoardo Agnelli a far uscire
dalla Dicembre Gabetti e Grande Stevens, ed a cambiare l’art.7 della
Dicembre, fa spostare il controllo della Dicembre su Jaky, ventenne,
più facilmente assistibile di Edoardo Agnelli, da Gabetti e i Grande
Stevens, attraverso il foglio di Montecarlo, quando Gianni Agnelli,
destina, come sue ultime volontà prima di una operazione in cui
rischiava la vita , le sue quote della Dicembre per lire 5.099.967.000
a Jaky che ne ha gia’ per 5.000.0000.000 di lire.
c.Però, nel gennaio 1998 Gianni Agnelli capisce, probabilmente,
la situazione, grazie ad una intervista di Edo sul Manifesto, ed annulla
la destinazione della sua quota Dicembre a Jaky , fatta nel luglio 96
prima dell’operazione rischiosa, destinandola in favore di Edoardo
Agnelli.
5)Ma Gianni Agnelli il 14.11.2000 desidera che le sue volontà
vengano esaudite , prima della sua morte, per cui ordina al notaio
Morone di formalizzare la donazione di lire 5.099.967.000 della Dicembre
ad Edo dandogli il controllo della Dicembre.
6)Vengono informati , probabilmente, di queste volontà Gabetti,
Grande Stevens , Marella e Jaky , ma non EA perché il giorno, 15.11.2000
sarebbe stato ucciso, per annullare sia il testamento sia la donazione.
7)Gabetti e Grande Stevens, 2 mesi prima del circa prima del suo
omicidio, volevano proporre ad Edoardo Agnelli una compensazione in
immobili della quota della Dicembre di Gianni Agnelli,che Edoardo
Agnelli ha sempre rifiutato, per 2 ragioni:
a.Senso del dovere.
b.Perché il valore delle quote della Dicembre dipendono dalla
gestione, mentre il valore degli immobili , come Frescot, per esempio,
era stato fatto con i quadri , che ora sono scomparsi. Infatti , anni
fa, Frescot era stata messa sul mercato a 10 milioni. Ma con i quadri ve
valeva il doppio. Ed oggi il valore potrebbe essere 2,5 milioni.
8)Per cui oggi la questione ha 2 profili uno civile ed uno
penale:
a.Quello civile e’ fondato su una vendita da Marella a Jaky per
vendita simulata che puo’ solo obbligare Jaky Lapo e Ginevra, a pagare
a Margherita il valore di quella vendita non certo a riottenere le quote
della Dicembre cedute fittizziamente da Marella a Jaky , Lapo e Ginevra.
b.Quello penale del reato di omicidio, non prescrivibile, di
Edoardo Agnelli per estrometterlo dall’eredita della quota di Gianni
Agnelli di controllo della Dicembre che era superiore a tutti gli altri
soci, con dei mandanti in vita che hanno avuto vantaggi
dall’annullamento della donazione di Gianni Agnelli ad Edo del controllo
della Dicembre .
9)Perché la Procura di Cuneo e Procura generale di TORINO, non
vogliono procedere per omicidio di Edo e cercare i mandanti e gli
esecutori visto che ci sono documenti che confermano un movente ?
I
segreti degli AgnelliAgnelli: Edoardo si convertì all'Islam? Ecco la
lettera con la veritàIn Iran è considerato un martire islamico. Ora
spunta un documento inedito
Andrea Monticone
Gennaio 2026 - 08:30
Edoardo Agnelli si era convertito all'Islam? C'è chi dice di sì,
riportando addirittura due momenti, due date, del suo percorso di
musulmano, mentre in Iran è considerato un martire, dalla sua morte per
certi versi annncora misteriosa. Adesso, però, abbiamo la possibilità di
dare una risposta a questa domanda, una risposta che viene direttamente
dal figlio di Gianni Agnelli e da una sua lettera che abbiamo potuto
vedere.
La data è quella del 1° febbraio 1994, il documento è battuto a macchina
in stampatello maiuscolo e reca l'intestazione di Villa Bona, dove il
figlio dell'Avvocato abitava, sulla collina torinese. Il destinatario è
un certo "Signor Homeni", cui Edoardo Agnelli dice senza tanti giri di
parole "non è vero che io appartengo alla fede islamica". Precisando
"ciò nonostante ne conosco i contenuti e so per certo più di lei che in
questo caso non ne sto violando i codici".
Edoardo Agnelli, infatti, era un grande studioso e appassionato di
religione. Per questo si dice che si fosse convertito all'Islam, già
negli anni 70, a New York, dopo aver letto il Corano nella biblioteca
del college. Alcuni siti Internet riportano anche il nome che avrebbe
scelto al momento dell'adesione all'Islam sciita, ossia Mahdi. Esistono
anche foto di un viaggio di Edoardo Agnelli in Iran, dove incontrò
l'ayatollah Khomeyni, nel 1981, e che lo ritraggono in preghiera.
Evidentemente proprio a quel viaggio fa riferimento questa lettera -
che, al pari di altre, fa parte di un carteggio consegnato all'amico
Marco Bava e da questi donato a una biblioteca a Settimo, con donazione
poi revocata -, in risposta al misterioso Homeni che, a quanto pare, gli
chiedeva soldi per favori legati a una scorta che il figlio
dell'Avvocato avrebbe avuto in Iran. Richiesta rispedita al mittente con
tanto di minaccia di denunce per calunnia.
La conversione all'Islam, il volo dal viadotto: "Edoardo Agnelli fu
ucciso"La battaglia dell'amico Marco Bava, i dubbi sul suicidio e il
ricordo come martire in Iran
Sul tono della lettera ha alcuni dubbi anche l'amico Bava, che lascia
intendere "che l'avesse battuta a macchina la segretaria di Gianluigi
Gabetti, per la forma. Ma al 50% è di Edoardo". Il quale aveva di sicuro
studiato il Corano, così come altre religioni. Il giorno della sua
morte, il 15 novembre 2000 precipitando da un viadotto della
Torino-Savona a Fossano, al collo aveva un rosario buddista. E, nel
periodo precedente, agli amici aveva confidato di volersi ritirare per
qualche tempo in un monastero.
La guerra per l'Eredità e la misteriosa fine di Edoardo: ecco le
rivelazioni shockParla l'amico del figlio dell'Avvocato: "Lui non sapeva
del testamento... Altri sì. Riesumate il suo corpo"
In Iran, come abbiamo detto, viene ricordato come un martire: il mondo
musulmano (e vari siti complottisti) non crede al suo suicidio, bensì
ipotizza che sia stato eliminato per non permettere che la Fiat finisse
controllata da un musulmano.
Questo, dunque, cui sembra di porre fine, era uno dei tanti gialli
attorno alla figura di Edoardo: a partire dalla sua morte, come si
diceva e come tante volte abbiamo scritto, e dalle ultime rivelazioni
scaturite nell'ambito della guerra per l'Eredità Agnelli fra sua sorella
Margherita e John Elkann.
Edoardo Agnelli era il vero erede? Ecco cosa accadde quel giorno di 25
anni fa...A Far West il caso del testamento segreto e la morte
misteriosa del figlio dell'Avvocato
Fra i documenti rivelati, infatti, c'è un "testamento segreto" di Gianni
Agnelli, che lo includeva appieno come erede destinandogli le quote
della società Dicembre che consente il controllo dell'impero di
famiglia. E, atroce particolare, la bozza di accordo per questo
passaggio di quote reca la data del 14 novembre 2000, il giorno prima
della sua morte.
La guerra per l'EreditàAgnelli,
segreti & morte
Le
rivelazioni shock , la tragica fine di Edoardo: "Ora riesumate il suo
corpo"
Andrea Monticone
E adesso riesumate il corpo di Edoardo Agnelli: dopo aver esumato i
segreti, le carte dimenticate, anche forse i “magheggi” per l’eredità di
Gianni Agnelli, passate al corpo del suo sfortunato figlio che, a quanto
scopriamo, era l’erede designato. Lo chiede l’amico di sempre di
Edoardo, ossia Marco Bava che, fin dal quel 15 novembre 2000, non ha mai
smesso di ribadire la sua verità: «Edoardo non può essersi suicidato».
4
Agnelli, la donazione dell'impero a Edoardo il giorno prima della sua
morte ECCO LE CARTE SEGRETE . Clamoroso colpo di scena: dopo il testamento
segreto spunta il documento della società Dicembre
Il pensiero di Bava si accompagna, adesso, alle ultime rivelazioni,
compresa quella bozza per la cessione delle quote della Dicembre già
pronta, da firmare, con la data del 14 novembre 2000. Il giorno dopo,
Edoardo veniva trovato privo di vita al di sotto del viadotto di
Fossano.
La conversione all'Islam, il volo dal viadotto: "Edoardo Agnelli fu
ucciso"La battaglia dell'amico Marco Bava, i dubbi sul suicidio e il
ricordo come martire in Iran
Vi avevamo raccontato, nei mesi scorsi, dei due esposti presentati in
Procura da Bava, per sostenere la tesi omicidiaria. Adesso, di fronte
alle ultime rivelazioni, ha presentato un nuovo esposto al ministro
della Giustizia Carlo Nordio, lamentando che la Procura Generale di
Torino non abbia avocato a sé l’indagine archiviata come suicidio della
Procura di Mondovì. Bava dice che si basa «sull’ipotesi che l’omicidio
di Edoardo presso la sua abitazione in Torino, si fonda sulla
incompatibilità delle lesioni da una caduta da 90 metri, rilevate non
dall’autopsia ma su rilievi sommari, e che invece sarebbero compatibili
con una caduta dal muretto di casa alto circa 5 metri. Rilievo che
avrebbe dovuto perlomeno far sorgere qualche dubbio al questore di
Torino Nicola Cavaliere, che invece, nonostante formalmente incompetente
per territorio, avvallò fin dall’inizio l’ipotesi del suicidio senza
risultino indagini su quella dell’omicidio sul suo territorio».
Eredità Agnelli, "i lingotti dell'Avvocato in mezzo ai tesori dei narcos".
E su Edoardo...La seconda parte dell'intervista a Gigi Moncalvo che
"sfida" gli Elkann e la Juventus
Sulla morte di Edoardo non c’è autopsia: il medico legale fece una
ricognizione del cadavere stabilendo la compatibilità delle ferite con
la caduta dal viadotto: ferite terribili, con fuoriuscita di materia
cerebrale dal cranio, fratture. La Fiat Croma di Edoardo fu registrata
dalle telecamere in ingresso al casello, risulterebbe una sola persona
alla guida. Ma perché il suicidio? Ed Edoardo sapeva di queste
disposizioni del padre?
Secondo Bava no, ma dice anche che, l’ultima volta che si erano sentiti,
gli aveva confidato «che dovevamo parlare della Dicembre». Anche in una
delle lettere che Edoardo Agnelli mandava spesso al padre si fa
riferimento a questo: «Dobbiamo parlare della Dicembre». Possibile che
il figlio ribelle volesse accettare davvero il ruolo di erede? In una
intervista, anni prima aveva dichiarato: «Ho un terzo delle quote di
Fiat, non sarà facile farmi fuori».
Agnelli, due esposti in Procura sulla morte di Edoardo e il "giallo" del
pentitoLa denuncia dell'amico: "Non può essersi suicidato". Quel volo
dal viadotto e l'autopsia mai eseguita
Per Gianni Agnelli quel figlio interessato alla filosofia e non
all’economia, all’ambiente e non all’industria, convertito all’Islam -
dicono, ma il giorno della morte aveva un rosario buddista -, alle
droghe, gli mostrava «la stessa follia di mio fratello Giorgio», morto
suicida lanciandosi da un balcone di una clinica in Svizzera.
Agnelli, la morte misteriosa dell'uomo che sparò all'Avvocato Voleva
vendere la Fiat. La lite furiosa e l'arrivo dell'ambulanza. La
testimonianza della compagna
Si era ipotizzato, tempo fa, che potesse essere Margherita a chiedere la
riesumazione del corpo del fratello, ma quello è un atto che non è mai
arrivato. Resta piuttosto qualche dubbio investigativo: perché non
esiste un testamento definitivo di Agnelli, dal momento che in quello
reso noto alla sua morte si fa ancora riferimento a Edoardo, morto tre
anni prima? Questi documenti possono avere un peso nella ridistribuzione
del potere in seno alla società Dicembre che consente il controllo
dell’impero Agnelli ora Elkann?
Oggi Edoardo Agnelli avrebbe 70 anni: ecco come sognava la sua Fiat
(senza John Elkann)Le lettere segrete del figlio ribelle dell'Avvocato,
dall'eroina alla morte misteriosa, passando per gli attacchi a Gabetti e
Marella
Gli Elkann parlano di clamore mediatico e promettono di difendere la
memoria di Gianni e Marella; i grandi depositari dei segreti
dell’Avvocato, Gabetti e Grande Stevens, se ne sono andati. Restano le
ombre di una dinastia alle prese con una guerra intestina più feroce di
quanto si possa pensare.
Eredità
Agnelli, nodo Dicembre.
Resa dei conti sulla cassaforte
07:00 Lunedì 04 Maggio 2026 da LO SPIFFERO
Dalla residenza di Marella gli effetti su testamento, accordi del 2004 e
patti successori, con possibili ricadute sulla titolarità delle quote.
Le anomalie documentali e l'anello "debole" del notaio Morone. E se
Margherita si impunta potrebbe chiedere il sequestro
La complessa vicenda giudiziaria che vede contrapposti Margherita
Agnelli e i figli John, Ginevra e Lapo Elkann è da tempo sotto i
riflettori dell’opinione pubblica. Ma la materia del contendere, come
ormai appare evidente, va ben oltre la sola individuazione del
patrimonio di Marella Caracciolo, moglie di Gianni Agnelli, morta a 92
anni a Villa Frescot, nella sua casa sulla collina di Torino, il 23
febbraio 2019.
Il punto vero, quello che trascende la mera vicenda familiare, riguarda
gli assetti proprietari della Dicembre, società semplice fondata il 15
dicembre 1984, la storica “cassaforte” della famiglia Agnelli e oggi
interamente controllata dai fratelli Elkann. Se le ragioni di Margherita
dovessero trovare fondamento e riscontro nel giudizio in corso, una
quota significativa del capitale della Dicembre potrebbe passare nella
disponibilità della figlia dell’Avvocato. Ne sono naturalmente convinti
i suoi legali, che ritengono di poter recuperare almeno il 41,29%, ma
una simile eventualità non viene affatto esclusa neppure da autorevoli
analisti indipendenti.
E quando si parla di Dicembre si parla di una catena che, attraverso
l’olandese Giovanni Agnelli Bv, controlla la holding Exor e, a cascata,
Stellantis, Ferrari, Juventus e molte altre società. Dunque, non si
discute soltanto di conti esteri, quadri o altri beni, ma del cuore
dell’impero Agnelli.
I legali dei tre Elkann hanno più volte ribadito che «gli atti della
Dicembre sono tutti legittimi» e, soprattutto, che «l’attuale assetto
della società, così come il ruolo in essa ricoperto da John Elkann,
riflettono le volontà di Gianni e Marella Agnelli, sono sostenuti da
tutta la famiglia e non potranno essere modificati da alcuna azione
giudiziaria». È la linea del fortino: tutto regolare, tutto conforme
alla volontà dei capostipiti, nulla destinato a cambiare per effetto
delle cause.
Le strategie e il peso dei procedimenti
Non può non colpire la visione strategica dell’avvocato di Margherita,
il milanese Dario Trevisan, professionista ben noto ai principali fondi
internazionali e vera autorità in materia di proxy voting e corporate
governance. Trevisan, con grande abilità, ha saputo districarsi nei
diversi aspetti di questa vicenda, ottenendo risultati invero molto
importanti.
Il sostanziale riconoscimento della residenza italiana di Marella e
l’individuazione di un patrimonio fino ad oggi sfuggito ai fini della
determinazione dell’asse ereditario sono risultati importanti, forse
decisivi. Risultati ai quali non si sarebbe potuti arrivare così
facilmente se non vi fosse stato l’interesse concorrente dello Stato
italiano al recupero di sostanziali imposte e sanzioni non pagate. Il
fatto poi che tutte le risultanze e gli atti dei procedimenti penali
siano stati acquisiti nel procedimento civile rappresenta un ulteriore
evidente successo. È questo, forse, uno dei passaggi più rilevanti: il
contenzioso civile non vive più isolato, ma si alimenta anche degli
accertamenti e degli atti formati nell’ambito penale.
Certo colpisce che, in questo contesto, l’approccio degli avvocati dei
fratelli Elkann sia stato esclusivamente difensivo, denotando una non
profonda visione d’insieme, quasi fossero più preoccupati di parare i
singoli colpi che di agire in una prospettiva strategica cercando di
evitare l’intersecarsi dei diversi procedimenti. Almeno questo è quanto
appare agli osservatori esterni.
La battaglia però è ancora lunga e, come tutte le battaglie giudiziarie
dagli esiti incerti, riserverà sicuramente ulteriori sorprese. Fare
previsioni appare un esercizio molto difficile. Vi sono però alcune
domande che dovranno trovare risposta partendo dal dato di fatto ormai
acclarato dell’effettiva residenza italiana di Marella Agnelli.
Il primo nodo: il testamento
Il primo nodo concerne la validità e l’opponibilità in Italia del
testamento pubblico di Marella Agnelli redatto dal notaio svizzero Urs
Robert von Grünigen il 12 agosto 2011 ed integrato il 14 agosto 2012 e
il 22 agosto 2014. Con tali atti venivano nominati eredi i figli di
Margherita Agnelli, John, Lapo e Ginevra Elkann, con esclusione quale
erede legittimaria di Margherita Agnelli e dei suoi cinque figli
appartenenti al ramo De Pahlen.
Con tale testamento la successione di Marella Agnelli veniva
assoggettata alla legge e alla giurisdizione elvetica, sul presupposto
della residenza svizzera della vedova di Gianni Agnelli. A prima vista,
però, la validità di tale scelta sembrerebbe esclusa, poiché un
cittadino italiano residente in Italia non può decidere di assoggettare
la propria successione ad una legge estera. E quindi, se il testamento
pubblico di Marella fosse nullo, quali sarebbero le conseguenze sulla
sua eredità? Si aprirebbe la successione legittima in Italia e unica
erede sarebbe la figlia Margherita, essendo morto senza figli il
fratello Edoardo, unico erede maschio del patron della Fiat, trovato
cadavere ai piedi di un viadotto della Savona-Torino la mattina del 15
novembre 2000.
L’accordo transattivo
In questo quadro si aggiunge un altro interrogativo, tutt’altro che
secondario. È valido l’accordo transattivo sottoscritto da Margherita e
da Marella in Svizzera il 18 febbraio 2004, assoggettato alla legge
elvetica, con il quale venivano concordati rilevanti trasferimenti
patrimoniali e le parti si impegnavano a stipulare un patto successorio
in forza del quale Margherita avrebbe rinunciato a tutti i diritti
relativamente alla successione della madre?
La risposta è probabilmente sì, ad eccezione della parte relativa
all’impegno a stipulare il patto successorio, per i motivi che derivano
dalla disciplina italiana della successione e dei patti successori.
Resta però un’ulteriore verifica: occorre comprendere se
nell’ordinamento svizzero vi siano norme che contengono disposizioni
simili a quelle previste dagli articoli 1973 e 1975 c.c., che
disciplinano l’annullabilità degli accordi transattivi basati in tutto o
in parte su documenti che in seguito siano stati riconosciuti falsi o
che siano stati occultati da una delle parti. È un passaggio tecnico ma
centrale, perché la solidità dell’accordo transattivo non può essere
valutata soltanto guardando al suo contenuto economico, ma anche alla
base documentale su cui esso venne costruito.
Il patto successorio
E qui si arriva al dunque. Quel patto successorio sottoscritto in
Svizzera il 6 marzo 2004 è valido ed opponibile in Italia? La risposta,
in questo caso, è no. Infatti, essendo la successione disciplinata dalla
legge italiana, trova applicazione l’art. 458 c.c., che stabilisce la
nullità di ogni atto in cui si disponga di diritti su una successione
non ancora aperta, come nel caso dell’accordo del 2004 firmato da
Margherita, in cui la figlia dell’Avvocato rinunciava anticipatamente ai
diritti successori sulla successione della madre, diritti non ancora
maturati. Qui non siamo più nel campo delle sfumature. Se la successione
è italiana, il patto successorio è nullo. Ed è su questo crinale che la
causa civile può assumere effetti molto più rilevanti di quanto
inizialmente apparisse.
Il cuore della contesa
In ballo, come sappiamo, ci sono ingenti denari su conti esteri, quadri
e altri beni, ma soprattutto il “cuore” dell’impero, ovvero la Dicembre.
E qui gli aspetti oscuri sono molti.
Il primo interrogativo riguarda chi abbia dato istruzione al notaio
torinese Remo Morone di stipulare, in data 30 giugno 2021, repertorio
10.368/5.340, un atto di declaratoria relativo alla composizione e alla
struttura della Dicembre Società Semplice, allegando allo stesso ben 16
documenti. Si tratta, in parte, di copie non autentiche di atti notarili
e, in gran parte, di copie di scritture non autenticate e non
registrate, in un caso persino prive degli allegati. Per tutti i
documenti allegati veniva prevista la dicitura: “il presente
documento….. è copia conforme al documento a me esibito”. Il tutto,
secondo la ricostruzione, in aperto contrasto con le norme di legge che
disciplinano l’iscrizione presso la Camera di Commercio, da parte di un
notaio, di atti relativi a una società semplice.
Tali norme prevedono espressamente che il notaio produca alla Camera di
Commercio competente una copia per immagine, acquisita tramite scansione
ottica, dell’originale cartaceo dell’atto in formato pdf, sottoscritta
digitalmente dal notaio e dallo stesso dichiarata conforme ai sensi
dell’art. 22 comma 2 del DLgs 82/2005, secondo la seguente formula
apposta in calce all’atto: “il sottoscritto ……….. in qualità di Notaio
dichiara, ai sensi dell’art. 22 comma 2 del DLgs 82/2005, che la copia
dell’atto è conforme all’originale”.
Il notaio sotto indagine
Il notaio Morone proprio per questi atti è indagato dalla Procura di
Torino per il reato di falso ideologico in atto pubblico, nell’ambito
dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Marco Gianoglio e dai
sostituti Mario Bendoni e Giulia Marchetti.
La contestazione riguarda appunto la dichiarazione sull’assetto della
società semplice Dicembre, la cassaforte che consente al maggiore dei
figli di Margherita Agnelli il controllo dell’impero di famiglia. Tale
dichiarazione venne trasmessa alla Camera di Commercio di Torino con 17
anni di ritardo e, secondo i pm, con due date non rispondenti al vero.
L’attenzione dei magistrati, in questo filone, si è concentrata proprio
sulle operazioni che dal 2004 al 2019 hanno determinato l’attuale
composizione della Dicembre. In base alle ricostruzioni della Procura,
«i contratti con i quali Marella Caracciolo ha ceduto, nel maggio 2004,
ai nipoti John, Lapo e Ginevra Elkann la nuda proprietà di circa il 40%
delle quote della predetta società, riservando per sé il diritto di
usufrutto» sarebbero «affetti da anomalie».
Di cosa si tratta? Le «anomalie» riguarderebbero sia «il profilo
documentale, poiché la documentazione di riferimento è risultata carente
degli originali, incompleta, alterata o falsificata», sia quello dei
«rapporti finanziari tra le parti», visti gli indizi «sull’assenza
dell’effettivo pagamento del prezzo delle quote, con conseguente
ricostruzione della reale titolarità, nel tempo, quote della Dicembre».
Interrogativi sulle cessioni
L’interrogativo è semplice quanto cruciale: perché, se gli atti di
cessione quote della Dicembre, sottoscritti da Marella e dai fratelli
Elkann il 19 maggio 2004, sono stati autenticati da un notaio svizzero,
nell’atto del notaio Morone del 30 giugno 2021 sono stati allegati
documenti relativi alle cessioni di quote non autenticati?
Questa domanda potrà trovare risposta solo nel corso del procedimento
civile. Così come, sempre nel dibattimento, si potrebbe finalmente
sapere dove e da chi siano stati effettivamente sottoscritti gli atti di
cessione di quote della Dicembre. E si potrebbe arrivare a sciogliere i
dubbi sull’autenticità delle firme. Lo stesso vale per un altro profilo
decisivo: se il corrispettivo per la cessione delle quote riportato
nelle scritture del 19 maggio 2004 sia stato effettivamente pagato e da
chi. Su questo punto, spetterà ai fratelli Elkann fornire la prova del
pagamento del prezzo.
È uno dei passaggi più delicati dell’intera vicenda, perché
dall’effettivo pagamento e dalla validità delle cessioni dipende la
ricostruzione della reale titolarità delle quote della Dicembre nel
tempo.
La costituzione di parte civile
Una cosa è certa: l’eventuale costituzione di parte civile da parte di
Margherita Agnelli nei procedimenti penali a carico di John Elkann, del
commercialista Gianluca Ferrero, anch’egli indagato, e del notaio Morone,
le consentirebbe di richiedere il risarcimento del danno, patrimoniale e
non patrimoniale, e le conseguenti restituzioni. Questa scelta
trasformerebbe la figlia dell’Avvocato in protagonista attivo del
procedimento penale. Le consentirebbe di produrre prove, depositare
perizie, interrogare testimoni e partecipare attivamente all’istruttoria
dibattimentale.
La costituzione di parte civile deve avvenire, di regola, in sede di
udienza preliminare o, al più tardi, prima della dichiarazione di
apertura del dibattimento. Se questa sarà la decisione di Margherita,
probabilmente verrà formalizzata nell’udienza del 22 giugno 2026, in cui
verranno riuniti i tre procedimenti penali pendenti.
Il sequestro cautelare
In tale prospettiva, la figlia di Agnelli potrebbe chiedere all’Autorità
giudiziaria, ai sensi dell’art. 670 c.p.c., il sequestro cautelare delle
quote della Dicembre e la nomina di un custode, al fine di garantire,
pendenti le cause, che non vengano apportate modifiche ai patti della
Dicembre Società Semplice e alla consistenza patrimoniale della stessa.
Allo stato attuale sembrano sussistere i presupposti per la concessione
del provvedimento. L’art. 670 c.p.c. richiede infatti che sia in atto
una controversia concreta sulla proprietà dei beni, e che il conflitto
sia serio, obiettivo e non meramente soggettivo. Non è necessario che
ricorra il pericolo concreto ed attuale di sottrazione o alterazione del
bene. È invece sufficiente, ai fini dell’estremo dell’opportunità
richiesto dall’art. 670 comma 1 c.p.c., che lo stato di fatto esistente
in pendenza del giudizio importi la mera possibilità, sia pure astratta,
che si determinino situazioni tali da pregiudicare l’attuazione del
diritto controverso.
Una situazione che, se portata alle estreme conseguenze processuali,
dovrebbe far tremare i polsi al rampollo Agnelli. Perché il sequestro
cautelare delle quote della Dicembre non sarebbe un episodio marginale,
ma un intervento diretto sul centro di gravità del sistema proprietario
costruito intorno alla cassaforte di famiglia.
19.05.26
Poiché la vita, come ben sappiamo, è
un’autostrada zeppa di buche e pedaggi da pagare, tutti, nessuno
escluso, sentono il bisogno prima o poi di definire la propria identità
nei confronti della madre. Al di là di quanti pecche abbia, di quanti
scazzi siano avvenuti, anche quando tutto si sta spezzando, di “mamma ce
n’è una sola”, “i figli so’ piezze ‘e core”, eccetera eccetera.
E’ ciò che deve essere successo nell’animo e nel cuore di Lapo Elkann
che dopo innumerevoli e vivacissime vicissitudini mondane, una volta
trovato il karma giusto con la moglie Joana Lemos prima in Portogallo ed
oggi in Svizzera, in quel di Lucerna, ha riallacciato il rapporto con la
madre Margherita Agnelli, incarognitosi con l’ultra-ventennale e
complessa disputa sull’eredità Agnelli che la vede contrapposta ai suoi
primi tre figli: John, Lapo e Ginevra.
Al telefono il 48enne Lapo conferma a Dagospia di aver incontrato
Margherita più volte negli ultimi tempi raggiungendola nella sua
residenza svizzera, a pochi minuti di macchina da Ginevra. E sottolinea
che il suo obiettivo è di recuperare il legame familiare per eccellenza,
l'amore più forte che c'è al mondo: “L’affetto è una cosa, le
problematiche giudiziarie sono un’altra”, afferma. “Le priorità della
mia vita sono cambiate dopo il mio matrimonio con Joana; con mia madre,
voglio ricostruire un sentimento sano per ricomporre un rapporto di
armonia e di serenità”.
“Vaste programme”, direbbe con elegante scetticismo il generale De
Gaulle: perché poi il buon proposito “peace & love” di Lapo si
preannuncia complicato quando, per trovare una soluzione alla faida
famigliare, che ha in ballo una torta di miliardi, occorre mettere
seduti intorno a un tavolo quattro caratteri diversi e contrari.
DICEMBRE Poteri a John Elkann 24 marzo 1999
Se Ginevra descrive la madre come “una donna dai nervi fragili”, John
nel 2024 rilascia una durissima intervista al settimanale francese “Le
Point” descrivendo così Margherita: "È una persona naturalmente
violenta, intrisa di risentimento. Ha denigrato nostro padre. Con lei il
dialogo è impossibile. Di fronte a questa incapacità precipita nella
violenza, verbale o fisica".
"Non sopporta di non avere ragione. La minima opposizione finiva con una
punizione", aggiunge Elkann descrivendo l'infanzia dove, lascia
trapelare, il patrigno russo ortodosso Serge De Phalen avrebbe
soprannominato lui e suoi fratelli Lapo e Ginevra "i tre piccoli
ebreucci". Una battuta pesantissima e legata alla famiglia paterna degli
Elkann, il cui nonno Jean-Paul è stato negli anni Ottanta presidente del
‘’Conseil représentatif des institutions juives de France”.
In merito al durissimo attacco di John, Lapo ha preferito non fare
dichiarazioni "Se John e Ginevra vogliono parlarne sono liberi di farlo,
ovviamente. Preferisco tenerlo per me".
"Ho sempre provato pari affetto per ciascuno dei miei figli", è stata la
riposta della primogenita dell’Avvocato tramite Dario Trevisan,
l’avvocato che la difende nelle cause civili sull'eredità Agnelli in
Svizzera e Italia e ha fatto partire anche l'inchiesta penale a Torino.
Contezioso che, secondo Trevisan, Margherita “non ha avviato per prima
nei confronti dei suoi figli”.che definisce "singolare" che "queste
presunte violenze siano denunciate dopo non meno di quarant'anni e,
guarda caso, in coincidenza con il contezioso legale".
Da parte sua, Margherita Agnelli contessa De Paheln ha una fortuna
stimata in 2 o 3 miliardi di franchi svizzeri. Di professione
"casalinga" - come annotato, tanti anni fa, in uno dei documenti ora al
centro della sanguinosa guerra per l'Eredità Agnelli -, alla morte del
padre Gianni avrebbe dovuto ereditare a metà con sua madre una fortuna
difficile da stimare: nel senso che lei ritiene ci fosse un tesoro "in
nero" nascosto all'estero.
In ogni caso, all'epoca, firmò un patto successorio con cui incassò un
forfait e rinunciò al resto, compresa la Fiat che davano per spacciata.
Quella somma, mai rivelata, sarebbe di 1 miliardo e 300 milioni di euro,
circa (da cui detrarre la "pensioncina" da 7 milioni di euro che dava a
mamma Marella).
In seguito, Margherita ha impugnato quegli accordi e i successivi
testamenti della madre Marella (deceduta nel 2019). La sua strategia
punta a far valere l'invalidità dei patti successori (vietati dalla
legge italiana) dimostrando che la madre risiedeva effettivamente in
Italia (a Villa Frescot, Torino) e non in Svizzera.
EREDITÀ AGNELLI, MARGHERITA ALL’ASSALTO DELLA CASSAFORTE DELL’IMPERO
EXOR
Fabrizio Massaro per www.milanofinanza.it – 8 maggio 2026
Si avvicina l’udienza preliminare del 22 giugno che potrebbe portare a
un rinvio a giudizio per John Elkann e i professionisti a lui legati
come il commercialista Gianluca Ferrero e il notaio Remo Morone a vario
titolo per dichiarazione fraudolenta, truffa ai danni dello Stato e
falso in atto pubblico.
E nello stesso tempo comincia a dipanarsi anche l’intreccio delle varie
cause civili incastrate l’una con l’altra tra Italia e Svizzera che
vedono da anni contrapposti Margherita Agnelli e i suoi primi tre figli
John, Lapo e Ginevra per l’eredità della nonna Marella Caracciolo e
indirettamente, per quella di Gianni Agnelli.
La sentenza di Thun e l’attacco al cuore dell'impero
È la recente sentenza del tribunale elvetico di Thun emessa lo scorso 7
aprile ad assestare un colpo alla linea di resistenza degli Elkann e
contemporaneamente ad aggiudicare un punto importante a favore di
Margherita.
Che ora, dopo anni di lotta nei tribunali, vede la strada più spianata
per aggredire il cuore dell’impero lasciato dall’Avvocato: la Dicembre
società semplice, e da lì la Giovanni Agnelli bv e poi Exor e tutte le
società che possiede, da Stellantis a Ferrari, da Philips a Cnh,
Lingotto, Juventus, The Economist per citare le più noti. Totale del
patrimonio: circa 33 miliardi di euro.
Il controllo della Dicembre e la strategia legale di John Elkann
Che sia la Dicembre la vera posta in gioco lo dimostra il botta e
risposta con tanto di repliche e controrepliche, durato quasi un mese,
tra i legali del presidente di Stellantis e ceo di Exor con un sito
torinese di informazione, «Lo Spiffero»: un caso pressoché unico nel
basso profilo che il fronte Elkann ha tenuto in anni di scontro legale,
con lettere di precisazioni e successive risposte puntigliose con al
centro appunto il controllo della Dicembre.
Comunque vadano i processi civili, è in sostanza la linea degli avvocati
di John Elkann, l’assetto della cassaforte con il maggiore degli Elkann
«quale azionista di maggioranza non potrebbe mai essere messo in
discussione» dalla madre Margherita.
Per vari motivi: John è azionista di maggioranza (oggi al 60%) per una
donazione effettuata dal nonno Gianni negli anni Novanta e poi da
un’altra del 2003 della nonna Marella, che non possono essere
invalidate; in particolare quest’ultima donazione «non può essere
invalidata perché i beni che compongono l’asse ereditario di Donna
Marella sarebbero in ogni caso più che sufficienti a soddisfare
eventuali diritti successori di Margherita de Pahlen nei confronti della
madre».
C’è poi lo statuto della stessa Dicembre che attribuisce tutti i poteri
a John Elkann fin dal 1999, quando anche Margherita era socia, e non può
essere modificato senza il suo consenso.
Infine c’è l’elemento più rilevante anche dal punto di vista morale:
«Margherita Agnelli nel 2004 cedette liberamente le sue quote della
Dicembre. Era un momento molto grave per il Gruppo Fiat e i figli Elkann
fecero la scelta opposta sostenendo insieme a tutto il resto della
famiglia Agnelli il rilancio della Fiat», scrivono i legali di John
Elkann, «ma Margherita Agnelli decise di vendere: questa compravendita
non può essere annullata perché liberamente stipulata dalle parti e
indipendente dalle pattuizioni di Ginevra».
L'accordo transattivo del 2004 e la questione della residenza
MARGHERITA AGNELLI JOHN ELKANN - ILLUSTRAZIONE DEL FATTO QUOTIDIANO
Quali pattuizioni? Il riferimento è all’accordo transattivo del febbraio
2004 e al patto successorio del marzo successivo, entrambi di diritto
svizzero, che definirono l’eredità di Gianni e quella futura di Marella.
Allora Margherita accettò 1,3 miliardi di euro circa compresi immobili e
opere d’arte chiudendo ogni questione sull’eredità del padre e
rinunciando alla futura eredità della madre, poi scomparsa nel 2019.
La validità di questi patti in Svizzera è oggetto di discussione da
dieci anni davanti a un giudice civile di Ginevra. Una decisione è
attesa per il prossimo anno. Ma in ogni caso, secondo Margherita,
un’eventuale sconfitta non pregiudicherebbe la sua causa in Italia.
La madre di John sa di avere in mano buone carte da giocare. Grazie alla
decisione della giudice svizzera di Thun che ha escluso la sua
competenza a giudicare sulla validità del testamento di Marella che nel
2011 nominò eredi i tre Elkann, il suo ruolo da qui in avanti non sarà
più quello di inseguitrice ma di lepre:
dovranno essere i suoi tre figli a provare che le carte e gli accordi
che fin dal 2004 reggono l’attuale assetto di potere nella dinastia
Agnelli sono validi ed efficaci in Italia. Questo perché la pronuncia
della giudice rimette in discussione il presupposto sul quale l’intera
costruzione si regge: l’effettiva residenza di Marella Caracciolo in
Svizzera.
Le indagini sulla residenza di Marella Caracciolo
Ormai ci sono molte prove che smonterebbero questa affermazione: la
giudice di Thun, sebbene ancora non siano pubbliche le motivazioni della
sua decisione, riconosce implicitamente la giurisdizione italiana, e
quindi che Marella risiedesse effettivamente a Torino.
Le indagini della procura piemontese arrivano alla stessa conclusione
non solo relativamente agli ultimi anni di Marella ma anche a ritroso
fino al 2004. E le carte del penale sono state riversate, e accolte, nel
procedimento civile a Torino.
Davanti alla giudice Nicoletta Aloj, Margherita sostiene che il
testamento di Marella è invalido, che l’accordo transattivo non aveva la
forma notarile e comunque anche per altri motivi non formali è invalido
ai sensi della legge italiana, che lei è quindi l’unica erede e che ha
diritto anche ai soldi dell’eredità nascosta all’estero.
Per di più Margherita ha recentemente rivendicato anche il risarcimento
dei danni nei confronti di John per il mancato godimento dei beni
ereditari per tutti questi anni. Partendo appunto dalla residenza
italiana di Marella.
Le pendenze fiscali e l’imputazione coatta
La difesa degli Elkann sostiene invece, fra le altre cose, che anche la
verifica fiscale sull’eredità Agnelli avvenuta anni fa affermò che
Marella era residente in Svizzera. Resta tuttavia che John Elkann ha
pagato, sia pure in ritardo, all’Agenzia delle Entrate le tasse sul
patrimonio della nonna per gli ultimi anni di vita, riconoscendo di
conseguenza che era residente in Italia, e ha chiuso poi le pendenze
fiscali versando 183 milioni di euro, che però non gli hanno evitato
l’indagine penale e il probabile processo, avendo un gip imposto
l’imputazione coatta.
Il possibile ribaltamento dei pesi nella Dicembre
Davanti al giudice civile di Torino le conseguenze a cascata della
residenza italiana di Marella, se tutte si muovessero nella direzione
voluta da Margherita, potrebbero portare, secondo la difesa della figlia
di Agnelli (l’avvocato Dario Trevisan), al ribaltamento dei pesi dentro
la Dicembre. Come?
Se fossero annullati gli accordi del 2004, il 37,5% della Dicembre in
origine di proprietà di Margherita tornerebbe a lei. Se venissero
annullate le vendite del 41,29% della Dicembre dalla nonna ai tre nipoti
– delle quali, sostiene, mancherebbero documenti certi anche sul
pagamento – quella quota rientrerebbe nell’asse ereditario di Marella.
Se poi anche il testamento svizzero venisse dichiarato nullo, l’unica
erede sarebbe Margherita e quindi quel 41,29% passerebbe a lei.
Margherita poi, quale erede, avrebbe diritto anche a metà del 25% donato
dalla madre a John, ovvero il 12,6%.
Risultato? Margherita avrebbe in mano almeno il 53,9% della Dicembre. Se
poi venisse cancellato anche il cosiddetto «accrescimento» di John nella
Dicembre seguito alla morte del nonno nel 2003 (come accade nelle
società di persone), Margherita salirebbe addirittura al 58%.
Nell’ipotesi in cui invece il testamento svizzero restasse valido ma
tutte le altre richieste venissero accolte, Margherita salirebbe
comunque al 51%.
Questo è il convincimento dei legali di Margherita: nel giudizio
torinese, spiegano, sono state formulate richieste di annullamento e
invalidazione che, se accolte (e lo ritengono probabile),
indipendentemente dai giudizi svizzeri porterebbero a tali risultati.
Uno scenario insomma del tutto opposto a quello tracciato dai legali di
Elkann. E che rivoluzionerebbe l’intero impianto di governance dell’imper
POTETE
SCARICARE
LA VERITA' SULLA FIAT E LA
FAMIGLIA AGNELLI, PERCHÉ QUELLA CHE FINORA E' STATA PRESENTATA NON E' LA
VERITA':
GABETTI, GRANDE STEVENS,
DONNA MARELLA, MARCHIONNE E JAKY HANNO SFASCIATO TUTTO.
L'AVVOCATO ED UMBERTO NON
HANNO CAPITO I DANNI CHE POTEVANO CAUSARE ED HANNO CAUSATO GABETTI
GRANDE STEVENS E DONNA MARELLA.
GABETTI CON MARCHIONNE e DONNA
MARELLA CON JAKY hanno danneggiato la FIAT.
CARO YAKY GESU' AVEVA
AUTOREVOLEZZA NON AUTORITA' ed il fatto che citi piu' spesso
Marchionne che tuo nonno dimostra quanto poco avevate in comune.
Con Giovanni Alberto
Presidente della Fiat , La Nostra Fiat sarebbe stata più giusta e
fondata sul senso del dovere sociale di quella che fu di VALLETTA ,
che' e' stata di Marchionne che e' sarà di Jaky. La base sarebbe
stata la fusione di IFI in FIAT creando la Super FIAT. Si sarebbe
creata una super Holding automobilistica con la fusione di Fiat auto
in Ferrari e l'acquisizione di Volvo, Land Rover e Jaguar. L'auto
elettrica non sarebbe mai stata prodotta ma ci sarebbe oggi quella
ad H2, con reti per produrlo e venderlo in Europa, Asia e Usa , con
almeno Fiat-Lancia-Alfa , Toyota , BMW e Hyundai. La Fiat Holding
avrebbe creato: la HOLDING ENERGIA -TELECOMUNICAZIONI controllando
Telecom ed Eni-ENEL, la HOLDING GDO acquisendo Auchan-Carrefour, quella
SPORT E TEMPO LIBERO con Juve , quella alimentare con Buitoni e
Centrale del latte di TORINO, quella dell'informazione con LA STAMPA
e Video-informa, quella della salute con Genarco..... Avremmo
rispettato e dato continuita' attualizzandolo il lavoro svolto da
Gianni ed Umberto Agnelli, senza Gabetti, il prete.
GLI ORIGINALI
delle lettere di EA NON SONO PIU' CUSTODITI DALLA BIBLIOTECA DI SETTIMO TORINESE
PER REVOCA DELLA DONAZIONE IN QUANTO NON LASCIAVA CONSULTARE AL
PUBBLICO L'ORIGINALE DELLE LETTERE DI EA. Per cui chi le vuole me le
chieda ed io gli inviero' la scannarizzazione.
SE VUOI AVERE UNA COPIA DELLE LETTERE DI EDOARDO
AGNELLI :
Intervento fatto al Collegio Carlo Alberto di Torino sulla censura
assembleare dell’art.11 del Decreto Capitali
E’ sempre positiva una analisi storica democratica.
Qui in p.za Arbarello a TORINO c'era la Facolta' di Economia ed ho
imparato l’ economia industriale dal prof Goss Pietro.
Che dai 25 anni ho potuto applicare concretamente direttamente con
Gianni Agnelli.
L’invidia dei docenti di Economia di TORINO per questa mia
esperienza formativa , mi e’ costata 16 anni di blocco per la
laurea in Economia a Torino , ottenuta poi in 16 mesi a Novara, a
cui e’ seguita una 2^ laurea in giurisprudenza a Torino per
riabilitarmi con il prof.Dezzani di Economia ae Commercio a Torino.
Altri 20 anni mi blocca Economia e Commercio di Torino per l'esame
da dottore Commercialista che poi supero a Roma.
A 30 anni proposi a Gianni Agnelli superFIAT, LA FUSIONE IFI
FIAT , che mi chiese di portare a Cuccia, e che Gabetti e Galateri ,
con cui collaboravo, ed a cui chiesi un aiuto, mi bloccarono.
Umberto Agnelli attraverso Boschetti mi propose di rifare la Stilo,
ma Morchio si oppose .
Muoiono Edoardo Agnelli Gianni Agnelli e Umberto Agnelli
, Gabetti ,attraverso donna Marella e Yaky sceglie Marchionne
che privo di conoscenze automobilistiche, ha lasciato a Yaky la
sola scelta di VENDERE la Fiat che sta progressivamente riducendo la
produzione negli stabilimenti italiani.
A cui Cirio,Urso e Pichetto rispondono rifiutando l’esame del mio
PROGETTO H2 PER AUTOTRAZIONE. Lo trovate sul mio sito
www.marcobava.it. Mentre DENORA ne REALIZZA uno suo IN LOMBARDIA
programmando il più importante stabilimento europeo di
elettrolizzatori per produrre H2 , affiancata da SNAM dopo che se
ne parlato nell’assemblea aperta di Snam 1 mese fa, in cui viene
convita del futuro della produzione dell’H2 con elettrolizzatori che
fara’ appunto con De Nora in Lombardia. Ed io prevedo che seguira’ la
produzione delle auto ad H2 in Lombadia invece che in Piemonte
, che forse saranno finanziate da Unicredito e S.PAOLO. Queste sono
visioni strategiche.
Tutto cio’ mentre a Torino ed in Italia il presidente del S.PAOLO
ispirando l’art.11 fascista
del Decreto capitali, censura, in Italia, unica nel mondo, la
democrazia nelle assemblee, pero’ non applicata da Snam che
forse non e’ un importante cliente di S.PAOLO.
Prof Goss Pietro E’ COSCIENTE dei danni che questa sua censura
democratica sta provocando e provocherà rispetto alla storia del
paese che avete illustrato ?
Perche’ lo sta facendo viste le conseguenze di impoverimento
regionale e nazionale ?
Qual’e’ il fine ? il POTERE FINE A SE STESSO come mi risposte anni
fa Grande Stevens ?
La stessa decadenza si manifesta anche attraverso le assemblee
Juventus in cui, anche se non sono state mai chiuse , sono stato
aggredito 2 volte dallo staff. Tutto cio’ non puo’ che portare alla
vendita della Juve come e’ successo per Fiat portando sempre piu’ il
Piemonte verso la deriva democratica ed economica.
Senza democrazia in economia non ci può essere sviluppo. Siete
d’accordo ?
Per confermare quale fosse il grado di conoscenza che avevo con GA che
mi ha insegnato dare il 5 posso aggiungere che :
soffriva di insonnia per cui leggeva ed alle 12 aveva sonnolenza
amava la boxe
quando aveva una influenza si curava con la penicellina
Sul prof.GP posso invece ricordare:
che ho concordato l'appoggio alla sua prima nomina a presidente di
Intesa S.PAOLO con il prof.Bazoli in cambio di una sua presidenza
onoraria con partecipazione alle decisioni strategiche;
che gli ho proposto una fusione di Unicredito in Intesa S.Paolo
IL GIUDIZIO SPREZZANTE DEL PROF.GROSS PIETRO:
Mb
Mar, 03 Mar 2026
La Dicembre al 41% della
Giovanni Agnelli Bv: il valore della cassaforte della famiglia scende a
8 miliardi. Il ramo che faceva capo a Maria Sole Agnelli, deceduta lo
scorso dicembre, scende all’11%.
La Dicembre Società Semplice, con il suo 41% del capitale, mantiene
saldo il controllo nella Giovanni Agnelli Bv, che a sua volta è a capo
del sistema Exor. La Dicembre è la cassaforte di famiglia attraverso cui
l’avvocato Gianni Agnelli controllava l’impero e attraverso cui oggi
John Elkann controlla, attraverso la già citata Giovanni Agnelli Bv, la
maggioranza di Exor, holding che è azionista di maggioranza tra le altre
di Juventus, Ferrari e Stellantis.
Come riporta l’edizione odierna de Il Sole 24 Ore, all’interno degli
equilibri familiari, scende all’interno della Giovanni Agnelli Bv il
peso del ramo di Maria Sole che dopo la scomparsa della sorella
dell’Avvocato fa cassa e scende nel libro soci della società olandese
all’11%. Ma in questo caso ad assorbire queste quote non è il ramo
controllato da John Elkann, come è spesso accaduto in passato, ma
direttamente la Giovanni Agnelli Bv, che porta così all’11,1% il
pacchetto di azioni proprie custodite in portafoglio, divenendo di fatto
il terzo azionista della società stessa.
L’operazione di compravendita, come previsto dallo statuto del veicolo,
rivela anche il valore aggiornato della cassaforte, scesa dai 10
miliardi di euro di inizio 2025 agli attuali 8,2 miliardi. Il meccanismo
di determinazione del valore tiene conto del valore mediano dell’azione
Exor nel mese precedente la data di rilevazione ufficiale, al netto del
debito e delle azioni proprie. Tale valore viene calcolato ogni
qualvolta qualcuno della dinastia decide di essere liquidato in tutto o
in parte.
Sullo sfondo, si registrano infine due novità che coinvolgono Andrea
Agnelli, terzo azionista di riferimento del sistema Exor: l’ex
presidente della Juventus ha riscritto gli accordi con la sorella Anna
nel veicolo che custodisce la quota nella capogruppo olandese
confermando la strategicità della partecipazione nella Giovanni Agnelli
Bv e apre alla successione nelle società operative con l’ingresso della
primogenita Baya nei board delle partecipate.
Come detto, la Giovanni Agnelli Bv rappresenta lo scrigno di accesso
all’impero della dinastia Agnelli-Elkann, detenendo il 57% del capitale
di Exor e tramite il meccanismo di voto multiplo diritti di voto fino
all’86%. Alla holding fanno capo gli asset dell’impero nato intorno alla
vecchia Fiat e oggi rappresentati da giganti industriali come Ferrari,
Stellantis e Cnh. Nel corso dell’ultimo anno, si sono registrati
aggiustamenti sensibili per alcuni rami della dinastia. La Dicembre, la
cassaforte di proprietà di John (60%), Ginevra (20%) e Lapo Elkann
(20%), dopo aver compiuto una scalata all’inizio del 2025 ha mantenuto
salda la presa al 41% della Giovanni Agnelli Bv. Una quota rilevante che
permette ad Elkann di avere un peso sensibile come singolo azionista sul
veicolo di Amsterdam a cui fa capo il 57% di Exor. Basti pensare che nel
2016 la posizione della Dicembre nel capitale della società olandese era
al 36%.
Per quanto riguarda il ramo di Maria Sole, questo passa dal 12,3%
all’11%. Fermo, infine, il ramo di Andrea Agnelli, con una quota
dell’8,9%. Quest’ultimo a inizio 2023 deteneva l’11,85% prima della
cessione a Elkann di un pacchetto del 2,95% della società di famiglia,
ridimensionando così la posizione nel libro soci. In occasione del
passaggio di queste azioni, la Giovanni Agnelli Bv valeva 10 miliardi.
Nel corso del 2025, il dato era stato fissato a 9,5 miliardi. La recente
correzione dei mercati e il ridimensionamento delle quotazioni della
holding e di asset come Ferrari, scesa dai 75 miliardi di inizio 2025 ai
60 miliardi attuali o Stellantis sotto i 20 miliardi, hanno però
evidentemente avuto riflessi anche sulla ricchezza della cassaforte di
famiglia fino agli 8,2 miliardi di oggi.
Considerando il valore aggiornato, il 41% di azioni controllate dalla
Dicembre passa da un valore di 4,1 miliardi di euro a poco più di 3
miliardi di euro. E quel pacchetto dell’1,3% che il ramo di Maria Sole
ha deciso di vendere alla Bv ha portato nelle casse degli eredi circa
100 milioni di euro. La posizione del ramo di Andrea Agnelli nel libro
soci della Bv è stata storicamente compresa tra i soci forti della
capogruppo. Rispetto alla Dicembre, dove John Elkann fin dalla morte
dell’Avvocato grazie alla donazione della nonna Marella ha sempre potuto
contare dall’inizio su una posizione di forza del 60%, Andrea Agnelli
gestisce la quota con la sorella Anna. E le chiavi di controllo della
Giovanni Agnelli Bv sono custodite nella società semplice A&A.
Per anni la quota nella vecchia Sapaz, poi sostituita dalla Bv, è stata
concentrata nelle mani di Umberto. Dopo la sua scomparsa nel 2004, sono
stati chiamati all’eredità la moglie Allegra Caracciolo di Castagneto in
ragione di tre noni, i figli Andrea e Anna in ragione di due noni
ciascuno e la nipote Virginia Azia in ragione di due noni. Ma non è
stata una soluzione definitiva. Gli anni successivi, secondo quanto
emerge dalla documentazione raccolta, Andrea e Anna hanno liquidato la
madre Allegra e Virginia Azia, diventando titolari dell’intero capitale
della società.
Il 23 dicembre scorso Andrea Agnelli e la sorella Anna hanno modificato
i patti sociali della A&A, il veicolo attraverso cui i due fratelli
detengono il pacchetto dell’8,9% nella Giovanni Agnelli Bv. In virtù dei
nuovi accordi viene eliminata la possibilità di “realizzo” della
partecipazione, confermando così in modo inequivocabile la strategicità
del pacchetto nella Giovanni Agnelli Bv. I nuovi patti sociali si
limitano a recitare: «La società ha per oggetto l’attività di gestione
della partecipazione nella Giovanni Agnelli Bv». Si tratta di un
passaggio significativo perché nella storia più recente della Giovanni
Agnelli Bv proprio il ramo di Andrea Agnelli è stato più volte indicato
come quello più “incerto”, soprattutto dopo la decisione di due anni fa,
nel 2023, di vendere il pacchetto del 2,9% alla Dicembre di John Elkann.
Infine, lo stesso Andrea Agnelli ha già iniziato a muovere i primi passi
per la successione. Nella sua holding personale Lamse, che come veicolo
della Giovanni Agnelli Bv controlla insieme alla sorella Anna. Proprio
qui, in occasione del rinnovo delle cariche avvenuto lo scorso anno, si
è registrato un passaggio significativo con l’ingresso della figlia
primogenita di Andrea, Baya, classe 2005, nel Consiglio di
Amministrazione di Lamse. Una scelta accompagnata dalla conferma
dell’amministratore delegato Francesco Roncaglio e dalla nomina alla
presidenza di Anna.
Tornando alla Giovanni Agnelli Bv e in virtù degli ultimi cambiamenti,
la cassaforte di famiglia è così divisa:
Dicembre (John Elkann ed eredi Giovanni Agnelli) – 41%
Ramo Maria Sole Agnelli – 11%
Ramo Umberto Agnelli (Andrea Agnelli e Anna Agnelli) – 8,96%
"I nostri soldi e l'inflazione"
Il libro è
ora disponibile anche in edizione
tascabile a 12 euro.
E' lo stesso libro: solo costa meno ed è un po' più piccolo.
«Qui c'è chi muore di fame e chi, invece, ha i soldi e sopravvive».
A parlare è Antonio – un nome di fantasia, per motivi di sicurezza –
un cittadino italiano che vive a L'Avana. Romano, sulla cinquantina,
con un passato di militanza negli ambienti di sinistra, è testimone
quotidiano di quello che sta succedendo sull'isola e, un tempo,
amava definirsi fidelista. «Fidel trovava sempre soluzioni a tutto;
quando c'era lui c'era l'uguaglianza», tiene a precisare l'uomo come
premessa di ogni suo discorso, soprattutto per far capire le attuali
degenerazioni del sistema.
«In questo periodo vivo a L'Avana, dove ho una parte della mia
famiglia paterna, e posso dire che il Paese è allo stremo. A causa
del blocco, il carburante non si trova; ce l'ha solo qualche
privilegiato, e quando c'è al mercato nero, costa dieci dollari al
litro», e questo impedisce alle persone di andare a lavorare o a
scuola.
A Cuba ci sono ricorrenti blackout ormai da diversi anni, ma da
quando Trump ha imposto l'embargo energetico, la situazione è
peggiorata. Si è passati da interruzioni programmate e limitate nel
tempo, a blackout improvvisi che possono arrivare a durare più di
venti ore al giorno su tutto il territorio. «Di solito, cercano di
preservare L'Avana Vecchia, ma negli altri posti tolgono la corrente
per quasi tutta la giornata. Il cibo c'è, ma pochi possono
permetterselo».
Antonio mostra le immagini delle strade della capitale ricoperte di
rifiuti e racconta dei "cacerolazos", le proteste spontanee con
pentole e padelle contro i blackout, represse dal governo con
arresti e intimidazioni; ma anche degli ospedali paralizzati per la
carenza di medicinali, e la quasi totale assenza di elettricità che
impedisce di portare a termine le operazioni.
L'embargo – quella serie di sanzioni che l'isola subisce
illegittimamente dagli Stati Uniti da oltre sessantadue anni – è una
parte preponderante del problema, perché si stima che il danno
accumulato abbia superato i 164 miliardi di dollari, secondo i dati
presentati da Cuba all'Assemblea generale dell'Onu; ma c'è spazio
anche per le responsabilità del governo che ha avallato un sistema
che non è più nemmeno il ricordo degli anni della Rivoluzione.
«Qui c'è il peggior capitalismo dell'America Latina e la vita se la
possono permettere in pochi», afferma l'uomo con rabbia, rivelando
anche dei litigi con alcuni attivisti italiani di sinistra per cui
Cuba è ancora un simbolo potente di anti-imperialismo.
Ma è stato soprattutto dopo la pandemia e il crollo del turismo –
principale motore dell'economia – che il governo ha favorito
un'ulteriore apertura per evitare il tracollo. In molti hanno
parlato di una scelta obbligata, più che ideologica, legata alla
sopravvivenza di un Paese sotto embargo dal 1962. Così, nel 2021,
L'Avana ha legalizzato le MiPymes, le micro, piccole e medie imprese
private, avviando migliaia di attività nell'ambito del commercio,
dei servizi e della ristorazione.
«Con questi stipendi, gli statali possono campare un solo giorno;
con le MiPymes, invece, si vive bene. Ormai queste aziende sono
tantissime e i loro proprietari, come ad esempio la famiglia Castro
o altre persone, sono dei privilegiati. Per aprirle servono i
dollari: la maggior parte di coloro che ha lasciato il Paese manda i
soldi da Miami. Se ti mandano duecento dollari al mese, puoi aprire
una piccola azienda; con cinquecento una grande, se te ne mandano
mille, allora sei ricco».
Per Antonio, questa trasformazione dell'economia è ormai il
discrimine tra i cubani che devono spendere metà dello stipendio o
l'intera pensione in pesos per comprare una confezione di uova, e
quelli che vivono grazie ai dollari dei parenti all'estero. «Prima i
"balseros" e i "gusanos" (termini con cui il regime indicava in modo
dispregiativo gli esuli cubani e gli anticastristi, ndr) venivano
presi a fucilate o morivano in mare sulle zattere. Ora senza i loro
soldi non si può fare niente», ribadisce Antonio per spiegare quella
che, a suo parere, è la più grande contraddizione del Paese.
Ci sarebbe la Cina dietro vari ricchi bonifici arrivati tra il 2020
e il 2025 sul conto bancario dell’ex premier spagnolo José Luis
Rodríguez Zapatero, secondo gli inquirenti del «caso Plus Ultra»,
che stanno indagando anche su alcuni multimilionari progetti
energetici in Andalusia.
Il quotidiano El Mundo cita gli incontri fra Zapatero e «membri di
alto rango del Partito comunista cinese» avvenuti nel marzo 2025, a
margine del Forum di Boao, la «Davos dell’Asia», e la successiva
firma di un accordo tra Origin Quantum, azienda specializzata in
calcolo quantistico, e ChinaLink Asia Holdings Limited, un fondo di
venture capital presente in molti dei maggiori investimenti cinesi
legati alla transizione energetica spagnola.
Tra le aziende finanziate da ChinaLink c’è anche il colosso cinese
Hygreen Energy, uno dei maggiori produttori di elettrolizzatori, che
vuole rendere l’Andalusia uno dei principali hub per l’idrogeno
verde in Europa.
Zapatero, il «facilitatore», sarebbe stato ben remunerato per i suoi
servizi di consulenza e mediazione internazionale. Secondo l’Unità
per la delinquenza economica e fiscale (Udef) della Polizia
spagnola, l’ex premier ha ricevuto 27 bonifici da ChinaLink per un
totale di 159.034 euro.
Ma l’atto d’accusa contro Zapatero include anche tre pagamenti per
un totale di 104.410 euro provenienti da Mimo Advisors S.L., una
società di consulenza collegata all’imprenditore DuFangyong, noto
negli ambienti economici come «Miguelito Duch» e sospettato
dall’intelligence spagnola di avere stretti legami con i servizi
segreti cinesi.
L’Udef cita un ulteriore pagamento di 49.758 euro da Yuewee
International Trade Limited, 37 bonifici da Gate Center per 352.980
euro, altri 37 dalla società di consulenza spagnola Thinking Heads
Group per 649.552 euro e altri due dalla sua filiale statunitense
per 31.766 euro. Queste ultime due entità sono presiedute da Daniel
Romero-Abreu Kaup, un uomo d’affari che ha spesso accompagnato
Zapatero nei suoi viaggi in Cina.
RINNOVABILI BOICOTTATE
Tutti sono favorevoli alla transizione energetica e alle rinnovabili
fino a quando non arriva il momento di piantare una pala eolica o
installare un impianto fotovoltaico. Gli attacchi di Fiorello al
parco eolico in Umbria è solo l'ultimo capitolo di una saga che si
ripete in tutta Italia. Dalla Sardegna alla Puglia, centinaia di
progetti restano bloccati dalla burocrazia mentre il Paese lotta per
sopravvivere.
Il fabbisogno elettrico dell'Italia è di circa 312 Terawattora (TWh)
l'anno, ma il Paese ne produce solo 260: il resto arriva
dall'estero. Della produzione nazionale, il 39% proviene da fonti
rinnovabili. Considerando che l'elettricità pesa per il 25% del
fabbisogno energetico complessivo italiano (che comprende anche
calore e trasporti), è evidente che la strada verso la
decarbonizzazione sia ancora lunga.
Secondo gli obiettivi del Piano nazionale energia e clima (Pniec),
l'Italia deve installare più di 10 Gw all'anno da qui al 2030: agli
attuali 85Gw ne vanno aggiunti 50 per arrivare alla sicurezza
energetica. Se l'obiettivo fosse centrato - 20 Gw sono già
instradati dalle ultime aste - la produzione di rinnovabili
arriverebbe a ridosso del 70% del mix elettrico totale (rispetto
all'attuale 45-50%), allineando il Paese alla Spagna. Il paradosso è
che quei 50 Gw mancanti esistono già: tra richieste di
autorizzazione e progetti in attesa di completare l'iter
amministrativo si supera quota 150 Gw, ma ricorsi, sovrintendenze,
commissioni di impatto ambientali e veti locali congelano tutto.
Nel frattempo, il Paese vive su un equilibrio precario che gli
ultimi dati Eurostat fotografano con chiarezza. Oggi, famiglie e
imprese italiane pagano bollette delle luce in linea con la media
dei partner dell'Eurozona (peraltro quasi il 70% dei consumatori ha
sottoscritto contratti a prezzo fisso, ndr). Ma la parità ha un
costo. Come raccontato da questo giornale, la competitività del
nostro sistema produttivo è sorretta da una rete di aiuti e
incentivi che vale due miliardi di euro l'anno e che lo Stato
riconosce alle sole aziende energivore per calmierare l'impatto dei
costi energetici strutturali ed evitare il rischio delocalizzazione
della produzione.
Difficile pensare che un Paese incapace di tagliare il debito e di
investire su crescita e sviluppo, possa farlo per sempre. L'unica
strada per blindare l'industria tricolore è abbattere
definitivamente il costo dell'energia attraverso l'autoproduzione da
fonti pulite - che non risentono della volatilità delle materie
prime fossili. Anche perché la crisi attuale ha cambiato pelle: se
le bollette non stanno subendo i rincari come nel post-invasione in
Ucraina, a essere esplosi sono i prezzi dei carburanti. La vera
emergenza, quindi, si sconta sul prezzo di benzina e diesel che a
cascata infiamma l'inflazione. L'elettrificazione dei trasporti e
dei consumi domestici, dunque, diventa uno strumento per difendere
il potere d'acquisto dei cittadini.
Eppure, la geografia dei ritardi italiani racconta bene questa
paralisi, frammentata in cortocircuiti locali insanabili. La
Sardegna guida la classifica delle regioni inadempienti: secondo i
monitoraggi Terna, alla fine del primo trimestre le mancano 461 Mw
anche solo per raggiungere il target intermedio fissato dal decreto
Aree Idonee. Nell'isola le richieste presentate dai privati superano
quota 600, ma le autorizzazioni sono di fatto ferme.
Subito dietro c'è la Calabria (-383 Mw rispetto all'obiettivo
intermedio). La regione vive in un paradosso perfetto: ha un parco
installato consistente e una fortissima pressione progettuale (sono
63 le istanze di autorizzazione unica pendenti), ma dal 2021 a oggi
sono entrati in funzione solo 573 Mw, il 18% del target finale al
2030.
Ancora più eclatante è il caso della Sicilia. Qui la burocrazia ha
persino corso troppo: la potenza già autorizzata supera il target
assegnato al 2030. Eppure l'isola continua a essere in deficit
strutturale: solo nei primi quattro mesi dell'anno ha dovuto
importare dal Continente 1,1 TWh. L'amministrazione locale sembra
non conoscere il proprio territorio con il risultato che tra carenze
infrastrutturali, cabine elettriche mancanti ed elettrodotti non
pronti, oltre 10,7 Gw autorizzati (e altri 30 Gw in istruttoria)
restano scollegati dalla rete.
In Puglia si registra una vera e propria montagna di carta: oltre
700 progetti per 32 Gw tra eolico e fotovoltaico sono fermi in
attesa di autorizzazione o di Valutazione di impatto ambientale
(Via) al ministero dell'Ambiente. Se venissero sbloccati, la regione
avrebbe già superato gli obiettivi del 2030. Invece, la Puglia si
ritrova ai piedi del podio dei ritardatari (-211 Mw sul target
intermedio).
Chiudono il quadro delle Regioni in affanno la Toscana (terza
peggiore in Italia, a cui mancano ancora 239 Mw rispetto alla quota
assegnata) e l'Umbria dei veti artistici. Al contrario, il motore
economico del Nord (Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna)
ha già superato le prime scadenze intermedie, allargando la forbice
energetica del Paese.
Con il risultato che mentre governo e Regioni discutono per trovare
un accordo, il mondo accelera e la domanda elettrica globale - tra
Intelligenza artificiale e grandi data center - è in costante
crescita. In attesa che venga ridisegnata la geopolitca
dell'energia. Finché il mercato europeo è fluido, importare un sesto
della nostra elettricità non è un problema. Ma cosa accadrebbe se un
domani i partner Ue europei da cui oggi compriamo energia ne
avessero un disperato bisogno per alimentare la propria crescita
interna e i propri supercomputer? Probabilmente ridurrebbero
l'export o aumenterebbero i prezzi. L'indipendenza energetica non è
più un capitolo della transizione ecologica, è un pilastro della
sicurezza nazionale. —
02.06.26
Aggiornate le tecnologie per aggirare le difese: se i primi vengono
intercettati, avvertono gli altri
Mosca usa droni a sciame, si guidano da soli La Russia sta attivamente modernizzando i suoi droni e
introducendo la tecnologia "a sciame". È un'evoluzione che consente
ai droni di cambiare rotta in tempo reale durante gli attacchi
aerei. A denunciare questa nuova minaccia russa è stato l'esperto
militare Anatolii Khrapchynskyi su media ucraini. Perché gli sciami
di droni sono più pericolosi dei missili? A differenza dei missili
da crociera che seguono una rotta pre-programmata, ha spiegato
l'analista, i droni a sciame sono in grado di adattarsi in modo
flessibile alle condizioni in volo.Con l'introduzione della
comunicazione "mesh", i velivoli russi possono trasmettere
informazioni tra loro direttamente durante il volo. Se i primi droni
di un gruppo vengono intercettati da una squadra mobile di fuoco
ucraina o da un drone intercettore, avvisano l'operatore o
direttamente i droni che li seguono. «I droni successivi cambiano
traiettoria e aggirano proprio quell'area perché lì percepiscono una
minaccia», ha puntualizzato Khrapchynskyi. Inoltre, alcuni droni
ispirati ai modelli iraniani Shahed modificati sono ora equipaggiati
con sistemi di Intelligence elettronica. Ciò consente loro di
rilevare autonomamente le stazioni radar ucraine o i sistemi di
guerra elettronica e di dirigersi verso i segnali emessi. Secondo
Khrapchynskyi, la classica regola di difesa aerea "vedi e distruggi"
non è più efficace contro gli sciami di droni. Negli attacchi russi
moderni, i gruppi di droni hanno una chiara divisione di ruoli:
alcuni svolgono ricognizioni dirette, altri funzionano
esclusivamente come ripetitori di comunicazione, altri ancora sono
progettati per contrastare l'aviazione ucraina che tenta di
intercettarli.
Per contrastare efficacemente questa situazione, l'Ucraina ha
bisogno di un «sistema di difesa aerea intelligente» che dia
priorità all'eliminazione dei droni ripetitori. Dopo aver perso le
comunicazioni perdono la capacità di manovrare e si trasformano in
munizioni convenzionali a volo stazionario, molto più facili da
distruggere. Una nuova sfida, mentre il presidente ucraino Volodymyr
Zelensky ha annunciato ulteriori cooperazioni su «capacità
antibalistiche, produzione e fornitura di droni, incluso un accordo
con l'Unione Europea. r. e. —
Tra i tagli magazzini per detenzioni di massa e aerei per
deportazioni
Usa, in vendita i beni dell'Ice L'amministrazione Trump sta valutando di mettere in vendita
mega magazzini che l'Ice aveva acquistato all'inizio dell'anno, per
un valore di 38 miliardi di dollari, per detenzioni di massa, fino a
100 mila immigrati, e aerei che dovevano servire per le
deportazioni. Lo hanno riferito due funzionari del Dipartimento per
la Sicurezza Interna (Dhs) a Nbc news. Funzionari del Dhs e dell'Ice
hanno individuato undici magazzini che si possono vendere, alcuni
dei quali avrebbero dovuto essere riadattati per ospitare fino a
ottomila immigrati ciascuno, come hanno affermato i funzionari.
Tuttavia, hanno aggiunto, le strutture non sono ancora state messe
sul mercato e non è stata presa alcuna decisione definitiva in
merito. Tra gli aerei acquistati su indicazione dell'ex segretaria
della sicurezza interna degli Stati Uniti, Kristi Noem, c'è anche
cui un lussuoso Boeing 737 Max 8, dice l'Nbc. «Sotto la nuova guida,
il Dipartimento per la Sicurezza Interna sta valutando tutte le sue
risorse, compresi gli aerei, per massimizzare l'efficienza e
continuare a realizzare la missione del presidente Trump di
garantire la sicurezza nazionale per tutti gli americani», ha
dichiarato un portavoce del Dhs in un comunicato. «Il Segretario
Mullin è totalmente concentrato a garantire che le esigenze del
nostro dipartimento siano soddisfatte, gestendo al contempo nel modo
più oculato possibile i fondi dei contribuenti», ha dichiarato il
portavoce. «Come per ogni transizione, stiamo rivedendo le politiche
e le proposte dell'agenzia», ha aggiunto. r.e. —
Parco Salute in bilico giuseppe legato
Le perquisizioni disposte dalla procura di Torino ed eseguite dalla
guardia di Finanza nella cornice dell'inchieste per presunta
turbativa nella progettazione, costruzione e gestione del super
cantiere del Parco della Salute, della ricerca e dell'innovazione
non si sono limitate agli uffici tecnici di Città della Salute ma si
sono estesi, sempre nei giorni scorsi, agli uffici del consorzio Sis
e Abp Nocivelli che nel 2025 si sono aggiudicate il bando. Gli
investigatori del nucleo di polizia economico finanziaria guidati
dal generale Alessandro Langella hanno acquisito una mole rilevante
di materiale anche su diversi supporti informatici: dai pc agli
smartphone dei due indagati ritenuto di grande interesse
investigativo. Secondo le accuse della procura guidata da Giovanni
Bombardieri (pm Giovanni Caspani) il bando che ha portato la società
di progetto ad aggiudicarsi la gara presenterebbe dei profili di
illiceità con un (altrettanto) presunto favoreggiamento dei
vincitori del bando. In che termini? La procedura di gara si sarebbe
completata nel 2025 ma con un'anomalia. Eccola: la seconda azienda
che aveva partecipato alla gara si era sfilata poche ore prima della
chiusura dei termini e poche ore prima il Rup (Responsabile unico
del procedimento), un architetto in forza all'ufficio tecnico di
Città della Salute che aveva curato la trafila dell'appalto, avrebbe
avvertito i futuri vincitori di essere sostanzialmente da soli.
Conseguenza supposta: il consorzio aggiudicatario sarebbe stato
messo nelle condizioni di presentare sì un ribasso (obbligatorio per
legge), ma molto più contenuto di quello che avrebbe potuto decidere
e sottoscrivere nel caso in cui non avesse avuto il vantaggio
dell'informazione di correre – nei fatti – da soli. Da qui l'ipotesi
per il funzionario di un potenziale futuro arricchimento. La
"soffiata" sarebbe stata documentata in un ipotetico incontro con un
emissario del consorzio vincitore dall'incrocio delle celle
telefoniche dei due indagati. Dal consorzio Sis che raggruppa
diverse imprese di costruzioni tra cui spicca il gruppo Dogliani
fanno trapelare che l'offerta presentata per aggiudicarsi la gara
non avrebbe alcuna connessione con una presunta interlocuzione tra
un emissario e il tecnico di Città della salute. In estrema sintesi:
«Non si modifica un progetto di quelle dimensioni in una notte e
questo sarebbe stato il presupposto di aver ricevuto un'informazione
vantaggiosa. La cifra era decisa da mesi, verificata e vagliata sul
profilo di sostenibilità finanziario e bancario. C'è stata totale
collaborazione nel fornire agli investigatori ogni elemento e
documento richiesto ma c'è altrettanta serenità nel ritenere che si
comprenderà a breve che non sussistono profili di illiceità». Sul
ritiro del competitor poche ore prima della chiusura dei termini:
«Era nell'aria, da mesi non si presentavano alle occasioni di
dialogo con la stazione appaltante previsti dalla procedura».
Ulteriori rinvii dell'opera? «Non ne ravvediamo il motivo»,
spiegano.
L'investimento complessivo per la realizzazione dell'ospedale
ammonta pertanto a 610,9 milioni di euro di cui 226,8 a carico dello
Stato, 11,9 a carico della Regione e 372,2 a carico del
concessionario. Tra opere, e gestione pluridecennale si parla di una
cifra totale che si avvicina a 1,2 miliardi di euro.
Il contratto siglato lo scorso 24 aprile fa seguito alla firma
dell'accordo di programma tra MEF, Ministero della Salute e Regione
Piemonte con il quale sono stati finanziati gli extra costi a
integrazione delle risorse già previste per la realizzazione del
Parco della Salute. E' previsto un canone di disponibilità da 40
milione all'anno per 25 anni. —
Marco Corsini
"Serve chiarezza al più presto Rifare la gara richiederebbe anni" alessandro mondo
«Si va avanti, con fiducia». Marco Corsini, commissario di governo
per il Parco della Salute e della Scienza di Torino, ingaggiato
dalla Regione anche per realizzare la Città della Salute di Novara,
è abituato a lavorare sul fronte delle opere pubbliche. Anche così,
la notizia lo ha colto di sorpresa: «Ipotesi di turbativa d'asta su
una gara, non mi era mai capitato».
Quando ha saputo delle perquisizioni?
«La sera del giorno in cui sono avvenute»
Da chi?
«Dal responsabile unico del procedimento».
Ora è indagato: cosa le ha detto?
«Mi ha spiegato il fatto, e la contestazione. Era sorpreso, molto
provato».
E lei?
«Gli ho detto di stare tranquillo. Come si dice: male non fare,
paura non avere».
Lavora da anni con lui: la sua impressione?
«Ottima persona, innamorata del suo lavoro, competente, leale,
motivata».
Mai avuto problemi?
«In questi anni mai».
Dopodichè?
«La sorpresa per l'indagine c'è stata. E questo, anche se in Italia
succede spesso che per opere di grande rilievo, anche economico, ci
siano dubbi e la magistratura voglia vederci chiaro: ben vengano le
verifiche, nulla da nascondere».
L'hanno convocata in procura?
«Mercoledì scorso, come persona informata dei fatti: ho risposto a
tutte le domande».
Da due competitor alla fine della gara ne è rimasto uno: lo sapeva?
«Avevo sentore che il secondo non avrebbe partecipato, o molto
difficilmente, mentre un minimo di apertura in più sembrava
trapelare dal Consorzio Sis. Finno all'ultimo siamo rimasti con il
fiato sospeso».
Si spieghi meglio.
«Temevamo venisse meno anche la loro offerta».
Un'altra indagine, in aggiunta a quella sulle bonifiche: normale per
una sola opera?
«Quello è un altro capitolo. E no, il cantiere per le bonifiche del
terreno su cui sorgerà il Parco non è sotto sequestro».
Come è stata presa la notizia al Grattacielo?
«Guardi, siamo tutti molto sereni».
Ma?
«Auspico che il lavoro della magistratura termini presto».
E se l'ipotesi d'indagine venisse comprovata?
«Non voglio nemmeno pensarci».
Cioè?
«Salterebbe la gara, una gara europea, come accade per opere di
questi importi».
Cosa significherebbe?
«Una perdita di tempo».
Mesi?
«Anni».
Intanto si va avanti?
«Certo: l'attività di progettazione è importante».
Anche con l'ipoteca dell'indagine?
«Ad oggi non c'è alcuna ragione giuridica per dire al concessionario
di fermarsi: sarebbe inadempiente, e noi con lui. Nessuna richiesta
dalla magistratura, anche».
Il responsabile del procedimento resta al suo posto?
«E ha tutta la mia fiducia».
I tempi?
«La progettazione è in corso: 8 mesi, uno è già trascorso. Avvio del
cantiere a fine anno o più probabilmente nei primi mesi del 2027».
Se tutto filerà liscio.
«Sì, deve andare tutto bene».
Dato il quadro geopolitico, il quadro economico è ancora valido?
«Terminata la progettazione bisognerà vederlo».
Parla dell'aumento dei costi delle materie prime?
«Sì, ma non è omogeneo: alcune, come il bitume, sono salite,
l'acciaio invece no. Sarà un passaggio complesso.
Quanto complesso?
«Basta dire che il piano economico-finanziario si compone di 60
voci».
Due ospedali che Torino attende da decenni, il Parco della Salute e
quello della Pellerina: entrambi, per motivi diversi, procedono con
il freno a mano tirato: le fa specie?
«Che le devo dire? In Italia è così».—
01.06.26
LO SPRECO AUTORIZZATO :
Fondi
PAOLO BARONi
ROMA
La sagra della patata, quella della castagna, del cinghiale, del
prosciutto e poi dei funghi, la festa del caciocavallo podolico, la
sagra dello scazzatiello e la rassegna della zampogna, sino ad
arrivare alla festa del fagiolo quarantino e della patata di
Volturara Irpina, provincia di Avellino che per l'acquisto di beni e
servizi mette in conto oltre 153.000 euro di spesa. Altre sagre
hanno richieste più basse, alcune anche di poche migliaia di euro,
ma intanto il conto si ingrossa. Con la scusa della promozione
turistica le Regioni italiane, quelle del Nord come quelle del Sud,
finiscono col finanziare anche programmi tv, mentre è un dato
assodato che molto spesso le risorse del Fondo sociale europeo
destinate alla formazione sfociano in truffe belle e buone. Corsi
fantasma, ruberie, insomma. Secondo la Procura europea (Eppo), solo
per restare al 2024 ben 458 nuove inchieste, quasi un quinto di
tutte quelle aperte dalla Procura europea, hanno interessato il
nostro Paese con un danno stimato in circa 3,5 miliardi di euro.
Quando si parla di fondi di coesione, risorse che mettono assieme
finanziamenti comunitari e finanziamenti nazionali, a favore
innanzitutto delle regioni meno sviluppate del Sud e di quelle «in
transizione» del Centro con una quota minore assegnata anche alle
altre regioni più sviluppate, sono due i problemi che emergono: il
primo è quello dell'estrema polverizzazione dei progetti gestiti
dalle tante amministrazioni locali che, spesso in assenza di altri
fondi, si aggrappano alle risorse messe a disposizione alla Ue; e
l'altro, in parte collegato al primo è il ritardo di fatto cronico
con cui l'Italia riesce a spendere questi fondi. E per questa
ragione, visto che il tesoretto è lì, spesso inutilizzato per mesi,
se non per anni, i fondi di coesione vengono utilizzati come un
bancomat, copyright delle Regioni che in questi giorni protestano
per l'ennesimo scippo che si profila. «Quella dei fondi di coesione
- spiega il direttore della Svimez Luca Bianchi - è una politica
importante perché in questi anni ha consentito di compensare la
carenza di fondi nazionali soprattutto verso il Sud. Ma presenta
anche dei problemi, soprattutto in termini di capacità di spesa,
perché fatichiamo a spendere questi fondi. Un po' per la complessità
dei meccanismi e un po' perché si tratta di una spesa molto
frammentata, molto regionalizzata e risponde spesso ad esigenze
troppo localistiche. Gli obiettivi sono spesso troppo generici, poco
mirati e questo aumenta il rischio di disperdere i fondi o comunque
di distoglierli. C'è un po' di tutto dentro e forse c'è troppo».
Solo per restare al bilancio di lungo termine della Ue riferito al
2021-2027 l'Italia nel complesso ha a disposizione ben 73,93
miliardi di euro ripartiti in 4 differenti fondi: il Fondo europeo
di sviluppo regionale (Fesr), 43,53 miliardi in tutto, (26,34
forniti dalla Ue il resto dal governo nazionale) destinati allo
sviluppo urbano sostenibile, alla competitività e alla creazione di
posti di lavoro nelle piccole e medi imprese; il Fondo sociale
europeo plus (Fse+), 14,81 miliardi di quota europea e 13,4 di quota
nazionale destinati a formazione, istruzione, inclusione sociale e
lotta alla povertà; il Fondo per una transizione giusta (Jtf) a
sostegno ai territori che devono far fronte a gravi sfide
socio-economiche legate alla transizione verso la neutralità
climatica (1,21 miliardi di quota Ue e 0,18 di fondi nazionali) e
infine il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e
l'acquacoltura (981,69 milioni di euro in tutto di cui 518,22
garantiti dall'Europa).
In tutto sono 62 i programmi finanziati: 11 sono gestiti al livello
nazionale, 38 fanno capo alle Regioni e 10 sono classificati
«interregionali». Stando al monitoraggio della Ragioneria dello
Stato aggiornato al 28 febbraio, su 73,93 miliardi totali sono
appena 28,2 quelli che risultano «impegnati», mentre i pagamenti si
fermano a quota 10,91 miliardi di euro. In termini di impegni
l'avanzamento complessivo è arrivato al 38,1% mentre se si guardano
i soli pagamenti si scende al 14,76%. Il Jft, come le aree a cui
sarebbe destinati questi fondi (Taranto ed il Sulcis), è fermo ad un
misero 2,11% dei pagamenti, il Fers è al 12,99%, il Feampa al 16,08
ed il Fondo sociale europeo al 17,99%.
Non sorprende quindi più di tanto anche negli ultimi tempi, non
senza polemiche da parte delle opposizioni, si sia attinto ai fondi
di coesione ad esempio per finanziare il Ponte sullo Stretto,
ipotizzando di togliere 3,8 miliardi a Calabria e Sicilia, o per
finanziare la Difesa con 248 milioni sottratti a Sicilia (199
milioni), Calabria (14,8), Basilicata (13,7), Abruzzo (11,2),
Lombardia (7,5) e Molise (1,9).
Adesso si pensa di attingere a questo tesoretto per far fronte al
caro energia, «ma così si snatura completamente uno strumento
pensato per ridurre le diseguaglianze strutturali, non certo per
fare interventi di tipo congiunturale», segnala Bianchi. «Adesso -
aggiunge - non bisogna aver paura di una profonda riforma della
coesione, ed in questo senso occorre prendere esempio dal Pnrr che
al Sud ha avuto risultati migliori di altre politiche ed essere
attenti ai risultati, passando da un sistema incentrato sui rimborsi
che arrivano a fronte di una certificazione di spesa a rimborsi
legati al conseguimento di precisi risultati prefissati. Questa è
una riforma necessaria - conclude il direttore della Svimez - sempre
che la coesione ci sia ancora perché la realizzazione un fondo unico
che propone la Ue lo mette a rischio tanto più a fronte delle
continue emergenze». —
L'Idf espande l'area delle operazioni fino al fiume Zahrani, a 40
chilometri dal confine
Libano, uccisi undici bambini al giorno Colloqui con Israele ancora
in stallo
nello del gatto
gerusalemme
Resta solo sulla carta il cessate il fuoco in Libano scattato il 17
aprile. Da allora, gli attacchi israeliani contro postazioni di
Hezbollah e razzi e droni del gruppo sciita libanese contro il Nord
d'Israele, hanno fatto migliaia di vittime. Secondo l'Unicef, undici
bambini sono stati uccisi o feriti ogni giorno la scorsa settimana
in Libano.
Il Sud del Paese è ormai un'unica zona di guerra. Il portavoce in
arabo dell'esercito israeliano, Avichay Adraee, continua a emettere
ordini di evacuazione per città e villaggi a sud del fiume Zahrani,
a 40 chilometri dal confine tra Israele e Libano. Ieri in poche ore
i messaggi hanno raggiunto i villaggi di Ansariyeh, Kharayeb,
Chabriha, Sarafand, Aadloun, Zefta e Baisariyeh. In migliaia quelli
che devono abbandonare le case e spostarsi a Nord del fiume,
divenuto oramai di fatto il nuovo confine di sicurezza. «A causa
delle violazioni degli accordi da parte di Hezbollah», denuncia il
graduato portavoce.
Netanyahu, visitando il confine settentrionale, ha confermato che le
truppe israeliane hanno attraversato il fiume Litani e sono avanzate
verso punti strategici nel Libano meridionale, a oltre 30 chilometri
dal confine. «Operiamo anche a Beirut, nella valle della Bekaa,
lungo tutta l'ampiezza delle linee del fronte, e stiamo colpendo
Hezbollah frontalmente», ha detto. Anche il capo dell'esercito,
visitando una postazione al confine, ha ribadito che l'obiettivo è
danneggiare Hezbollah, allontanare il pericolo dai cittadini
israeliani. I quali, al nord, continuano a essere oggetto di
attacchi soprattutto di droni esplosivi.
A livello diplomatico c'è una corsa contro il tempo per fermare gli
attacchi. Ieri le delegazioni israeliana e libanese si sono
incontrate a Washington per gettare le basi del nuovo round di
colloqui, strettamente militari dopo i tre diplomatici, che si
terranno nella capitale americana questa settimana. Fonti libanesi
riferiscono che funzionari di Beirut hanno condotto intensi contatti
nelle scorse ore per fermare l'escalation israeliana. Netanyahu
avrebbe tentato di rinviare i negoziati politici, ma gli Usa hanno
preferito che procedessero.
Il presidente libanese Aoun ha avuto una conversazione con il
segretario di Stato Usa Rubio, a cui ha sottolineato la necessità di
compiere ogni sforzo possibile per raggiungere un cessate il fuoco,
punto di partenza per qualsiasi ulteriore passo. Da parte sua, Rubio
ha ribadito l'impegno dell'amministrazione Trump per consolidare i
risultati dei precedenti incontri a Washington oltre a consolidare
l'indipendenza di Beirut. Israele non è contrario a un cessate il
fuoco, ma deve avere garanzie che Hezbollah non attacchi, come
invece continua a fare verso le città settentrionali del Paese
ebraico. Il gruppo sciita si oppone a qualsiasi intesa con Israele e
boicotta i colloqui. Beirut non sembra capace di disarmare Hezbollah
e spera in un'azione esterna diversa.
La situazione resta molto difficile, soprattutto per i civile che,
ai confini dei due Paesi, continuano a subire attacchi ed
evacuazioni forzate, oltre che per i rifugiati che in migliaia
raggiungono le zone settentrionali. Contro le operazioni belliche, è
tornato a parlare il presidente francese Macron che ha definito
«inaccettabile» la situazione. —
Perquisizioni della Finanza alla Città della Salute. Sotto esame
l'appalto del nuovo ospedale da 600 milioni di euro
"Parco della Salute, bando truccato" La Procura indaga per turbativa
d'asta
giuseppe legato
L'accusa piomba come un macigno sulla realizzazione del nuovo Parco
della Salute della ricerca e dell'innovazione della Città di Torino:
turbativa d'asta nell'assegnazione della progettazione e nella lunga
(25 anni) concessione affidata di recente al consorzio Sis e Abp
Nocivelli. Lo ipotizza la procura di Torino guidata da Giovanni
Bombardieri che ha spiccato dei mandati di perquisizione eseguiti
una decina di giorni fa dal Nucleo di polizia economico finanziaria
della Guardia di Finanza guidata dal generale Alessandro Langella.
Il pm titolare dell'inchiesta è Giovanni Caspani.
Il bando che ha portato la società di progetto ad aggiudicarsi la
gara presenterebbe dei profili di illiceità e sono in corso
accertamenti articolati degli investigatori che ipotizzano un
favoreggiamento dei vincitori del bando. Il contratto tra il
Commissario Marco Corsini (stazione appaltante) e Claudio Dogliani
legale rappresentante della società di progetto che si è aggiudicata
la gara è stato firmato poco più di un mese fa, lo scorso 24 aprile.
Ma era più di un anno che la procedura di gara si era completata
(2025). Con un'anomalia che era saltata all'occhio a più di
qualcuno. La seconda azienda che aveva partecipato alla gara si era
sfilata poche ore prima della chiusura dei termini lamentando – nei
fatti – un'ipotesi di profitto troppo bassa a fronte della cifra
bandita per i lavori. Secondo gli investigatori però il Rup
/responsabile unico del procedimento, un architetto in forza
all'ufficio tecnico di Città della Salute che aveva curato tutta la
trafila dell'appalto, avrebbe avvertito i futuri (di lì a poche ore)
vincitori di essere sostanzialmente da soli, mettendoli nelle
condizioni di presentare sì un ribasso (obbligatorio per legge), ma
molto più contenuto di quello che avrebbe potuto decidere e
sottoscrivere nel caso in cui non avesse avuto il vantaggio
dell'informazione di correre – nei fatti – da soli. Da qui l'ipotesi
per il funzionario di un potenziale futuro arricchimento. La
"soffiata" sarebbe stata documentata in un ipotetico incontro con un
emissario del consorzio vincitore dall'incrocio delle celle
telefoniche dei due indagati. Al professionista sono stati
sequestrati il telefono aziendale e il pc.
La notizia arriva a un mese di distanza dalla firma sui contratti
con le quali si sarebbe dovuti entrare formalmente nella fase
esecutiva dei lavori. Il contratto prevede la realizzazione da parte
dell'affidatario della progettazione esecutiva e della realizzazione
dei lavori il cui importo offerto in sede di gara è pari a 495
milioni, a cui si sommano IVA, spese tecniche e altre somme a
disposizione per un totale di 592, 4 milioni di euro. Sono inoltre
in corso di realizzazione i lavori di bonifica dell'area, affidati
con un precedente appalto che beneficiano di un finanziamento di 18,
5 milioni. L'investimento complessivo per la realizzazione
dell'ospedale ammonta pertanto a 610, 9 milioni di euro di cui 226,
8 a carico dello Stato, 11, 9 a carico della Regione e 372, 2 a
carico del concessionario. Tra opere, e gestione pluridecennale si
parla di una cifra totale che si avvicina a 1, 2 miliardi di euro.
Il contratto fa seguito alla firma dell'accordo di programma tra MEF,
Ministero della Salute e Regione Piemonte con il quale sono stati
finanziati gli extra costi a integrazione delle risorse già previste
per la realizzazione del Parco della Salute, della Ricerca e
dell'Innovazione della Città di Torino per 84, 3 milioni di euro a
carico dello Stato e 4, 4 a carico della Regione. È prevista anche
la corresponsione di un canone di disponibilità (comprensivo dei
costi di manutenzione e energetici) pari a 39, 99 milioni di euro
all'anno per 25 anni. Da Città della salute bocche cucite, ma filtra
serenità in merito all'avvio dei lavori che non dovrebbero subire
slittamenti trattandosi di una potenziale responsabilità
individuale. —
ESCLUSIONE COSTITUZIONE DI PARTE
CIVILE , COME AZIONISTA ATLANTIA, NEL PROCESSO A CARICO DI CASTELLUCCI
PER IL CROLLO DEL PONTE MORANDI
Diritti degli azionisti
La Direttiva
2007/36/EC stabilisce diritti minimi per gli azionisti delle societa'
quotate in Unione Europea. Tale Direttiva stabilisce all'Articolo 9 il
diritto degli azionisti a porre domande connesse ai punti all'ordine del
giorno dell'assemblea e a ricevere risposte dalle societa' ai quesiti
posti.
Considerando le
difficolta' che spesso si incontrano nel proporre domande e nel ricevere
risposte in tempo utile, in particolare per quanto riguarda gli
azionisti individuali impossibilitati a partecipare alla assemblea, e
considerando che talvolta vi e' poca chiarezza sulle modalita' da
seguire per porre domande alle societa',
Ritiene la
Commissione:
che il diritto
degli azionisti a formulare domande e ricevere risposte sia
adeguatamente garantito all'interno dell'Unione Europea?
che la
possibilita' di porre domande e ottenere risposte solo nel caso
l'azionista sia fisicamente presente nell'assemblea sia compatibile con
la Direttiva 2007/36/EC?
In che modo la Commissione ritiene che le societa' quotate debbano
definire e comunicare le modalita' per porre domande da parte degli
azionisti, in modo da assicurare che tale diritto sia rispettato
appieno? Sergio Cofferati
IL MIO LIBRO "L'USO
DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT,
TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da
LIBRAMI-NOVARA nel 2004, e' ora disponibile liberamente
Tweet to @marcobava
In data 3103.14 nel corso dell'assemblea Fiat il presidente J.Elkann
mi fa fatto allontanare dalla stessa dalla DIGOS impedendomi il voto
eccone la prova:
Sentenze
1)
IL 21.12.12 alle ore 09.00 nel TRIBUNALE TORINO
aula 80 C'E' STATA LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE PER LA
QUERELA DELLA FIAT, PER QUANTO DETTO nell'ASSEMBLEA
FIAT 2008 .UN TENTATIVO DI IMBAVAGLIARMI, AL FINE DI VEDERE COME
DIFENDO I MIEI DIRITTI E DI TUTTI GLI AZIONISTI DI MINORANZA
NELLE ASSEMBLEE .
Mb
il 24.11.14 alle ore
1200 si tenuto al TRIBUNALE DI TORINO aula 50 ingresso 19 l'udienza
finale del mio processo d'appello in seguito alla querela di Fiat per
aver detto il 27.03.2008 all'assemblea FIAT che ritengo "Marchionne
un'illusionista temerario e spavaldo" e che "la sicurezza Fiat e'
responsabile della morte di Edoardo Agnelli per omessa vigilanza". In 1°
grado ero stato assolto anche in 2° e nuovamente sia FIAT che PG hanno
impugnato per ricorso in Cassazione che mi ha negato la libertà di
opinione con una sentenza del 14.09.15.
SOTTO POTETE TROVARE LA
DOCUMENTAZIONE
2) il 21
FEBBRAIO 2013 GS-GABETTI sono stati condannati per
agiotaggio informativo.
SENTENZA DELLA CASSAZIONE SULL'ERRORE DEL TRIBUNALE DI TORINO
NELL'ASSOLVERE GABETTI E GRANDE STEVENS
Come parti civili si erano costituite la Consob e due piccoli
azionisti, tra cuiMarco Bava,
noto per il suo attivismo in molte assemblee. "Non so...
SU INTERNET IL LIBRO DI GIGI MONCALVO SULL'OMICIDIO DI
EDOARDO AGNELLI
Edoardo, un Agnelli da dimenticare
Marco Bernardini non ha le prove del suicidio io ho molte prove
dell'omicidio che sono state illustrate in 5 libri di cui l'ultimo e'
l'ultimo di Puppo :
Sarà operativa dal 9
gennaio la nuova piattaforma per la risoluzione alternativa delle
controversie online messa in campo dalla Commissione europea. Gli
organismi di risoluzione alternativa delle controversie (Adr) notificati
dagli Stati membri potranno accreditarsi immediatamente, mentre
consumatori e professionisti potranno accedere alla piattaforma a
partire dal 15 febbraio 2016, all'indirizzo
L’omicidio di Lady Diana e il
ruolo dei servizi inglesi e francesi
Mar 28, 2026
di Cesare Sacchetti
L’estate del 1997 era una di quelle tipiche di quel periodo.
Sulle riviste patinate del gossip si vedevano di frequente personaggi
del bel mondo, quel jet-set internazionale che è servito un po’ come
anestetico per le masse avide di conoscere le avventure e le scappatelle
di coloro che vivono la effimera vita smeralda, coloro che inseguivano
il miraggio di una ricchezza evanescente.
Sulle prime pagine di quelle riviste, quell’estate, c’era lei, Lady
Diana Spencer, la già ex moglie del principe Carlo, con il quale ha
avuto sin dagli inizi un tormentato rapporto, fatto di frequenti
avventure extraconiugali e di personaggi alla corte dei Windsor poco
graditi alla nobildonna inglese.
C’era in tale coorte un ripugnante soggetto come Jimmy Savile, l’orco
per eccellenza della pedofilia inglese, l’intoccabile, colui che quando
venne convocato anni dopo, nel 2011, dalla procura generale britannica
per chiedergli conto della sua interminabile lista di abusi sui bambini,
almeno 400, minacciò di ricorrere alla protezione della corona per
essere lasciato in pace, minaccia che gli valse subito la libertà.
Lady D non gradiva questi orchi.
Aveva più volte esternato al suo consorte la sgradita presenza di
quell’uomo, noto a tutti, ma Carlo non aveva nessuna intenzione di
allontanare Savile dal palazzo reale.
I signori della pedofilia a Buckingham Palace
C’erano altri sordidi personaggi che facevano ciò che volevano a
Buckingham Palace.
Jimmy Savile, se possibile, era solo la punta di un iceberg molto più
grande nelle cui profondità si trovavano loro, la famigerata coppia
composta da Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell, i quali avevano già
allora le chiavi del palazzo reale, come confermato di recente dalle
corrispondenza del pedofilo del Mossad.
Attorno ai Windsor c’è una congerie di personaggi che possono
considerarsi dei prosseneti del giro pedofilo internazionale.
Jeffrey Epstein era stato costruito in quegli anni, tra il 1980 e il
1990, su espressa volontà della famiglia Rothschild che nel giro di poco
tempo gli aprì tutte le porte del mondo della finanza, saldamente
sbarrate per i comuni mortali, chiamati da Epstein stesso “goy”, in
omaggio alla sua chiara formazione talmudica.
La lettura delle testimonianze delle vittime dimostra l’assoluta
malvagità di questa trafficante che sembrava provare piacere nel
torturare le sue vittime, spesso offerte ai vari signori dell’alta
società, tra i quali c’è il fratello del principe Carlo, oggi re Carlo
III, quel principe Andrea, recentemente umiliato dopo l’arresto da parte
della polizia britannica avvenuto nella sua residenza.
I Windsor hanno provato a fare una operazione di sbianchettattura, per
così dire.
Hanno, più semplicemente, gettato in pasto alla stampa internazionale
Andrea, rafigurandolo come l’unico orco della famiglia, quando la
pedofilia può definirsi endemica tra le stanze del palazzo reale
inglese.
Il mentore stesso di Carlo, Lord Mountbatten, cugino della regina
Elisabetta, era un famigerato pedofilo, da tempo noto ai servizi di
intelligence degli Stati Uniti.
La stessa citata Elisabetta II aveva già subito negli anni precedenti
dello scandalo Epstein circostanziate accuse di pedofilia e di rapimento
di bambini da parte di William Combes, un nativo indiano canadese che
aveva raccontato per filo e per segno come la regina e il suo degno
consorte, Filippo, fossero coinvolti nella sparizione di diversi bambini
dalla scuola cattolica di Kamloops.
Combes non fece in tempo a dire nulla.
Morì in circostanze mai chiarite presso l’ospedale di Saint Paul a
Vancouver, secondo diverse fonti, ucciso perché l’uomo avrebbe dovuto
comparire in tribunale da lì a breve per denunciare i reali
d’Inghilterra, ma non gli fu possibile per la sopraggiunta morte.
I Windsor sono al centro di una rete pedofila internazionale.
Secondo l’ex valletto reale, George Smith, Lady Diana aveva iniziato a
raccogliere diverse testimonianze delle persone abusate dai Windsor.
Un maggiordomo di Buckingham Palace aveva confessato a lei di essere
stato vittima di abusi da parte dei reali inglesi.
C’erano altre persone che avevano sempre fatto alla moglie di Carlo le
sue confidenze, l’unica in quelle fredde stanze a dimostrare un po’ di
umanità, ad essere disposta ad ascoltare le vittime degli stupri di una
deviata famiglia.
C’era odio e ostilità da parte dei Windsor verso Lady D.
Carlo inizia a pensare che forse lasciare entrare nella sua perversa
famiglia quella donna era stato un errore, poiché lei non sembrava molto
disposta a conformarsi e ad “adattarsi” alle turpi abitudini dei reali
inglesi.
Ghislaine Maxwell la odiava, se possibile, ancora di più, tanto da
gioire nelle sue conversazioni di aver fatto piangere la principessa
inglese, troppo umana evidentemente per questa compagnia di orchi e di
membri del giro pedofilo.
La Maxwell era stata fatta avvicinare ai Windsor per proseguire il
lavoro di suo padre, Robert, cecoslovacco di origini ebraiche, spia del
Mossad e proprietario di diversi tabloid fino a quando, dopo le sue
numerose truffe, non finì sommerso nei debiti e morì al largo delle
coste delle Canarie, gettato fuori bordo dal suo yacht.
Robert Maxwell
Secondo diverse fonti di intelligence dello stesso Mossad, Robert aveva
fatto il passo più lungo della gamba.
Aveva iniziato a ricattare chi non accetta di essere ricattato.
Maxwell aveva iniziato a minacciare il Mossad di rivelare i vari
scandali che lo riguardano se i servizi israeliani non gli avessero
procurato subito una disponibilità di finanziamenti per tirarlo fuori
dalla palude nella quale era finito.
Il Mossad non recepì il “messaggio”.
Vennero mandati il 5 novembre del 1991 dei sicari che lo gettarono fuori
bordo dopo averlo eliminato, probabilmente attraverso l’uso di qualche
sostanza che gli procurò un malore di qualche tipo, poiché nei suoi
polmoni non c’era traccia di acqua e dunque Maxwell non annegò.
Il testimone passò così a sua figlia che si inserì immediatamente nel
circolo della famiglia reale inglese, per la quale portò in dote anche
infanti di 6 anni, torturati dal deviato principe Andrea attraverso
l’elettroshock.
Le minacce verso lady Diana
Lady D è ormai ai ferri corti con quel mondo.
Non riesce ad accettare un marito così privo di scrupoli, e nel 1996
arriva la quasi naturale separazione.
La ex moglie del principe Carlo inizia a farsi la sua vita, ma per
Buckingham Palace quella donna, così benvoluta e amata dal popolo
inglese, a differenza degli altri reali, resta un incubo, una minaccia
che in qualche modo deve essere fermata.
Nel 1995, Lady D scrive una lettera di suo pugno, indirizzata al suo
maggiordomo, Paul Burrell, uscita solo anni dopo la sua morte nel 1997,
che suona come un atto d’accusa postumo, una voce che parla dalla tomba
e che accusa suo marito di omicidio.
La principessa inglese scrive in quella missiva che Carlo aveva
intenzione di ucciderla attraverso la simulazione di un incidente d’auto
per essere libero di risposarsi, una incredibile premonizione che si
avvererà quasi quattro anni dopo, il 31 agosto del 1997.
Lady Diana e Carlo
A Downing Street non sembrano gradire a loro volta Lady Diana.
L’allora ministro della Difesa e nipote del massone Winston Churchill,
Nicholas Soames, aveva già iniziato a ventilare minacce non troppo
velate nei confronti della ex moglie di Carlo per il suo costante
impegno per la proibizione delle mine antiuomo.
Soames aveva tutto l’interesse a far continuare quel proficuo business,
considerati i suoi contatti con il mondo dell’industria militare che
negli anni della guerra in Iraq gli sono valsi la presidenza della Aegis
Defense Services, una compagnia di “contractor”, più comunemente
mercenari, che durante il conflitto in Medio Oriente riuscì a chiudere
contratti per centinaia di milioni di sterline, nonostante gli uomini
della Aegis fossero noti per le loro violenze contro i civili iracheni.
Non era gradito nemmeno l’interesse per la causa palestinese di Lady D,
senza dimenticare che la principessa sapeva tutto degli scandali
pedofili dei Windsor, e sapeva che i reali di quella famiglia erano
parte integrante di un vasto traffico di esseri umani a livello globale.
Lady Diana teme per la sua vita.
Sa che a Londra la vogliono uccidere, e diffidava della “protezione”
delle autorità perché sapeva che il suo ex marito aveva già
probabilmente iniziato a lavorare per mettere in atto quel piano.
Nel luglio del 1997 incontra Dodi al-Fayed, figlio del ricco magnate
egiziano, Mohammed, proprietario della celebre catena di distribuzione
Harrods.
Dodi non è l’obiettivo.
Non è lui che Buckingham Palace vuole eliminare, anche se negli ultimi
anni ha preso piede la storia di una presunta gravidanza di Lady D da
parte del figlio di al-Fayed, che con ogni probabilità è una falsa
pista, considerato il fatto che la donna non risultava incinta.
Quella sera, il 31 agosto del 1997, i due erano già diventati la coppia
dell’estate.
Sui rotocalchi di gossip c’erano le loro foto delle loro vacanze in
Sardegna, e i paparazzi non smettono un attimo di pedinarli.
A Parigi, nei pressi dell’Hotel Ritz, dove i due erano andati per
cenare, c’era assiepato un esercito di paparazzi.
Dodi e Diana dovevano uscire dopo la cena per andare a Rue Arsène
Houssaye, nell’appartamento dove alloggiavano, a pochi passi dagli
Champs Elysées.
Il tunnel dell’Alma: un agguato contro Lady Diana
Viene fatta uscire una macchina per depistare i fotografi in fervida
attesa di fotografare i due, e poi, verso la mezzanotte, Dodi e Diana
escono a bordo di una Mercedes S280 nera gia' incidentata e senza
scatola nera, sulla quale andranno incontro al loro tragico destino.
Alla guida c’è Henri Paul, uomo in perfette condizioni di salute sul
quale verrà fatta ricadere la colpa dell’incidente, al suo fianco la
guardia del corpo Trevor Jones, e dietro loro due, Diana e Dodi.
Una volta imboccato il tunnel dell’Alma, la macchina va a schiantarsi
contro il tredicesimo pilone della galleria, ma ci sono subito delle
evidenti anomalie nella dinamica dell’incidente.
I rottami della Mercedes di Lady Diana
I testimoni raccontano che la Mercedes non viaggiava da sola.
C’erano altri veicoli attorno a essa.
C’erano delle motociclette, non di paparazzi, che guidavano in maniera
molto aggressiva e spericolata vicino alla vettura, e c’era almeno
un’altra macchina, una Fiat Uno bianca, vista da diverse persone
presenti quella notte.
Secondo François Levistre, testimone che guidava la sua auto di fronte
alla Mercedes, uno dei motociclisti aveva puntato un faro di luce per
accecare l’autista dell’auto di Dodi e Diana, una tecnica di assassinio
utilizzata in altre occasioni dai servizi segreti inglesi dell’MI6, che
da tempo pedinavano Diana e che erano a Parigi anche quella notte.
Vicino alla Mercedes, c’era la Fiat Uno bianca che ha urtato l’auto che
trasportava la nobildonna inglese.
La Fiat Uno è una delle chiavi di questo intrigo.
Secondo il padre di Dodi, quella macchina appartiene a Jean – Paul
“James” Andanson, un fotografo inglese di 54 anni residente in Francia,
e con non poche entrature nei servizi inglesi e francesi.
James Andanson
Andanson quella notte si mette subito in viaggio per la Corsica, uno
spostamento che non saprà spiegare, così come non saprà spiegare perché
dopo la morte di Diana ha subito fatto riverniciare la macchina, per poi
venderla ad ottobre di quell’anno.
Secondo le autorità francesi, la Fiat Uno che era lì quella notte non
era quella di Andanson, ma, un rapporto riservato trapelato
sull’Executive Intelligence Review nel 2000, racconta una storia molto
diversa.
I periti francesi avevano esaminato la Fiat Uno del fotografo e avevano
messo a confronto i graffi presenti sulla vettura di Andanson con quelli
presenti sullo specchietto della Mercedes, ed erano giunti alla
conclusione che i segni degli urti e le tracce delle vernici
corrispondevano alla perfezione.
Andanson era dunque l’uomo alla guida della Fiat Uno che urtò la
Mercedes affiancato da degli uomini in motocicletta che una volta
costatato che l’auto di Diana era andata a sbattere con un pilone si
facevano il segno del pollice in su, a confermare che tutto era andato
come previsto, secondo quanto riferito da François Levistre.
Il fotografo però esce di scena nel maggio del 2000.
Il suo corpo carbonizzato viene ritrovato nel Sud della Francia
all’interno di una BMW bruciata.
Andanson viene ritrovato senza testa, decapitata e posta tra i sedili
anteriori e con un buco nella tempia, segno di una esecuzione.
Le autorità francesi non vedono, a quanto pare, né il buco né la testa
decapitata.
Derubricano il tutto come “suicidio”, senza nemmeno chiedersi chi abbia
dato la macchina alle fiamme tra le proteste della famiglia.
Il fotografo era un testimone scomodo, uno di quelli che determinati
apparati non potevano permettere che restasse in vita.
I mandanti di quell’omicidio non sono però soddisfatti.
Ordinano una spedizione presso l’agenzia nella quale aveva iniziato a
lavorare il fotoreporter, la SIPA, dove tre uomini fanno irruzione il 16
giugno del 2000 per prendere in ostaggio i suoi dipendenti e cercare tra
i computer e gli schedari altre foto, probabilmente quelle
dell’incidente del tunnel Alma.
Altri fotografi sono stati raggiunti dai servizi inglesi e francesi dopo
la notte del 31 agosto 1997, due in particolare, Darryn Paul Lyons e
Lionel Cherruault.
Darryn Lyons
Lyons aveva appena parlato con un fotografo che era riuscito a scattare
le immagini dell’incidente, ma non appena la conversazione tra i due
terminò, la corrente nell’ufficio di Lyons venne staccata e misteriosi
uomini fecero irruzione nel suo ufficio piantando microspie nei locali.
Cherrualt si è trovato di fronte ad uno scenario pressoché identico.
L’uomo lavorava per la citata agenzia Sipa, e quella notte ricevette una
telefonata da un suo contatto in Florida, che lo informava che avrebbe
potuto ricevere a breve le foto dell’incidente di Diana.
Appena terminata la conversazione telefonica, altri soggetti non
identificati fanno irruzione nella casa di Cherrualt, rubano l’auto
della moglie, i suoi hard disk e lasciano la porta aperta.
La polizia giunta sul posto il giorno dopo conferma che si tratta di un
lavoro dei servizi segreti.
C’era un apparato che si mise chiaramente in moto per assicurarsi che
non ci fosse nemmeno una prova in grado di dimostrare che Lady D non era
morta in un incidente stradale perché il suo autista era “ubriaco”, ma
perché quella notte ci fu un vero e proprio agguato, studiato in ogni
minimo dettaglio, a partire dal percorso fatto dalla coppia, dallo
spegnimento di tutte le telecamere del tunnel fino al colpevole ritardo
nei soccorsi, che impiegarono ben 103 minuti per portare Diana ferita
presso un ospedale che era distante solo 5 minuti.
Dopo anni, emerge anche un possibile coinvolgimento di Israele
nell’operazione, se non diretto, quantomeno indiretto poiché Diana era
scomoda anche per lo stato ebraico, considerata la sua vicinanza alla
causa palestinese.
Secondo Annie Machon, ex dipendente dei servizi segreti inglesi, Lady
Diana era una “minaccia” per il gruppo sionista israeliano, e la sua
morte era considerata necessaria da parte del Mossad.
Ci fu quindi con ogni probabilità un incontro di interessi, dal Regno
Unito, alla Francia fino a Israele per eliminare un personaggio scomodo,
non riconducibile nei binari di certi ambienti che volevano e vogliono
preservare a tutti i costi i loro traffici.
Torino 1864, la prima stage di Stato. La strage di Torino del 1864
attraverso i libri. articolo di Tullio Fazzolari
...
Nei prossimi mesi, in vista del 3 febbraio, c’è da aspettarsi che
verranno ricordati i 160 anni del trasferimento da Torino a Firenze
della
capitale del regno d’Italia.
E anche se fu un fatto transitorio durato appena sei anni resta comunque
una ricorrenza importante per lo sviluppo di Firenze.
Poco o nulla, invece, s’è detto in questi giorni del centosessantesimo
anniversario di quella che è stata definita “la prima strage di Stato”.
Il 21 settembre 1864, appena si seppe che alla loro città veniva tolto
il ruolo di capitale del regno, i torinesi manifestarono il proprio
malcontento.
I carabinieri reagirono subito sparando e la conseguenza furono due
giornate di sangue con più di 50 morti e almeno 150 feriti.
Pochi libri raccontano i tragici eventi di Torino.
Tra questi vanno sicuramente segnalati “La strage impunita.
Torino 1864” di Valerio Monti (Savej, 151 pagine, 15 euro) pubblicato
nel 2014 e il più recente “Torino 1864.
La prima strage senza colpevoli dell’Italia unita” di Enzo Ciconte
(Interlinea, 200 pagine, 14 euro).
Altre pagine da non perdere vanno cercate con un po’ di pazienza nei
volumi dedicati alla storia del capoluogo piemontese.
Per esempio “Torino” a cura di Valerio Castronovo edito da Laterza.
Oppure l’importante saggio di Umberto Levra “Dalla città
“decapitalizzata” alla città del Novecento” pubblicato nel settimo
volume della
“Storia di Torino” di Einaudi.
Tutte le ricostruzioni confermano che la strage del 1864 fu uno degli
eventi più vergognosi dello Stato unitario.
Tanto per cominciare il trasferimento della capitale era stato imposto
nella cosiddetta convenzione di settembre dalla Francia di Napoleone
III.
La scelta di Firenze (dopo aver scartato l’ipotesi di Napoli) doveva
essere il segnale che l’Italia rinunciava a fare di Roma la propria
capitale.
L’accordo non piacque al re Vittorio Emanuele II che dovette subirlo
obtorto collo.
Ma soprattutto non piacque ai torinesi per molte ragioni tra cui anche
l’obbligo di trasferirsi per i dipendenti statali.
La protesta del 21 settembre fu inizialmente pacifica e per molti
aspetti patriottica.
Si gridavano invettive contro il governo Minghetti succube dei francesi
e s’inneggiava a Garibaldi.
Lo slogan ricorrente era “Roma o Torino” a dimostrare che la perdita
della capitale poteva essere accettata se si fosse realizzata l’unità
nazionale.
La violenta reazione dei carabinieri provocò la sommossa del giorno
successivo.
E di nuovo i carabinieri aprirono il fuoco in maniera scomposta
uccidendo persino alcuni soldati che stavano arrivando di rinforzo.
Nessuno verrà punito.
I 58 carabinieri che la magistratura militare aveva rinviato a processo
vennero tutti assolti.
L’inchiesta parlamentare non ebbe conseguenze.
E per chiudere tutto arrivò un’amnistia.
Restano una lapide in piazza San Carlo a ricordo delle vittime e i segni
indelebili dei proiettili sotto il monumento a Emanuele Filiberto.
PERCHÉ
Von der Leyen SENZA COLPE! Causa Rigettata dalla Corte di Liegi dopo che
la Procura Europea ha sostenuto l’Immunità.
AGGIORNAMENTO DEL 21 GENNAIO 2025
Tribunale Belga respinge la Causa sui Vaccini Killer
Un tribunale belga ha respinto una causa contro la presidente dell’UE
Ursula von der Leyen per la trasparenza degli acquisti di vaccini
COVID-19 per un valore di 35 miliardi di euro, ha affermato il tribunale
in una dichiarazione.
Il tribunale ha affermato di aver “respinto la causa, presentata da
Frederic Baldan”. “La decisione si applica anche alle altre parti che si
sono unite alla causa”, ha affermato il tribunale in una dichiarazione.
Ciò accade proprio nel momento in cui 14 procuratori generali degli USA
hanno contestato all’ex amministrazione Biden la gestione delle migliaia
di cause di risarcimento per i vaccinati danneggiati dai sieri gencii
mRNA Covid…
Il tribunale della città belga di Liegi terrà una
sessione per valutare se la presidente della Commissione europea (CE)
Ursula von der Leyen abbia l’immunità legale contro le accuse di
corruzione per l’acquisto di vaccini COVID-19 per un importo superiore a
35 miliardi di euro, ha detto a TASS Frederic Baldan, l’attore.
“L’udienza del 6 gennaio si terrà su un indirizzo dell’ufficio del
procuratore dell’UE che dovrebbe indagare sugli atti di corruzione nelle
istituzioni dell’UE ma che di fatto sta agendo per difendere von der
Leyen ora. La Procura pubblica europea ha inviato un indirizzo al
tribunale, affermando che von der Leyen ha l’immunità contro l’azione
penale in tribunale per accuse di corruzione per l’acquisto di vaccini
COVID-19 che non hanno superato le sperimentazioni cliniche”, ha detto
Baldan.
Nel 2022, i media statunitensi hanno riferito che
von der Leyen aveva comunicato con Albert Bourla, amministratore
delegato del colosso farmaceutico statunitense Pfizer, in merito alla
conclusione di un contratto a lungo termine per l’acquisto di 1,8
miliardi di dosi di vaccini COVID-19 per un valore di 35 miliardi di
euro (37,6 miliardi di dollari), prima ancora che superassero le
sperimentazioni cliniche.
Le trattative sull’accordo sono state condotte informalmente alla fine
del 2020 tramite messaggi SMS e senza il previo consenso degli stati
membri dell’UE.
La presidente della Commissione europea ha anche
inviato un messaggio a suo marito, Heiko von der Leyen, che è direttore
medico presso Orgenesis, un’azienda che collabora con Pfizer. Tutti i
messaggi sono stati poi cancellati accidentalmente, ha affermato Ursula
von der Leyen.
Il New York Times ha descritto l’accordo sul vaccino COVID tra la
presidente della Commissione europea e il CEO di Pfizer come “un
sorprendente allineamento tra sopravvivenza politica e attività
imprenditoriale”.
“GOVERNO
USA HA AIUTATO BIG PHARMA INVECE DEI DANNEGGIATI DA VACCINO”. Denuncia
Esplosiva di 14 Procuratori Generali USA
«Quando alcuni di questi individui sono stati
danneggiati dal vaccino COVID-19, hanno scoperto che il governo federale
ha favorito i produttori rispetto alla loro salute. Oltre a fornire
miliardi di dollari a produttori come Pfizer e Moderna, il governo
federale ha anche concesso a queste aziende un’effettiva immunità
generale per i danni causati dai loro prodotti».
«Come procuratori generali, siamo seriamente preoccupati per la mancanza
di trasparenza e di giusto processo garantiti dal CICP, nonché per i
notevoli ostacoli che i richiedenti incontrano nell’ottenere un
risarcimento».
In queste due brevi frasi c’è il significato di una lunga lettera di 14
procuratori generali degli Stati Uniti inviata nelle ultime settimane al
Segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani Xavier
Becerra, Carole Johnson, Amministratore, Health Resources & Services
Administration, ma anche a Robert F. Kennedy, Jr. Segretario del
Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani nominato da Trump.
«Scriviamo per esprimere le nostre serie
preoccupazioni su come gli individui danneggiati dai vaccini COVID-19
vengono trattati dal governo federale. Cerchiamo risposte alle domande
sull’amministrazione del Countermeasures Injury Compensation Program
(CICP). Durante il picco della pandemia, molti americani volevano “fare
la loro parte” partecipando alle sperimentazioni sui vaccini o
vaccinandosi. Il governo federale ha dato ai produttori di vaccini
COVID-19 più di 30 miliardi di dollari in fondi dei contribuenti per
sviluppare e vendere vaccini COVID-19 e ha speso altri miliardi per
promuovere questi prodotti al pubblico. Il governo federale ha sia
incoraggiato,3 sia in molti casi imposto la vaccinazione».
I magistrati requirenti dei 14 stati USA hanno incolpato il governo
perché ha favorito i produttori di Big Pharma rispetto alla salute dei
cittadini americani danneggiati dai vaccini Covid.
Ben pochi hanno avuto il coraggio di fare lo stesso in Italia e chi ha
denunciato il gravissimo problema dei vacicnati danneggiati o morti,
come la giudice Susanna Zanda, è stato messo sotto inchiesta dal
Ministero della Giustizia…
Il documento è un appello urgente a intervenire per
aiutare i vaccinati danneggiati, ma appare anche come un avvertimento di
possibili azioni legali contro gli enti governativi responsabili della
loro protezione…
Alcuni di questi procuratori generali hanno seguito l’esempio del Kansas
presentando cause legali su larga scala contro il colosso farmaceutico
Pfizer in cui questi stati hanno affermato che «la società ha tratto in
inganno il pubblico in merito alla sicurezza e all’efficacia del suo
vaccino COVID-19».
«Gli individui danneggiati, d’altra parte, hanno
tutti sperimentato una qualche forma di complicazione della salute che è
stata diagnosticata da medici credibili come risultante da una
vaccinazione Covid. Alcuni di questi feriti sono stati persino visitati
da medici impiegati dal governo federale e il danno da una vaccinazione
è stato convalidato e riconosciuto dal governo federale», ha aggiunto la
lettera dei procuratori generali.
«Le persone per le quali ci difendiamo e per le quali siamo preoccupati
non sono opportunisti alla ricerca di tasche profonde per ferite
fantasma. Queste sono persone oneste con danni verificati. Sono i nostri
elettori di ogni estrazione e affiliazione politica. Questa non è solo
una questione bipartisan, è di natura non partigiana. Eppure, nonostante
diagnosi attendibili e danni reali, queste persone danneggiate dai
vaccini anti-COVID-19 hanno un solo mezzo di ricorso: presentare un
reclamo al CICP».
OLOCAUSTO DA VACCINI COVID PEGGIORE DI HIROSHIMA. Basato su 8 Studi
Mondiali Epidemiologo USA stima più Morti di Sieri Genici mRNA che di
121 Bombe Nucleari
Nello scrivere queste parole, i procuratori generali dei 14 stati degli
Stati Uniti confermano in realtà la gravità di un allarme sociale che
alcuni dottori accademici americani hanno considerato un olocausto
peggiore di Hiroshima.
Essi sottolineano quindi i molteplici aspetti
critici della pratica di richiesta di risarcimento del CICP
(Countermeasures Injury Compensation Program).
«Per cominciare, un individuo ferito da un vaccino COVID-19 ha solo un
anno dalla data della lesione per presentare una richiesta al CICP. Se
questo breve lasso di tempo scade, l’individuo non ha diritto ai
benefici».
In secondo luogo, gli individui feriti sono spesso lasciati a navigare
nel programma da soli senza una guida professionale. E la dimostrazione
che un richiedente deve fornire è sostanziale. Il richiedente “deve
dimostrare che la lesione subita è stata il risultato diretto della
somministrazione o dell’uso di un” vaccino COVID-19 “sulla base di prove
convincenti, affidabili, valide, mediche e scientifiche”. E
l'”associazione temporale” tra la ricezione di un vaccino e
“l’insorgenza della lesione . . . non è sufficiente, di per sé, a
dimostrare che un infortunio è il risultato diretto” di un vaccino».
In terzo luogo, il CICP fornisce poca o nessuna
trasparenza o giusto processo. Un individuo che presenta un reclamo non
ha conoscenza, o capacità di scoprire, chi prenderà una decisione in
merito al suo reclamo, quando verrà deciso o come verrà deciso. Non c’è
inoltre alcun diritto di confrontarsi o interrogare i funzionari
governativi che hanno negato un reclamo, nessun modo di accedere o
rispondere a qualsiasi prova su cui il governo potrebbe essersi basato
nel negare un reclamo, nessun modo di confrontarsi o interrogare
eventuali esperti che potrebbero essere stati consultati nel negare il
reclamo e nessun modo per un richiedente di presentare prove dal proprio
esperto.
In quarto luogo, anche in quei rari casi in cui il
CICP approva un reclamo, il richiedente ferito ha diritto, al massimo,
fino a $ 50.000 di salari persi all’anno e spese mediche non rimborsate.
Se la persona ferita è deceduta, il suo patrimonio potrebbe ricevere un
beneficio di morte limitato»
Ma c’è un problema burocratico che denota un chiaro
tentativo di nascondere le richieste di risarcimento.
«I dati finora mostrano che il CICP non riesce ad affrontare i danni
molto reali che sono stati subiti dalle persone ferite dai vaccini
COVID-19. Delle oltre 10.473 richieste di risarcimento correlate al
vaccino COVID-19 che il CICP ha ricevuto, la maggior parte rimane non
aggiudicata».
«E di quelle richieste che sono state decise, solo
65 sono state ritenute idonee al risarcimento e solo 20 di queste hanno
effettivamente ricevuto un risarcimento. E fatta eccezione per
un’eccezione estrema (un risarcimento di $ 370.376, probabilmente un
decesso per miocardite), il risarcimento medio correlato al vaccino
COVID-19 è ben al di sotto dei $ 5.000. Non sorprende che siano stati
pagati così pochi risarcimenti, date le risorse insufficienti assegnate
al CICP per i risarcimenti. Il programma ovviamente non può elaborare le
richieste in modo tempestivo, per non parlare di pagare le richieste,
senza finanziamenti adeguati».
Un problema analogo si è verificato in Italia quando l’Assessore al
Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha falsato e
ridicolizzato i numeri dei danneggiati da vaccini nel suo territorio.
I 14 procuratori generali entrano poi nei dettagli
del problema fornendo alcuni esempi sensazionali di persone danneggiate
dai vaccini e sottolineando che il 70% di coloro che hanno aderito al
programma CDC per il monitoraggio della sicurezza dei vaccini sono stati
costretti a cercare cure mediche, anche gravi e urgenti.
«Abbiamo sentito da numerosi elettori che hanno
subito gravi lesioni a seguito della somministrazione di un vaccino
COVID-19. In effetti, tra i circa 10 milioni di americani che hanno
aderito al programma V-safe del Center for Disease Control (CDC),
progettato per valutare la sicurezza dei vaccini COVID-19, oltre il 70
percento degli individui che hanno riferito di aver bisogno di cure
mediche post-vaccinazione si sono recati al pronto soccorso o sono stati
ricoverati in ospedale».Tra i casi più eclatanti c’è quello di Ernest
Ramirez, Jr., un ragazzo di 16 anni del Texas, che giocava in una
squadra di baseball che suo padre allenava con orgoglio. Cinque giorni
dopo una singola dose di Pfizer, è crollato di fronte al suo migliore
amico mentre correva attraverso un parcheggio per giocare a basket. È
morto per insufficienza cardiaca improvvisa. L’autopsia ha riportato
alti livelli di infiammazione nel cuore, nel fegato e in altri organi.
«Cosa si può fare per istruire i medici sui
trattamenti per le lesioni correlate al vaccino COVID-19 e sulle
possibili diagnosi? In particolare, quando i National Institutes of
Health (NIH) forniranno indicazioni mediche sui protocolli che hanno
utilizzato per diagnosticare e curare gli individui che hanno sofferto
di complicazioni da un vaccino COVID-19?»
Esclusiva! BIOIMMUNOLOGO MANTOVANI SUI GRAVI RISCHI DEI VACCINI COVID.
“Spike Tossica fino a 756 gg nel Sangue. Residui mRNA in Circolo nel
Corpo”
«Quando i Centers for Medicare & Medicaid Services (CMS) inizieranno a
implementare i codici di reazione avversa al vaccino COVID-19, come
stanno già facendo altri paesi?»
Cosa spiega il tasso di approvazione CICP straordinariamente basso per
le richieste di risarcimento per lesioni da vaccino COVID-19? È
incredibile dire che solo lo 0,5 percento dei richiedenti ha avuto
lesioni valide e risarcibili. Cosa si può fare per accelerare il
processo di aggiudicazione CICP per le richieste relative al vaccino
COVID-19? Perché il tasso di aggiudicazione è così lento? In che modo il
tasso di aggiudicazione per le richieste di risarcimento per il vaccino
COVID-19 si confronta con le richieste per altri vaccini?
La lettera dei procuratori generali di 14 stati al
Dipartimento della Salute degli Stati Uniti non è solo una richiesta
sentita di risolvere concretamente il problema e fornire un’importante
arma politica all’avvocato Robert F. Kennedy Jr. se verrà confermato dal
Senato come segretario come desiderato da Trump.
È anche un primo atto di esplicita contestazione al funzionamento del
sistema che ruota attorno ai pericolosi vaccini anti-Covid e che
potrebbe preannunciare ulteriori cause legali contro Big Pharma.
Intanto, nel resto dell’Occidente, solo in
Australia e Slovacchia l’allarme sui sieri genetici mRNA Covid viene
preso sul serio.
Infatti, la Procura europea (EPPO) che ha indagato Ursula Von der Leyen
per le trattative segrete sui vaccini Pfizer nonostante non fossero
stati adeguatamente testati ha già chiesto a un tribunale belga di
applicare l’immunità.
Mentre in Italia sono pochissimi i casi in cui la giustizia si è
pronunciata a favore delle parti lese.
PERCHÉ NO
AL MINISTRO NUCLEARISTA PICHETTO DI UN GOVERNO IN CADUTA LIBERA :
INFATTI
Nel World Nuclear Industry
Status Report (Wnisr) 2025, l’autorevole rapporto presentato per la
prima volta in Italia lunedì 22 settembre, si evidenzia ancora una volta
la divaricazione tra la forte accelerazione delle rinnovabili, cresciute
a livello mondiale di 858 TWh nel 2024, e la strada incerta dal nucleare
che ha visto lo scorso anno un incremento di 69 TWh. Peraltro,
come si legge nel rapporto, nel mese di giugno 2025 la produzione
elettrica del solare e dell’eolico è stata doppia rispetto a quella del
nucleare. Insomma, le prospettive indicano una rapidissima crescita
delle rinnovabili e dei sistemi di accumulo, a fronte di un nucleare con
una produzione elettrica bloccata da una ventina di anni, alla ricerca
di nuove soluzioni ma destinato ad un ruolo limitato al 2050.
COME AVEVA GIÀ DICHIARATO nel Wnisr del 2017 David Freeman “Il rapporto
chiarisce, con dovizia di particolari, che il dibattito è concluso.
L’energia nucleare è stata eclissata dal sole e dal vento. Queste fonti
rinnovabili e gratuite non sono più un sogno o una proiezione, ma una
realtà che sta sostituendo il nucleare come scelta preferenziale per le
nuove centrali elettriche in tutto il mondo”. Considerando che la
produzione mondiale fotovoltaica ed eolica nel 2024 è stata oltre cinque
volte superiore rispetto a quella cui faceva riferimento l’autorevole
manager di aziende e autorità energetiche statunitensi, mentre il
contributo del nucleare è rimasto stazionario, l’affermazione “l’energia
nucleare è stata eclissata dal sole e dal vento” risulta ancora più
evidente.
NEL 2023, 26 ANNI DOPO LA FIRMA del protocollo di Kyoto del 1997, a
fronte di un consumo di energia primaria aumentato del 56% l’energia
solare ed eolica è passata da zero al 5,6%, mentre il nucleare era sceso
dal 5,8 al 3,7% con una produzione stagnante. Parliamo qui di energia
primaria; riferendosi invece alla elettricità generata su scala
mondiale, nel 2024 le rinnovabili hanno garantito il 32% a fronte del 9%
del nucleare.
SECONDO MYCLE SCHNEIDER, coordinatore e editore del Wnisr “Esiste un
divario preoccupante, ampio e sempre più profondo, tra la percezione
pubblica e la realtà industriale, quando si parla dell’energia nucleare.
Mentre molti Paesi annunciano politiche e ingenti finanziamenti
provenienti da tasse e imposte, il numero di Paesi che gestiscono e
costruiscono centrali nucleari si è in realtà ridotto. L’energia
nucleare è diventata irrilevante nel mercato globale delle tecnologie di
generazione di energia elettrica, dominato da solare ed eolico, sempre
più integrati dalle batterie”.
VENENDO ALL’ITALIA, SI SENTE DIRE che “da un lato c’è chi intende
difendere il pianeta, dall’altro chi mette in primo piano le ragioni
dell’economia e considera le politiche climatiche europee una delle
cause della progressiva perdita di competitività”. Una affermazione
priva di fondamento che si sente sempre più spesso, utilizzata da chi
punta a frenare la crescita della mobilità elettrica e anche quella
delle rinnovabili. Al contrario, dobbiamo denunciare il colpevole
ritardo dell’Europa e dell’Italia nel mondo dell’auto elettrica a fronte
di una Cina dove nel 2025 le vendite delle auto a combustione interna
sono decisamente sotto il 50%.
SULLE RINNOVABILI CI DIFENDIAMO meglio. Oggi abbiamo in Italia oltre 2
milioni di impianti fotovoltaici per 40 GW e fra cinque anni, secondo il
Piano nazionale energia e clima, dovremmo arrivare a 79-80 GW con una
produzione annua di 100 TWh, accanto ad una forte crescita anche
dell’eolico.
LE PROSPETTIVE DELLE RINNOVABILI sembrerebbero dunque interessanti anche
in Italia, se non ci fossero ostacoli a livello governativo (blocco
fotovoltaico in terreni agricoli) e regionali (clamoroso lo stop della
Sardegna), oltre ad opposizioni locali che arrivano a gesti vandalici
nei confronti degli impianti in costruzione. In questo contesto, si
riaffaccia nel nostro paese l’illusione nucleare, con il disegno di
legge sul “nucleare sostenibile”, approvato il 28 febbraio 2025 e i
tentativi di creare una filiera industriale.
IL CASO PIÙ INTERESSANTE È QUELLO di una startup innovativa Newcleo,
fondata nel 2021 da Stefano Buono che punta allo sviluppo di Small
Modular Reactor di quarta generazione raffreddati a piombo (Lead-cooled
Fast Reactors). Una esperienza partita quindi con grandi ambizioni, ma
che si sta scontrando con forti difficoltà economiche. I revisori
contabili di PWC hanno infatti sottolineato una “sostanziale incertezza”
sulla continuità aziendale, legata a una cassa che si svuota al ritmo di
13 milioni di euro al mese e a perdite raddoppiate a 110 milioni nel
2024. Per tentare di arginare la situazione, è stato deciso di ridurre
le assunzioni e tagliare alcuni investimenti. Tra gli esperti del
settore serpeggia però scetticismo sui costi e sui tempi promessi da
Newcleo, giudicati fin troppo ottimistici persino rispetto a tecnologie
nucleari più consolidate come il nucleare di terza generazione avanzata
raffreddato ad acqua.
TORNANDO AD UNA BREVE PANORAMICA della situazione internazionale,
troviamo lanciatissima la Cina con 58 reattori operativi per 61 GW,
terza al mondo dopo Usa e Francia, e 23 in costruzione. Pechino, che
vuole rapidamente uscire dalla dipendenza dal carbone, corre con il
nucleare, ma ancor più sulle rinnovabili e ha conquistato già nel 2024
gli obiettivi 2030 per il solare e l’eolico. La Cina è insomma diventata
una superpotenza delle energie pulite sia nella costruzione delle
tecnologie, che nelle esportazioni e nelle installazioni.
TORNANDO AL NUCLEARE, in particolare in questa fase di forti tensioni
internazionali, non possiamo dimenticare un altro aspetto delle sue
connessioni con l’aspetto bellico, sottolineate chiaramente dal
Presidente francese Emmanuel Macron: “senza nucleare civile, niente
nucleare militare; senza nucleare militare, niente nucleare civile“.
* L’autore è direttore scientifico di Kyoto Club, QualEnergia,
KeyEnergy, Resp. Master Ridef Politecnico Milano, Presidente Exalto
IL
NUCLEARE RAPPRESENTA I DINOSAURI SOSTENUTI DA CHI VUOLE
GUADAGNARE FACILMENTE CON IL PASSATO.
I numeri dell’Industria italiana delle rinnovabili
Il risultato? Il rapporto IREX
2024 mostra come il comparto italiano delle rinnovabili non abbia
fermato la crescita, nonostante una serie di difficoltà oggettive, dal
peso dell’inflazione ai rincari dei materiali passando per le tante
complessità autorizzative. Al punto che vengono riportate 1.180
iniziative progettuali (in aumento del 23% sul 2022,) per una
potenza totale cumulata di 50,9
GW e un valore aggregato di 80,1 miliardi di euro. In termini
di investimenti in progetto si tratta di quasi il doppio del 2022. E per
il 96% si tratta di progetti destinati all’Italia.
La parte del leone la fa l’agrivoltaico con
368 iniziative del valore aggregato di 14 miliardi e una potenza
pianificata cumulata di ben 15,8 GW. Il fotovoltaico tradizionale
rimane in testa per numero di operazioni ma potenza e investimenti
pianificati si attestano sotto all’agri-fv: 12,6 GW e 10,4
miliardi di euro. L’eolico
a terra con 254 progetti per 14,GW di potenza totale
cumulata, tocca un valore di 19,2 miliardi di euro. Più bassi ovviamente
i numeri dell’eolico offshore che tuttavia si fa
finalmente notare con 12 operazioni per 8,4 GW e 28,1 miliardi di euro.
Gli investimenti complessivi per i sistemi
di accumulo passano da 3,2 a 8,2 miliardi.
“L’Irex Annual Report 2024mostra un settore italiano delle
rinnovabili che ha continuato a crescere nonostante le sfide economiche
globali”, ha spiegato l’amministratore delegato Alessandro Marangoni, a
capo del team
di ricerca.
“Tra gli elementi caratterizzanti […] lo sviluppo dell’eolico offshore
che, sulla carta, è la tecnologia emergente nel 2023 e il crescente
interesse per gli accumuli, con l’affacciarsi di molti player e
progetti”.
Marangoni pone l’accento anche
sulla riduzione
della taglia media degli impianti rinnovabili, scesa dagli 48
MW del 2022 a 44 MW nel 2023. Contestualmente il rapporto evidenzia
l’aumento delle operazioni inferiori a 10 MW, il cui peso sale dal 16%
al 30% del totale. Sul fronte specifico dei sistemi di accumulo il 99%
degli impianti è inferiore ai 20 kW, di cui la maggior parte sotto i 10
kW (91%).
Il costo livellato dell’energia
Il rapporto IREX 2024 mostra per il
2023 un sensibile ridimensionamento dei prezzi elettrici in Europa.
La media si attesta a 96,1 euro il MWh (meno 54% sul 2022) ma il
Belpaese si contraddistingue come al solito con uno dei valori più
elevati: 127,2 euro il MWh.
Sul fronte degli LCOE,
ossia del costo
medio per unità di elettricità generata, il documento
sottolinea un sensibile aumento dei valori
per le fonti rinnovabili. Il LCOE dell’eolico offshore varia
tra 82,1 euro il MWh del Mare del Nord e 121,1 euro il MWh del
Mediterraneo; nel fotovoltaico il valore medio dell’LCOE degli impianti
commerciali si attesta a 107,4 euro il MWh (+9,8% sul 2022), mentre gli
impianti di taglia industriale presentano un costo medio di 77 euro il
MWh (+10,6% sul 2022).
Il report offre anche qualche previsione
di scenario per il 2024 “con
i prezzi delle materie prime per la costruzione degli impianti eolici
che vedranno variazioni differenziate: in aumento alluminio e rame, in
calo i materiali ferrosi, stabile il cemento per le fondazioni. Gli
effetti saranno una discesa del LCOE più contenuta per l’onshore (nulla
o fino al 5%) e più marcata per l’offshore (-10%/-15%). Per il
fotovoltaico le pressioni sulla componentistica dovrebbero portare a
ulteriori ribassi, con il costo dei moduli in calo del 10-15%”.
NON SI
RISPETTA VOLONTA' DEGLI ITALIANI ESPRESSA 2 VOLTE.
IL FUTURO
E' LA RETE ELETTRICA DELLE RINNOVABILI CON LA PRODUZIONE DI H2 NEI
PICCHI , UTILIZZATO NELLE CARENZE.
4.L’Italia sta investendo 135 mln in R&D su piccoli reattori
modulari e nucleare 4G
La narrativa che circonda la
“rinascita” del nucleare dipinge i piccoli
reattori modulari di ultima generazione come la soluzione a
tutti i problemi dei vecchi reattori. Gli Small Modular Reactors (SMR)
sarebbero meno costosi e sarebbe possibile costruirli in poco tempo.
Candidati ideali, quindi, per un
ruolo almeno da comprimario nella transizione energetica, a fianco
delle rinnovabili. E sui quali bisogna investire subito per avere una
flotta di SMR adeguata già nel 2030.
La realtà è completamente
diversa: i
loro costi lievitano e i ritardi nei tempi di realizzazione si
accumulano come per le vecchie centrali nucleari, sostiene un
rapporto dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis
(IEEFA) che ha analizzato tutti i progetti di SMR in cantiere.
Vecchi/nuovi problemi per i
piccoli reattori modulari
La base di partenza è ristretta:
sono solo 4 gli SMR operativi o in costruzione oggi in tutto il mondo. A
fronte di circa 80 diversi concetti di piccoli reattori modulari a
diverse fasi di maturità. Oltre ai dati sui 4 mini-reattori nucleari,
l’IEEFA si è basata anche sulle previsioni sui costi fornite da alcuni
dei principali sviluppatori di questi progetti negli Stati Uniti.
“I risultati dell’analisi
mostrano che poco è cambiato rispetto al nostro lavoro precedente. Gli
SMR sono ancora troppo costosi, troppo lenti da costruire e troppo
rischiosi per svolgere un ruolo significativo nella transizione dai
combustibili fossili nei prossimi 10-15 anni”,
sintetizza il rapporto.
Per i
3 piccoli reattori modulari operativi (2 in Russia e 1 in Cina) e
per l’unico
altro SMR in costruzione (in Argentina), le spese effettive di
costruzione sono state “notevolmente
sottostimate”. Per i reattori russi l’aumento supera il 300%, ma i
dati risalgono al 2015 e probabilmente l’incremento reale è maggiore. Un
aumento analogo è quello registrato per l’SMR cinese. Per il
mini-reattore argentino va anche peggio: rispetto alle stime iniziali
del 2013, i costi previsti erano lievitati del 600% nel 2021. Per altri
SMR solo proposti i costi sono più che raddoppiati, come nel caso dei
mini-reattori di NuScale. Incrementi che avvengono prima ancora che i
progetti ottengano licenze e via libera formale.
Sui tempi, i lunghi ritardi nella
costruzione “sono
stati la norma, non l’eccezione”, sostiene l’IEEFA. Per i 4 SMR al
centro dell’analisi le tempistiche sono regolarmente almeno triplicate,
passando dai 3-4 anni preventivati ai 12-13 anni effettivi. Tutti
ritardi non troppo distanti da quelli riscontrati anche dai reattori di
più recente generazione, come gli EPR di Okiluoto e Flamanville (dai 4-5
anni preventivati a 16-18 effettivi). Parte della retorica sui supposti
tempi ridotti di realizzazione fa leva sulla modularità degli SMR. Ma
l’approccio modulare è stato impiegato anche in altri reattori
precedenti, sottolinea il rapporto, e senza gli attesi benefici sulle
tempistiche.
A marzo conclusa la 1° fase di lavori
per preparare il campo al ritorno del nucleare in Italia
(Rinnovabili.it) – A marzo la Piattaforma
nazionale per il nucleare sostenibile ha finito “la prima
fase di lavori” e si appresta a formulare una “strategia nazionale” che
entrerà nel PNIEC e prepara la strada al ritorno del nucleare in Italia. Lo ha
comunicato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
(MASE) Gilberto Pichetto durante il question time al Senato dell’11
aprile.
La Piattaforma sta quindi
rispettando la tabella di marcia annunciata
lo scorso settembre, che prevedeva una ricognizione del panorama del
nucleare a livello nazionale e internazionale. Un primo giro di
orizzonte su cui costruire una “via italiana” all’atomo.
“Nelle tre fasi successive si
procederà con l’elaborazione di una road map e la definizione di azioni
con le relative risorse per incentivare la possibile ripresa
dell’utilizzo dell’energia nucleare in Italia attraverso le nuove
tecnologie nucleari caratterizzate da elevati standard di sicurezza e
sostenibilità”, ha
specificato Pichetto.
In realtà il governo ha già
iniziato a stanziare risorse per il nucleare in Italia. All’atomo sono
stati destinati lo scorso novembre 135 mln euro, il
25% del totale disponibile sotto il capitolo Mission Innovation.
Destinati ad attività di ricerca e sperimentazione sui piccoli reattori
modulari di terza e quarta generazione nel breve-medio periodo.
I prossimi passi per il ritorno
del nucleare in Italia
Secondo i piani, la Piattaforma
dovrebbe produrre entro aprile un documento che tracci la strada da
seguire, che saranno poi tradotte entro giugno in linee guida ben
definite che individuano azioni, risorse, investimenti e tempistiche per
riaprire la porta all’atomo.
Questa strategia nazionale “darà
un contributo che sarà contemplato anche nell’aggiornamento del Piano
nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) e per raggiungere
gli obiettivi di decarbonizzazione”, ha aggiunto il titolare del
MASE rispondendo a un’interrogazione del senatore Zanettin (FI).
Sarà elaborata tenendo conto dei contributi forniti dalle indagini
conoscitive delle commissioni Ambiente di Camera e Senato e
dall’industria nazionale legata alla filiera dell’atomo.
“La filiera industriale italiana
è già fortemente impegnata a livello internazionale sia nel campo della
fissione che in quello della fusione, in particolare nella produzione di
componentistica richiesta da centrali nucleari estere, reattori
sperimentali e centri di ricerca. Il loro coinvolgimento risulta
fondamentale per far sì che tutta la filiera che gravita intorno al
nucleare sia pronta nel momento in cui il quadro regolatorio nazionale
consentirà la ripresa di quelle che possono essere le attività e le
relative autorizzazioni”,
ha sottolineato Pichetto.
5.Sono passati undici
anni dal referendum indetto per chiedere il parere degli italiani su un
eventuale ritorno al nucleare; era il mese di giugno del 2011, tre mesi
dopo il disastro di Fukushima. E sono passati ben 35 anni dal precedente
referendum sullo stesso tema delle centrali nucleari, avvenuto nel 1987,
ossia un anno dopo la tragedia di Chernobyl. In entrambi i casi gli
italiani si espressero in maggioranza contro lo sviluppo del nucleare
civile nel nostro Paese.
Undici anni non sono tanti, ma
sono evidentemente sufficienti per rimuovere dalla coscienza nazionale
gli eventi del passato perché oggi in Italia assistiamo a una sorta di
revival del nucleare; si sta, infatti, diffondendo molto materiale
propagandistico, approfittando dei comodissimi e ubiquitari social media
che permettono con grande facilità di far circolare idee, giuste o
sbagliate che siano.
In particolare, nel settembre
2022 è apparso su YouTube un video a cartoni animati di circa 15 minuti
dal titolo “Il nucleare: i dubbi più grossi”, realizzato da un giovane
produttore indipendente. Grazie all’indiscussa abilità del video maker e
a una narrazione tutta giocata su un registro sardonico e sarcastico, il
video ha raccolto in poco tempo oltre un milione di visite e una pletora
di commenti generalmente entusiasti tra il pubblico, composto in
maggioranza da giovani e giovanissimi.
La trascrizione integrale del
parlato a supporto del video occupa ben sei pagine in formato Word e
spazia su numerosissimi temi: dal funzionamento delle centrali nucleari
alla loro sicurezza, dagli incidenti a questi impianti agli effetti
generati dall’esplosione di una bomba atomica, dalla sicurezza
energetica di una nazione alle caratteristiche delle fonti rinnovabili e
a quelle dell’industria estrattiva dell’uranio, giusto per citarne
alcuni. L’autore dichiara apertamente di propendere da sempre per il
nucleare e di essersi avvalso di consulenti chiaramente orientati in
questo senso.
Per dare una prima idea di come
sia impostato il video, diciamo subito che racconta i
due gravissimi incidenti sopra citati, Chernobyl e Fukushima,
fornendo diverse spiegazioni sulle cause che li hanno provocati, ma
dimentica del tutto il primo incidente nucleare grave (grado 5 su scala
di 7), che avvenne negli Usa nel 1979 alla centrale di Three Mile
Island, con fusione parziale del nocciolo e rilascio di radiazioni
nell’ambiente.
L’incidente americano diede
impeto al movimento antinucleare globale che, per esempio, in Italia si
oppose per anni, senza successo, alla costruzione delle centrali, per
poi arrivare alla vittoria con il referendum del 1987. Il movimento si
riaccese a causa dei progetti nuclearisti di Berlusconi e Scajola (al
governo tra il 2001 e il 2006) e, in particolare, con la decisione di
creare in un giacimento di salgemma nel territorio di Scanzano Jonico il
deposito nazionale dei rifiuti radioattivi (2003). Le manifestazioni
contrarie durarono 15 giorni e la decisione venne ritirata anche su
insistenza dei politici lucani. Tutte cose che il video non racconta
affatto.
All’inizio del video si sente
dire che è “molto
facile” costruire e capire come funziona una centrale nucleare.
Questo è il primo messaggio sbagliato perché l’industria del nucleare
non è affatto “molto facile”, anzi è terribilmente difficile. Siccome si
tratta di impianti intrinsecamente pericolosi e molto complessi, durante
la progettazione, nei controlli preventivi, nella costruzione e
nell’esercizio, vengono esaminati tutti i possibili tipi di incidenti e
vengono previste un’infinità di contromisure per prevenirli; salvo, poi,
dover rifare tutto il ragionamento ogni volta che si verifica un
incidente “imprevisto” (cosa che successe, ad esempio, dopo Three Mile
Island). Questa complessità aumenta moltissimo tempi e costi, tanto da
veder saltare sempre i budget di previsione e allungare, anche di
decenni, le attivazioni operative degli impianti.
Inoltre, la “semplice” gestione
delle centrali non è affatto banale. Ad esempio, dei 56 reattori
francesi, nel corso del 2022 30 sono rimasti fermi: 18 perché sottoposti
ad interventi di manutenzione programmata e 12 per problemi di
“corrosione da stress”; per 16 di loro le autorità francesi hanno deciso
di prolungare il funzionamento oltre i tempi della quarta revisione
periodica dei reattori da 900 MW di Électricité de France (EDF),
decisione molto discutibile considerato che questi impianti sono stati
progettati per 40 anni di attività.
Negli ultimi anni in Francia si
sono verificati importanti problemi in ben quattro centrali: a Civaux, a
Cattenom, a Chooz e infine, solo qualche giorno fa, a Penly, con rischio
classificato al livello 2, appena sotto ciò che si definisce “incidente
grave”, e tale da indurre le autorità a fermare il reattore.
La débâcle del nucleare francese
ha portato la produzione delle centrali al livello più basso degli
ultimi 30 anni. A risentirne sono stati anche i conti di EDF che ha
chiuso il bilancio 2022 con una perdita di 17,9 miliardi di euro e ciò
nonostante il fatturato sia cresciuto del 70% rispetto all’anno
precedente.
Il Governo francese, dal canto
suo, sul finire dello scorso anno ha lanciato la nazionalizzazione della
multiutility con un esborso stimato in 9,7 miliardi di euro; oggi EDF è
per il 96% di proprietà dello Stato e diverrà interamente pubblica nel
volgere di qualche settimana.
Per non parlare, poi, della
dismissione degli impianti nucleari che è motivo di insostenibilità
economica per i soggetti gestori e fonte di forte preoccupazione per le
autorità e i territori che ospitano gli impianti.
Il video è interamente costellato
di sapienti inesattezze. Per esempio, si lascia intendere che il
maremoto del 2011 in Giappone fosse imprevedibilmente eccezionale e,
quindi, “i
danni conseguenti a Fukushima sostanzialmente inevitabili”. Non è
assolutamente così. Viene, infatti, volutamente ignorato il fatto che la
prima centrale nucleare costiera raggiunta dal maremoto non fu quella di
Fukushima, bensì quella di Okagawa, dove l’impianto, costruito da
un’altra azienda senza badare a spese, resistette sia al terremoto che
allo tsunami, diventando addirittura rifugio per gli sfollati [1].
Se i proprietari della centrale
di Fukushima non avessero risparmiato sulle protezioni anti-maremoto e i
controlli pubblici giapponesi avessero funzionato bene, il disastro non
sarebbe avvenuto. Questo, che sembra essere un argomento in favore del
nucleare, pone in verità un problema generale sul nucleare “privato” e
sui controlli “pubblici” ed è il motivo per cui le poche centrali
nucleari in costruzione in Europa sono tipicamente affidate ad aziende
statali con costi impressionanti che gravano solo sulle casse pubbliche.
Per esempio, la centrale nucleare francese di Flamanville, dopo il
fallimento del costruttore Areva, è ora in mano a EDF che sta
realizzando anche la grossa centrale inglese di Hinkley Point C, insieme
al colosso statale nucleare cinese CNG, con fortissime polemiche sia
sull’opportunità politica, sia sui costi, sia sull’impatto ambientale.h
Il nucleare civile, per quante
precauzioni si prendano, non è a prova di inetto o di avido: basta un
singolo malintenzionato o sbadato nella lunga catena di progettazione,
controllo e gestione degli impianti e del combustibile per mettere a
repentaglio la sicurezza generale. Questo naturalmente è vero anche per
altre grandi imprese energetiche, come ha dimostrato il disastro del
Vajont (1963), che di fatto, conducendo a migliaia di morti, fermò per
sempre la corsa al grande idroelettrico sulle nostre montagne.
Venendo a punti specifici,
abbiamo rilevato nel video un numero notevole di errori, imprecisioni,
notizie distorte e dati poco attendibili. Di seguito una breve
selezione.
Seguendo la successione
cronologica, la prima riguarda il nocciolo che “non esploderà mai; al massimo si
scalda, si dilata e fonde” e ben si connette con l’altro
travisamento “una centrale non è una bomba e
non può esplodere come una bomba”. I fatti dimostrano esattamente
il contrario: il 10 aprile 2003 nella centrale di Paks in Ungheria fu
scongiurato il pericolo di un’esplosione nucleare grazie ad un pronto e
non semplice intervento di raffreddamento di 30 barre di combustibile
del nucleo del reattore. Dunque, se per un verso non è possibile
escludere a priori il rischio di esplosione del nocciolo, dall’altro
occorre riaffermare – cosa che l’autore del video si guarda bene dal
fare – che l’autodistruzione del reattore è in sé il maggiore dei
pericoli e che può essere innescato, come accadde a Fukushima, anche da
eventi di “ordinaria amministrazione” quali, ad esempio, la distruzione
dell’impianto refrigerante e/o la mancata alimentazione delle pompe.
Una centrale nucleare, in caso di
incidenti, anche se non esplode è, comunque, una bomba i cui effetti
biologici (ad es., sindrome acuta da radiazioni e aumento dell’incidenza
del cancro), psicologici e sociali sono estremamente gravi e duraturi,
così come dimostrato da studi condotti sia in Italia (vedi il caso della
Centrale del Garigliano) che all’estero [2].
Inoltre, il rassicurante
messaggio contenuto nel video “ci preoccupiamo di poche scorie
stoccate in barili a prova di bomba che in 70 anni di attività di un
paese occupano un solo capannone”, è fuorviante perché si limita a
considerare l’aspetto quantitativo, senza toccare i risvolti più
critici.
Da un punto di vista del tutto
generale, le scorie, tante o poche che siano, sono un problema non
risolto che lasciamo sulle spalle delle prossime generazioni; come è
stato giustamente sottolineato in un articolo uscito su
Chemical&Engineening News del 5 maggio 2008 “it is at best
irresponsible, at worst a crime, to leave the waste to be addressed by
generations not yet born.”.
Ad esempio, per quanto riguarda
l’Italia, trascorsi oltre 30 anni dalla chiusura degli impianti, la
questione delle scorie è tutt’altro che risolta. In Germania la
penetrazione di una soluzione salina nelle caverne sotterranee del
deposito di Asse, dove dal 1967 al 1978 furono portati 125.787 container
di scorie radioattive (per il 90% provenienti da centrali nucleari), ne
ha compromesso la tenuta stagna.
Parimenti critica risulta la
situazione delle scorie in Francia: ad Aube, dei due centri di
stoccaggio che ospitano il 90% dei residui radioattivi prodotti ogni
anno in Francia, uno si sta avvicinando alla saturazione e per alcuni
rifiuti non c’è ancora una soluzione. Inoltre, una recente inchiesta
della rete televisiva Artè ha svelato che la Francia ha stoccato in
Siberia presso il complesso atomico di Tomsk-7 e in modo totalmente
abusivo (a cielo aperto) il 13% delle sue scorie radioattive.
Inoltre, non viene toccato il
problema della dismissione di una centrale nucleare che di scorie ne
lascia tante e di difficilissima gestione; il sito che ha ospitato una
centrale porta indelebili i suoi segni: enormi silos, in cui vengono
“tombate” le scorie e le parti dell’impianto, che per ragioni di
sicurezza non possono essere toccati per tempi lunghissimi e di cui,
ancora una volta, si dovranno occupare le future generazioni.
Sempre nel video si minimizzano
gli “effetti
di un attacco militare” agli impianti, materializzatosi nell’agosto
scorso a Zaporizhzhia e in settembre a Pivdennoukrainsk, in Ucraina.
In generale, gli impianti
nucleari non sono progettati in funzione di un possibile danno derivante
da un attacco militare perché, con una visione assolutamente miope, si
considera quale unica fonte di pericolo il danneggiamento delle
strutture che contengono il reattore. È, invece, facile dimostrare che
per provocare un disastro, ad esempio simile a quello di Fukushima,
sarebbe sufficiente indirizzare l’attacco militare al sistema di
raffreddamento delle vasche che permettono di controllare la temperatura
dei reattori.
Per il caso di Zaporizhzhia,
l’Istituto Affari Internazionali ha formulato lo “Scenario Fukushima”,
richiamando l’attenzione sulleconseguenze dell’interruzione della
refrigerazione del nocciolo e delle piscine del materiale spento:
esplosioni di idrogeno, incendi locali, esplosioni di vapore acqueo,
rottura delle barre di combustibile fino alla fusione del nocciolo nel
corium e penetrazione del contenitore, con rilascio di materiale
radioattivo.
Inoltre, qualora fosse bombardata
l’area di stoccaggio a secco del combustibile nucleare esaurito, le
strutture di contenimento del combustibile potrebbero danneggiarsi
liberando isotopi radioattivi che andrebbero a contaminare le zone
circostanti l’impianto, rendendo necessarie contromisure di sanità
pubblica per la popolazione locale.
Il direttore generale
dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Grossi,
a proposito dei ripetuti attacchi missilistici alla centrale ha
dichiarato: “Ogni volta è come se tirassimo i dadi. E se permettiamo che
questo continui, un giorno la nostra fortuna si esaurirà”.
Nel video si tace, ovviamente,
sulla “connessione
tra usi civili ed usi militari” del nucleare; è, invece, noto che i
cicli del combustibile e della fissione nelle applicazioni pacifiche e
non pacifiche funzionano spesso in parallelo; tecnologie e conoscenze
sono spesso adatte ai due usi, soprattutto negli stati con regimi
autocratici. Il caso tipico è quello dell’Iran, con il suo programma
militare clandestino svolto in parallelo a quello civile, dove la AIEA
ha rilevato particelle di uranio arricchito all’83,7 per cento, non
lontano dalla soglia del 90 per cento necessaria per la produzione di un
ordigno.
E, comunque, anche in assenza di
programmi militari clandestini, la catena del nucleare a uso civile ben
si presta ad essere utilizzata per applicazioni militari: questo vale
per gli impianti di arricchimento dell’isotopo fissile dell’uranio
(U-235), per i reattori di ricerca e commerciali, per gli impianti e la
tecnologia di ritrattamento e, infine, per i siti provvisori di
stoccaggio del plutonio, dell’uranio e di altri materiali fissili.
Affermare poi che “Il
nucleare fa paura perché ci appare ancora misterioso, per questo ci
ricordiamo di quei 2 grossi incidenti successi in 70 anni di attività”
è puro negazionismo; in realtà negli ultimi 50 anni si contano numerosi
incidenti, tra i quali almeno 5 gravi: oltre a Chernobyl (1986) e
Fukushima (2011), si devono aggiungere quello già citato all’impianto di
Three Mile Island (1979) e quelli alle centrali nucleari di Kyshtym
(1957) e di Windscale Piles (sempre 1957). Fra l’altro, è molto
probabile che non tutti gli incidenti nucleari siano stati dichiarati in
quanto legati a sviluppo di programmi militari clandestini.
Inoltre, il nucleare “fa paura”
non perché sia oggetto opaco e misterioso come si dice nel video, ma
proprio perché vi è consapevolezza dei rischi associati all’opzione
nucleare. Ad esempio e giustamente, l’Italia, pur non avendo centrali
funzionanti sul suo territorio, data la presenza di 13 impianti a meno
di 200 chilometri dai suoi confini si è dotata di un Piano Nazionale per
la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari; tra gli obiettivi
del Piano figurano la definizione e l’attuazione di “…misure per la
tutela della salute pubblica e delle produzioni, con particolare
riguardo alle misure protettive e alle strategie di protezione dei
cittadini, nonché i controlli delle filiere produttive e le restrizioni
alla commercializzazione di prodotti agroalimentari”.
Sui “costi del nucleare” la
narrazione proposta nel video falsifica la realtà, ignorando la
conclusione a cui si perviene dopo aver analizzato le stime dell’Agenzia
Internazionale dell’Energia (IEA): il nucleare non costerà poco e sarà
in grado di reggersi unicamente in virtù di un robusto sostegno
finanziario di fonte governativa. Non potrebbe essere altrimenti
considerati gli ingenti costi di realizzazione degli impianti, su cui
incide il peso degli oneri finanziari dovuti ai lunghi tempi di
costruzione, stimati ottimisticamente dalla IEA in 10 anni nel Regno
Unito, 9 in India e negli Usa, e 6 in Cina.
Non solo le vecchie ma anche le
nuove centrali non risultano competitive sia rispetto ai costi che ai
tempi di costruzione: Flamanville 3 in Francia avrebbe dovuto avere un
costo di 5 miliardi di euro lievitati a 13,2, secondo Electricité de
France, e a 19 per la Corte dei conti francese; la costruzione avviata
nel 2007 si sarebbe dovuta concludere dopo molti ritardi nel 2022, ma
secondo Alain Morvan, direttore del progetto, l’impianto verrà caricato
con il combustibile solo nel primo trimestre del 2024. La Finlandia ha
invece terminato la costruzione di Olkiluoto con un ritardo di 12 anni
rispetto ai tempi pianificati e con costi triplicati.
La sequela di mistificazioni
contenute nel video si alimenta anche del capitolo relativo “all’impronta
carbonica” delle centrali in rapporto all’energia prodotta, che
l’autore, non senza audacia e con tanto di grafico, proverebbe essere
inferiore rispetto a quella delle fonti rinnovabili.
La quantità di CO2 emessa dal nucleare deve essere calcolata tenendo
conto di tutte le fasi del ciclo di vita degli impianti –
dall’estrazione dell’uranio fino alla dismissione delle centrali – senza
tralasciare le emissioni legate al trasporto e allo stoccaggio delle
scorie radioattive.
Ciò premesso, secondo i dati
forniti dall’Agenzia per l’ambiente tedesca, il valore delle emissioni
generate dal nucleare risulta elevato: oltre il triplo del fotovoltaico
(33 g/kWh), circa 13 volte quello delle centrali eoliche (tra i 9 e i 7
g/kWh) e quasi 30 volte quello degli impianti idroelettrici (4 g/kWh).
Inoltre, secondo lo studio “Differences
in carbon emissions reduction between countries pursuing renewable
electricity versus nuclear power”, pubblicato
il 5 ottobre del 2020 sulla rivista Nature Energy, le energie
rinnovabili sono fino a 7 voltepiù efficaci nel ridurre le emissioni di
carbonio rispetto all’energia nucleare.rsten
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L’ostracismo nei confronti delle
rinnovabili trova riscontro in un altro passaggio del video in cui si
afferma che “Questa
filiera, in rapporto all’energia prodotta, genera un inquinamento e
un’emissione di CO2 che supera
pure quella del nucleare, facendoci poi dipendere da stati come la Cina”.
Delle emissioni di CO2 si è già detto. Quanto alla debolezza della filiera
nazionale ed europea relativa alle rinnovabili e alla conseguente
dipendenza dalla Cina, il nodo è e resta tutto politico. Nel suo report
“Solar PV Global Supply Chain” pubblicato a giugno di quest’anno, la IEA
afferma che “… Le nazioni possono migliorare la resilienza investendo
per diversificare la produzione e le importazioni”.
Per quanto concerne l’Italia, il
PNRR destina risorse alla realizzazione/modernizzazione di impianti per
la produzione di moduli fotovoltaici nei siti di Modugno (pannelli
flessibili) e Catania, dove ENEL punta a raggiungere l’obiettivo di
produrre 3000 MW di pannelli al 2024.
In merito alla dipendenza dalla
Cina, le attuali tecniche consentono di riciclare fino al 88-90% del
modulo fotovoltaico, generando circa 17-18 kg di materie prime seconde
per ogni pannello. Ragion per cui è importante investire su nuove
tecnologie che consentano di accrescere la percentuale di riciclo dei
moduli, il conseguente recupero di silicio da utilizzare per nuove
produzioni, nel rispetto dei dettami dell’economia circolare, e, quindi,
di diminuire la dipendenza dai paesi esteri.
Non altrettanto può dirsi del
combustibile che alimenta i reattori, presente in soli cinque paesi al
mondo, tra cui anche la Russia, con le sue 486.000 tonnellate, pari
all’8% delle riserve mondiali, e il Kazakistan, con 906.800 tonnellate,
pari al 15% delle riserve mondiali, e primo produttore al mondo, ma
teatro di dure repressioni del dissenso interno.
Altro punto dolens del video è
quello della presunta “assenza di infiltrazioni mafiose e
malavitose” in un settore a così alta specializzazione. L’accertato
“zampino” della yakuza, la temibile mafia giapponese, nella gestione
della decontaminazione di Fukushima, e alcuni cablogrammi di Wikileaks
che chiariscono il ruolo delle cosche nella gestione dei traffici
illeciti di rifiuti nucleari in transito dal Porto di Gioia Tauro,
smentiscono la fantasiosa narrazione dell’autore.
Al capitolo “mafia atomica”
appartengono anche alcune delle pagine più oscure e dolorose del nostro
paese: l’esecuzione, avvenuta a Mogadiscio il 20 marzo del 1994, della
giornalista Ilaria Alpi, rea di aver indagato su un traffico
internazionale di armi e rifiuti tossici radioattivi, e la morte,
avvenuta in circostanze misteriose, dell’ufficiale della Marina
Militare, Natale De Grazia, in servizio presso la Capitaneria di porto
di Reggio Calabria e impegnato in una delicata indagine
sull’affondamento delle navi dei veleni nei mari della Calabria.
La denigrazione delle rinnovabili
prosegue associando
allosviluppo
delle rinnovabili l’incremento del consumo di suolo e richiamando l’avversione
delle comunità locali nei confronti di “pannelli fotovoltaici e
pale eoliche”.
Anche in questo caso la smentita
viene dai “freddi numeri”: secondo un recente studio condotto in Italia
[3] nel 2020, l’energia solare potrebbe alimentare l’Italia senza
utilizzare ulteriore suolo.
Per raggiungere gli obiettivi del
Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), rivisti alla
luce del Green Deal U.E., si prevede che entro il 2030 il fotovoltaico
debba fornire almeno 100 TWh di energia elettrica, 4 volte in più
rispetto al 2020. Ipotizzando che questa energia venga generata da
impianti solari a terra, si occuperebbe un’area di poco superiore ai
1.000 km2,
grosso modo pari alla superficie della provincia di Pistoia e
corrispondenti a circa il 5% del consumo di suolo in Italia, contro una
quota del 40% ricoperta da strade e circa del 30% occupata dagli
edifici.
Esistono tuttavia diverse
alternative per ridurre ulteriormente il consumo di suolo: ad esempio,
attraverso il revamping e il repowering degli impianti esistenti,
utilizzando moduli più efficienti (passando dall’attuale 21-22% al 30%
entro il 2030, si potrebbero produrre 300 TWh, doppiando abbondantemente
il target del Green Deal) e, anche, con soluzioni riguardanti
l’integrazione del fotovoltaico sui tetti degli edifici o l’uso del
fotovoltaico galleggiante sull’acqua.
Quanto all’atteggiamento delle
amministrazioni e delle comunità locali nei confronti dell’eolico, è
dimostrato che giocano un ruolo a favore della realizzazione dei
progetti fattori quali una buona pianificazione, il concreto
coinvolgimento dei territori, un’informazione preventiva, tempestiva e
trasparente, il rispetto delle norme che regolano i permessi, il grado
di integrazione dei progetti con il tessuto economico-sociale locale,
ecc. (si veda, ad esempio, il caso dell’impianto eolico in località
Tocco da Casauria, 3,2 MW, anno 2006).
Di contro, sappiamo per certo che
in Italia il culmine dell’opposizione pubblica a piani energetici è
stato raggiunto solamente in occasione delle due consultazioni
referendarie sullo sviluppo del nucleare civile. La prima consultazione,
nel 1987, si articolò su tre quesiti: il numero dei votanti fu pari al
65,1% degli aventi diritto e per tutti e tre i quesiti la maggioranza
dei votanti di espresse contro l’opzione nucleare. Stessa sorte toccò al
nucleare nel 2011: il numero dei votanti fu il 54,79% degli aventi
diritto e il 94,5% dei votanti si espresse per la seconda volta contro
lo sviluppo del nucleare in Italia, a dispetto di quanti, politici e
non, avevano fino ad allora sostenuto e continuavano ad avere un
atteggiamento neutrale nei confronti di quel settore.
Per giustificare la necessità di
installare impianti nucleari il video continua la sua crociata contro le
rinnovabili accusando
queste fonti di una variabilità intrinseca con la conseguente
impossibilità di stabilizzare il sistema elettrico. In realtà sono
sempre più diffusi e facilmente reperibili studi tecnico-scientifici che
mostrano come sia possibile sviluppare un sistema elettrico basato sul
100% di rinnovabili, senza utilizzare fonti fossili e senza costruire
nuove centrali nucleari [4]. Un tale obiettivo è realizzabile anche in
Italia; ad esempio, l’amministratore delegato di Terna, Stefano
Donnarumma, intervistato da diverse testate giornalistiche (vedi Il
Messaggero del 5/10/22), non ha mostrato perplessità per l’imponente
crescita delle rinnovabili sul sistema elettrico da lui amministrato e
Francesco Starace, ingegnere nucleare a capo di Enel Spa, ha dichiarato
la sua totale contrarietà a un nuovo programma nucleare italiano basato
sulle tecnologie oggi disponibili (vedi intervista a Open del 13/1/22).
Nonostante la recente propaganda
distorta e dannosa, i numeri parlano chiaro: in tutto il mondo le
rinnovabili sono in crescita esplosiva, mentre il nucleare è
sostanzialmente residuale o in fase calante. Allora, i nostri giovani
dovrebbero guardare responsabilmente al loro futuro affidandosi non a un
divertente cartone animato, ma a seri dati scientifici.
di Enrico Gagliano, Vittorio
Marletto, Margherita Venturi – Energia
per l’Italia
Riferimenti
[1] Andrew
Leatherbarrow, Melting
Sun: The History of Nuclear Power in Japan and the Disaster at Fukushima
Daiichi, Nielsen, 2022.
[2] “Special
Report: Counting the dead”, Nature, 440,
982, 2006 (doi.org/10.1038/440982a); J.-C. Nénot, “Radiation accidents
over the last 60 years”, Journal
of Radiological Protection, 29, 301, 2009
(doi.10.1088/0952-4746/29/3/R01).
L’aggiornamento del PNIEC dovrà essere
consegnato a Bruxelles a giugno 2024
Il nuovo Piano
Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) potrebbe contenere
il primo accenno concreto all’impiego dell’energia
nucleare. Non per il medio termine, ovviamente, quanto
piuttosto per lo sforzo di decarbonizzazione al 2050. A rivelarlo è il
ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin un giorno
prima del Vertice
G7 di Torino.
Il numero uno del MASE ha da
sempre sostenuto la validità dell’energia dell’atomo come strumento di
decarbonizzazione energetica, nonostante le chiare difficoltà di
riuscire ad inserire una simile fonte nel contesto nazionale. Ecco
perché nel 2023 il dicastero ha istituito la Piattaforma Nazionale per un
Nucleare Sostenibile (PNNS). Il network, coordinato dal MASE
con il supporto di Enea e RSE, ha l’obiettivo di definire in tempi certi
un percorso finalizzato alla possibile ripresa dell’utilizzo
dell’energia nucleare in Italia e alla crescita della filiera
industriale nazionale (già attiva nel comparto).
Lo scenario nucleare nel PNIEC italiano
Il passaggio nel PNIEC italiano
appare come una mossa, per alcuni versi, abbastanza prevedibile. Il
Piano deve essere consegnato entro giugno 2024 alla Commissione europea
nella sua versione ufficiale, integrando in teoria tutte le richieste
avanzate da Bruxelles rispetto alla bozza 2023.
A partire da nuovi dettagli su come il Belpaese intenda raggiungere gli
obiettivi climatici ed energetici 2030. Con particolare attenzione alle
azioni di riduzione delle emissioni.Secondo
quanto riporta l’esecutivo UE, infatti, “il piano fornisce proiezioni di
emissioni che dimostrano che con le politiche e le misure aggiuntive
proposte nel progetto di PNEC aggiornato, l’Italia non è sulla buona
strada per raggiungere il suo obiettivo nazionale di gas serra di -43,7%
nel 2030 rispetto ai livelli del 2005. Secondo le proiezioni
dell’Italia, il target sarebbe inferiore di 6,7-8,7 punti percentuali”.
Il possibile scenario “nucleare”
su cui sta lavorando la PNNS riguarda però il lungo termine, ossia le
politiche dal 230 alla metà del secolo. Spiega il ministro Pichetto “L’aggiornamento
del PNIEC, da trasmettere alla Commissione europea entro giugno 2024,
riporterà anche analisi di scenario contenente una possibile quota di
energia prodotta da fonte nucleare nel periodo 2030-2050. Tale quota
sarà ricavata dai dati, basandosi su valutazioni comparative rispetto al
mix energetico attuale. Tali analisi sono tutt’ora in corso di studio da
parte di uno specifico Gruppo di lavoro della Piattaforma”.
Si studiano nuove proposte normative e di governance
Ma per portare il nucleare
in Italia e inserire l’atomo nel mix elettrico nazionale servirà
anche mettere
mano a norme, regolamenti e incentivi per non parlare delle
politiche di governance. E al momento l’Italia fatica anche a realizzare
il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.
Come muoversi su questo fronte?
Il Ministro ha rivelato di aver dato mandato al giurista Giovanni
Guzzetta, di costituire un gruppo di alto livello per
ridisegnare l’ambito legislativo del sistema regolatore italiano “per accogliere un eventuale
programma di ripresa della produzione nucleare in Italia“, con la
definizione, inoltre, di “un quadro normativo specifico per
l’energia da fusione”.
Atto Camera
Mozione 1-00295
presentato da
SQUERI Luca
testo presentato
Mercoledì 12 giugno 2024
modificato
Mercoledì 26 giugno 2024, seduta n. 314
La Camera,
premesso che:
1) nel gennaio 2020 l'Italia ha inviato alla Commissione europea la
versione definitiva del Piano nazionale integrato per l'energia e il
clima 2021-2030 (Pniec), adottato in attuazione del Regolamento
2018/1999/UE, al termine di un percorso di consultazione pubblica ed
elaborazione avviato nel dicembre 2018. Tra i principali obiettivi: una
percentuale di energia da fonti energetiche rinnovabili (FER) nei
consumi finali lordi di energia pari al 30 per cento, la riduzione dei
«gas serra», rispetto al 2005, per tutti i settori non ETS del 33 per
cento, il phase out del carbone dalla generazione elettrica al 2025;
2) nel dicembre 2019, la Commissione europea ha presentato la
comunicazione strategica sul Green Deal europeo volta a conseguire la
neutralità climatica entro il 2050. Tale traguardo, approvato il 12
dicembre 2019 dal Consiglio europeo, è stato successivamente sancito
dalla legge europea sul clima (regolamento 2021/1119/UE), che ha
introdotto l'obiettivo, da conseguire entro il 2030, di ridurre le
emissioni di almeno il 55 per cento rispetto ai livelli del 1990;
3) il 14 luglio 2021, la Commissione europea ha presentato un pacchetto
di proposte legislative, denominato Fit for 55 (Pronti per il 55 per
cento), volte a rivedere la normativa dell'Ue in materia di riduzione
delle emissioni climalteranti, per consentire il raggiungimento di
questo nuovo più ambizioso obiettivo al 2030;
4) il 18 maggio 2022 la Commissione europea ha presentato il Piano
REPowerEU (COM(2022) 230 final) con l'obiettivo di ridurre la dipendenza
dell'UE dai combustibili fossili russi accelerando la transizione e
costruendo un sistema energetico più resiliente. Con il regolamento (UE)
2023/435 del 27 febbraio 2023, è stato consentito agli Stati membri di
inserire appositi capitoli REPowerEU nei Piani per la ripresa e la
resilienza (PNRR). Il 7 agosto 2023 il Governo italiano ha presentato
alla Commissione europea le conseguenti modifiche al Piano nazionale
ripresa resilienza, accolte dalla Commissione europea, (COM(2023) 765
Def) il 24 novembre 2023 e dal Consiglio europeo l'8 dicembre 2023;
5) il 4 agosto 2022 è entrato in vigore, con decorrenza 1° gennaio 2023,
il regolamento delegato 2022/1214 della Commissione Ue, che include gas
e nucleare dalla lista degli investimenti considerati sostenibili dal
punto di vista ambientale (cosiddetta tassonomia verde). Dal 1° gennaio
2023 è possibile investire in nuove centrali nucleari realizzate con le
«migliori tecnologie disponibili» e fra gli investimenti sostenibili le
attività di ricerca e sviluppo per le nuove tecnologie è stato inserito
il nucleare di quarta generazione. Quanto al gas, le centrali con
permesso di costruzione rilasciato entro il 2030, dovranno sostituire
vecchi impianti a combustibili fossili con altri più efficienti del 55
per cento dal punto di vista delle emissioni ed essere programmate per
passare, dal 2035, a gas rinnovabile;
6) il 16 maggio 2023 è entrato in vigore il Regolamento (UE) 2023/857
(cosiddetto Regolamento Effort Sharing-ESR) che ha fissato un obiettivo
per l'Italia ancor più ambizioso, prevedendo che le emissioni di gas a
effetto serra degli Stati membri al 2030 rispetto ai livelli nazionali
del 2005 determinate in conformità dell'articolo 4, paragrafo 3 del
regolamento stesso (trasporti, residenziale, terziario, industria non
ricadente nel settore ETS, i rifiuti, l'agricoltura) si riducano entro
il 2030 del 43,7 per cento rispetto ai livelli del 2005;
7) questo complesso di impegni detta l'inquadramento del percorso di
decarbonizzazione del Paese. Ai sensi dell'articolo 14 del regolamento
(UE) 2018/1999, la proposta di aggiornamento del Piano nazionale
integrato energia e clima, allineata ai nuovi obiettivi, deve essere
trasmessa alla Commissione europea entro il 30 giugno 2023, mentre la
versione finale del documento deve essere trasmessa entro giugno 2024,
sviluppandosi nelle cinque dimensioni dell'Unione dell'energia:
decarbonizzazione (riduzione delle emissioni e energie rinnovabili);
efficienza energetica; sicurezza energetica; mercato interno
dell'energia; ricerca, innovazione e competitività;
8) in coerenza con gli obiettivi sopraindicati il Ministero
dell'ambiente ha predisposto nell'estate 2023 un documento di
aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima 2019, in
linea con i nuovi obiettivi, prevedendo per il 2030 la conseguente
riduzione dell'emissione di gas serra, una quota del 40 per cento di
energia proveniente da fonti rinnovabili nei consumi finali lordi di
energia (e del 65 per cento nel settore elettrico);
9) un aumento dell'efficienza energetica che porta i consumi finali 2030
a 100 Mtep e quelli primari dai 145 Mtep del 2021 ai 122 del 2030;
l'abbattimento, rispetto al 2005 del 62 per cento delle emissioni ETS e
del 35-37 per cento delle emissioni ESR, la promozione della produzione
industriale a basse emissioni di carbonio, nonché una maggiore
elettrificazione nel mix energetico;
10) la proposta di aggiornamento Piano nazionale integrato energia e
clima 2023 prevede che per rispettare la traiettoria emissiva del
periodo 2021-2030, rispetto ai livelli del 2005, sarà necessario avviare
da subito una significativa riduzione delle emissioni pari a oltre il 30
per cento rispetto ai livelli del 2021, da conseguirsi prevalentemente
nei settori trasporti e civile (residenziale e terziario);
11) nel percorso di decarbonizzazione, in tutti i settori, l'efficienza
energetica rappresenta il driver principale, in coerenza del principio
Energy Efficiency First (efficienza energetica al primo posto);
12) per quanto riguarda la produzione elettrica da fonte rinnovabile
(FER-E) in termini di potenza installata si prevede di aumentare,
rispetto all'installato di fine 2021, da 11.290 a 28.140 MW quelle
eolica, da 22.594 a 79.921 MW quella solare, mentre restano
sostanzialmente stabili le potenze installate nei settori
dell'idroelettrico e della geotermia. In calo la produzione da
bioenergie. In termini di produzione annua si prevede di incrementare
l'eolico da 20 a 64 TWh, il solare da 25 a 99 TWh, mentre si prevede una
sostanziale stabilità per l'idroelettrico (da 48,5 a 47 TWh) e un calo
per le bioenergie da 19 a 10 TWh) (pagine 77 e 78 del Piano nazionale
integrato energia e clima 2023);
13) per quanto riguarda il settore delle rinnovabili termiche (FER-C),
le misure dovranno essere coordinate con l'efficienza energetica, in
particolare per gli edifici. È previsto l'obbligo di integrazione delle
rinnovabili termiche negli edifici, la riforma del meccanismo delle
detrazioni fiscali, l'obbligo di fornitura di calore rinnovabile per
vendite di calore sopra i 500 tep, unitamente all'incentivazione della
produzione di energia rinnovabile termica di grande taglia con sistemi
competitivi. Nel settore termico, oltre a una forte spinta
all'elettrificazione dei consumi data dall'ampia diffusione delle pompe
di calore nel settore civile, penetreranno sempre più i gas rinnovabili
(biometano, bioGPL e DME rinnovabile) e idrogeno (in particolare in
ambito industriale);
14) l'ammontare degli investimenti diretti stimati necessari per
raggiungere gli obiettivi del Piano nazionale integrato energia e clima
al 2030 è stimato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza
energetica in 830,3 miliardi di euro, tra il 2023 e il 2030 dei quali
524,9 miliardi a carico del settore dei trasporti (solo veicoli) 134,2
miliardi nel settore dell'edilizia residenziale, 43 miliardi nel
terziario, 37,2 per le reti del sistema elettrico, 69,4 nelle FER-E (di
cui 36 miliardi nel fotovoltaico e 24 nell'eolico) e 6,3 miliardi per i
sistemi di accumulo (batterie e pompaggi). In calo invece gli
investimenti in idroelettrico e bioenergie (pagine 411-412 del Piano
nazionale integrato energia e clima 2023);
15) a fronte di questa dimensione epocale di investimenti le risorse
disponibili, tra le misure di finanza sostenibile individuate dal Piano
nazionale integrato energia e clima 2023 e le risorse rese disponibili
nei vari fondi europei, appaiono del tutto esigue e sottostimate, ove si
consideri che la Commissione UE prevede, nelle linee guida per
l'aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima, la
necessità di valutare gli impatti sociali ed economici delle misure di
transizione, da accompagnare con politiche che impediscano l'acuirsi
delle differenze sociali, favoriscano la ricollocazione dei lavoratori e
contrastino i fenomeni di povertà energetica. A tale scopo le risorse
del Fondo sociale per il clima (86,7 miliardi di euro di cui il 75 per
cento finanziato con i proventi ETS e il 25 per cento con risorse
proprie degli Stati), sembrano essere esigue rispetto agli impatti delle
diverse politiche pubbliche messe in campo. Il solo costo della
direttiva Case green è stato stimato a livello europeo in 275 miliardi
di euro l'anno dal 2024 al 2030;
16) è necessario sottolineare che il raggiungimento degli obiettivi,
ambiziosi, previsti dal Piano nazionale integrato energia e clima non
può prescindere dal sostegno di tutte le fonti rinnovabili e, quindi, da
una libertà in merito alle scelte tecnologiche. Come chiarito dalla
direttiva (UE) 2018/2001, le biomasse, la geotermia, l'energia idraulica
e i biogas, appartengono al novero delle fonti rinnovabili, questo anche
nell'ottica di preservare ed accompagnare verso una graduale transizione
anche il sistema produttivo principale del nostro paese caratterizzato
da imprese di medio-piccole dimensioni;
17) va da sé, inoltre, anche la necessità di avanzare in sede europea
una proposta volta al riconoscimento degli incentivi a impianti la cui
componentistica e tecnologia sia in gran parte costruita nell'Unione
europea anche per incentivare gli investimenti in Europa e concorrere
alle logiche di filiera industriale che gioverebbe al sistema Italia;
18) inoltre, è opportuno valorizzare quanto introdotto nel 2023
dall'Unione europea attraverso il Critical Raw material act quale
strumento utile a implementare strumenti di ricerca, estrazione di terre
rare e altre materie prime critiche e strategiche, riciclo delle stesse
e avvio di processi industriali e tecnologici per la surroga di tali
elementi. Ad oggi il settore mondiale delle batterie sta conoscendo
un'evoluzione esponenziale con un fortissimo calo dei prezzi e
l'introduzione di nuove tecnologie di sostituzione o complementari.
Proprio su questo fronte vi sono prospettive interessanti per la
tecnologia agli «ioni-sodio» e le batterie termiche dove l'industria
italiana può rivestire un ruolo da assoluta protagonista per la presenza
di importanti progetti in tale settore;
19) per quanto riguarda le biomasse, la superficie boscata italiana si è
triplicata dal 1951, raggiungendo 12 milioni di ettari, sui 30,1 milioni
totali del Paese, ma si utilizza come fonte rinnovabile solo il 18 per
cento dell'accrescimento, che corrisponde a 7,90 Mtep, e l'Italia è il
primo importatore europeo di materia prima legnosa. Germania, Francia e
Spagna prevedono al 2030 di produrre il 68 per cento dell'energia
termica da biomassa. Se si utilizzasse il 67 per cento
dell'accrescimento (media europea) se ne otterrebbero 30 Mtep, che
coprirebbero il 70 per cento dei consumi termici da fonte fossile. La
gestione sostenibile delle foreste, unitamente alla previsione di
politiche per la mitigazione degli incendi, migliora la capacità di
assorbimento del carbonio. In Austria la capacità di assorbimento della
CO2 è triplicata rispetto all'Italia che dispone di una insolazione
molto superiore e ha grande disponibilità di acqua;
20) per la geotermia, risorsa rinnovabile (calore della terra) e
programmabile, è attribuito (dati RSE-GSE) un elevato potenziale
geotermico presente nel 60 per cento del territorio italiano. L'Italia
con oltre 30 impianti geotermoelettrici, attivi nel settore elettrico,
per una potenza di 817 MW ed una produzione nel 2022 di 5.837 GWh, pari
al 6 per cento circa della produzione elettrica da FER e al 2 per cento
circa della produzione elettrica complessiva nazionale, si pone da molti
anni al primo posto dei Paesi dell'Unione Europea in termini di capacità
installata. La risorsa geotermica ai fini energetici è
significativamente utilizzata nel Paese anche nel settore termico sia
attraverso impianti di teleriscaldamento, sia mediante impianti di
sfruttamento diretto del calore geotermico, che in impianti di
sfruttamento del calore geotermico tramite pompa di calore. La
geotermia, oltre ad essere una delle principali fonti rinnovabili per
riscaldamento, raffreddamento e per la produzione programmabile di
energia elettrica, risulta il mezzo più sostenibile per estrarre litio e
altre materie prime critiche dai fluidi geotermici;
21) per quanto riguarda l'energia idraulica secondo i dati contenuti nel
Registro italiano dighe, le grandi dighe (volume d'invaso maggiore di
1.000.000 metri cubi, altezza maggiore di 15 metri) sono in totale 532.
Di queste 497 sono ancora in attività e sono date in concessione
soprattutto per la produzione di energia idroelettrica (306) dighe cui
seguono gli usi irriguo potabile e industriale. La capacità d'invaso è
di circa 14 chilometri cubi. Con interventi di manutenzione degli invasi
e di ammodernamento delle turbine secondo alcuni studi si potrebbe avere
un incremento di produzione di 25 TWh annui al 2030 (circa il 40 per
cento in più). In Italia piovono annualmente circa 300 miliardi di metri
cubi d'acqua, dei quali viene trattenuto solo l'11 per cento, mentre
l'obiettivo raggiungibile è del 40 per cento. L'acqua è centrale per
puntare all'autosufficienza alimentare e aumentare la resa produttiva
per ettaro;
22) nel settore del biogas l'Italia è leader in Europa con 1.600
impianti attivi, 1,7 miliardi di metri cubi di biometano (biogas
depurato da CO2) prodotti e 12 mila occupati. La produzione di biogas si
avvale oggi di tecnologie all'avanguardia, quali la digestione
anaerobica dalla quale deriva un digestato considerato efficace
fertilizzante. La produzione di biogas ha effetti a cascata sulla
filiera agroalimentare, perché oltre all'energia e alla fertilizzazione,
favorisce l'uso efficiente dell'acqua, accompagna tecniche di produzione
basate sul precision farming e l'innovazione nella meccanica agraria, ma
soprattutto accresce la competitività degli allevamenti preservando il
futuro di una filiera fondamentale per il made in Italy. Oggi si
trasforma in biogas il 15 per cento dei reflui zootecnici che possono
arrivare entro il 2030 a una percentuale del 65 per cento con una
produzione di 6,5 miliardi di metri cubi e la creazione di altri 25 mila
posti di lavoro. Nel Piano nazionale ripresa resilienza la Missione 2
nella Componente C1 «Economia circolare e agricoltura sostenibile» è
previsto lo sviluppo del biometano di origine agricola o da Forsu
(frazione organica dei rifiuti urbani) (1,92 miliardi di euro) da
destinare al greening della rete gas, pari a circa 2,3-2,5 miliardi
metri cubi, per rispondere alla domanda crescente di decarbonizzazione
sia del settore dell'industria, soprattutto quella Hard To Abate che non
può essere elettrificata, e sia del settore trasporti, in forma liquida
(bioGNL) o gassosa in aggiunta al biometano, l'Italia è fortemente
impegnata nello sviluppo delle produzioni di bioGPL e di altri gas
rinnovabili (es. DME);
23) è necessario, infine, tener conto delle evidenze geopolitiche
internazionali: la Cina è attualmente superpotenza nel settore delle
energie rinnovabili, acquisendo in sostanza una leadership tecnologica,
industriale, commerciale nell'eolico e nel fotovoltaico, nella supply
chain della mobilità elettrica (delle terre rare, dalle materie prime
alle batterie). Grazie ai massicci investimenti effettuati nelle
rinnovabili, l'industria cinese è quasi monopolista nella produzione
mondiale di pannelli solari e delle turbine eoliche, con una quota
superiore ai due terzi. Se non adeguatamente sorretto da una industria
europea, il mantra della transizione energetica al dopo-fossili
affermatosi nei Paesi occidentali, rischia di trasformarsi in una
dipendenza eccessiva dalle forniture cinesi e di mettere a repentaglio
importanti catene di valore della meccanica europea;
24) viceversa, nelle tecnologie relative ai settori delle turbine
(idrauliche e non), dello sfruttamento delle biomasse, della geotermia,
della produzione di biogas l'Italia è all'avanguardia o comunque svolge
un ruolo da protagonista. Quanto all'efficienza energetica il sistema
produttivo del nostro Paese presenta valori d'intensità energetica
primaria (definita dal rapporto tra il consumo interno lordo di energia
e il prodotto interno lordo) inferiori alla media dei Paesi dell'Unione
europea;
25) con riferimento infine all'energia nucleare, la Camera il 9 maggio
2023 ha approvato la mozione 1-00083, nella quale si impegna il Governo
a valutare l'opportunità di inserire nel mix energetico nazionale anche
il nucleare quale fonte alternativa e pulita per la produzione di
energia e ad adottare iniziative volte ad includere la produzione di
energia atomica all'interno della politica energetica europea,
riaffermando in quella sede una posizione volta a mantenere nella
tassonomia degli investimenti verdi la messa in esercizio di centrali
nucleari realizzate con le migliori tecnologie disponibili;
26) in ambito nucleare, si ricorda che l'Italia possiede il secondo
settore industriale europeo, sia in termini di competenze che di
capacità, avendo sempre mantenuto attività nel settore, a livello EU e
internazionale. Inoltre, l'Italia forma circa il 10 per cento degli
ingegneri nucleari europei. I ricercatori italiani e alcune
infrastrutture sperimentali sono ben conosciuti e apprezzati nel mondo.
Grazie a queste caratteristiche, l'Italia è oggetto di particolare
attenzione, in particolare dalla Francia ed ultimamente dagli Stati
Uniti, per la costituzione di una supply chain nucleare europea,
finalizzata a realizzare: lo sviluppo delle nuove tecnologie; la
formazione delle risorse umane; la realizzazione di nuove politiche
energetiche che integrino in maniera sinergica fonti rinnovabili e
nucleare;
27) nel nuovo quadro regolatorio europeo, l'Italia può quindi giocare un
ruolo da protagonista, partecipando sia allo sviluppo sia alla
realizzazione delle nuove tecnologie nucleari in programmazione nei
Paesi EU, seguendo le storiche orme dei «due Enrico»: Fermi, inventore
dell'energia nucleare nel 1942, e Mattei, il primo a realizzare una
centrale nucleare in Italia, a Latina, nel 1960;
28) nella definizione della strategia energetica nucleare del nostro
Paese, occorre considerare la definizione di partnership con gli altri
Stati europei impegnati sul tema, anche al fine di incrementare il know
how e le capacità industriali. In tale percorso sarebbe opportuno
valutare la definizione di un'autorità indipendente di sicurezza
nucleare nazionale con un'adeguata dotazione organica;
29) in linea con le raccomandazioni dell'Agenzia internazionale per
l'energia atomica, appare necessario individuare altresì una Nuclear
energy programme implementing organization (Nepio) con il compito di
valutare lo stato delle infrastrutture di base necessarie per avviare un
programma nucleare nazionale e fornire al Governo le indicazioni
necessarie per il loro completo sviluppo e operatività. Tale Nepio
dovrebbe anche avere il compito di coinvolgere e coordinare tutti i
soggetti pubblici e privati interessati, al fine di uno sviluppo
organico e coerente di tutte le infrastrutture di base,
impegna il Governo:
1) in relazione all'adozione della versione definitiva del Piano
nazionale integrato energia e clima ad adottare iniziative volte:
a) a prevedere, per quanto di competenza, opportune forme di
rendicontazione al Parlamento circa lo stato di avanzamento del Piano
nazionale integrato energia e clima;
b) a rafforzare nell'ambito del Piano nazionale integrato energia e
clima, sulla base del principio della neutralità tecnologica, l'apporto
di tutte le fonti rinnovabili o sostenibili con bassa emissione di CO2,
sia termiche che non, tenendo conto della necessità di valorizzare la
filiera produttiva nazionale, al contempo ottimizzando il rapporto
costi/benefici per il sistema Paese, valutando il differente grado di
programmabilità e garantendo il positivo apporto in termini di
miglioramento della qualità dell'aria;
c) nel settore civile, a prevedere riforme delle misure in vigore a
supporto della riqualificazione edilizia, che garantiscono una maggiore
efficacia e un impiego più efficiente delle risorse pubbliche;
d) nel settore trasporti, a rafforzare le misure volte a favorire lo
shift modale delle persone e delle merci verso modalità più efficienti e
decarbonizzate, quali il trasporto pubblico e ferroviario, e,
contemporaneamente, a supportare lo sviluppo delle produzioni dei
biocarburanti e delle altre fonti rinnovabili;
e) nel settore industriale, a prevedere lo sviluppo di diverse opzioni
tecnologiche per la decarbonizzazione dei settori hard to abate quali
l'efficienza energetica, l'idrogeno, il biometano e la Carbon capture
and storage (Ccs), con un approccio integrato che non escluda nessuna di
queste opzioni, ma che allo stesso tempo promuova e faciliti l'accesso a
quelle più efficaci per ciascun ambito;
f) a prevedere nel Piano un approfondimento riguardo la valutazione
sugli effetti dell'eventuale adozione, nell'orizzonte temporale
successivo al 2030 e traguardando gli obiettivi 2050, di tecnologie di
generazione energetica basate sulla fonte nucleare, quali a titolo
esemplificativo i reattori nucleari di piccole dimensioni (Smr), i
piccoli reattori nucleari avanzati (Amr), i microreattori e le macchine
a fusione;
2) al fine di conseguire in modo efficace i target del Piano nazionale
integrato energia e clima al 2030, ad adottare iniziative di competenza
volte a:
a) anche in ambito europeo, a individuare le risorse e gli strumenti di
programmazione economica necessari ad attuare il Piano nazionale
integrato energia e clima 2023-2030, valutando non solo ex ante, ma
anche in itinere l'impatto economico, finanziario, sociale nonché sul
sistema produttivo delle misure poste in essere per il raggiungimento
dei target;
b) a proseguire i tavoli di approfondimento già avviati sul settore
civile, dei trasporti e sulle tematiche socio-economiche, per un
efficace attuazione delle politiche previste dal Piano nazionale
integrato energia e clima e per il monitoraggio della sostenibilità
sociale, con particolare riferimento alla sostenibilità degli oneri per
la riqualificazione energetica degli edifici residenziali e alle risorse
necessarie per la formazione dei lavoratori nei settori che saranno
maggiormente coinvolti dalla transizione energetica;
c) ad adottare meccanismi di incentivazione, con ottimale rapporto
costi/benefici, a sostegno dello sviluppo delle rinnovabili (elettriche,
termiche e nei trasporti) e degli interventi di efficientamento
energetico, con particolare attenzione a progetti integrati ed ai
progetti di decarbonizzazione di impianti industriali;
d) a sfruttare tutto il ventaglio delle tecnologie termiche, tenendo
conto delle specificità nazionali, proseguendo altresì nel processo di
efficientamento nella produzione di energia termica e di riduzione
costante dei livelli emissivi;
e) a semplificare i processi autorizzativi in ambito geotermico e
delineare una strategia nazionale di massimizzazione dello sfruttamento
di tale risorsa;
f) ad avviare un processo di efficace manutenzione degli invasi e di
ammodernamento delle turbine degli impianti idroelettrici, al fine di
massimizzarne la producibilità;
g) in ambito europeo per il superamento degli ostacoli che impediscono
il rapido avvio degli investimenti per l'ammodernamento e il
potenziamento delle infrastrutture idroelettriche, in considerazione
degli evidenti benefici, anche in termini di stabilità della rete,
derivanti dalla programmabilità della produzione di energia
idroelettrica e della necessità, a fronte della estremizzazione degli
eventi climatici, di incrementare lo stoccaggio della risorsa «acqua»;
h) a proporre soluzioni anche in sede di Unione europea, finalizzate ad
eliminare le distorsioni di prezzo tra i diversi Stati dell'Unione che
vanno a discapito della nostra competitività industriale;
i) a realizzare la transizione verso una mobilità sostenibile che tenga
in dovuta considerazione la necessità di intervenire anche su settori
quali l'aviazione e il marittimo, ove la decarbonizzazione può essere
meno supportata dall'elettrificazione dei consumi;
l) a continuare l'incentivazione della produzione di biometano
utilizzando tutto il potenziale disponibile di feedstocks, valorizzando
il settore agricolo ed agro-industriale nazionale oltre che quello della
Forsu, attraverso nuovi sistemi di incentivi per il periodo post 2026
che, tenendo conto dei tempi di autorizzazione e realizzazione degli
impianti, arrivino oltre il 2030, per rispondere alla domanda crescente
di decarbonizzazione del settore dell'industria che non può essere
elettrificata, e sia del settore trasporti, in forma liquida (bioGNL) o
gassosa, nonché ad implementare misure di sostegno allo sviluppo delle
produzioni di gas rinnovabili liquefatti (bioGPL e DME) a sostegno della
decarbonizzazione del settore industriale e di quello dei trasporti;
m) a completare il quadro normativo relativo alla Carbon capture and
storage (Ccs), per poter avviare le iniziative progettuali, a partire da
quelle nell'area dell'Alto Adriatico, individuando la governance della
filiera, la regolazione tecnico economica delle attività di trasporto e
stoccaggio, dei sistemi di supporto e degli strumenti di garanzia;
n) a limitare la dipendenza tecnologica da Paesi posti al di fuori
dell'Unione europea;
o) a risolvere il problema della saturazione virtuale della rete
elettrica di trasmissione e garantire un efficace meccanismo di gestione
delle richieste di connessione, attraverso la commisurazione del costo
della connessione non solo alla capacità impegnata ma anche alla durata
dell'impegno e, contemporaneamente, mediante la determinazione della
decadenza delle richieste di connessioni non supportate da ragionevoli
aspettative di conferma e attivazione;
p) anche nella prospettiva dell'aggiornamento del Pniec, a valutare la
possibilità di istituire, nel rispetto delle normative internazionali ed
europee e compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica,
un'apposita autorità amministrativa indipendente di regolamentazione
competente in materia di autorizzazione tecnica, certificazione,
realizzazione, gestione e dismissione degli impianti nucleari, di
sicurezza nucleare e di radioprotezione con le funzioni e i compiti di
Autorità nazionale per la regolamentazione tecnica e le istruttorie
connesse ai processi autorizzativi, le valutazioni tecniche, il
controllo, anche ispettivo, e la vigilanza degli impianti, nonché a
valutare l'opportunità di incrementare programmi di finanziamento per la
ricerca e il potenziamento dell'industria nazionale nel settore
nucleare, nell'ottica di renderla più competitiva rispetto agli attori
internazionali, creando le migliori condizioni per lo sviluppo di una
filiera italiana;
q) a valutare l'opportunità della creazione, in linea con le
raccomandazioni dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, di
una Agenzia con il compito di valutare lo stato delle infrastrutture di
base necessarie per avviare un programma nucleare nazionale e fornire al
Governo le indicazioni necessarie per il loro completo sviluppo e
operatività.
(1-00295) (Testo modificato nel corso della seduta) «Squeri, Mattia,
Zinzi, Cavo, Cortelazzo, Zucconi, Barabotti, Alessandro Colucci,
Battistoni, Benvenuti Gostoli, Bof, Semenzato, Casasco, Foti,
Montemagni, Mazzetti, Iaia, Pizzimenti, Polidori, Lampis, Milani,
Fabrizio Rossi, Rotelli, Rachele Silvestri».
Nel cuore del Verbano-Cusio-Ossola, in
Piemonte, c’è un piccolo paese di poco più di 200 abitanti, in
cui il sole non brilla da novembre a febbraio.
Stiamo parlando di Viganella, il piccolo paese
immerso nella Valle Antrona che, però, non è rimasto in
penombra e, grazie all’impegno del suo ex sindaco, ha ritrovato la luce
con una soluzione ingegnosa.
Viganella e lo “Specchio del Sole”
Gli abitanti del piccolo borgo di Viganella hanno saputo adattarsi
agli 83 giorni di buio, che ogni anno caratterizzano
l’inverno del paese, da novembre a febbraio.
Viganella, infatti, si trova in una posizione particolare, proprio
in mezzo ad alcune montagne che impediscono al sole di
raggiungerlo durante i mesi invernali.
La penombra è però finita nel 2006, quando
l’allora sindaco del paese, Franco Midali, con la
collaborazione dell’amico architetto Giacomo
Bonzani, ha inaugurato il cosiddetto “Specchio del Sole”.
Si tratta di uno specchiogigante
– 8 metri di larghezza per 5 di altezza – situato in una posizione
strategica su una montagna vicina, che riflette i raggi del sole
sul paese.
Tramite un sistema di motori elettrici comandati da computer, lo
specchio viene ruotato in modo da catturare i raggi solari e
rifletterli sul paese, creando così un’illuminazione
artificiale durante i mesi invernali.
Nella notte viene riposizionato in modo che il mattino seguente
possa ripartire dalla posizione prestabilita e fare il proprio lavoro
durante l’arco della giornata.
Sei ore di sole assicurate ogni giorno fino al 2
di febbraio, data in cui il sole torna a illuminare il piccolo borgo,
evento festeggiato in grande dagli abitanti di Viganella.
Cosa vedere a
Viganella: curiosità
Lo specchio gigante di Viganella non è la sola
attrazione di questa curiosa località: posto a 1000 metri sopra il mare
e a ridosso del confine svizzero, Viganella è la meta perfetta
per gli amanti delle escursioni alpine.
Proprio dal centro di Viganella, nei pressi della
chiesa seicentesca dedicata alla natività di Maria Vergine, parte un
sentiero che porta alle tracce ancora esistenti delle miniere di
ferro di Ogaggia.
Un altro consiglio? Percorrete il sentiero che da
Viganella conduce all’Alpe Cavallo, passando attraverso diversi
alpeggi, tra foreste e ruscelli di montagna.
Le telecomunicazioni sono un asset strategico per la crescita e lo
sviluppo sostenibile del Paese. La disponibilità di una infrastruttura
di telecomunicazioni performante è determinante ai fini della
competitività. È dunque essenziale essere informati su quello che sta
accadendo nel settore anche per capire in che direzione sta andando il
Paese.
Ecco una lista delle fonti più affidabili.
Mimit: il ministero per le Imprese e Made in Italy è diviso in sezioni.
La sezione “Comunicazioni” è organizzata in due sotto-sezioni: una
dedicata alla banda ultralarga dove è possibile accedere al catasto
delle infrastrutture e al portale bandaultralarga.italia.it dove è
possibile monitorare lo stato dei lavori. L’altra sezione è dedicata a
Internet con tutte le info relative all’Internet governance, la
sicurezza informatica, le autorizzazioni ai provider e la normativa
sull’accessibilità. Nella sezione Media disponibili gli ultimi annunci e
azioni del ministero per accelerare sulla diffusione della connettività
in Italia.
Infratel: la società di Invitalia è impegnata in interventi di
infrastrutturazione del Paese, per il superamento del digital divide e
l’abilitazione alla diffusione di servizi di connettività avanzati. Si
può accedere alla Data Room, lo spazio online progettato per condividere
i dati che sono alla base degli interventi di infrastrutturazione
digitale su tutto il territorio nazionale. Inoltre è presente il link al
portale del piano nazionale banda ultralarga per monitorare lo stato dei
lavori e aanche quello del progetto “Wifi Italia”.
Corecom: i Comitati regionali per le comunicazioni sono gli organi
funzionali di Agcom sul territorio. Sui portali regionali attività,
stato dell’arte sulla diffusione delle reti e ricerche.
FONTI ISTITUZIONALI EUROPEE E INTERNAZIONALI
Dg Connect: è la direzione della Commissione europea per le Reti di
comunicazione dove è possibile trovare tutto il programma di lavoro
della Commissione, i piani strategici e di gestione e infine le
relazioni annuali delle attività con i risultati e risorse utilizzate
dalla direzione anno per anno.
Etsi: lo European Telecommunications Standards Institute è un organismo
internazionale, indipendente e senza fini di lucro, responsabile della
definizione e dell’emissione di standard nel campo delle Tlc in Europa.
Tutti gli standard sono disponibili online.
Itu: l’International Communication Union è l’agenzia Onu per le
telecomunicazioni. Il portale istituzionale elenca e approfondisce le
azioni strategiche che l’ente sta mettendo in campo per ridurre il
digital divide in tutto il mondo e una serie di interviste ad esperti e
membri dell’Agenzia stessa sulle strategie da adottare per un mondo più
connesso.
LE ASSOCIAZIONI ITALIANE
Asstel: l’associazione che raccoglie le grandi telco italiane a
disposizione notizie sulle attività, le legislazioni di riferimento del
settore e lo stato dell’arte sul mondo del lavoro e sulle relazioni
industriali.
Aiip: l’associazione italiana internet provider raccoglie le telco medie
e piccole. Sul portale è possibile accedere ai contenuti sulle attività
dell’organizzazione e degli associati e sul ruolo delle Pmi del settore
per uno sviluppo sostenibile del settore.
Assoprovider: l’associazione rappresenta gli internet service provider.
Online sul portale una serie di contenuti su attività, legislazione e
strategie.
Quadrato della Radio: raccoglie manager, esperti e ricercatori che
“studiano” l’evoluzione delle Tlc in Italia e nel mondo. Sul sito
disponibili tutte le attività e le ricerche.
LE ASSOCIAZIONI INTERNAZIONALI
Etno: l’European Telecommunications Network Operators’ Association
raccoglie le telco europee. Il sito fornisce aggiornamenti sulle ultime
notizie e comunicati stampa relativi alle attività di Etno e
all’industria delle telecomunicazioni in generale nonché una serie di
documenti, rapporti e pubblicazioni su argomenti chiave per l’industria
delle telecomunicazioni.
Ecta: la European Competitive Telecommunications Association raccoglie
gli operatori alternativi, compresi gli Mnvo. Su sito le informazioni
sull’associazione, comprese le posizioni e le advocacy rispetto ai temi
che riguardano gli operatori concorrenti in Europa. Disponibili anche
report, analisi e informazioni sulle tendenze del settore.
Ftth Council Europe: è un’organizzazione senza scopo di lucro che
rappresenta gli operatori di rete a banda larga in fibra ottica in
Europa. Sul portale sono disponibili informazioni sui vantaggi della
tecnologia Ftth, report e analisi sugli impatti economici e sociali
della fibra su economia e società e risorse tecniche e informative per
aiutare le telco nella pianificazione e nella realizzazione di reti
Ftth.
Gsma: la Global System for Mobile Communications Association, è
un’organizzazione internazionale che rappresenta gli operatori di Tlc
mobili di tutto il mondo. Disponibili notizie e aggiornamenti sulle
ultime tendenze, innovazioni e sviluppi nel settore delle
telecomunicazioni mobili e anche analisi e studi di mercato. Online
anche risorse e best practice per gli operatori di telefonia mobile,
come linee guida operative, documenti tecnici, standard e regolamenti.
TESTATE E PORTALI ONLINE
CorCom: testata del Gruppo Digital360, è il più importante quotidiano
online italiano che si occupa di tematiche inerenti le Tlc. Sono
disponibili news, approfondimenti e interviste ai protagonisti del
settore che raccontano come sta evolvendo il mondo delle Tlc e l’impatto
su economia e società. Ogni giorno è inviata una newsletter con le
notizie più rilevanti.
Techflix360: è il nuovo centro di risorse del Gruppo Digital360. Un vero
e proprio “knowledge hub” sull’innovazione digitale e le
telecomunicazioni che consente di approfondire gli argomenti di
interesse attraverso white paper, webcast, eBook, infografiche, webinar.
Telecompaper: fornisce notizie, analisi, rapporti di settore e servizi
di consulenza per le industrie delle telecomunicazioni, dei media e
della tecnologia. Telecompaper monitora costantemente l’evoluzione del
settore, raccogliendo informazioni da diverse fonti e fornendo
aggiornamenti sulle tendenze, gli sviluppi e le innovazioni nel campo
delle telecomunicazioni.
Total Telecom: il sito offre notizie, approfondimenti e interviste a
protagonisti del settore delle Tlc europeo e internazionale. Disponibili
anche podcast e webinar.
Mobile World Live: è una piattaforma online che fornisce notizie,
analisi e informazioni sul settore delle telecomunicazioni e della
tecnologia mobile. È gestita dalla Gsma e offre una copertura
dettagliata degli eventi e delle novità dell’industria, tra cui le
ultime tendenze, gli sviluppi tecnologici, le partnership commerciali e
le iniziative di innovazione nel campo delle comunicazioni mobili.
Fierce Telecom: il sito online fornisce aggiornamenti sulle ultime
tendenze, sviluppi e innovazioni nell’industria delle telecomunicazioni.
Fierce Telecom copre una vasta gamma di argomenti, tra cui reti di
comunicazione, servizi di connettività, infrastrutture, tecnologie
emergenti, regolamentazione e molto altro.
Un occhio
cieco verso i segnali di sicurezza del vaccino COVID-19
Il 29 aprile, ho pubblicato un rapporto che mostrava che i
funzionari sanitari di Biden sapevano che i segnali di sicurezza per le
lesioni da iniezione di COVID-19 venivano nascosti dal loro analitico
VAERS (Vaccine Adverse Event Reporting System) algoritmo.
Invece di allertare il pubblico, l’hanno insabbiato. È un grottesco
abuso di potere. Le persone sono morte e sono rimaste permanentemente
disabili perché è stato loro negato il consenso pienamente informato
sulle iniezioni di COVID.
LEGGERE: Il mio rapporto di 38 pagine Smascherato: come i funzionari
sanitari di Biden hanno volutamente chiuso un occhio verso i segnali di
sicurezza dei vaccini COVID-19
Questo rapporto, insieme a circa 600 pagine di documenti, descrive in
dettaglio come, a partire dall'inizio del 2021, i funzionari della Food
and Drug Administration (FDA) siano venuti a conoscenza di un nuovo,
metodo di data mining “state of the art” che potrebbe rilevare meglio
segnali di sicurezza statisticamente significativi per eventi avversi
associati ai vaccini COVID-19.
Piuttosto che adottare il metodo “state of the art”, i funzionari
sanitari di Biden hanno continuato a utilizzare il loro vecchio metodo
di data mining con limitazioni note che impedivano alla FDA di rilevare
eventi avversi.
L'intera Sottocommissione permanente per le indagini hearing anche
intitolato Smascherato: come i funzionari sanitari di Biden hanno
volutamente chiuso un occhio verso i segnali di sicurezza dei vaccini
COVID-19
I medici che sostengono il "stato dell'arte" sistema, scoperto circa 25
segnali di sicurezza statisticamente significativi per gli eventi
avversi associati ai vaccini COVID-19 che non erano stati
precedentemente rilevati dall'attuale metodologia della FDA.
Questi includevano morte cardiaca improvvisa, paralisi di Bell e infarto
polmonare.
Tuttavia, non avevamo bisogno di un algoritmo sofisticato per verificare
che l’iniezione di COVID stesse causando gravi danni. L'enorme volume di
eventi avversi è stato a segnale di sicurezza che urla contro tutti noi.
Dottor. Peter Marks, l’ex funzionario della FDA responsabile della
sorveglianza dei vaccini, ha incontrato i pazienti feriti dal vaccino
durante la pandemia. Loro erano supplicare i funzionari alla FDA e al
NIH, che sapevano di essere stati gravemente feriti dal vaccino,
contando su di loro per renderlo pubblico, per studiare i loro risultati
in modo che altri potessero essere curati. Fino ad oggi non lo hanno
fatto.
TO.11.06.23
H2 Mb
l’H2 e’ una riserva di energia non e’ un vettore energetico visto che il
suo rapporto energetico e’ di 2 a 1? Per cui la produzione corretta di
H2 da stoccaggio e’ a km0 .
Vettore energetico significa trasportare l’energia come il gas la
trasporta dai giacimenti nei gas dotti.
H2 e’ una riserva di energia che viene prodotta e conservata in un luogo
definito in funzione dell’uso che se ne puo’ fare in una centrale
elettrica in termini di tempo oppure per l’auto in termini di spazio per
viaggiare . L’H2 e’ un trasporto mediato dell’elettricita’.
Alla base dell’H2 ci sono l’elettricità’ da fonte rinnovabile e l’acqua.
Si produce l’H2 perché dove c’e’ bisogno di energia non si può portare
con un filo elettrico. Per cui l’H2 e’ una riserva di energia che viene
prodotta e posizionata dove e quando serve. Per cui a H2 e non ha senso
produrre H2 con elettricità rinnovabile per poi tornare a produrre
elettricità. A questo punto ha molto più senso produrre elettricità,
prendere un filo elettrico e portare l’elettricità’ dove e quando serve.
Ci sono dei casi in cui l’elettricità’ non può essere portata con un
filo, come per l’autotrazione e quindi si usa l’H2 come riserva di
elettricità da usare in movimento senza un filo o una batteria. Quindi
con l’elettricità’ e l’acqua si produce l’H2 , che poi si libera
rilasciando elettricità con uno spostamento d’acqua dal luogo di
produzione dell’H2 a quello di utilizzo. In una centrale elettrica dove
l’H2 viene prodotto per costituire una riserva, quando l’H2 si
riutilizza anche l’acqua viene recuperata . Sia per l’autotrazione sia
per le centrali elettriche la produzione ottimale e’ a KM0 . Cioe’ il
distributore e la produzione di energia elettrica. Ecco perche’ non ha
senso H2MED.
PROGETTO ITH2 per;
1) un progetto nazionale integrato energia-clima PNIEC
2) PRODUZIONE DELLA TOYOTA PRIUS H2 A TORINO
Premessa: La produzione dell’H2 e’ quella di una infrastruttura che
produca energia rinnovabile con fotovoltaico che non consumi territorio
e con boe marine per produrre H2 a KM0 con idrogenatori.
OBIETTIVO : H2 KM0 e’ l’obiettivo finale in quanto il rapporto energico
fra la produzione ed il risultato e’ di 2 a 1. Significa che per
produrre 1 di H2 con idrogenatore occorre utilizzare 2 energia
elettrica. Per cui non hanno senso gli idrogenodotti per trasportare H2,
in quanto ha una convenienza produrre H2 dove viene utilizzato. Ecco
perche’ ha piu’ senso trasportare l’elettricità con elettrodotti, da
fonte rinnovabile per produrre H2 dove quando serve.
A COSA PUO’ SERVIRE L’H2 ?: 2 possono essere gli utilizzi dell’H2
1) Autotrazione
2) Produzione di energia elettrica quando le energie rinnovabili non
sono disponibili.
PROGETTI DI SVILUPPO: Sviluppando rapidamente una rete dell’H2 per
autotrazione attraverso la GDO ed AUTOGRILL si possono realizzare
pensiline fotovoltaiche per produrre energia elettrica per l’H2.
Con una base distributiva dell’H2 si creano le premesse ed un modello
europeo per la domanda di H2 e delle auto ad H2 per cui si può arrivare
a produrre negli stabilimenti Pininfarina la futura top dell’H2 : TOYOTA
PRIUS H2.
Disponibile il primo indice del prezzo dell’idrogeno verde prodotto
nella penisola iberica (che parte a 5,85 euro a kg)
Dicembre 17, 2024 redazione MIBGAS
MIBGAS – l’operatore del sistema del gas di Spagna e Portogallo – ha
lanciato oggi MIBGAS IBHYX, il primo indice del prezzo dell’idrogeno
rinnovabile prodotto nella penisola iberica, che ‘apre’ con 5,85 euro a
kg (o 148,36 euro a MWh) e che verrà aggiornato ogni settimana sul sito
www.greenenergy.mibgas.es.
L’indice MIBGAS IBHYX riflette – spiega lo stesso MIBGAS in una nota –
il costo di produzione dell’idrogeno rinnovabile, ovvero il prezzo
minimo al quale un produttore è disposto a vendere per raggiungere la
redditività prevista. In altre parole, il livello di prezzo richiesto
dall’offerta per idrogeno rinnovabile prodotto nella penisola iberica
con una configurazione di elettrolisi ‘tipo’ e classificabile come RFNBO
(Renewable Fuel of Non Biological Origin) in base ai criteri stabiliti
dall’Unione Europea.
Lanciato questo indice che riproduce in sostanza la richiesta economica
dei produttori di H2 green, MIBGAS inizierà ora a lavorare per
determinare il ‘prezzo di domanda’, ovvero il prezzo che gli off-taker
sono disposti a pagare per acquistare idrogeno rinnovabile. La
differenza tra i due valori indicherà il livello di liquidità di questo
nascente mercato.
Proprio per favorire lo sviluppo di un mercato dell’idrogeno, e degli
altri gas rinnovabili, nella penisola iberica, all’inizio dell’anno
MIBGAS aveva creato un gruppo di lavoro finalizzato a definire i
parametri su cui basare il calcolo di un indice del prezzo di questo
vettore energetico prodotto in Spagna e Portogallo, coinvolgendo tutti
gli attori della value chain come produttori, distributori, off-taker,
trasportatori, ma anche studiosi e rappresentanti degli enti pubblici e
delle autorità coinvolte.
Par arrivare alla definizione del MIBGAS IBHYX è stato studiato un
modello base di impianto di produzione di idrogeno rinnovabile da
elettrolisi, ma sono state anche considerate numerose variabili
riguardanti gli aspetti finanziari e il costo dell’energia rinnovabile
(sia quella prodotta da impianti dedicati sia quella prelevata dalla
rete).
BENITO MUSSOLINI
: PERDENTE
L’8 settembre 1943 a Modena
La sera dell’8 settembre 1943 il generale Matteo Negro presidia il
Palazzo ducale di Modena. I militari presenti sono troppo pochi per
tentare una difesa. Diversi sono impegnati nel campo estivo alle Piane
di Mocogno, agli ordini del colonnello Giovanni Duca.
Negro, tutt’altro che ostile ai
nazisti, decide di consegnarsi alle forze occupanti. In città
cerca di resistere soltanto un reparto del 6° reggimento di artiglieria,
che punta alcuni pezzi contro i nazisti. Poco dopo, tuttavia, il comando
ordina di desistere e la Wehrmacht trova via libera.
Il mattino del 9 settembre i modenesi si risvegliano sotto l’occupazione
nazista. La situazione è molto confusa, ma il cronista Adamo Pedrazzi
non teme che si scatenino particolari violenze. La città sembra ordinata
e piuttosto pronta ad abituarsi alla nuova situazione. Le cose sono però
molto diverse là dove la fame si fa sentire.
In vari luoghi della provincia i civili prendono d’assalto ammassi e
salumifici per evitare che le scorte finiscano nelle mani dei militari.
I più disperati cercano di accaparrarsi quel cibo che è sempre più raro.
Da qualche parte la foga è tale da generare veri e propri pericoli. A
Castelnuovo Rangone i nazisti intervengono con le armi mentre tante
persone cercano di portare via qualcosa dal salumificio Villani.
Passano alcuni giorni e la situazione diventa più chiara. I nazisti non
sembrano voler infierire con la violenza, ma
i fascisti della Repubblica sociale
italiana si mostrano subito determinati ad affermare la propria
autorità. Pretendono che le famiglie restituiscono il cibo prelevato
dagli ammassi e gli oggetti abbandonati dai militari in fuga. Non
vogliono che nessuno sgarri. Pur di evitare il tradimento del patto con
la Germania nazista, sono disposti a scatenare una guerra civile.
TUTTO QUELLO CHE
GAIA TORTORA NON VUOLE VEDERE E SAPERE :
Dott.Alberto Donzelli Conferenza 21/03/2024 Hotel "Il Chiostro" Verbania
Intra
STRAGI DI
STATO PER SPECULAZIONE INTERNAZIONALE DA VACCINI
«Qual è
l’incidenza assoluta di ictus ischemico e attacco ischemico transitorio
dopo una vaccinazione bivalente COVID-19?».
A questa domanda hanno cercato di rispondere in uno studio pubblicato su
MedRxiv i ricercatori del Kaiser Permanente Katie Sharff, Thomas K
Tandy, Paul F Lewis ed Eric S Johnson che hanno rilevato ben 100mila
casi di ictus ischemico tra pazienti americani over 65 del Nord-Ovest
vaccinati con i sieri genici mRNA Pfizer o Moderna.
L’ischemia cerebrale è una condizione in cui il cervello non riceve
abbastanza sangue da soddisfare i suoi bisogni metabolici. La
conseguente carenza di ossigeno può portare alla morte del tessuto
cerebrale, e di conseguenza all’ictus ischemico. E’ pertanto una
patologia che mette in correlazione due note reazioni avverse dei sieri
genici Covid mRNA o mDNA: le patologie cardiovascolari e quelle
neurocerebrali, vergognosamente occultate dalla Pfizer nei suoi trial
clinici.
«Abbiamo condotto uno studio di coorte retrospettivo su
pazienti Kaiser Permanente Northwest (KPNW) di età pari o superiore a 18
anni che sono stati vaccinati con la formulazione Pfizer o Moderna del
vaccino bivalente COVID19 tra il 1 settembre 2022 e il 1 marzo 2023. I
pazienti sono stati inclusi nello studio studiare se fossero iscritti al
KP al momento della vaccinazione e durante il periodo di follow-up di 21
giorni. Abbiamo replicato la metodologia di analisi del ciclo rapido
Vaccine Safety Datalink (VSD) e cercato
possibili casi di ictus ischemico o TIA nei 21 giorni successivi alla
vaccinazione utilizzando i codici diagnostici ICD10CM sia nella
posizione primaria che in qualsiasi posizione».
E’ quanto si legge nell’Abstract della ricerca intitolata “Rischio
di ictus ischemico dopo la vaccinazione di richiamo bivalente COVID-19
in un sistema sanitario integrato (Risk of Ischemic
Stroke after COVID-19 Bivalent Booster Vaccination in an Integrated
Health System)”.
Lo studio dei ricercatori americani di Kaiser Permanente – link a fondo
pagina
«Abbiamo aspettato 90
giorni dalla fine del follow-up (21 marzo 2023) per l’accumulo completo
dei dati non KP prima di analizzare i dati per tenere conto del ritardo
nell’elaborazione delle richieste di risarcimento assicurativo al di
fuori dell’ospedale – proseguono i ricercatori di Kaiser Permanente –
Due medici hanno giudicato possibili casi rivedendo le note cliniche
nella cartella clinica elettronica. Le analisi sono state stratificate
per età pari o superiore a 65 anni per consentire confronti con i VSD
che hanno riferito alla riunione dell’Advisory Committee on Immunization
Practices (ACIP) l’incidenza di ictus ischemico o TIA (incidenza
riportata da VSD; 24,6 casi di ictus ischemico o TIA per 100.000
pazienti vaccinato)».
I risultati
dello studio sono stati sconcertanti ed hanno confermato anche la
ricerca tedesca che per prima aveva segnalato la pericolosità dei
booster bivalenti che erano stati testati solo sui topi ma, nonostante
ciò, furono raccomandati dal Dipartimento della Salute USA e dal
Ministero della Salute italiano anche per i bambini.
«L’incidenza di ictus ischemico o TIA è stata di 34,3 per 100.000 (IC al
95%, da 17,7 a 59,9) nei pazienti di età pari o superiore a 65 anni che
hanno ricevuto il vaccino bivalente Pfizer, sulla base di un codice
diagnostico nella posizione primaria del pronto soccorso o dell’ospedale
scarico. L’incidenza è aumentata a 45,7 per 100.000 (IC 95% da 26,1 a
74,2) quando abbiamo ampliato la ricerca a una diagnosi in qualsiasi
posizione e non ci siamo pronunciati per la conferma. Tuttavia, la
maggior parte di queste diagnosi aggiuntive di ictus apparente o TIA
erano diagnosi di falsi positivi basate sul giudizio dei medici. La
stima dell’incidenza basata sulla posizione primaria concordava
strettamente con la stima dell’incidenza basata su qualsiasi posizione e
giudizio medico: 37,1 su 100.000 (IC 95% da 19,8 a 63,5). Il 79% dei
casi di ictus ischemico sono stati ricoverati in ospedali non di
proprietà del sistema di consegna integrato».
«Abbiamo identificato un aumento del 50% nell’incidenza di ictus
ischemico per 100.000 pazienti di età pari o superiore a 65 anni
vaccinati con il vaccino bivalente Pfizer, rispetto ai dati presentati
dal VSD. Il 79% dei casi di ictus ischemico sono stati ricoverati in
ospedali che non sono di proprietà del sistema di consegna integrato e
un ritardo nell’elaborazione delle richieste di risarcimento
assicurative esterne all’ospedale è stato probabilmente responsabile
della discrepanza nell’accertamento dei casi di ictus ischemico. Il
giudizio medico di tutti i casi in questo studio ha consentito stime
accurate dell’incidenza assoluta dell’ictus per 100.000 destinatari del
vaccino ed è utile nel calcolo del beneficio netto per le
raccomandazioni politiche e il processo decisionale condiviso».
«Poiché i
vaccini COVID-19 caricano il corpo con il codice genetico per la
proteina trombogenica e letale Wuhan Spike, coloro che prendono un
vaccino sono vulnerabili a una catastrofe se vengono infettati da
SARS-CoV-2 dopo aver recentemente preso uno dei vaccini» il famoso
cardiologo americano Peter McCullough ha commentato così lo studio del
professor Fadi Nahab dei Dipartimenti di Neurologia e Pediatria della
Emory University a cui avevamo dedicato ampio risalto.
«Nahab e
colleghi di Emory hanno analizzato un database statale di destinatari
del vaccino COVID-19. Circa 5 milioni di georgiani adulti hanno ricevuto
almeno un vaccino COVID-19 tra dicembre 2020 e marzo 2022: il 54% ha
ricevuto BNT162b2, il 41% ha ricevuto mRNA-1273 e il 5% ha ricevuto
Ad26.COV2.S. Quelli con concomitante infezione da COVID-19 entro 21
giorni dalla vaccinazione avevano un aumentato rischio di ictus
ischemico (OR = 8,00, 95% CI: 4,18, 15,31) ed emorragico (OR = 5,23, 95%
CI: 1,11, 24,64)» scrive McCullough nel suo Substack citando l’abstract
dello studio.
«Questa
analisi mostra uno dei tanti grandi pericoli presenti nello sviluppo e
nel lancio rapidi di un vaccino senza una sicurezza e un monitoraggio
dei dati sufficienti. L’ictus è un risultato devastante e sembra che un
gran numero di casi debilitanti avrebbe potuto essere evitato se i
vaccini COVID-19 fossero stati ritirati dal mercato nel gennaio 2021 per
eccesso di mortalità. I pazienti in questo studio sarebbero stati
risparmiati da ictus e disabilità» aggiunge il cardiologo americano
rilevando l’importanza dello studio.
Verissimo! Ma quanti ictus avrebbero potuto essere evitati se lo studio
fosse stato revisionato e pubblicato mesi fa sia sulla prestigiosa
rivista che poi su PUBMED, la libreria scientifica dell’Istituto
Nazionale della Salute americano (NIH) che l’ha ripreso?
Il 13 novembre, mi sono
unito alla deputata statunitense Marjorie Taylor Greene e a sette suoi
colleghi repubblicani della Camera, in un'audizione intitolata Injuries
Caused by COVID-19 Vaccines, che ha esplorato i potenziali
collegamenti tra la vaccinazione COVID-19 e gli eventi avversi tra cui
miocardite, pericardite e coaguli di sangue. , danni neurologici,
arresto cardiaco, aborti spontanei, problemi di fertilità e altro
ancora. Il gruppo ha ascoltato le testimonianze sugli eventi avversi dei
vaccini da parte degli esperti medici Dr. Robert Malone e Dr. Kimberly
Biss e ha anche ascoltato l'avvocato Thomas Renz che rappresentava gli
informatori del Dipartimento della Difesa (DOD) che hanno rivelato
aumenti di diagnosi mediche tra i membri del servizio registrati in un
DOD Banca dati. Scopri di più in questo comunicato
stampa .
Il British Medical Journal ha
accusato la Food and Drug Administration, l’ente americano regolatore
dei farmaci, di aver occultato il risultato di un grande studio di
farmacovigilanza attiva, quindi non basato solo su segnalazioni
individuali e gratuite a database (EudraVigilance gestita da EMA
nell’Unione Europea e VAERS da CDC negli Stati Uniti), si è invece
concentrato anche sul follow-up di alcuni vaccinati.
La ricerca statistica denominata “Sorveglianza della sicurezza del
vaccino COVID-19 tra le persone anziane di età pari o superiore a 65
anni” è stata finalmente rilasciata dalla FDA e pubblicata il 1°
dicembre 2022 dalla rivista specializzata Journal of Vaccine and
Elsevier di Science Direct.
Il primo firmatario è Hui-Lee
Wong, Direttrice associata per l’innovazione e lo sviluppo dell’Ufficio
di biostatistica ed epidemiologia, Centro per la valutazione biologica
della Food and Drug Administration statunitense, Silver Spring, MD, USA.
Lo studio si concentra sui dati relativi a 30.712.101 persone anziane.
DOPO I
VACCINI 15 INCIDENTI DI BUS PER MALORI DEI CONDUCENTI
Piazzola sul Brenta (PD), Marzo 2022, “Malore dopo l’incidente a
Piazzola sul Brenta, grave un autista di bus. Il conducente 44enne ha
tamponato un autocarro. Dopo la telefonata a BusItalia si è accasciato
sul volante perdendo i sensi”;
Cesena, Dicembre 2022, “Cesena, malore mentre guida l’autobus: 9 auto
danneggiate”;
Trento, Aprile 2023, “Paura a Trento, l’autista ha un malore e il bus
esce di strada: il mezzo resta in bilico sul muretto del giardino di una
casa”;
La Spezia, Maggio 2022, “Malore improvviso per l’autista dello
scuolabus, mezzo fa un volo di venti metri”, Catania, Ottobre 2022,
“Catania: autista si sente male, bus si schianta”;
Limone Piemonte, Marzo 2023, “maestra interviene per malore autista”;
Sandrà di Castelnuovo del Garda (VR), “Verona, l’autista ha un malore:
il bus degli studenti esce di strada e finisce in un vigneto”
(conducente di soli 26 anni);
Alessandria, Aprile 2022, “Autista di pullman muore alla guida per un
malore”;
Settingiano (CZ), Luglio 2023, “Accosta ai primi sintomi: autista salva
passeggeri bus prima di morire di infarto”;
Venezia, Ottobre 2022, “Malore improvviso prima di prelevare una
scolaresca: Oscar Bonazza muore a 63 anni;
Roma, Dicembre 2022, “Roma, bus con 41 bimbi a bordo finisce fuori
strada per malore autista”;
Cittadella (PD), Gennaio 2023, “Autista di scuolabus muore alla guida
per un malore e centra un pullman a Cittadella. Il conducente aveva
appena lasciato gli alunni a scuola”;
Genova, Luglio 2023, “Autobus sbanda e colpisce le auto in sosta per un
malore dell’autista. L’autista è stato accompagnato al Pronto soccorso
un condizioni di media gravità”;
Cagliari, Maggio 2023, “Malore improvviso, l’autista perde il controllo
del bus, esce di strada e abbatte due semafori: strage sfiorata”;
Piacenza, Aprile 2023, “Autobus di linea contro un albero dopo il malore
dell’autista”… Il più curioso, guardacaso, è poi questo;
L’Aquila, Luglio 2023, “Troppo caldo a bordo del bus, autista
dell’Azienda mobilità aquilana (Ama) viene colpito da un malore”.
27.11.23
Su 326 autopsie di vaccinati
morti «un totale di 240 decessi (73,9%) sono stati giudicati in modo
indipendente come direttamente dovuti o a cui ha contribuito in modo
significativo la vaccinazione COVID-19».
A scriverlo nero su bianco è una ricerca pubblicata in pre-print (ovvero
ancora in attesa di revisione paritaria che potrebbe arrivare tra un
mese o tra due anni) dal sito Zenodo che non può essere ritenuta una
piattaforma poco affidabile in quanto è gestito dal CERN per OpenAIRE.
Zenodo è un archivio open access
per le pubblicazioni e i dati da parte dei ricercatori. Il suo nome
deriva da Zenodotos di Ephesos, il primo Direttore della grande
biblioteca di Alessandria che ha messo le basi per la costruzione della
biblioteconomia.
L’Organizzazione europea per la ricerca nucleare, comunemente conosciuta
con la sigla CERN, è il più grande laboratorio al mondo di fisica delle
particelle, posto al confine tra la Francia e la Svizzera, alla
periferia ovest della città di Ginevra, nel comune di Meyrin. La
convenzione che lo istituiva fu firmata il 29 settembre 1954 da 12 stati
membri mentre oggi ne fanno parte 23 più alcuni osservatori, compresi
stati extraeuropei.
OpenAIRE è un partenariato senza scopo di lucro di 50 organizzazioni,
fondato nel 2018 come entità giuridica greca, OpenAIRE A.M.K.E, per
garantire un’infrastruttura di comunicazione accademica aperta e
permanente a sostegno della ricerca europea.
Lo studio è stato presentato dal
laureato in science (BS) Nicolas Hulscher presso il Dipartimento di
Epidemiologia dell’Università del Michigan lo scorso venerdì 17 novembre
2023 durante una “poster session”. In ambito accademico l’esposizione di
un “poster”, in un congresso o una conferenza con un focus accademico o
professionale, è la presentazione di informazioni di ricerca sotto forma
di poster cartaceo che i partecipanti alla conferenza possono
visualizzare.
Il giovane Hulsher è stato accreditato con un progetto approvato
denominato “Systematic Review of Autopsy Findings in Deaths after
COVID-19 Vaccination – Revisione sistematica dei risultati dell’autopsia
nei decessi dopo la vaccinazione COVID-19” in cui ha potuto fregiarsi di
mentor senior di fama mondiale soprattutto nell’ambito delle inchieste
sui danni da sieri genici mRNA o mDNA.
McCullough, che ha dato risalto
all’evento sul suo substack, è il noto cardiologo americano che per
primo ha denunciato i pericoli di miocarditi letali, confermati dagli
studi FDA, CDC e infine anche dall’EMA, mentre Makis è l’oncologo
canadese che ha scoperto il fenomeno del turbo-cancro.
Nei mesi scorsi lo studio era stato pubblicato anche dalla nota rivista
britannica The Lancet che però lo aveva ritirato dopo 24 ore perché
aveva scatenato – giustamente – una bufera sui media, sui social e di
conseguenza nella comunità scientifica internazionale.
presentazione ufficiale presso
l’Università de Michigan e dalla pubblicazione sul sito Zenodo gestito
dal CERN.
D’altronde soltanto una volontà paranoica di censura potrebbe oscurarlo
essendo basato su una semplice analisi di documenti pubblicati sul più
importante archivio medico del mondo: la libreria PUBMED gestita
dall’NIH, ovvero l’Istituto Nazionale per la Salute del Governo USA.
«Il rapido sviluppo e l’ampia diffusione dei vaccini contro il COVID-19,
combinati con un elevato numero di segnalazioni di eventi avversi, hanno
portato a preoccupazioni sui possibili meccanismi di danno, tra cui la
distribuzione sistemica delle nanoparticelle lipidiche (LNP) e
dell’mRNA, il danno tissutale associato alle proteine spike, la trombogenicità, disfunzione del sistema immunitario e cancerogenicità. Lo scopo di
questa revisione sistematica è indagare i possibili collegamenti causali
tra la somministrazione del vaccino COVID-19 e la morte utilizzando
autopsie e analisi post mortem».
Si legge nell’Abstract della
ricerca che fa riferimento a problematiche già certificate separatamente
da altre decine di studi come quello del biochimico italiano
Gabriele Segalla sulle nanoforme e sugli eccipienti tossici del siero
genico Comirnaty di Pfizer-Biontech autorizzato dall’European Medicines
Agency nonostante non potesse “non sapere della tossicità delle
inoculazioni”.
«Abbiamo cercato tutti i rapporti autoptici e necroscopici pubblicati
relativi alla vaccinazione COVID-19 fino al 18 maggio 2023 – riferiscono
Hulsher et al. – Inizialmente abbiamo identificato 678 studi e, dopo lo
screening dei nostri criteri di inclusione, abbiamo incluso 44 documenti
che contenevano 325 casi di autopsia e un caso di necroscopia. Tre
medici hanno esaminato in modo indipendente tutti i decessi e hanno
determinato se la vaccinazione contro il COVID-19 fosse la causa diretta
o avesse contribuito in modo significativo alla morte».
«Il sistema di organi più
implicato nella morte associata al vaccino COVID-19 è stato il sistema
cardiovascolare (53%), seguito dal sistema ematologico (17%), dal
sistema respiratorio (8%) e da sistemi multipli di organi (7%). In 21
casi sono stati colpiti tre o più apparati. Il tempo medio dalla
vaccinazione alla morte è stato di 14,3 giorni. La maggior parte dei
decessi si è verificata entro una settimana dall’ultima somministrazione
del vaccino. Un totale di 240 decessi (73,9%) sono stati giudicati in
modo indipendente come direttamente dovuti o a cui ha contribuito in
modo significativo la vaccinazione COVID-19» si legge nello studio
consultabile su Zenodo (link a fondo pagina).
Ecco quindi le considerazioni finali dei ricercatori scientifici e
medici:
«La coerenza osservata tra i casi in questa revisione con eventi avversi
noti del vaccino COVID-19, i loro meccanismi e il relativo eccesso di
morte, insieme alla conferma dell’autopsia e alla decisione della morte
guidata dal medico, suggerisce che esiste un’alta probabilità di un
nesso causale tra COVID-19 vaccini e morte nella maggior parte dei casi.
Sono necessarie ulteriori indagini urgenti allo scopo di chiarire i
nostri risultati».
«Il sistema di organi più
implicato nella morte associata al vaccino COVID-19 è stato il sistema
cardiovascolare (53%), seguito dal sistema ematologico (17%), dal
sistema respiratorio (8%) e da sistemi multipli di organi (7%). In 21
casi sono stati colpiti tre o più apparati. Il tempo medio dalla
vaccinazione alla morte è stato di 14,3 giorni. La maggior parte dei
decessi si è verificata entro una settimana dall’ultima somministrazione
del vaccino. Un totale di 240 decessi (73,9%) sono stati giudicati in
modo indipendente come direttamente dovuti o a cui ha contribuito in
modo significativo la vaccinazione COVID-19» si legge nello studio
consultabile su Zenodo (link a fondo pagina).
Ecco quindi le considerazioni finali dei ricercatori scientifici e
medici:
«La coerenza osservata tra i casi in questa revisione con eventi avversi
noti del vaccino COVID-19, i loro meccanismi e il relativo eccesso di
morte, insieme alla conferma dell’autopsia e alla decisione della morte
guidata dal medico, suggerisce che esiste un’alta probabilità di un
nesso causale tra COVID-19 vaccini e morte nella maggior parte dei casi.
Sono necessarie ulteriori indagini urgenti allo scopo di chiarire i
nostri risultati».
La ricerca pubblicata sul sito Zenodo gestito dal CERN – link al fondo
dell’articolo tra le fonti
Brevetto Moderna ammette i
problemi di tumori nel DNA da laboratorio
Bre
Leggiamo infatti nel brevetto dell’agosto 2019 sui vaccini
mRNA contro il virus parainfluenzale umano 3 (HPIV-3) quanto segue:
“L’iniezione diretta di DNA geneticamente modificato (ad esempio
DNA plasmidico nudo) in un ospite vivente fa sì che un piccolo numero
delle sue cellule producano direttamente un antigene, determinando una
risposta immunologica protettiva. Da questa tecnica, tuttavia, derivano
potenziali problemi, inclusa la possibilità di mutagenesi inserzionale,
che potrebbe portare all’attivazione di oncogeni o all’inibizione di
geni oncosoppressori”.
La soppressione del gene che contrasta lo sviluppo dei tumori
è proprio quel meccanismo che molti oncologi ritengono sia responsabile
delle forme anomale di turbo-cancro rilevate tra le persone vaccinate
coi sieri genici mRNA Covid
21.10.23
Giovedì Health Canada ha
confermato la presenza di contaminazione del DNA nei vaccini Pfizer
COVID-19 e ha anche confermato che Pfizer non ha rivelato la
contaminazione all’autorità sanitaria pubblica. La contaminazione del
DNA include il promotore e potenziatore Simian Virus 40 (SV40) che
Pfizer non aveva precedentemente rivelato e che secondo alcuni esperti
rappresenta un rischio di cancro a causa della potenziale integrazione
con il genoma umano.
Health Canada, l’autorità sanitaria pubblica del paese, ha dichiarato a
The Epoch Times che mentre Pfizer ha fornito le sequenze complete di DNA
del plasmide nel suo vaccino al momento della presentazione iniziale, il
produttore del vaccino “non ha identificato specificamente la sequenza
SV40”.
“Health Canada si aspetta che gli sponsor identifichino qualsiasi
sequenza di DNA biologicamente funzionale all’interno di un plasmide
(come un potenziatore SV40) al momento della presentazione”, ha
affermato.
L’ammissione di Health Canada è arrivata dopo che due scienziati, Kevin
McKernan e Phillip J. Buckhaults, Ph.D., hanno scoperto la presenza di
DNA plasmidico batterico nei vaccini mRNA COVID-19 a livelli
potenzialmente 18-70 volte superiori ai limiti stabiliti dagli Stati
Uniti. Food and Drug Administration (FDA) e Agenzia europea per i
medicinali. L’immunologo virale Dr. Byram Bridle dell’Università di
Guelph in Canada, commentando l’ammissione di Health Canada ha scritto
sul suo Substack: “Questa è un’ammissione di proporzioni epiche”.
Bridle ha anche scritto:
“Bisogna chiedersi perché la Pfizer non abbia voluto rivelare la
presenza di una sequenza di DNA biologicamente funzionale a un ente
regolatore sanitario. Alla Pfizer è stato richiesto di rivelare alle
agenzie di regolamentazione sanitaria tutte le sequenze bioattive nel
DNA plasmidico batterico utilizzato per produrre le loro
iniezioni.Bridle ha osservato che sono trascorsi “818 giorni in totale”
da quando l’Università di Guelph gli ha vietato di accedere al suo
ufficio e al suo laboratorio per aver tentato di condurre ricerche
simili, mentre altri ricercatori “sono stati al centro di attacchi da
parte di molti cosiddetti ‘esperti di disinformazione’, ” anche se
nessuno “è stato in grado di confutare le proprie scoperte”.
L’immunologa, biologa e biochimica Jessica Rose, Ph.D., ha dichiarato a
The Defender: “DNA residuo è stato trovato nei prodotti Pfizer e Moderna
– e soprattutto Pfizer -, in fiale più vecchie e più nuove, incluso il
monovalente per adulti XBB.1.5 [ vaccino].”
Rose ha affermato che ciò indica che tale contaminazione “è un problema
continuo”.
In osservazioni separate fatte mercoledì al programma “Good Morning CHD”
di CHD.TV, Rose ha detto che McKernan “ha anche esaminato il vaccino
Janssen [Johnson & Johnson] e ha scoperto DNA residuo a livelli molto
alti”. “Il DNA plasmidico viene utilizzato nella produzione di
vaccini mRNA e dovrebbe essere rimosso a un livello inferiore a una
soglia stabilita dalle agenzie di regolamentazione sanitaria prima che
il prodotto finale venga rilasciato per la distribuzione”, ha riferito
The Epoch Times.
La scoperta di McKernan ha reso “possibile per Health Canada confermare
la presenza del potenziatore sulla base della sequenza di DNA plasmidico
presentata da Pfizer rispetto alla sequenza del potenziatore SV40
pubblicata”, ha affermato Health Canada.
L’SV40 è spesso utilizzato nella
terapia genica per la sua capacità unica di trasportare geni alle
cellule bersaglio.
Nel processo di produzione del vaccino, l’SV40 “viene utilizzato come
potenziatore per guidare la trascrizione genetica”, ha scritto The Epoch
Times. McKernan il mese scorso “ha avvertito che la presenza di plasmidi
di DNA nei vaccini significa che potrebbero potenzialmente integrarsi
nel genoma umano”.
Descrivendo la ricerca di McKernan come “ineccepibile”, Kirsch ha
scritto sul suo Substack: “Il DNA dura per sempre e, se si integra nel
tuo genoma, produrrai il suo prodotto per sempre”.
“Ciò può far sì che la cellula
appena programmata si riproduca e produca mRNA con le risultanti
proteine spike per un tempo sconosciuto, potenzialmente per sempre e persino per la
generazione successiva”.
23.09.23
L'Asl To5
l'aveva sospesa nel periodo Covid perché non vaccinata bloccando la
retribuzione, ora dovrà restituire stipendi e interessi Il tribunale dà ragione alla
dipendente No Vax
massimiliano rambaldi
L'Asl To 5 l'aveva sospesa dal suo lavoro d'ufficio nel periodo Covid,
perché si era rifiutata di vaccinarsi interrompendole anche il pagamento
dello stipendio. Una volta rientrata, alla fine delle restrizioni
previste, la donna aveva fatto causa all'azienda sanitaria nonostante in
quel periodo ci fossero delle direttive ben chiare sull'obbligo
vaccinale. Dieci giorni fa la decisione, per certi versi inaspettata,
del tribunale del lavoro di Torino: con la sentenza 1552 i giudici hanno
infatti accolto il ricorso della dipendente, accertando e dichiarando
«l'illegittimità della sospensione dal servizio – si legge nel documento
pubblicato dall'azienda sanitaria di Chieri – condannando quindi l'Asl
To 5 a corrispondere alla dipendente il trattamento retributivo
richiesto, oltre agli interessi, rivalutazione e compensazione delle
spese di lite». In sostanza, secondo quel giudice, l'Asl non poteva
sospendere la donna dal posto di lavoro e men che meno negarle lo
stipendio. E ora, nell'immediato, dovrà pagarle tutto, interessi
compresi nonché le spese legali. Questo perché, nonostante l'azienda
sanitaria abbia già deciso di ricorrere in appello contro tale sentenza:
«in ragione della provvisoria esecutività della stessa – spiegano dalla
direzione nella medesima documentazione - pur non essendo passata in
giudicato, l'Asl è tenuta all'ottemperanza». Gli importi dovuti e i
giorni di sospensione della dipendente non sono stati resi noti.
La dipendente in questione lavora in ambito amministrativo e non è a
contatto con pazienti di un ospedale specifico. Ricordiamo tutti, però,
che il governo si era dimostrato estremamente rigoroso contro chi non
voleva ricevere il vaccino. In assenza di motivazioni valide (l'unica
accettata era una certificata grave patologia pregressa) la persona no
vax non poteva più esercitare la propria professione e, qualora fosse
stato possibile, doveva essere destinata a mansioni alternative. In caso
di impossibilità a spostamenti, sarebbe scattata l'immediata sospensione
non retribuita che poteva terminare solo una volta effettuata la
vaccinazione. Altrimenti il divieto di andare al lavoro sarebbe
continuato fino al completamento della campagna vaccinale. In sostanza
quello che è capitato nel caso in questione. La dipendente aveva però
deciso di intraprendere le vie legali perché pretendeva di essere
regolarmente pagata e di lavorare ugualmente, anche senza aver seguito
il percorso anti Covid. Presentando a sua difesa documentazioni che il
giudice del lavoro, a quanto pare, ha ritenuto valide. «La decisione e
la linea interpretativa del tribunale del lavoro non può essere
condivisa – spiegano dall'azienda sanitaria -, in quanto non è coerente
con il dispositivo contenuto nel decreto legge 172 del 2021, anche alla
luce del diverso orientamento espresso sul punto dalla Corte d'Appello
di Torino, sezione lavoro». Immediata quindi la decisione di ricorrere
in appello, affidando la questione ai legali di fiducia.
—
22.09.23
Testimonianza coraggiosa
del dottor Phillip Buckhaults dell'Università della Carolina del Sud.
I “vaccini” Covid non sono
stati adeguatamente testati e i loro danni non sono stati adeguatamente
indagati. La FDA e il CDC devono ammettere i propri fallimenti normativi
ed essere onesti con il pubblico.
La Ricerca delle Università
Australiane basata su 253 Studi Internazionali
L’hanno pubblicata gli scienziati autraliani Peter I Parry dell’Unità
clinica di ricerca sulla salute dei bambini, Facoltà di Medicina,
Università del Queensland, South Brisbane, Australia, Astrid
Lefringhausen, Robyn Cosford e Julian Gillespie, Children’s Health
Defense (Capitolo Australia), Huskisson, Conny Turni, Ricerca
microbiologica, QAAFI (Queensland Alliance for Agriculture and Food
Innovation), Università del Queensland, St. Lucia, Christopher J. Neil,
Dipartimento di Medicina, Università di Melbourne, Melbourne, e Nicholas
J. Hudson, Scuola di Agricoltura e Scienze Alimentari, Università del
Queensland, Brisbane.
E’ un colossale lavoro di
letteratura scientifica basato su ben 253 studi nei quali vengono citati
i più significativi sulla tossicità della proteina Spike e dei vaccini
che la innesca nell’organismo attraverso i vettori mRNA. Vengono infatti
menzionati lavori sulle malattie autoimmuni della biofisica Stephanie
Seneff, scienziata del prestigioso MIT (Massachusetts Institute of
Technology) di Cambridge, del cardiologo americano Peter McCullough
(fonte 29 nello studio linkato a fondo pagina), quelli sui rischi di
tumori dell’oncologo britannico Angus Dalgleish (fonti 230-231), quelli
dell’esperto di genomica Kevin McKernan sulla replicazione cellulare dei
plasmidi di Dna Spike nel corpo umano (fonte 91), quelli della chimica
americana Alana F. Ogatache fu tra le prime a denunciare la pericolosità
dei sieri genici mRNA Moderna (fonte 52), ed ovviamente non poteva
mancare lo strepitoso e rivoluzionario del biochimico italiano Gabriele
Segalla sulle nanoparticelle tossiche del vaccino Comirnaty di
Pfizer-Biontech (fonte 61).
“Spikeopatia”: la proteina Spike
del COVID-19 è patogena, sia dall’mRNA del virus che da quello del
vaccino.
di Parry et al. – pubblicata in origine su Biomedicine (link allo studio
completo a fondo pagina)
La pandemia di COVID-19 ha causato molte malattie, molti decessi e
profondi disagi alla società. La produzione di vaccini “sicuri ed
efficaci” era un obiettivo chiave per la salute pubblica. Purtroppo,
tassi elevati senza precedenti di eventi avversi hanno messo in ombra i
benefici. Questa revisione narrativa in due parti presenta prove dei
danni diffusi dei nuovi vaccini anti-COVID-19 mRNA e adenovettoriali ed
è innovativa nel tentativo di fornire una panoramica approfondita dei
danni derivanti dalla nuova tecnologia nei vaccini che si basavano sulla
produzione di cellule umane di un antigene estraneo che presenta
evidenza di patogenicità.
Questo primo articolo esplora i
dati sottoposti a revisione paritaria in contrasto con la narrativa
“sicura ed efficace” collegata a queste nuove tecnologie. La
patogenicità delle proteine spike,
denominata “spikeopatia”, derivante dal virus SARS-CoV-2 o prodotta dai codici genetici del vaccino, simile a un
“virus sintetico”, è sempre più compresa in termini di biologia
molecolare e fisiopatologia.
La trasfezione farmacocinetica attraverso tessuti corporei distanti dal
sito di iniezione mediante nanoparticelle lipidiche o trasportatori di
vettori virali significa che la “spikeopatia” può colpire molti organi.
Le proprietà infiammatorie delle nanoparticelle utilizzate per
trasportare l’mRNA; N1-metilpseudouridina impiegata per prolungare la
funzione dell’mRNA sintetico; l’ampia biodistribuzione dei codici mRNA e
DNA e le proteine spike
tradotte, e l’autoimmunità attraverso la
produzione umana di proteine estranee, contribuiscono agli effetti
dannosi.
Questo articolo esamina gli
effetti autoimmuni, cardiovascolari, neurologici, potenziali oncologici
e le prove autoptiche per la spikeeopatia. Con le numerose tecnologie
terapeutiche basate sui geni pianificate, una rivalutazione è necessaria
e tempestiva.
Discussione
Abbiamo iniziato questo articolo citando la risposta dell’ente
regolatore sanitario australiano, il TGA, alla domanda di un senatore
australiano sui rischi dei vaccini genetici che inducono le cellule
umane a produrre la proteina spike SARS-CoV-2. La risposta è stata che
la proteina Spike non era un agente patogeno. Abbiamo presentato prove
significative che la proteina spike è patogena. Ciò vale quando fa parte
del virus, quando è libero ma di origine virale e quando è prodotto nei
ribosomi dall’mRNA dei vaccini COVID-19 mRNA e adenovettoreDNA. I
meccanismi fisiopatologici d’azione della proteina spike continuano ad
essere chiariti.
Abbiamo stabilito che la
proteina spike provoca danni legandosi al recettore ACE-2 e quindi
sottoregolando il recettore, danneggiando le cellule endoteliali
vascolari. La proteina spike ha un dominio legante simile alla tossina,
che si lega a α7 nAChR nel sistema nervoso centrale e nel sistema
immunitario, interferendo così con le funzioni di nAChR, come la
funzione di ridurre l’infiammazione e le citochine proinfiammatorie,
come IL-6. Il collegamento con le malattie neurodegenerative avviene
anche attraverso la capacità della proteina “spike” di interagire con le
proteine che formano l’amiloide leganti l’eparina, avviando
l’aggregazione delle proteine cerebrali.
La persistenza della proteina spike causa un’infiammazione persistente
(infiammazione cronica), che potenzialmente alla fine sposta il sistema
immunitario verso la tolleranza immunitaria (IgG4). Un effetto
particolare per le donne e la gravidanza è il legame della proteina
Spike al recettore alfa degli estrogeni, che interferisce con il
messaggio degli estrogeni.
La proteina Spike è citotossica
all’interno delle cellule attraverso l’interazione con i geni
soppressori del cancro e causando danni mitocondriali. Le proteine
spike
espresse sulla superficie delle
cellule portano alla risposta autoimmune citopatica.
La proteina spike libera si lega all’ACE-2 su altre cellule di organi e
sangue. Nel sangue la proteina Spike induce le piastrine a rilasciare
fattori di coagulazione, a secernere fattori infiammatori e a formare
aggregati leucociti-piastrine. La proteina spike lega il fibrinogeno,
inducendo la formazione di coaguli di sangue.
Esiste anche un’omologia
problematica tra la proteina spike e le proteine chiave nel sistema
immunitario adattativo che portano all’autoimmunità se vaccinati con
l’mRNA che produce la proteina spike.
I fattori farmacocinetici contribuiscono alla fisiopatologia. Come
accennato, lo studio sulla biodistribuzione di Pfizer (dove il 75% delle
molecole trasportatrici di nanoparticelle lipidiche ha lasciato il
deltoide per tutti gli organi entro 48 ore) per il PMDA giapponese era
noto alla TGA australiana prima dell’autorizzazione provvisoria dei
vaccini mRNA COVID-19 per l’Australia popolazione [5]. Poiché causano la
replicazione della proteina Spike in molti organi, i vaccini basati sui
geni agiscono come virus sintetici.
Il trasportatore di nanoparticelle lipidiche dell’mRNA e il PEG
associato che rende il complesso mRNA-LNP più stabile e resistente alla
degradazione, hanno i propri effetti tossici; le nanoparticelle
lipidiche principalmente attraverso effetti proinfiammatori e il PEG
mediante anafilassi in individui sensibili.
Röltgen et al. [53] hanno
scoperto che l’mRNA stabilizzato con N1-metilpseudouridina nei vaccini
COVID-19 produce proteine spike
per almeno 60 giorni. Altre ricerche citate sulla retroposizione del codice genetico [249] suggeriscono la possibilità
che tale produzione di una proteina patogena estranea possa
potenzialmente durare tutta la vita o addirittura transgenerazionale.
Un ampio corpo di ricerche emergenti mostra che la stessa proteina
spike, in particolare la subunità S1, è patogena e causa infiammazione e
altre patologie osservate nel COVID-19 acuto grave, probabilmente nel
COVID-19 lungo, e nelle lesioni da vaccino mRNA e adenovettoriDNA
COVID-19 . La parola “spikeopatia” è stata coniata dal ricercatore
francese Henrion-Caude [98] in una conferenza e dati gli effetti
patologici vari e sostanziali della proteina spike SARS-CoV-2,
suggeriamo che l’uso del termine avrà un valore euristico.
La piccopatia esercita i suoi
effetti, come riassunto da Cosentino e Marino [86] attraverso
l’aggregazione piastrinica, la trombosi e l’infiammazione correlate al
legame dell’ACE-2; interruzione delle glicoproteine transmembrana
CD147 che interferiscono con la
funzione cardiaca dei periciti e degli eritrociti; legandosi a TLR2 e
TLR4 innescando cascate infiammatorie; legandosi all’ER alfa
probabilmente responsabile delle irregolarità mestruali e dell’aumento
del rischio di cancro attraverso le interazioni con p53BP1 e BRCA1.
Altre ricerche mostrano ulteriori effetti spikeo-patologici attraverso
la produzione di citochine infiammatorie indotte da ACE-2, la
fosforilazione di MEK e la downregulation di eNOS, compromettendo la
funzione delle cellule endoteliali.
Effetti particolarmente nuovi della proteina spike comportano lo
squilibrio del sistema colinergico nicotinico attraverso l’inibizione di
α7 nAChR, portando a vie biochimiche antinfiammatorie alterate in molte
cellule e sistemi di organi, nonché a un alterato tono vagale
parasimpatico.
Le lesioni provocate dal vaccino mRNA e adenovettoriale del COVID-19 si
sovrappongono alla grave malattia acuta da COVID-19 e al COVID lungo, ma
sono più varie, data la più ampia biodistribuzione e la produzione
prolungata della proteina spike.
La miopericardite è riconosciuta
ma spesso è stata minimizzata come lieve e rara, tuttavia l’evidenza di
una miopericardite subclinica correlata al vaccino COVID-19
relativamente comune [113,115] e l’evidenza autoptica [246,247,248]
suggeriscono un ruolo nelle morti improvvise in persone relativamente
giovani e in forma [116,117 ]. Le proteine spike
hanno anche meccanismi per aumentare la
trombosi attraverso l’infiammazione correlata all’ACE-2, il disturbo del
sistema dell’angiotensina [119], il legame diretto con i recettori ACE-2
sulle piastrine [1], l’interruzione dell’antitrombina [122], ritardando
la fibrinolisi [123] (prestampa) e riducendo la repulsione
elettrostatica degli eritrociti che porta all’emoagglutinazione [124].
Le malattie autoimmuni di nuova insorgenza dopo la vaccinazione COVID-19
potrebbero riguardare l’omologia della proteina spike e, nella malattia
virale che include altre proteine SARS-CoV-2, con le proteine umane
[5,138].
Il complesso mRNA-LNP attraversa
la BBB e i disturbi neurologici sono altamente segnalati nei database di
farmacovigilanza a seguito dei vaccini COVID-19. Numerosi meccanismi di
spikepatia vengono chiariti come disturbi sottostanti che coinvolgono:
permeabilità del BBB [128]; danno mitocondriale [168]; disregolazione
dei periciti vascolari cerebrali [169]; Neuroinfiammazione mediata da
TLR4 [170]; morte delle cellule dell’ippocampo [171]; disregolazione
delle cascate del complemento e della coagulazione e dei neutrofili che
causano coagulopatie [173] (prestampa); neuroinfiammazione e
demielinizzazione tramite disregolazione microgliale [174,177,180];
aumento dell’espressione di α-Syn coinvolta nella malattia
neurodegenerativa [175]; livelli elevati di chemochina 11 del motivo CC
associati all’invecchiamento e alla successiva perdita di cellule
neurali e mielina; legandosi al recettore nicotinico dell’acetilcolina
α7 (nAChR), aumentando i livelli di IL-1b e TNFα nel cervello causando
elevati livelli di infiammazione [172,177]; la subunità S1 è
amiloidogenica [185]; disautonomia [96], mediante danno neuronale
diretto o meccanismi immunomediati indiretti, ad esempio inibizione di
α7 nAChR; anosmia causata sia dal vaccino che dalla malattia [44],
anch’essa prodromica alla malattia di Parkinson.
Inoltre, gli autoanticorpi nel
dominio C-terminale globulare possono causare la malattia di Creutzfeldt
Jakob (CJD) [218], miR-146a è alterato in associazione con COVID-19
[222] e associato sia a infezioni virali che a malattie da prioni nel
cervello, e È stato dimostrato che S1 induce senescenza nelle cellule
trasfettate.
La quantità di possibili meccanismi di danno mediato dai picchi nel
cervello è pari nella vita reale alla prevalenza di effetti avversi
neurologici e neurodegenerativi e richiede urgentemente ulteriori
ricerche.
Il cancro, anche se non è stato dimostrato con certezza che sia causato
dai vaccini, sembra seguire da vicino la vaccinazione e abbiamo
esaminato le possibili cause sotto forma di interazioni delle proteine
spike
con fattori di trascrizione e geni soppressori del cancro.
Il vaccino doveva proteggere le
persone di età superiore ai 60 anni con il maggior rischio di mortalità
da COVID-19 [10], tuttavia un’analisi del rischio condotta da Dopp e
Seneff (2022) [250] ha mostrato che la probabilità di morire a causa
dell’iniezione è solo 0,13 % inferiore al rischio di morte per infezione
nelle persone di età superiore a 80 anni.
Inoltre, l’invecchiamento naturale è accompagnato da cambiamenti nel
sistema immunitario che compromettono la capacità di rispondere
efficacemente ai nuovi antigeni. Similmente alle risposte ai virus
stratificate per età, ciò significa che i vaccini diventano meno
efficaci nell’indurre l’immunità negli anziani, con conseguente ridotta
capacità di combattere nuove infezioni [251].
La vaccinazione con mRNA
COVID-19 a due dosi ha conferito una risposta immunitaria adattativa
limitata tra i topi anziani, rendendoli suscettibili all’infezione da
SARS-CoV-2 [252]. Secondo uno studio di Vo et al., (2022) [253], il
rischio di malattie gravi tra i veterani statunitensi dopo la
vaccinazione è rimasto associato all’età. Questo rischio di infezioni
intercorrenti era anche maggiore se erano presenti condizioni di
immunocompromissione.
Infine, abbiamo esaminato le migliori serie di casi di autopsia
attualmente disponibili, eseguite in Germania, che stabiliscono le
connessioni tra spikeopatia e fallimenti multipli di organi, neuropatie
e morte.
Conclusioni
In questa revisione narrativa, abbiamo stabilito il ruolo della proteina
spike SARS-CoV-2, in particolare della subunità S1, come patogena. Ora è
anche evidente che le proteine spike
ampiamente biodistribuite,
prodotte dai codici genetici dell’mRNA e del DNA adenovettoriale,
inducono un’ampia varietà di malattie. I meccanismi fisiopatologici e
biochimici sottostanti sono in fase di chiarimento.
I trasportatori di
nanoparticelle lipidiche per i vaccini mRNA e Novavax hanno anche
proprietà proinfiammatorie patologiche. L’intera premessa dei vaccini
basati sui geni che producono antigeni estranei nei tessuti umani è irta
di rischi per disturbi autoimmuni e infiammatori, soprattutto quando la
distribuzione non è altamente localizzata.
Le implicazioni cliniche che seguono sono che i medici in tutti i campi
della medicina devono essere consapevoli delle varie possibili
presentazioni della malattia correlata al vaccino COVID-19, sia acuta
che cronica, e del peggioramento delle condizioni preesistenti.
Sosteniamo
inoltre la sospensione dei vaccini COVID-19 basati sui geni e delle
matrici portatrici di nanoparticelle lipidiche e di altri vaccini basati
sulla tecnologia mRNA o DNA vettoriale virale. Una strada più sicura è
quella di utilizzare vaccini con proteine ricombinanti ben testate,
tecnologie virali attenuate o inattivate, di cui ora ce ne sono molti
per la vaccinazione contro la SARS-CoV-2.
di
Parry et al. – pubblicata in origine su Biomedicine
BIOMEDICINE – ‘Spikeopathy’: COVID-19 Spike Protein Is Pathogenic, from
Both Virus and Vaccine mRNA
14.09.23
Fondata nel 1945, Kaiser
Permanente è riconosciuta come uno dei principali fornitori di
assistenza sanitaria e piani sanitari senza scopo di lucro d’America.
Attualmente opera in 8 stati (California del Nord, California del Sud,
Colorado, Georgia, Hawaii, Virginia, Oregon, Washington) e nel Distretto
di Columbia.
«La cura dei membri e dei pazienti si concentra sulla loro salute
totale. I medici, gli specialisti e i team di operatori sanitari di
Permanente Medical Group guidano tutte le cure. I nostri team medici
possono avvalersi di tecnologie e strumenti leader del settore per la
promozione della salute, la prevenzione delle malattie, l’erogazione
delle cure e la gestione delle malattie croniche» spiega
l’organizzazione medica.
«Abbiamo condotto uno studio di
coorte retrospettivo su pazienti Kaiser Permanente Northwest (KPNW) di
età pari o superiore a 18 anni che sono stati vaccinati con la
formulazione Pfizer o Moderna del vaccino bivalente COVID19 tra il 1
settembre 2022 e il 1 marzo 2023. I pazienti sono stati inclusi nello
studio studiare se fossero iscritti al KP al momento della vaccinazione
e durante il periodo di follow-up di 21 giorni. Abbiamo replicato la
metodologia di analisi del ciclo rapido Vaccine Safety Datalink (VSD) e
cercato possibili casi di ictus ischemico o TIA nei 21 giorni successivi
alla vaccinazione utilizzando i codici diagnostici ICD10CM sia nella
posizione primaria che in qualsiasi posizione».
E’ quanto si legge nell’Abstract della ricerca intitolata “Rischio di
ictus ischemico dopo la vaccinazione di richiamo bivalente COVID-19 in
un sistema sanitario integrato (Risk of Ischemic Stroke after COVID-19
Bivalent Booster Vaccination in an Integrated Health System)”.«Abbiamo
identificato un aumento del 50% nell’incidenza di ictus ischemico per
100.000 pazienti di età pari o superiore a 65 anni vaccinati con il
vaccino bivalente Pfizer, rispetto ai dati presentati dal VSD. Il 79%
dei casi di ictus ischemico sono stati ricoverati in ospedali che non
sono di proprietà del sistema di consegna integrato e un ritardo
nell’elaborazione delle richieste di risarcimento assicurative esterne
all’ospedale è stato probabilmente responsabile della discrepanza
nell’accertamento dei casi di ictus ischemico. ».
18.08.23
Il procuratore generale del
Texas Ken Paxton ha cercato di fare luce sulla sicurezza dei vaccini
Covid e sugli esperimenti americani Gain of Function (GOF) per il
potenziamento dei virus SARS in laboratorio, condotti dal virologo
Anthony Fauci tra gli USA (University of North Carolina) e il Wuhan
Institute of Virology, ma è stato subito colpito da un impeachment (per
altre ragioni politiche) che ha bloccato la sua inchiesta.
Ora quattro famiglie americane delle vittime Covid hanno presentato una
formale denuncia per quelle pericolosissime ricerche prendendo di mira
il famigerato zoologo di origini britanniche Peter Daszak, presidente
della società EcoHealthAlliance di New York che fu finanziata dalla Bill
& Melinda Gates Foundation e soprattutto dall’Istituto Nazionale
Allergie e Malattie Infettive diretto da Fauci (fino al dicembre 2022)
per i progetti di costruzione di coronavirus chimerici del ceppo SARS
chimerici nel centro virologico cinese.
l dottor Zhou Yusen
misteriosamente morto tre mesi dopo aver brevettato un vaccino contro il
Covid-19 nel febbraio 2020 che, secondo gli investigatori americani,
sarebbe morto misteriosamente proprio cadendo dal tetto del WIV di
Wuhan.
Nel giugno 1998 durante il
vertice sino-americano in Cina il presidente Bill Clinton siglò una
“Convenzione sulla armi biologiche” con il presidente cinese Jiang
Zemin,
Nell’aprile 2004 la Commissione
Europea presieduta dall’italiano Romano Prodi e composta anche dal
commissario Mario Monti diede il primo finanziamento di quasi 2milioni
di euro al Wuhan Institute of Virology grazie al quale la direttrice del
Centro di Malattie Infettive Shi Zengli, soprannominata bat-woman per i
suoi esperimenti sui coronavirus dei pipistrelli cinesi a ferro di
cavallo, creò il primo virus chimerico ricombinante potenziando un ceppo
di SARS con plasmidi infettati dal virus HIV.
16.08.23
l’instabilità del sistema
colloidale di nanomateriali lipidici (e il conseguente maggior rischio
tossicologico) della prima versione di Comirnaty sia sostanzialmente
dovuta alla presenza, in quella formulazione, di fattori
destabilizzanti, quali, appunto, i composti inorganici elettrolitici in
eccesso, costituiti principalmente dai componenti del tampone pH PBS
utilizzato da Pfizer-BioNTech».
Evidenzia il dottor Segalla illustrando le differenti caratteristiche
della stabilizzazione del farmaco concorrente Spikevax di Moderna.
«A questo proposito, però, quanto riportato nel brevetto della stessa
BioNTech (co- titolare, insieme a Pfizer, del vaccino Comirnaty) US
10,485,884 B2 RNA Formulation for Immunoterapy [Formulazioni a RNA per
immunoterapia] del 26 novembre 2019, risulta ancor più esplicito al
riguardo della “elevata tossicità” attribuita a “liposomi e lipoplexes”
caricati positivamente».
«Ciò si riferisce a formulazioni a base di RNA incapsulato in
nanoparticelle lipidiche cationiche – del tipo cioè di quelle usate nel
Comirnaty – e denominate, in questo contesto, “lipoplexes”. Nella
descrizione del brevetto, si spiega, fra l’altro, come le nanoparticelle
cationiche contenenti RNA si formino soprattutto grazie a determinati
rapporti di massa/carica tra i lipidi cationici (+) e le componenti
anioniche (-) dell’ RNA, e come tali rapporti giochino un ruolo
fondamentale anche per quanto riguarda il passaggio delle nanoparticelle
contenenti RNA attraverso la membrana cellulare e il conseguente
trasferimento dell’RNA all’interno della cellula (trasfezione) per
modificarne le caratteristiche funzionali:
Con una minore carica positiva in eccesso, l’efficacia della trasfezione
scende drasticamente, andando praticamente a zero. Sfortunatamente,
però, per liposomi e lipoplexes [nanoparticelle lipidiche] caricati
positivamente è stata segnalata un’elevata tossicità, che può essere un
problema per l’applicazione di tali preparati come prodotti
farmaceutici. [corsivi aggiunti] (Figura 26)».
«Le ragioni per cui i tamponi pH del tipo PBS non vanno assolutamente
bene in preparati a base di nanoparticelle cationiche inglobanti RNA
sono spiegate molto chiaramente nella sezione del brevetto intitolata
“Effects of Buffers/ Ions on Particle Sizes and PI of RNA Lipoplexes”
[Effetti dei tamponi / composti ionici sulle dimensioni e Indice di
polidispersione delle nanoparticelle lipidiche contenenti RNA] del
suddetto brevetto di BioNTech US 10,485,884 B2, 44 (47-50), 45 (4-6), 45
(31- 33)».
In condizioni fisiologiche (cioè a pH 7,4; 2,2 mM Ca++), è imperativo
assicurarsi che ci sia un rapporto di carica prevalentemente negativa, a
causa dell’ instabilità delle nanoparticelle lipidiche neutre o caricate
positivamente. [corsivi aggiunti] (Figura 27)
«In altre parole, sulla base di quanto scientificamente documentato e
riportato in un brevetto della stessa BioNTech, in aggiunta a quanto già
descritto riguardo alla pericolosità intrinseca delle nanoparticelle
lipidiche caricate positivamente, apprendiamo che un sistema colloidale
di nanoparticelle lipidiche cationiche inglobanti mRNA.
NON dovrebbe contenere nella propria formulazione un tampone ionico come
il PBS, al fine di prevenire fenomeni di aggregazione, agglomerazione,
flocculazione delle nanoparticelle lipidiche, con tutte le conseguenze
di ordine tossicologico sopra descritte.
NON dovrebbe contenere nella propria formulazione composti ionici (come
ad es. cloruro di sodio), al fine di prevenire fenomeni di aggregazione,
agglomerazione, flocculazione delle nanoparticelle lipidiche, con tutte
le conseguenze di ordine tossicologico sopra descritte.
NON dovrebbe essere iniettato per via intramuscolare, a causa della sua
instabilità quando viene a trovarsi nelle condizioni fisiologiche del
distretto extracellulare (pH 7,4; 2,2 mM Ca++).
«Tutte e tre queste rigorose raccomandazioni, riportate nel succitato
brevetto di BioNTech del 2019, sono spudoratamente disattese, o
ignorate, nel 2020, sia da Pfizer-BioNTech sia dagli enti certificatori,
sia nel merito della formulazione (ionico/ elettrolitico) sia in quello
della destinazione d’uso (inoculazione intramuscolare) del preparato
Comirnaty» rimarca il biochimico italiano segnalando che tali
«criticità» sono «in palese contrasto con le specifiche e pertinenti
raccomandazioni asserite dalla stessa BioNTech nel suo sopramenzionato
brevetto US 10,485,884 B2»
14.08.23
«Per i suesposti motivi, questo
giudicante ritiene non legittima e non conforme ai Principi Generali
dell’Ordinamento e della Costituzione la normativa in materia di obbligo
vaccinale, che pertanto va disapplicata. Con riguardo alle spese di
giudizio sussistono giustificati motivi per compensarle, attesa la
“particolarità” della materia trattata».
L’anonimo italiano over 50 che ha fatto ricorso al Giudice di Pace di
Santa Maria Capua a Vetere contro l’imposizione della vaccinazione Covid
e la conseguente multa da 100 euro emanata dall’Agenzia delle Entrate
per conto del Ministero della Salute dovrà pagare solo una ventina di
euro. Ovvero la metà dell’ammontare delle spese giudiziarie per ricorsi
inferiori a 1.100 euro.
Non è il primo e non sarà
l’ultimo pronunciamento giudiziario che contesta l’obbligatorietà dei
sieri genici sperimentali. Il caso più famoso è ovviamente quello della
giudice Susanna Zanda del Tribunale Civile di Firenze che, avendo osato
anche segnalare i decessi per presunte reazioni avverse ai vaccini alla
Procura della Repubblica di Roma, è finita nel fuoco incrociato della
Procura Generale della Corte di Cassazione che ha aperto un procedimento
disciplinare nei suoi confronti subito dopo le esternazioni politiche
del Ministro della Giustizia Carlo Nordio.
«Ebbene, al di là delle pronunce
del Consiglio d’Europa che ha avuto occasione di occuparsi della
tematica della vaccinazione Covid (con la Risoluzione 2361 del 2021) e
di decisioni, invece, contrarie, a parere di questo giudice, appaiono
decisive le circostanze, ormai conclamate, che il non vaccinato — a
prescindere dalle decisioni relative all’età — non ha determinato alcun
rischio maggiore per la salute pubblica rispetto ai soggetti vaccinati
provvisti di green pass, perché l’idoneità dei vaccini (quale strumento
di prevenzione del contagio), non solo non è pari o vicina al 100 % ma
si è di fatto rivelata prossima allo zero (Trib. Napoli marzo 2023)
«Il Tribunale del Lavoro di
Catania, con la decisione del 14.03.2022, ribadisce che “sebbene non si
ignori che l’impianto del D.D. 44/2021 sia ispirato alla finalità “di
tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza
nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza” (art. 4, co. 1,
D.L. 44/2021), nell’ambito di una situazione emergenziale e del tutto
straordinaria, le conseguenze che esso implica nella sfera del
dipendente non vaccinato — e che si sono irrigidite a seguito delle
modifiche apportate all’originaria formulazione del decreto – appaiono
tuttavia eccessivamente sproporzionate e sbilanciate, nell’ottica della
necessaria considerazione degli altri valori costituzionali coinvolti,
tra cui, tra i primi, la dignità della persona, bene protetto da co. 2,
36,41 Cost. plurime previsioni della Carta: artt. 2, 3»
«Sebbene la legge possa
prevedere l’obbligatorietà di determinati trattamenti sanitari, sono
rarissimi, ed ancorati a precisi presupposti, ì casi in cui
l’ordinamento consente la possibilità di eseguirli contro la volontà
della persona (ad es., è il caso del TSO), valendo da sempre il
principio che gli accertamenti ed i trattamenti obbligatori debbano
essere ‘accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e
la partecipazione da parte di chi vi è obbligato”…»
«E ciò a conferma della
consapevolezza del legislatore che l’obbligo al trattamento sanitario
costituisce pur sempre un’eccezione rispetto al principio, di cui è
espressione l’art. 32 Cost., della libera determinazione dell’individuo
in materia sanitaria».
In virtù di questi motivi ha accolto «il ricorso annullando il
provvedimento opposto» dall’avvocato Alessandra De Rosa contro l’avviso
di addebito di 100 euro al suo assistito.
08.08.23
Un manager della Pfizer in
Oceania ha ammesso che agli impiegati australiani dell’azienda
farmaceutica di New York sono somministrati dati lotti di vaccini
differenti da quelli distribuiti al pubblico.
Lo ha dichiarato durante un’Audizione davanti al Senato Australiano che,
a differenza dei politici dell’Unione Europea foraggiati dalle ONG di
Bill Gates, ha già avviato un’inchiesta formale per indagare sulla
natura dei sieri genici acquistati, sull’occultamento dei dati dei
trials clinici e sui danni causati ai vaccinati.
L’ammissione è arrivata durante
una rigorosa sessione di interrogatorio mercoledì, in cui il direttore
medico nazionale di Pfizer Australia, il dott. Krishan Thiru, e il capo
delle scienze normative, il dott. Brian Hewitt, hanno parlato davanti al
“Comitato per la legislazione sull’istruzione e l’occupazione” del
Senato australiano sui vaccini sperimentali contro il COVID-19, aggiunge
Gateway Pundit
23.07.23
I vaccini Covid contengono
proporzioni considerevoli di residui di DNA in grado di integrarsi
permanentemente nel genoma umano, causando malattie croniche e tumori.
Questo potrebbe anche spiegare l’eccesso di mortalità osservato
dall’inizio delle campagne di vaccinazione.
L’ex banchiere svizzero Pascal
Najadi e' l’autore di una denuncia penale per abuso di potere contro il
presidente della Confederazione Alain Berset è vaccinato tre volte e
altrettante volte si è costituito contro le autorità sanitarie da quando
un’analisi del suo sangue gli ha rivelato che il suo organismo continua
a produrre la proteina spike del vaccino più di 18 mesi dopo la sua
ultima iniezione Pfizer/BioNTech.
Contattato, l’interessato ci ha fornito i risultati del laboratorio
oltre ad una lettera del Prof. Sucharid Bhakdi confermando che “i
risultati del test indicano chiaramente che il signor Najadi soffre di
effetti irreparabili a lungo termine causati dal prodotto di mRNA
iniettato fabbricato da PfizerBiontech.
L’ex banchiere aveva consultato
l’Ufficio federale della sanità pubblica in Svizzera su questo
argomento. Quest’ultimo non è stato in grado di dargli risposte,
sostenendo che non poteva commentare un singolo caso. Pascal Najadi ne
aveva dedotto che l’ufficio in realtà non controllava nulla riguardo a
queste nuove tecnologie vaccinali.
La persistenza della presenza della proteina spike rilevata a Najadi e
altri iniettati rimane ufficialmente inspiegabile ed è ben oltre i 14
giorni comunicati quando sono state lanciate le campagne di vaccinazione
contro il Covid.
Tutti conoscono il DNA,
rappresentato da una doppia elica e contenente il nostro codice
genetico. L’RNA è costituito solo da un singolo filamento. La cellula lo
produce secondo necessità leggendo parte del DNA che servirà poi come
specifiche per la produzione di una proteina.
Una dose di “vaccino” Covid a RNA messaggero contiene miliardi di
filamenti di RNA messaggero, che innescheranno la produzione di
altrettante proteine spike
del virus SARS-CoV-2 nelle cellule che
raggiungono. Queste proteine spike
attiveranno una risposta del
sistema immunitario.
a proteina avanzata è stata
anche presentata come sostanza innocua durante le campagne di
vaccinazione quando è nota per essere tossica per l’organismo umano e
causare la maggior parte delle complicanze del Covid, comprese le
reazioni infiammatorie e allergiche.
Per comunicare, i batteri si
scambiano importanti “messaggi” genetici con l’aiuto dei cosiddetti
plasmidi. Ad esempio, se un batterio trova un nuovo meccanismo che
aumenta la sua resistenza agli antibiotici, incapsula questa
informazione in plasmidi, che verranno prodotti e ‘diffusi’ ad altri
batteri.
Il processo di produzione dei filamenti di RNA dei vaccini Covid
richiede appunto di passare attraverso la manipolazione genetica dei
batteri mediante plasmidi, nei quali sarà stata precedentemente
introdotta la sequenza di DNA corrispondente alla proteina spike di
SARS-CoV-2.
Il plasmide viene propagato nei
batteri e utilizzato come stampo per la produzione di massa di RNA
messaggero che sarà in grado di innescare la produzione di proteine
spike
nelle cellule vaccinate. Il DNA
deve poi essere rimosso e l’RNA messaggero viene poi miscelato con i
lipidi per produrre nanoparticelle in grado di portare l’mRNA nelle
nostre cellule
Nell’ambito dell’autorizzazione
all’immissione in commercio del vaccino Pfizer, l’Agenzia europea per i
medicinali (Ema) si è quindi dovuta accontentare di consultare i dati
forniti dal produttore. EMA ha espresso sorpresa al produttore per il
fatto che il prodotto finale non fosse stato sequenziato geneticamente
per garantire che contenesse solo RNA messaggero e nessun DNA o altri
residui, apprende lo scienziato tedesco Florian Schilling in una
presentazione
Pfizer ha risposto di aver
rinunciato volontariamente al sequenziamento, ammettendo che non era
certo ottimale, ma che era giustificato per ridurre i costi. Anche altri
produttori hanno rinunciato a questo sequenziamento genetico come parte
della loro garanzia di qualità.
Tra le tecniche alternative di valutazione del prodotto utilizzate da
Pfizer c’è l’elettroforesi, che conta gli elementi presenti in una
soluzione in base alla loro dimensione.
Nei documenti forniti da Pfizer
alla WEA, l’RNA messaggero della proteina spike del vaccino è
rappresentato da un alto picco centrale. L’anomalia sono le “pendenze”
su entrambi i lati del picco, che rappresentano misteriosi “oggetti”
genetici che non corrispondono alle dimensioni dell’RNA messaggero e non
dovrebbero essere presenti in una soluzione purificata.
Anche l’EMA aveva voluto saperne di più e aveva richiesto i dati grezzi
a Pfizer. Il produttore aveva accettato di fornirli ma ad oggi non sono
ancora stati consegnati.
Un gruppo di ricercatori,
preoccupato in particolare per le conseguenze delle iniezioni di Covid
sui giovani, ha deciso all’inizio del 2023 di prendere in mano la
situazione e mettere in sequenza lotti di “vaccini” di Pfizer e Moderna.
Il loro intero approccio è spiegato in dettaglio in un primo articolo e
nel suo supplemento scritto da Kevin McKernan, biologo molecolare,
specialista in manipolazione genetica e sequenziamento, che ha
partecipato all’analisi.
Le loro scoperte sono di natura
inquietante:
Quantità di DNA anormalmente elevata – La presenza di plasmidi
contenenti DNA proteico spike è stata confermata in proporzioni notevoli
per i “vaccini” di Pfizer e Moderna: tra il 20 e il 35%, ben oltre i
limiti di contaminazione fissati dall’EMA (0,033%) . Una singola dose
contiene quindi diversi miliardi di questi plasmidi che servivano per
produrre l’RNA messaggero e che poi avrebbero dovuto essere eliminati.
Queste informazioni sono già prova della non conformità di questi
prodotti alle normative vigenti.
Accelerazione della resistenza agli antibiotici – Fatto preoccupante, il
DNA di questi plasmidi contiene geni che li rendono resistenti a due
antibiotici: neomicina e kanamicina. L’introduzione di miliardi di geni
di resistenza agli antibiotici in plasmidi altamente replicabili,
consentendo la selezione di batteri resistenti a questi trattamenti nel
microbioma, dovrebbe sollevare preoccupazioni sull’accelerazione della
resistenza agli antibiotici su scala globale. Alcuni esperti stimavano
già prima della crisi del Covid che entro il 2050 non avremmo più avuto
antibiotici efficaci.
Elevato fattore di errore di copia – Gli scienziati affermano che la
presenza di un nucleotide chiamato pseudouridina è molto preoccupante
poiché è noto che ha un tasso di errore di copia di uno su 4000
nucleotidi, ovvero tra 5 e 8,5 milioni di possibili errori di copia per
dose di vaccino. E nessuno può dire a cosa corrispondano questi errori
poiché sono imprevedibili.
Integrazione permanente e transgenerazionale: i plasmidi vaccinali
possono raggiungere un batterio o una cellula umana. Quest’ultimo caso è
considerato problematico perché è possibile che il filamento di DNA
contenuto nel plasmide sia permanentemente integrato nel codice genetico
della cellula umana, permettendole in qualsiasi momento di produrre
autonomamente la proteina spike del vaccino, per tutta la vita. Con ogni
probabilità, questo è ciò che sta accadendo ai clienti di Pascal Najadi
e Me Ulbrich in Germania. L’insegnante. Bhakdi ha ricordato a questo
proposito che ogni divisione cellulare è un’opportunità per questo DNA
importato di modificare il genoma dell’ospite. Se questa integrazione
avviene in una cellula staminale, ovulo o spermatozoo, la modificazione
genetica verrà trasmessa alle generazioni successive.
Questo è grave perché oggi la
scienza non offre uno strumento per rimuovere un gene. Più
incomprensibilmente, il DNA del plasmide utilizzato da Pfizer contiene
una sequenza (SV 40) che gli permette di essere trasferito nel nucleo
anche quando la cellula non si sta dividendo e quindi di influenzare le
cellule. La sua presenza è comunque inutile per la produzione di RNA
messaggero nei batteri. Questa sequenza è assente dai plasmidi
utilizzati da Moderna.
l vaccino Covid di Johnson &
Johnson presenta un rischio di integrazione ancora maggiore perché si
basa su un virus a DNA e utilizza un promotore molto più potente dell’SV
40, chiamato CMV. Ciò comporta un rischio molto più elevato di
oncogenesi e continua produzione di proteine spike
rispetto agli RNA messaggeri, afferma
Marc Wathelet, biologo molecolare e specialista di coronavirus che
abbiamo consultato (vedi intervista alla fine dell’articolo).
Poiché il DNA della proteina spike del plasmide prende di mira le
cellule dei mammiferi, ci sono pochissime possibilità che si integri
permanentemente nel genoma di un batterio intestinale. Non riuscendo a
diventare fabbriche proteiche avanzate, questi batteri – che non sono
cellule umane – potrebbero invece moltiplicare i plasmidi del vaccino e
contribuire così ad aumentare il rischio di contaminazione con cellule
umane, chiamato “bactofezione” o “trasfezione”.
Marc Wathelet conferma che se
“il rischio di contaminazione dei batteri nel microbioma rimane basso,
sono i rischi di infiammazione e soprattutto di tumori legati alla
contaminazione delle cellule del corpo delle persone vaccinate da parte
del DNA che sono più preoccupanti”.
L’esperto sottolinea che è “impossibile quantificare questo rischio”.
Trova “un aumento di alcuni tumori, ma non è chiaro se sia dovuto a DNA,
mRNA, un indebolimento del sistema immunitario, lipidi nelle
nanoparticelle o una combinazione di questi fattori
21.07.23
Come risulta, la proteina spike
e l’mRNA non sono gli unici rischi di queste iniezioni. Il team di
McKernan ha anche scoperto i promotori del virus della simmia 40 (SV40)
che, da decenni, sono sospettati di provocare il cancro negli esseri
umani, compresi mesoteliomi, linfomi e tumori del cervello e delle
ossa.3 I risultati4,5,6,7 sono stati pubblicati su OSF Preprints
all’inizio di aprile 2023. Come spiegato nell’abstract:8
“Sono stati utilizzati diversi metodi per valutare la composizione degli
acidi nucleici di quattro fiale scadute dei vaccini mRNA bivalenti
Moderna e Pfizer. Sono stati valutati due flaconi di ciascun fornitore…
Molteplici test supportano una contaminazione da DNA che supera i
requisiti dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) di 330ng/mg e della
FDA [Food and Drug Administration] di 10ng/dose…
Come riportato in una recensione
del libro di Lancet “The Virus and the Vaccine: The True Story of a
Cancer-Causing Monkey Virus, Contaminated Polio Vaccine and the Millions
of Americans Exposed”:13
“Nel 1960, gli scienziati e i produttori di vaccini sapevano che i reni
delle scimmie erano fogne di virus scimmieschi. Tale contaminazione
spesso rovinava le colture, comprese quelle di una ricercatrice del NIH
di nome Bernice Eddy, che lavorava sulla sicurezza dei vaccini… La sua
scoperta… minacciava uno dei più importanti programmi di salute pubblica
degli Stati Uniti…”.
Eddy cercò di informare i
colleghi, ma fu imbavagliata e privata dei suoi compiti di
regolamentazione dei vaccini e del suo laboratorio… [Due] ricercatori
della Merck, Ben Sweet e Maurice Hilleman, identificarono presto il
virus del rhesus, poi chiamato SV40, l’agente cancerogeno che era
sfuggito a Eddy.
“Nel 1963, le autorità statunitensi decisero di passare alle scimmie
verdi africane, che non sono ospiti naturali dell’SV40, per produrre il
vaccino antipolio. A metà degli anni ’70, dopo studi epidemiologici
limitati, le autorità conclusero che, sebbene l’SV40 causasse il cancro
nei criceti, non sembrava farlo nelle persone.
“Arriviamo agli anni ’90: Michele Carbone, allora all’NIH [National
Institutes of Health], stava lavorando sul modo in cui l’SV40 induce i
tumori negli animali. Uno di questi era il mesotelioma, un raro tumore
della pleura che nelle persone si pensa sia causato principalmente
dall’amianto. L’ortodossia riteneva che l’SV40 non causasse tumori
nell’uomo.
“Incoraggiato da un articolo del
1992 del NEJM [New England Journal of Medicine] che aveva trovato
‘impronte’ di DNA di SV40 nei tumori cerebrali infantili, Carbone ha
analizzato biopsie di tumori umani di mesotelioma presso il National
Cancer Institute: Il 60% conteneva DNA di SV40. Nella maggior parte di
esse, il virus della scimmia era attivo e produceva proteine.
“Carbone pubblicò i suoi risultati su Oncogene nel maggio 1994, ma l’NIH
rifiutò di renderli pubblici… Carbone… si trasferì alla Loyola
University. Lì ha scoperto come l’SV40 disabilita i geni soppressori del
tumore nel mesotelioma umano e ha pubblicato i suoi risultati su Nature
Medicine nel luglio 1997. Anche studi in Italia, Germania e Stati Uniti
hanno mostrato associazioni tra SV40 e tumori umani”.
“Incoraggiato da un articolo del
1992 del NEJM [New England Journal of Medicine] che aveva trovato
‘impronte’ di DNA di SV40 nei tumori cerebrali infantili, Carbone ha
analizzato biopsie di tumori umani di mesotelioma presso il National
Cancer Institute: Il 60% conteneva DNA di SV40. Nella maggior parte di
esse, il virus della scimmia era attivo e produceva proteine.
“Carbone pubblicò i suoi risultati su Oncogene nel maggio 1994, ma l’NIH
rifiutò di renderli pubblici… Carbone… si trasferì alla Loyola
University. Lì ha scoperto come l’SV40 disabilita i geni soppressori del
tumore nel mesotelioma umano e ha pubblicato i suoi risultati su Nature
Medicine nel luglio 1997. Anche studi in Italia, Germania e Stati Uniti
hanno mostrato associazioni tra SV40 e tumori umani”.
Torniamo alle scoperte di
McKernan, che oltre al video in evidenza sono discusse anche nel podcast
di Daniel Horowitz qui sopra. In breve, il suo team ha scoperto livelli
elevati di plasmidi di DNA a doppio filamento, compresi i promotori SV40
(sequenza di DNA essenziale per l’espressione genica) che sono noti per
innescare lo sviluppo del cancro quando incontrano un oncogene (un gene
che ha il potenziale di causare il cancro).
Il livello di contaminazione varia a seconda della piattaforma
utilizzata per la misurazione, ma indipendentemente dal metodo
utilizzato, il livello di contaminazione del DNA è significativamente
superiore ai limiti normativi sia in Europa che negli Stati Uniti,
afferma McKernan. Il livello più alto di contaminazione del DNA
riscontrato è stato del 30%, un dato piuttosto sorprendente.
Come spiegato da McKernan, quando si utilizza un tipico test PCR, si
viene considerati positivi se il test rileva il virus SARS-CoV-2
utilizzando una soglia di ciclo (CT) di circa 40. In confronto, la
contaminazione del DNA viene rilevata con TC inferiori a 20. Ciò
significa che la contaminazione è di un milione di milioni di unità.
Ciò significa che la
contaminazione è un milione di volte superiore alla quantità di virus
che si dovrebbe avere per risultare positivi al test COVID-19. “Quindi,
c’è un’enorme differenza per quanto riguarda la quantità di materiale
presente”, afferma McKernan.
Nel suo articolo su Substack14 , McKernan sottolinea anche che chi
sostiene che il DNA a doppio filamento e l’RNA virale siano una falsa
equivalenza, perché l’RNA virale è in grado di replicarsi, si sbaglia.
“La maggior parte dell’sgRNA che state rilevando in un tampone nasale
nel vostro naso NON È ADEGUATO ALLA REPLICAZIONE, come dimostrato da
Jaafar et al.15 È solo un frammento di RNA che dovrebbe avere una
longevità inferiore nelle vostre cellule rispetto ai frammenti
contaminanti di dsDNA”, scrive.
Se si sequenzia il DNA, si
scopre che corrisponde a quello che sembra essere un vettore di
espressione usato per produrre l’RNA… Ogni volta che vediamo una
contaminazione del DNA, come quella dei plasmidi, finire in un prodotto
iniettabile, la prima cosa a cui si pensa è se sia presente
l’endotossina dell’E. coli (Escherichia coli, ndr), perché crea
anafilassi per chi viene iniettato.
Mentre i deceduti non vaccinati
sono stati soltanto 304 e quelli vaccinati con ciclo incompleto (senza
seconda dose) 25. Il periodo preso in considerazione dalla tabella ISS è
quello che va dal 29 aprile al 29 maggio 2022.
La
tabella del Bollettino Covid-19 pubblicato il 24 giugno scorso
dall’Istituto Superiore della Sanità di Roma – link a fondo pagina
«Numerosi studi riportano
l’insorgenza di reazioni autoimmuni a seguito della vaccinazione contro
il COVID-19 (Gadi et al., 2021; Watad et al., 2021; Bril et al., 2021;
Portoghese et al., 2021; Ghielmetti et al., 2021; Vuille – Lessard et
al., 2021; Chamling et al., 2021; Clayton-Chubb et al., 2021; Minocha et
al., 2021; Elrashdy et al., 2021; Garrido et al., 2021; Chen et al.,
2022; Fatima et al., 2022; Mahroum et al., 2022; Finsterer, 2022; Garg &
Paliwal, 2022; Kaulen et al., 2022; Kwon & Kim, 2022; Ruggeri,
Giovanellla & Campennì, 2022). I dati istopatologici forniscono una
prova indiscutibile che dimostra che i vaccini genetici presentano una
distribuzione fuori bersaglio, provocando la sintesi della proteina
spike e innescando così reazioni infiammatorie autoimmuni, anche in
tessuti terminali differenziati».
Furono proprio gli esami
patologici del medico tedesco Morz a rilevare l’anomala persistenza nel
corpo umano della proteina Spike di cui un altro studio americano
asseverato dalla virologa Jessica Rose spiegò la proliferazione
attraverso i plasmidi di RNA.
«In generale, i potenziali rischi dei vaccini genetici che inducono le
cellule umane a diventare bersagli per l’attacco autoimmune non possono
essere valutati completamente, senza conoscere l’esatta distribuzione e
cinetica di LNP e mRNA, nonché la produzione e la farmacocinetica della
proteina spike».
Lo studio sottoscritto anche da
Donzelli e Bellavite poi conclude:
«Poiché il corpo umano non è un sistema strettamente compartimentato,
questo è motivo di seria preoccupazione per ogni vaccino genetico
attuale o futuro che induca le cellule umane a sintetizzare antigeni non
self. Infatti, per i tessuti terminalmente differenziati, la perdita di
cellule determina un danno irreversibile con prognosi potenzialmente
fatale. In conclusione, alla luce delle innegabili prove di
distribuzione fuori bersaglio, la somministrazione di vaccini genetici
contro COVID-19 dovrebbe essere interrotta fino a quando non saranno
eseguiti accurati studi di farmacocinetica, farmacodinamica e
genotossicità, oppure dovrebbero essere somministrati solo in
circostanze quando i benefici superano di gran lunga i rischi».
L’invito a indagare sui danni da sieri genici e a fermarne
l’inoculazione è giunto anche da una ricercatrice dell’Istituto
Superiore della Sanità e dalla sentenza del Tribunale di Firenze che ha
inviato gli atti alla Procura della Repubblica di Roma per un’accurata
inchiesta.
di Peter McCullough – pubblicato
in origine sul suo Substack
Mi viene spesso chiesto: perché tante persone che hanno assunto il
vaccino COVID-19 stanno apparentemente bene, mentre altre subiscono
danni al cuore, ictus, coaguli di sangue e finiscono per essere invalide
o morte? Da molti mesi si sospetta che ci possano essere variazioni nei
lotti o nelle partite di vaccino che potrebbero spiegare in parte queste
osservazioni. In altre parole, non tutti ricevono la stessa dose di
mRNA.
In base all’autorizzazione all’uso in emergenza, le aziende produttrici
di vaccini e i loro subappaltatori non effettuano alcuna ispezione delle
fiale finali riempite e finite. Si tratta di una situazione senza
precedenti per un prodotto di largo uso di qualsiasi tipo.
È possibile che le
nanoparticelle lipidiche si aggreghino in sospensione e quindi alcuni
lotti potrebbero contenere più mRNA di altri. Allo stesso modo, poiché
le dimensioni dei lotti sono variate nel tempo, è possibile che i
contaminanti del processo di produzione si concentrino in alcuni lotti
più piccoli rispetto a quelli più grandi.
Infine, il trasporto, la conservazione e l’uso del prodotto possono
essere fattori che denaturano l’mRNA, tra cui il riscaldamento, l’aria
iniettata nelle fiale e gli aghi multipli immersi nella sospensione.
Il problema della contaminazione è emerso quando il Giappone ha
restituito milioni di dosi e sono stati riscontrati detriti visibili sul
fondo delle fiale. Inoltre, poiché i contactor di biodifesa utilizzano
sfere metalliche, è possibile che i lotti iniziali più piccoli avessero
detriti magnetici che spiegavano il “magnetismo” nel braccio in cui
veniva somministrata l’iniezione, come riportato all’inizio della
campagna vaccinale.
Un rapporto di Schmeling e
collaboratori sul vaccino Pfizer BNT162b2 mRNA COVID-19 ha rilevato che
il 71% degli eventi avversi gravi proveniva dal 4,2% delle dosi (lotti
ad alto rischio), mentre <1% di questi eventi proveniva dal 32,1% delle
dosi (lotti a basso rischio). La variazione spiegata per i lotti ad alto
e moderato rischio è stata rispettivamente del 78 e dell’89%. Pertanto,
più dosi sono state somministrate da quelle fiale, maggiore è stato il
numero di effetti collaterali segnalati. Ciò significa che la maggior
parte del rischio risiede nell’iniezione e non nella persona che l’ha
ricevuta.
Si tratta di risultati di
importanza cruciale. Essi implicano che la debacle del vaccino COVID-19
è effettivamente un problema di prodotto e non è dovuta alla
suscettibilità del paziente nella maggior parte delle circostanze.
Inoltre, la mancanza di ispezioni ha portato a un disastro di sicurezza.
Alcuni sfortunati pazienti ricevono una quantità eccessiva di mRNA, di
contaminanti o di entrambi e sono quindi esposti a iniezioni dannose e,
in alcuni casi, letali.
IN ITALIA
Il trait d’union tra questa
nuova ricerca sponsorizzata dalla Commissione Europea e Rappuoli è
proprio la Fondazione Toscana Life Sciences (TLS) che ha creato un park
science accentratore di aziende operanti in campo sanitario medico,
diagnostico e farmaceutico.
TOSCANA LIFE SCIENCES NEL BIOTECNOPOLO DI SIENA
TLS è anche deputata a diventare uno dei pilastri del progetto del
Biotecnopolo di Siena, in fase di realizzazione nell’ex caserma in Viale
Cavour, che riceverà una cospicua dotazione finanziaria dal Piano
Nazionale Ripresa e Resilienza (PNNR) così suddivisa: 9 milioni di euro
per il 2022, 12 milioni per il 2023 e 16 milioni per il 2024. Ma la
fetta più grossa spetta proprio all’hub antipandemico (Centro Nazionale
Antipandemico – CNAP), che riceverà 340 milioni di euro da qui al 2026.
Una somma ingente in considerazione che le finalità sono praticamente
analoghe a quelle del Fondazione Centro Nazionale di Ricerca “Sviluppo
di terapia genica e farmaci con tecnologia a RNA” che vede come capofila
l’Università di Padova e come partner altri atenei italiani ma,
soprattutto, le Big Pharma dei vaccini Pfizer, Biontech e AstraZeneca.
Dal canto suo la Fondazione
Toscana Life Sciences (TLS) fin dall’agosto 2022 aveva subito accolto
«con estremo favore la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (GU) della
Repubblica Italiana dello Statuto della Fondazione Biotecnopolo, che
avrà sede legale e operativa a Siena. Un passo molto atteso che include
la partecipazione della Fondazione Toscana Life Sciences in qualità di
“nuovo fondatore” attraverso la stipula di un atto convenzionale entro
sessanta giorni dall’adozione dello Statuto stesso. Sono soci fondatori
il Ministero dell’Università e della Ricerca, il Ministero della Salute,
il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero dello Sviluppo
Economico, cui si aggiungerà la Fondazione TLS come “nuovo fondatore”
Esaote (che ha sede a Genova ma
una filiale a Firenze) e TLS, nella primavera 2021, si trovarono insieme
a un vertice convocato dalla Regione Toscana per costruire un
eco-sistema per un vaccino anti Covid-19 made in Tuscany. All’incontro
presero parte, oltre agli assessori Simone Bezzini (Sanità) e Leonardo
Marras (Attività produttive), i rappresentanti del Gruppo farmaceutico
Menarini, di Kedrion, Eli Lilly, Molteni Farmaceutici, Diesse
Diagnostica, Aboca, Abiogen, e di Gsk Vaccines.
Ora il Biotecnopolo di Siena e Toscana Life Sciences si assumeranno
l’onere di portare avanti questo obiettivo puntando sulla figura di
Rappuoli.
La Fondazione Toscana Life
Sciences è il soggetto operativo che coordina e gestisce le attività del
Distretto Toscano Scienze della Vita, il cluster regionale che aggrega
tutti i soggetti pubblici e privati che operano nei settori delle
biotecnologie, del farmaceutico, dei dispositivi medici, della
nutraceutica, della cosmeceutica e dell’Ict applicato alle life
sciences.
E’ nata nel 2011 per iniziativa della Regione Toscana allora governata
dal presidente Alberto Monaci, bancario e ex deputato della Democrazia
Cristiana e poi del Partito Democratico, ed oggi rappresenta un
ecosistema dell’innovazione che raggruppa oltre 32 Centri Ricerca e 14
Enti di Ricerca, incluse le Università toscane (Firenze, Pisa, Siena);
le Scuole Superiori (Scuole di Alta Formazione Sant’Anna e Normale di
Pisa e Istituto di Alti Studi Imt di Lucca); gli Istituti del CNR. Sono
affiliate al Distretto oltre 200 aziende del settore pharma, medical
devices, biotech, ICT for health, nutraceutica, servizi correlati, per
oltre 6 miliardi di fatturato.
Tra queste spicca il nome della
bio-farmaceutica Kedrion della famiglia Marcucci dell’ex senatore del PD
Andrea Marcucci (non riconfermato alle elezioni del 2022) che attirò
l’attenzione dei media per l’interessamento a gestire a livello
industriale (con una società Israeliana del Gruppo della Big Pharma
americana Moderna finanziata da Gates) le cure del Covid-19 col plasma
del medico Giuseppe De Donno, primario di Pneumologia dell’ospedale Poma
di Mantova, morto suicida in circostanze misteriose dopo che la
sperimentazione fu sottratta dal governo al suo centro di ricerca e
assegnata a quello di Pisa.
19.10.24
Un gruppo di scienziati
argentini ha identificato 55 elementi chimici – non elencati nei
foglietti illustrativi – nei vaccini COVID-19 di Pfizer, Moderna,
AstraZeneca, CanSino, Sinopharm e Sputnik V, secondo uno studio
pubblicato la scorsa settimana sull’International Journal of Vaccine
Theory, Practice, and Research.
Gli elementi chimici includono 11 metalli pesanti – come cromo,
arsenico, nichel, alluminio, cobalto e rame – che gli scienziati
considerano tossici sistemici noti per essere cancerogeni e indurre
danni agli organi, anche a bassi livelli di esposizione.
I campioni contenevano anche 11
dei 15 lantanidi, o elementi delle terre rare, che sono metalli più
pesanti e argentei spesso utilizzati nella produzione. Questi elementi
chimici, che comprendono lantanio, cerio e gadolinio, sono meno noti al
grande pubblico rispetto ai metalli pesanti, ma hanno dimostrato di
essere altamente tossici.
“Il rilevamento di più elementi tossici non dichiarati, tra cui metalli
pesanti e lantanidi, nei vaccini COVID-19 solleva una duplice e
molteplice preoccupazione per la salute umana”, ha dichiarato a The
Defender James Lyons-Weiler, Ph.D., membro del comitato editoriale della
rivista e non coinvolto nella ricerca. “Singolarmente, queste sostanze
chimiche sono note per causare danni neurologici, cardiovascolari e
immunologici”.
Per lo studio argentino, i
ricercatori miravano a corroborare le precedenti scoperte di elementi
non dichiarati e a rilevare e misurare eventuali elementi non
identificati in quegli studi.
Hanno analizzato 13 fiale di diversi lotti di sei marche di vaccini
COVID-19 presso un laboratorio dell’Università Nazionale di Córdoba.
Hanno utilizzato una tecnica analitica altamente sensibile – la
spettrometria di massa al plasma accoppiato induttivamente – che
consente di misurare gli elementi a livelli di traccia nei fluidi
biologici.
I ricercatori hanno analizzato almeno due fiale di ogni vaccino, ad
eccezione di CanSino, un vaccino vettoriale virale prodotto in Cina, per
il quale hanno analizzato solo una fiala.
Il loro documento include un lungo elenco di componenti del vaccino
COVID-19 dichiarati dai produttori. I componenti variano a seconda del
produttore del vaccino. I ricercatori hanno ottenuto gli elenchi
attraverso richieste di informazioni pubbliche.
Ad eccezione di Sputnik V e
Sinopharm, i produttori non dichiarano le quantità degli eccipienti
nominati nei loro vaccini, cosa che i ricercatori hanno segnalato come
una “omissione molto grave a livello normativo”.
I vaccini spesso includono eccipienti – additivi utilizzati come
conservanti, coadiuvanti, stabilizzatori o per altri scopi. Secondo i
Centers for Disease Control and Prevention (CDC), le sostanze utilizzate
nella produzione di un vaccino, ma non elencate nel contenuto del
prodotto finale, devono essere riportate nel foglietto illustrativo.
L’elenco degli eccipienti è importante, sostengono i ricercatori, perché
gli eccipienti possono includere allergeni e altri “pericoli nascosti”
per i destinatari dei vaccini.
OpenVAERS riferisce che il CDC ha reso le informazioni sugli eccipienti
dei vaccini disponibili al pubblico “quasi impossibili da trovare”.
OpenVAERS offre un elenco completo degli eccipienti dei vaccini per tipo
e per vaccino.
Tuttavia, il sito OpenVAERS rileva anche che test indipendenti sulle
fiale di vaccino hanno trovato “contaminanti che vanno ben oltre quelli
resi pubblici dai produttori”, come identificato in questo studio.
Le tre fiale Pfizer contenevano
rispettivamente 19, 16 e 21-23 elementi non dichiarati. Le fiale Moderna
contenevano 21 e tra 16-29 elementi non dichiarati.
Tutti i metalli pesanti rilevati
sono collegati a effetti tossici sulla salute umana, scrivono i
ricercatori. Sebbene i metalli si presentassero con frequenze diverse,
molti erano presenti in più campioni. “Ci sono elementi chimici non
dichiarati in comune, come boro, calcio, titanio, alluminio, arsenico,
nichel, cromo, rame, gallio, stronzio, niobio, molibdeno, bario e afnio
in tutte le marche” di vaccini COVID-19, hanno scritto i ricercatori.
Altri elementi, come il cromo e
l’arsenico, che aumentano il rischio di gravi tumori e malattie della
pelle, erano presenti come elementi non dichiarati rispettivamente nel
100% e nell’82% dei campioni. I ricercatori hanno anche trovato il
lantanide cerio, che può danneggiare il fegato e causare embolie
polmonari, nel 76% dei campioni.
Questi elementi chimici sono solo alcuni esempi dei 62 elementi chimici
non dichiarati identificati da questo studio e da studi precedenti messi
insieme, scrivono i ricercatori. Essi hanno concluso che, data la
“diversità e la notevole presenza in tutte le marche, insieme alle
caratteristiche peculiari degli elementi trovati”, è improbabile che i
risultati siano dovuti a contaminazione o adulterazione accidentale.
INOLTRE il lavoro, pubblicato il
18 luglio 2024 sul’International Journal of Vaccine Theory, Practice,
and Research (IJVTPR con sede a Dallas, USA), conferma per l’ennesima
volta la presenza di grafene nei sieri genici mRNA e ne certifica la
presenza non solo in Pfizer ma pure nel prodotto farmacologico di
Moderna, come peraltro già testimoniato dagli specifici brevetti della
Big Pharma di Cambrdige (Massachusetts) .
Lo studio è stato condotto dalla
dottoressa Young Mi Lee, medica specializzanda in Ostetricia e
Ginecologia dell’Hanna Women’s Clinic di Jeju (Repubblica di Corea) che
si occupa anche di ricerche sulla fertilità e ha prestato particolare
attenzione anche sulla pericolosità di tali terapie geniche sul liquido
seminale maschile.
E dal ricercatore Daniel Broudy, docente di Linguistica dell’Okinawa
Christian University (Giappone) ma esperto anche nell’ambito
elettromagnetico che gospa News aveva già citato in realzione agli studi
sulle segnali Bluetooth riscontrati da un esperimento nei vaccinati.
A lui è toccato il compito di curare la redazione del testo finale ed
analizzare le immagini e i dati raccolti dalla scienziata medica in una
lunga e meticolosa analisi biochimica condotta con uno stereomicroscopio
(specializzato per l’esame di campioni tridimensionali e dinamici )
potenziato da una camera di conteggio Makler (specializzata anche nel
conteggio degli spermatozoi in spazi limitati per la valutazione della
fertilità maschile).
«Questo rapporto sui nostri
risultati è stato aiutato dalla ricerca indipendente di un gruppo noto
come Korea Veritas Doctors (KoVeDoc) con il quale abbiamo condiviso gli
iniettabili prodotti da Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Novavax».
Come si spiega nel paragrafo Materiali e metodi: «Nello studio sono
stati utilizzati cinquantaquattro campioni: 50 fiale iniettabili residue
(43 Pfizer, 7 Moderna) acquisite immediatamente dopo il loro utilizzo
nella campagna di vaccinazione contro il COVID-19 e 4 fiale iniettabili
nuove non aperte (2 Pfizer, 1 AstraZeneca, 1 Novavax)».
riportiamo integralmente
l’Abstract della ricerca intitolata: “Autoassemblaggio in tempo reale di
costruzioni artificiali visibili allo stereomicroscopio in campioni
incubati di prodotti mRNA principalmente da Pfizer e Moderna: uno studio
longitudinale completo– Real-Time Self-Assembly of Stereomicroscopically
Visible Artificial Constructionsin Incubated Specimens of mRNA Products
Mainly from Pfizer and Moderna: A Comprehensive Longitudinal Study”.
«Le lesioni osservabili in tempo reale a livello cellulare nei
destinatari degli iniettabili COVID-19 “sicuri ed efficaci” sono
documentate qui per la prima volta con la presentazione di una
descrizione completa e un’analisi dei fenomeni osservati. La
somministrazione globale di questi prodotti, spesso obbligatori, dalla
fine del 2020 ha innescato una serie di studi di ricerca indipendenti
sulle terapie geniche iniettabili con RNA modificato, in particolare
quelle prodotte da Pfizer e Moderna. Le analisi qui riportate consistono
in una precisa “scienza da banco” di laboratorio che mira a comprendere
perché si sono verificati sempre più gravi infortuni debilitanti e
prolungati (e molti decessi) senza alcun effetto protettivo misurabile
da parte dei prodotti commercializzati in modo aggressivo. Il contenuto
degli iniettabili COVID-19 è stato esaminato allo stereomicroscopio con
un ingrandimento fino a 400X. I campioni accuratamente conservati sono
stati coltivati in una gamma di terreni distinti per osservare le
relazioni di causa-effetto immediate e a lungo termine tra le sostanze
iniettabili e le cellule viventi in condizioni attentamente
controllate».
«Da tale ricerca si possono
trarre ragionevoli deduzioni sugli infortuni osservati in tutto il mondo
che si sono verificati da quando le sostanze iniettabili sono state
inoculate su miliardi di individui. Oltre alla tossicità cellulare, i
nostri risultati rivelano numerose entità artificiali autoassemblanti
visibili, nell’ordine di 3~4 x 106 per millilitro di iniettabile, che
vanno da circa 1 a 100μm, o più, di molte forme diverse. C’erano
entità animate simili a vermi, dischi, catene, spirali, tubi, strutture
ad angolo retto contenenti altre entità artificiali al loro interno e
così via. Tutti questi sono estremamente al di là di qualsiasi livello
previsto e accettabile di contaminazione degli iniettabili COVID-19 e
gli studi di incubazione hanno rivelato il progressivo autoassemblaggio
di molte strutture artefatte. Con il passare del tempo durante
l’incubazione, semplici strutture uni e bidimensionali nell’arco di due
o tre settimane sono diventate più complesse nella forma e nelle
dimensioni sviluppandosi in entità stereoscopicamente visibili in tre
dimensioni. Assomigliavano a filamenti, nastri e nastri di nanotubi di
carbonio, alcuni apparivano come membrane trasparenti, sottili e piatte,
e altri come spirali tridimensionali e catene di perline. Alcuni di
questi sembravano apparire e poi scomparire nel tempo. Le nostre
osservazioni suggeriscono la presenza di qualche tipo di nanotecnologia
negli iniettabili COVID-19».
«Sulla scia del programma di
vaccinazione di massa, già nel marzo 2021 e nei mesi successivi, si
sono verificati aumenti significativi di decessi in eccesso per cause
“sconosciute” e gravi sequele: coaguli di sangue, emorragie
inspiegabili, danni (e guasti) a più organi), picchi improvvisi
(cardiotossine) nelle malattie cardiache, tumori del sangue tra cui
leucemia e linfoma, una serie di altri tumori “turbo”, aborti spontanei,
disturbi neurologici e autoimmuni, per citarne alcuni, sono comparsi nei
pazienti (Nyström e Hammarström, 2022; Santiago & Oller, 2023 Perez et
al., 2023»
«Degno di nota è stato il
comportamento di ciascun tipo di cellule del sangue, che si mobilitano
come in una battaglia in prima linea contro ciascuno degli iniettabili:
globuli rossi contro Pfizer e AstraZeneca, globuli bianchi contro
Moderna e piastrine contro Novavax. Nonostante il comportamento
osservato, questi fenomeni specifici delle sostanze iniettabili
potrebbero essere correlati alla loro caratteristica fisiopatologia
diretta del sangue: stasi del flusso sanguigno e conseguente ipossiemia
(affaticamento) dovuta al modello Rouleaux, soppressione immunitaria
dovuta a danno dei globuli bianchi e formazione di coaguli di sangue
(trombosi) o tendenza al sanguinamento da danno o aggregazione
piastrinica».«Nell’analisi dei coaguli di sangue di persone vaccinate,
sono state trovate alcune strutture filamentose attaccate a coaguli
bianchi torbidi omogenei brunastri estratti dallo strato intermedio del
sedimento di sangue intero. Quando si trovano in prossimità di un campo
elettromagnetico, i filamenti potrebbero innescare la formazione di un
coagulo e, quindi, disturbare il libero flusso sanguigno o linfatico.
Date le loro dimensioni microscopiche e l’ampia distribuzione in tutto
il corpo, se questi materiali estranei interagiscono con fonti di
energia interne o esterne, come afferma la letteratura, potrebbero
allungarsi, allargarsi e fungere da misteriose modalità di morbilità
ed eventuale mortalità».
Scrivono Young MI Lee e Daniel Broudy tanto da sentirsi poi legittimati
a fare delle ipotesi assai inquietanti che partono da quanto affermato
(mai poi rimosso dopo l’inizio della produzione dei vaccini Covid) dal
sito di Moderna sull’uso della «tecnologia mRNA è spesso
commercializzata in termini di software come una sorta di sistema
operativo o piattaforma tecnologica».
«La ricerca nell’ingegneria dei
nanomateriali mostra che i robot magnetici bioibridi (Magnobot basati su
microalghe) potrebbero essere prodotti e azionati in tutto il corpo da
una varietà di fattori scatenanti: energia elettromagnetica, variazione
dell’intervallo di pH, manipolazione dei livelli di glucosio e
variazione degli spettri luminosi con l’obiettivo di colpire determinati
tessuti (Li et al., 2023). Le osservazioni durante i nostri studi di
incubazione suggeriscono la presenza di magnobot, soprattutto nel
campione Pfizer».
NO AL NUCLEARE ,
SULL'H2-FOTOVOLTAICO NON SI SPECULA
IL
RAZIONAMENTO ENERGETICO NON RISOLTO CON LE RINNOVABILI PUO' ESSERE
USATO PER GIUSTIFICARE IL NUCLEARE CHE UCCIDE VEDI
RUSSIA E GIAPPONE.
CON LA
SCUSA DEL NUCLEARE SI PUO' FAR PAGARE 10 QUELLO CHE VALE 1
MENTRE LA
FRANCIA INVESTE PER SANARE LO SFASCIO DEL NUCLEARE L'ITALIA CI VUOLE
ENTRARE ?
GLI
INCIDENTI NUCLEARI IN RUSSIA E GIAPPONE NON CI HANNO INSEGNATTO
NULLA ? NE VOGLIAMO UNO ANCHE IN ITALIA ?
LA CHIMERA MANGIA-SOLDI DELLA FUSIONE NUCLEARE
QUANTE RINNOVABILI SI POSSONO FARE ? IL CNR SPENDE PIU' PER IL FINTO
NUCLEARE CHE PER LA BANCA DEL SEME AGRICOLO.
IL FUTURO H2 CHE NON SI VUOLE VEDERE
E' ASSURDO CONTINUARE A PENSARE DI GESTIRE A COSTI BASSI
ECONOMICAMENTE VANTAGGIOSI LA FUSIONE NUCLEARE QUANDO ESISTONO ENERGIE
RINNOVABILI MOLTO più CONTROLLABILI ED EFFICIENTI A COSTI più BASSI,
COME DIMOSTRA IL :
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3131
IL DOPPIO SACRILEGIO DELLA
BESTEMMIA
RICETTA LIEVITO
MADRE
RICAMBIO POLITICO BLOCCATO
L'Ucraina in
fiamme - Documentario di Igor Lopatonok Oliver Stone 2016 (sottotitoli
italiano)
"Abbiamo
creato un archivio online per documentare i crimini di guerra della
Russia". Lo scrive su Twitter il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro
Kuleba. "Le prove raccolte delle atrocità commesse dall'esercito russo
in Ucraina garantiranno che questi criminali di guerra non sfuggano alla
giustizia", aggiunge, con il link al sito in inglese
Cosa c’entra il climate change con
l’incidente al ghiacciaio della Marmolada?
Temperature di 10°C a 3.300
metri di altezza da giorni, anomalie termiche pronunciate da maggio.
Sono questi i fattori alla base del crollo del seracco che ha travolto
due cordate di alpinisti domenica 3 luglio sotto Punta Penia
Il ghiacciaio della Marmolada si
sta ritirando di 6 metri l’anno
(Rinnovabili.it) – Almeno 10
morti, 9 feriti e un disperso. È il bilancio provvisorio dell’incidente
che
ha coinvolto il 3 luglio due cordate di alpinisti nella zona di
Punta Rocca, proprio sotto il ghiacciaio della Marmolada.
Una parte del ghiacciaio è collassata per le temperature elevate,
scivolando rapidamente a valle in una enorme valanga di ghiaccio, pietre
e acqua fusa.
La dinamica dell’incidente
Verso le 14 del 3 luglio ha
ceduto un seracco del ghiacciaio della Marmolada, la
vetta più alta delle Dolomiti, tra Punta Rocca e Punta Penia a oltre
3000 metri di quota. La scarica che si è creata è stata imponente,
alta 60 metri con un fronte largo circa 200, e ha
investito un tratto della via normale per la cima di Punta Penia
precipitando a 300 km/h.
Il punto di distacco del seracco è ben visibile in alto a
destra. Crediti:
Local Team.
Ogni ghiacciaio ha dei seracchi,
blocchi di ghiaccio che assomigliano a dei pinnacoli e si formano con il
movimento del corpo glaciale. Scorrendo verso il basso, il ghiacciaio
incontra delle variazioni nella pendenza della montagna. Queste
deformano il ghiacciaio e provocano la formazione di crepacci, che a
loro volta danno luogo a delle “torri” di ghiaccio, i seracchi.
Queste formazioni, seppur normali, sono per loro natura instabili.
Tendono a cadere a valle, ricompattandosi con il resto del corpo
glaciale, ed è difficile prevedere quando esattamente un evento del
genere si può verificare.
Il climate change sul ghiacciaio
della Marmolada
Il distacco del seracco dal
ghiacciaio della Marmolada, con ogni probabilità, è stato facilitato e
reso più rovinoso dal cambiamento climatico. Negli ultimi giorni, anche sulle cime di quel settore delle Dolomiti
il termometro è salito regolarmente a 10°C. Ma è da
maggio che si registrano
anomalie termiche molto pronunciate.
Anomalie che investono
tutto l’arco alpino.
Sulla cima del monte Sonnblick, in Austria, 100 km più a nord-est, uno
degli osservatori con le serie storiche più lunghe e affidabili della
regione alpina ieri segnalava il quasi completo scioglimento del manto
nevoso. Un dato che illustra molto bene quanto l’estate del 2022 sia
eccezionale: lì la neve non si era mai sciolta prima del 13 agosto
(capitò nel 1963 e nel caldissimo 2003).
Che legame c’è tra il crollo del
seracco e le
temperature elevate? Secondo la società meteorologica
alpino-adriatica, “il ghiacciaio si è destabilizzato alla base a
causa della grande disponibilità di acqua di fusione
dopo settimane di temperature estremamente elevate e superiori alla
media”. Il caldo ha accelerato lo scioglimento del ghiacciaio:
“la lubrificazione dell’acqua alla base (o negli interstrati) e
l’aumento della pressione nei crepacci pieni d’acqua sono probabilmente
le cause principali di questo evento catastrofico”.
Normalmente, il ghiaccio sciolto – acqua di fusione – penetra fra gli
strati di ghiaccio o direttamente sul fondo del ghiacciaio, incuneandosi
tra massa glaciale e rocce sottostanti, per sgorgare poi al fondo della
lingua glaciale. Questo processo “lubrifica” il ghiacciaio,
accelerandone lo scivolamento, ma può anche creare delle “sacche” piene
d’acqua che non trova uno sfogo e preme sul resto del ghiacciaio.
Come tutti gli altri ghiacciai
alpini, anche il ghiacciaio della Marmolada è in veloce ritirata a causa
del riscaldamento globale. L’ultima campagna di rilevazioni, condotta
dal Comitato Glaciologico Italiano e da Arpa Veneto lo scorso agosto, ha
segnalato un ritiro di 6 metri in appena 1 anno, mentre la
perdita complessiva di volume raggiunge il 90% in 100 anni.
Il cambiamento climatico corre
più veloce sulle Alpi che nel resto del pianeta, facendo delle
terre alte uno dei settori più vulnerabili. Un aumento della
temperatura globale di 1,5 gradi si traduce in un innalzamento, sulle
montagne italiane, di 1,8 gradi (con un margine d’errore di ±0,72°C).
Superare i 2 gradi a livello globale significa invece Alpi 2,51°C più calde (±0,73°C). Ma durante i mesi
estivi, l’aumento di temperatura è ancora più pronunciato e può
arrivare, rispettivamente, a 2,09°C ±1,24°C e a 2,81°C ±1,23°C.
«Il 22 maggio 1988 il
sommergibile Nautile esplora il Mar Tirreno alla ricerca del Dc9 Itavia.
Alle 11,58 le telecamere inquadrano una forma particolare. Uno dei due
operatori dell’Ifremer scandisce in francese la parola “misil”. Alle
13,53 s’intravede un’altra classica forma di missile. Le ricerche della
società di Tolone vengono sospese tre giorni dopo. L’ingegner Jean Roux,
dirigente della sezione recuperi dell’Ifremer, subisce uno stop
inspiegabile dall’ingegner Massimo Blasi, capo della commissione dei
periti del Tribunale di Roma» si legge ancora nell’articolo.
«I due missili non vengono raccolti neppure durante la seconda
operazione di recupero affidata a una società inglese. Forse, perché la
Stella di Davide è intoccabile? – si domanda Lannes – Trascorrono tre
anni prima che i periti di parte abbiano la possibilità di visionare i
nastri dell’operazione Ifremer. Secondo un primo tentativo di
identificazione di tratta di un “Matra R 530 di fabbricazione francese”
e di uno “Shafrir israeliano”. I dati tecnici parlano chiaro. Quel Matra
è “lungo 3,28 metri, ha un diametro di 26 centimetri con ingombro alare
di 110, pesa 110 chilogrammi: è munito di una testata a frammentazione e
può colpire il bersaglio a 3 km di distanza con la guida a raggi
infrarossi e a 15 km con la guida radar semiattiva”. L’altro missile è
“lungo 2,5 metri, 16 centimetri di diametro e 52 di apertura alare, pesa
93 kg e ha una gittata di 5 km”. Entrambi i missili erano in dotazione
ai caccia di Israele, in particolare: Mirage III, Kfir, F4, A4, F15,
F16. Uno di quei missili è stato lanciato contro il Dc9».
Lannes ha aggiunto particolari
agghiaccianti. «Qualche anno fa – accompagnato alla Procura della
Repubblica di Roma da due poliziotti della scorta della Polizia di Stato
– ho riferito, o meglio verbalizzato ai magistrati Amelio e Monteleone
quanto avevo scoperto indagando per dieci anni sulla strage di Ustica.
Ed ho indicato loro alcuni testimoni (ex militari) mai interrogati
dall’autorità giudiziaria. Uno di essi (un ex ufficiale della Marina
Militare) ha dichiarato che il 27 giugno 1980 era in corso un’imponente
esercitazione aeronavale della NATO nel Mar Tirreno. E che l’unità su
cui era imbarcato, la Vittorio Veneto non ha prestato alcun soccorso,
pur essendo vicina al luogo di impatto del velivolo civile, ma ricevette
l’ordine di far rientro a La Spezia. Due di questi ex militari, già
appartenenti all’Aeronautica Militare sono stati minacciati, ed uno di
essi ha subito addirittura un trattamento sanitario obbligatorio messo
in atto dall’Arma Azzurra».
IL VERO
OBBIETTIVO DELLA MAFIA ESSERE LEGITTIMATA A TRATTARE ALLA PARI CON LO
STATO.
QUESTO LA
HA FATTO LO GIURISPRUDENZA DELLA TRATTATIVA STATO MAFIA CHE HA
LEGITTIMATO DI FATTO LA MAFIA A TRATTARE ALLA PARI CON LO STATO.
LA RESPONSABILITA' DEI SERVIZI
SEGRETI NELLA MORTE DI FALCONE E BORSELLINO , E PALESE.
I SERVIZI SEGRETI DIPENDONO
DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
Dichiarazione di Giuliano AMATO
«Stragi del '92 con matrice oscura. Giusto l'intervento di Pisanu» -
INTERVISTA
(02 luglio 2010) - fonte: Corriere della Sera - Giovanni Bianconi -
inserita il 02 luglio 2010 da 31
«Certo che il nostro è uno strano Paese», esordisce
Giuliano Amato, presidente del
Consiglio nel 1992 insanguinato dalle stragi di mafia, e dunque
testimone diretto di quella drammatica stagione rievocata nella
relazione del presidente della commissione parlamentare antimafia
Giuseppe Pisanu.
Perché, presidente?
«Perché quando un personaggio di primissimo rango come Giulio Andreotti
esce indenne da un lungo processo si dice che questo capita se si
confonde la responsabilità penale con quella politica, mentre quando un
presidente dell`Antimafia come Pisanu si sforza di cercare
responsabilità politiche laddove non ne sono state individuate di penali
gli si risponde che bisogna lasciar lavorare i giudici. Ma allora che
bisogna fare?».
Secondo lei?
«Secondo me il lavoro di Pisanu è legittimo e prezioso, perché può
aiutare la politica a cercare delle chiavi di lettura che non possono
sempre venire dalla magistratura. E a trovare finalmente il giusto modo
di affrontare la questione mafiosa. Provando a capire che cosa è
accaduto in passato si può affrontare meglio anche il presente».
Il passato, in questo caso, sono le stragi del 1992 e 1993. Lei divenne
capo del governo dopo la morte di Giovanni Falcone e prima di quella di
Borsellino. Ha avuto la sensazione di «qualcosa di simile a una
trattativa», come dice Pisanu?
«Sinceramente no. L`ho detto anche ai procuratori di Caltanissetta
quando mi hanno interrogato.
Io in quelle settimane ero molto impegnato ad affrontare l`emergenza
economico-finanziaria, dovevamo fare una manovra da 30.000 miliardi di
lire per il`92 e impostare quella del `93. La strage di via D`Amelio ci
colse nel pieno dei vertici economici internazionali.
Ricordo però che dopo quel drammatico avvenimento ebbi quasi un ordine
da Martelli, quello di far approvare subito il decreto-legge sul carcere
duro per i mafiosi varato dopo l`eccidio di Capaci. Andai di sera dal
presidente del Senato Spadolini, ed ottenni una calendarizzazione ad
horas del provvedimento».
Dei contatti tra alcuni ufficiali del Ros dei carabinieri e l`ex sindaco
mafioso di Palermo Ciancimino lei sapeva qualcosa, all`epoca?
«No, però voglio dire una cosa. Che ci sia stato un certo lavorio di
qualche apparato a livello inferiore è possibile, ma pensare che dei
contatti poco chiari potessero avere una sponda in Nicola Mancino che
era stato appena nominato ministro dell`Interno è un ipotesi che
considero offensiva, in primo luogo per lo stesso Mancino. Sulle ragioni
della sua nomina è Arnaldo Forlani che può fare chiarezza».
Perché?
«Perché la Dc di cui allora era segretario decise, o fu spinta a
decidere, che bisognava tagliare Gava dal governo. Ma a Gava bisognava
comunque trovare una via d`uscita onorevole, individuata nella
presidenza del gruppo al Senato che era di Mancino».
L`ex presidente del Consiglio Ciampi ha ripetuto che dopo le stragi del
'93 lui, da Palazzo Chigi, ebbe timore di un colpo di Stato. Lei pensò
qualcosa di simile, nello stesso posto, dopo le bombe del '92?
«No, ma del resto non ebbi timori di quel genere nemmeno dopo le stragi
degli anni Settanta. All`indomani di via D`Amelio non ebbi allarmi
particolari dal ministro dell`Interno, né dal capo della polizia Parisi
o da quelli dei servizi segreti. Parisi lo trovai ai funerali di
Borsellino, dove io e il presidente Scalfaro subimmo quasi
un`aggressione e avemmo difficoltà ad entrare in chiesa.
Ma attribuimmo l`episodio alla rabbia contro lo Stato che non era
riuscito ad evitare quella morte. Il problema che ancora oggi resta
insoluto è la vera matrice di quelle stragi».
Che intende dire?
«Che per la mafia furono un pessimo affare. Non solo quella di via
D`Amelio, dopo la quale Martelli applicò immediatamente il regime di
carcere duro a centinaia di boss, ma anche quella di Capaci. Certo,
Falcone era un nemico, ma in quel momento un`impresa economico-criminale
come Cosa Nostra avrebbe avuto tutto l`interesse a stare lontana dai
riflettori, anziché accenderli con quella manifestazione di violenza.
Quali interessi vitali dell`organizzazione mafiosa stava mettendo in
pericolo, Falcone?
La spiegazione che volevano eliminare un magistrato integerrimo, come
lui o come Borsellino, è troppo semplice. In ogni caso potevano
ucciderlo con modalità meno eclatanti, come hanno fatto in altre
occasioni. Invece vollero colpire lui e insieme lo Stato, imponendo una
devastante dimostrazione di potere».
Chi può esserci allora, oltre a Cosa nostra, dietro gli attentati che
per la mafia furono controproducenti?
«Purtroppo non lo sappiamo, ma è questa la domanda-chiave a cui dovremmo
trovare la risposta. Perché vede, per le stragi degli anni Settanta si
sono trovate molte spiegazioni; compresa quella che sosteneva il
prefetto Parisi, il quale immaginava un ruolo dei servizi segreti
israeliani per punire la politica estera italiana sul versante
palestinese. E per le stragi del 1993 io trovo abbastanza convincente la
tesi di una ritorsione per il carcere duro affibbiato a tanti boss e
soprattutto al loro capo, Riina, arrestato all`inizio dell`anno. Per
quelle del`92, invece, non riesco a immaginare motivazioni mafiose
sufficienti a superare le ripercussioni negative. E questo conferma
l`ipotesi di qualche condizionamento esterno rispetto ai vertici di Cosa
nostra.
Perciò ha ragione Pisanu a interrogarsi e chiedere di fare luce».
Anche laddove i magistrati non riescono ad arrivare?
«Ma certo. Noi siamo arrivati al limite del giuridicamente accettabile
con il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, che io
condivido ma che faccio fatica a spiegare all`estero.
Al di là di quel reato, però, non ci sono solo i boy scout; possono
esistere rapporti pericolosi, magari meno diretti o meno importanti, ma
pur sempre rapporti. E di questi dovrebbe occuparsi la politica, prima
dei magistrati».
Infatti Andreotti e Cossiga, agli
ordini di Henry Kissinger, se ne interessarono con Delle
Chiaie che rappresentava un estremismo di destra che teneva rapporti con
la mafia di Rejna , secondo Lo Cicero.
PERCHE' IL PRESIDENTE
BIDEN NON GRAZIA ASSANGE dimostrando di essere migliore dei suoi
predecessori ?
FATTI NO BLA
BLA BLA DELLA STAMPA PER CONDIZIONARE LA VITA DELLE PERSONE CHE
NON PENSANO PRIMA DI AGIRE
LE NON RISPOSTE DI
DRAGHI E CINGOLANI DOCUMENTATE DA REPORT
QUALE E' LA VERITA' SUI MANDANTI DELLA
MORTE DI FALCONE E BORSELLINO ?
Era il 23 maggio del 1992 quando
Giovanni Falcone guidava la Fiat Croma della sua scorta che lo
accompagnava dall’aeroporto di Punta Raisi a Palermo.
Assieme a lui c’erano la moglie Francesca Morvillo, e l’autista Giuseppe
Costanza che quel giorno sedeva dietro.
Nel corteo delle auto che accompagnano il magistrato palermitano c’erano
anche altre due auto, la Fiat Croma marrone sulla quale viaggiavano gli
agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, e la Fiat Croma
azzurra sulla quale erano presenti gli agenti Paolo Capuzza, Gaspare
Cervello e Angelo Corbo.
Alle 17:57 circa, secondo la ricostruzione della versione ufficiale,
viene azionato da Giovanni Brusca il telecomando della bomba posta sotto
il viadotto autostradale nel quale passava il giudice Falcone.
La prima auto, quella degli agenti Montinaro, Schifani e Dicillo viene
sbalzata in un campo di ulivi che si trovava vicino alla carreggiata.
Muoiono tutti sul colpo.
L’auto di Falcone e di sua moglie Francesca viene investita da una
pioggia di detriti e l’impatto tremendo scaglia entrambi contro il
parabrezza della macchina.
In quel momento sono ancora vivi, ma le ferite riportate sono molto
gravi ed entrambi moriranno nelle ore successive all’ospedale.
L’autista Giuseppe Costanza sopravvive miracolosamente alla strage ed è
ancora oggi vivo.
Mai in Italia la mafia era riuscita ad eseguire una operazione così
clamorosa e così ben congegnata tale da far pensare ad un coinvolgimento
di apparati terroristici e militari che andavano ben oltre le capacità
di Cosa Nostra.
Capaci è una strage unica probabilmente anche a livello internazionale.
Fu fatta saltare un’autostrada con 200 kg di esplosivo da cava. Appare
impossibile pensare che furono soltanto uomini come Giovanni Brusca o
piuttosto Totò Riina soprannominato Totò U Curtu potessero realizzare
qualcosa del genere.
Impossibile anche che nessuno si sia accorto di come nei giorni
precedenti sia stata portata una quantità considerevole di esplosivo
sotto l’autostrada senza che nessuno notasse nulla.
È alquanto probabile che gli attentatori abbiano utilizzato dei mezzi
pesanti per trasportare il tritolo e il T4 utilizzati per preparare
l’ordigno.
Il via vai di mezzi deve essere stato frequente ed è difficile pensare
che questo passaggio non sia stato notato da nessuno nelle aree
circostanti.
Così come è impossibile che gli attentatori sapessero l’ora esatta in
cui Falcone sarebbe sbarcato a Palermo senza avere una qualche fonte
dall’interno che li informasse dei movimenti e degli spostamenti del
magistrato.
Capaci per tutte le sue caratteristiche quindi è un evento che appare
del tutto inattuabile senza il coinvolgimento di elementi infedeli
presenti nelle istituzioni che diedero agli attentatori le informazioni
necessarie per eseguire la strage.
Senza i primi, è impossibile sapere chi sono i veri mandanti occulti
dell’eccidio che è costato la vita a 5 persone e che sconvolse l’Italia.
E per poter comprendere quali siano questi mandanti occulti è necessario
guardare a cosa stava lavorando Falcone nelle sue ultime settimane di
vita.
Senza posare lo sguardo su questo intervallo temporale, non possiamo
comprendere nulla di quello che accadde in quei tragici giorni.
La stampa nostrana sono trent’anni che ci offre una ricostruzione
edulcorata e distorta della strage di Capaci.
Ci vengono mostrate a ripetizione le immagini di Giovanni Brusca. Ci è
stato detto tutto sulla teoria strampalata che vedrebbe Silvio
Berlusconi tra i mandanti occulti dell’attentato, teoria che pare aver
trovato una certa fortuna tra gli allievi liberali montanelliani, quali
Peter Gomez e Marco Travaglio.
Non ci viene detto nulla però su ciò che stava facendo davvero Giovanni
Falcone prima di morire.
L’indagine di Falcone sui fondi neri del PCI
All’epoca dei fatti, Falcone era direttore generale degli affari penali,
incarico che aveva ricevuto dall’allora ministro della Giustizia,
Claudio Martelli.
Nei mesi prima di Capaci, Falcone riceve una vera e propria richiesta di
aiuto da parte di Francesco Cossiga, presidente della Repubblica.
Cossiga chiede a Falcone di fare luce sulla marea di fondi neri che
erano piovuti da Mosca dal dopoguerra in poi nelle casse dell’ex partito
comunista italiano.
Si parla di somme da capogiro pari a 989 miliardi di lire che sono
transitati dalle casse del PCUS, il partito comunista dell’Unione
Sovietica, a quelle del PCI.
La politica del PCUS era quella di finanziare e coordinare le attività
dei partiti comunisti fratelli per diffondere ed espandere ovunque
l’influenza del pensiero marxista e leninista e dell’URSS che si
dichiarava custode di quella ideologia.
Questa storia è raccontata dettagliatamente in un avvincente libro
intitolato "Il viaggio di Falcone a Mosca" firmato da Francesco Bigazzi
e da Valentin Stepankov, il procuratore russo che stava collaborando con
Falcone prima di essere ucciso.
Il sistema di finanziamento del PCUS era piuttosto complesso e spesso si
rischia di perdersi in un fitto dedalo di passaggi e sottopassaggi nei
quali è spesso difficile comprendere dove siano finiti effettivamente i
fondi.
I finanziamenti erano erogati dal partito comunista sovietico agli altri
suoi satelliti nel mondo e di questo c’è traccia nelle carte esaminate
da Stepankov.
Ricevevano fondi il partito comunista francese e persino il partito
comunista americano rappresentato da Gus Hall che a Mosca assicurava
tutto il suo impegno contro l’imperialismo americano portato avanti da
Ronald Reagan.
Il partito comunista italiano era però quello che riceveva la quantità
di fondi più ingenti perché questo era il partito comunista più forte
d’Occidente ed era necessario nell’ottica di Mosca assicurargli un
costante sostegno per tenera aperta la possibilità di spostare l’Italia
dall’orbita del patto Atlantico a quella del patto di Varsavia.
Una eventualità che se fosse mai avvenuta avrebbe provocato non solo la
probabile fine della stessa NATO ma anche un probabile conflitto tra
Washington e Mosca che si contendevano un Paese fondamentale, allora
come oggi, per gli equilibri dell’Europa e del mondo.
Ed è in questa ottica che va vista la strategia della tensione ispirata
e attuata da ambienti atlantici per impedire che Roma si avvicinasse
troppo a Mosca.
Nell’ottica di questa strategia era necessario colpire la popolazione
civile attraverso gruppi terroristici, ad esempio le Brigate Rosse,
infiltrati da ambienti dell’intelligence americana per eseguire azioni
clamorose, su tutte il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.
Il sangue versato dall’Italia nel dopoguerra per volontà del cosiddetto
stato profondo di Washington è stato versato per impedire all’Italia di
intraprendere un cammino politico che avrebbe potuto allontanarla troppo
dalla sfera di dominio Euro-Atlantica non tanto per approdare in quella
sovietica, ma piuttosto, secondo la visione di Moro, nel campo dei Paesi
non allineati né con un blocco né con l’altro.
Nel 1992 questo mondo era già crollato e non esisteva più la cosiddetta
minaccia sovietica. A Mosca regnava il caos. Una epoca era finita e
l’URSS era crollata non per via della sua struttura elefantiaca, come
pretende di far credere una certa vulgata atlantista, ma semplicemente
perché si era deciso di demolirla dall’interno.
La perestrojka, termine russo che sta per ristrutturazione, di cui l’ex
segretario del PCUS, Gorbachev, fu un convinto sostenitore fu ciò che
preparò il terreno alla caduta del blocco sovietico.
Gorbachev era ed è un personaggio molto vicino agli ambienti del
globalismo che contano e fu uno dei primi sovietici ad essere elogiato e
sostenuto dal gruppo Bilderberg che nel 1987 guarda con vivo interesse e
ammirazione alla sua apertura al mondo Occidentale.
Al Bilderberg c’è il gotha della società mondiale in ogni sua
derivazione politica, economica, finanziaria e ovviamente mediatica
senza la quale sarebbe stato impossibile perseguire i piani di questa
struttura paragovernativa internazionale.
Uno dei membri di spicco di questo club, David Rockefeller, ringraziò
calorosamente alcuni anni dopo gli esponenti della stampa mondiale,
soprattutto quella anglosassone, per aver taciuto le attività di questa
società segreta che senza il silenzio dei media non sarebbe mai riuscita
a portare avanti indisturbata i suoi piani.
Nella visione di questi ambienti, l’URSS, di cui, sia chiaro, non si ha
nostalgia, era comunque diventata ingombrante e doveva essere rimossa.
Il segretario del partito comunista, Gorbachev, attraverso le sue
“riforme” ebbe un ruolo del tutto fondamentale nell’ambito del
raggiungimento di questo obbiettivo.
I signori del Bilderberg avevano deciso che gli anni 90 avrebbero dovuto
essere gli anni della globalizzazione e della concentrazione di un
potere mai visto nelle mani della NATO che per poter avvenire doveva
passare dall’eliminazione del blocco opposto, quello dell’Unione
Sovietica.
Il crollo dell’URSS ebbe un impatto devastante sulla società
post-sovietica russa. Moltissimi dirigenti, 1746, si tolsero la vita. Un
numero di morti per suicidio che non trova probabilmente emuli nella
storia politica recente di nessun Paese.
Alcuni suicidi furono piuttosto anomali e si pensò che alcuni influenti
notabili di Mosca in realtà siano stati suicidati per non far trapelare
le verità scomode che sapevano riguardano ai finanziamenti del partito.
A Mosca era iniziato il grande saccheggio e le svendite di tutto quello
che era il patrimonio pubblico dello Stato.
L’URSS era uscita dall’era della proprietà collettivizzata per entrare
in quella del neoliberismo più feroce e selvaggio così come avvenne per
gli altri Paesi dell’Europa Orientale che furono messi all’asta e
comprati da corporation angloamericane.
Il procuratore russo Stepankov voleva far luce sulla enorme quantità di
soldi che era uscita dalle casse del partito. Voleva capire dove fosse
finito tutto questo denaro e come esso fosse stato speso.
Per fare questo, chiese assistenza all’Italia e il presidente Cossiga
girò questa richiesta di aiuto all’allora direttore generale degli
affari penali, Giovanni Falcone.
Falcone accettò con entusiasmo e ricevette a Roma nel suo ufficio il
procuratore Stepankov per avviare quella collaborazione, inedita dal
secondo dopoguerra in poi, tra l’Italia e la neonata federazione russa.
Al loro primo incontro, Falcone e Stepankov si piacciono subito.
Entrambi si riconoscono una integrità e una determinazione
indispensabili per degli inquirenti determinati a comprendere cosa fosse
accaduto con quella enorme quantità di denaro che aveva lasciato Mosca
per finire in Italia.
I fondi venivano stanziati in dollari e poi convertiti in lire ma per
poter completare questo passaggio era necessaria l’assistenza di
un’altra parte, che Falcone riteneva essere la mafia che in questo caso
avrebbe agito in stretto contatto con l’ex PCI.
I legami tra PCI e mafia non sono stati nemmeno sfiorati dai media
mainstream italiani. La sinistra progressista si è attribuita una sorta
di primato morale nella lotta alla mafia quando questa storia e questa
indagine rivelano invece una sua profonda contiguità con il fenomeno
mafioso.
L’indagine di Falcone rischiava di mandare a monte il piano di Mani
Pulite
Giovanni Falcone era determinato a fare luce su questi legami, ma non
fece in tempo. Una volta iniziata la sua collaborazione con Stepankov la
sua vita fu stroncata brutalmente nella strage di Capaci.
Era in programma un viaggio del magistrato nei primi giorni di giugno a
Mosca per continuare la collaborazione con Stepankov.
Il giudice si stava avvicinando ad una verità scabrosa che avrebbe
potuto travolgere l’allora PDS che aveva abbandonato la falce e martello
del partito comunista due anni prima nella svolta della Bolognina
inaugurata da Achille Occhetto.
Il PCI si stava tramutando in una versione del partito democratico
liberal progressista molto simile a quella del partito democratico
americano.
Il processo di conversione era già iniziato anni prima quando a
Washington iniziò a recarsi sempre più spesso Giorgio Napolitano che
divenne un interlocutore privilegiato degli ambienti che contano negli
Stati Uniti, soprattutto quelli sionisti e atlantisti.
A Washington avevano già deciso probabilmente in quegli anni che doveva
essere il nuovo partito post-comunista a trascinare l’Italia nel girone
infernale della globalizzazione.
Il 1992 fu molto di più che l’anno della caccia alle streghe
giudiziaria. Il 1992 fu una operazione internazionale decisa nei circoli
del potere anglo-sionista che aveva deciso di liberarsi di una classe
politica che, seppur con tutti i suoi limiti, aveva saputo in diverse
occasioni contenere l’atlantismo esasperato e aveva saputo esercitare la
sua sovranità come accaduto a Sigonella nel 1984 e come accaduto anche
con l’omicidio di Aldo Moro, che pagò con la vita la decisione di voler
rendere indipendente l’Italia dall’influenza di questi centri di potere
transnazionali.
Il copione era quindi già scritto. Il pool di Mani Pulite agì come un
cecchino. Tutti i partiti vennero travolti dalle inchieste giudiziarie e
tutti finirono sotto la gogna mediatica della pioggia di avvisi di
garanzia che in quel clima da linciaggio popolare equivalevano ad una
condanna anticipata.
Il PSI di Craxi fu distrutto così come la DC di Andreotti. Tutti vennero
colpiti ma le inchieste lasciarono, “casualmente”, intatto il PDS.
Eppure era abbastanza nota la corruzione delle cosiddette cooperative
rosse, così come era nota la corruttela che c’era nel partito comunista
italiano che riceveva fondi da una potenza straniera, allora nemica, e
poi li riciclava attraverso la probabile assistenza di organizzazioni
mafiose.
Questa era l’ipotesi investigativa alla quale stava lavorando Giovanni
Falcone e questa era la stessa ipotesi che subito dopo raccolse Paolo
Borsellino, suo fraterno amico e magistrato ucciso soltanto 55 giorni
dopo a via d’Amelio.
Mai la mafia era giunta a tanto, e non era giunta a tanto perché non era
nelle sue possibilità. C’è un unico filo rosso che lega queste due
stragi e questo filo rosso porta fuori dai confini nazionali.
Porta direttamente in quei centri di potere che avevano deciso che tutta
la ricchezza dell’industria pubblica italiana fosse smantellata per
essere portata in dote alla finanza anglosionista.
Questi stessi centri di potere globali avevano deciso anche che dovesse
essere il nuovo PDS a proseguire lo smantellamento dell’economia
italiana attraverso la sua adesione alla moneta unica.
E fu effettivamente così, salvo la parentesi berlusconiana del 94. Il
PDS portò l’Italia sul patibolo dell’euro e di Maastricht e privò della
sovranità monetaria il Paese agganciandola alla palla al piede della
moneta unica, arma della finanza internazionale.
E fu il turbare di questi equilibri che portò alla prematura morte dei
magistrati Falcone e Borsellino. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
avevano messo le mani sui fili dell’alta tensione. Quelli di un potere
così forte che fa impallidire la mafia.
I due brillanti giudici sapevano che il fenomeno mafioso non poteva
essere compreso se non si guardava al piano superiore, che era quello
costituito dalla massoneria e dal potere finanziario.
Cosa Nostra e le altre organizzazioni sono solamente della manovalanza
di un potere senza volto molto più potente.
È questa la verità che non viene raccontata agli italiani che ogni anno
quando si celebrano queste stragi vengono sommersi da un fiume di
retorica o da una scadente cinematografia di regime che mai sfiora la
verità su quanto accaduto in quegli anni e mai sfiora il vero potere che
eseguì il colpo di Stato del 1992 e che insanguinò l’Italia nello stesso
anno.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono due figure che vanno ricordate
non solo per il loro eroismo, ma per la loro ferma volontà e
determinazione nel fare il loro mestiere, anche se questo voleva dire
pagare con la propria vita.
Lo fecero fino in fondo sapendo di sfidare un potere enormemente più
forte di loro. Sapevano che in gioco c’erano equilibri internazionali e
destini decisi da uomini seduti nei consigli di amministrazione di
banche e corporation che erano i veri registi della mafia.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vanno ricordati perché sono due eroi
italiani che si sono opposti a ciò che il Nuovo Ordine Mondiale aveva
deciso per l’Italia e pur di farlo non hanno esitato a sacrificare la
loro vita.
Oggi, trent’anni dopo, sembra che stiano per chiudersi i conti con
quanto accaduto nel 1992 e l’Italia sembra più vicina all’avvio di una
nuova fase della sua storia, una nella quale potrebbe esserci la seria
possibilità di avere una sovranità e una indipendenza come non la si è
avuta dal 1945 in poi.
Autovelox mobili:
la multa non è valida se non sono segnalati
multe autovelox
La Cassazione ha confermato che anche gli autovelox posti sulle
pattuglie delle varie forze dell’ordine devono essere adeguatamente
segnalati.
Autovelox mobili: la multa non è valida se non sono segnalati
AUTOVELOX MOBILI - Subire una multa per eccesso di velocità non è
certamente piacevole, soprattutto perché questo comporta la necessità di
dover mettere mano al portafoglio per una spesa imprevista. Ci sono però
delle situazioni in cui la sanzione può essere ritenuta non valida e
quindi annullata, come indicata da una recente sentenza emessa dalla
Corte di Cassazione. Che ha così chiarito i dubbi su cosa può accadere
nel caso in cui l’autovelox presente in un tratto di strada non sia
opportunamente segnalato: l’obbligo è valido anche per gli autovelox
mobili montati sulle auto della polizia.
UNA LUNGA TRAFILA LEGALE - La vicenda trae origine da un’automobilista
di Feltre (Belluno) aveva subito sei anni fa una multa per eccesso di
velocità dopo essere stato sorpreso a 85 km/h in un tratto di strada in
cui il limite era invece di 70 m/h. Una pattuglia della polizia presente
sul posto dotata di autovelox Scout Speed aveva provveduto a
sanzionarlo. L’uomo era però convinto di avere subito un’ingiustizia e
aveva così deciso di fare ricorso. Alla fine, nonostante la trafila sia
stata particolarmente lunga, è stato proprio il conducente a vincere
fino ad arrivare alla sentenza della Cassazione emessa pochi giorni fa.
LA SENTENZA - Nella quale si legge: "In attuazione del generale obbligo
di preventiva e ben visibile segnalazione, contempla la possibilità di
installare sulle autovetture dotate del dispositivo Scout Speed messaggi
luminosi contenenti l'iscrizione “controllo velocità” o “rilevamento
della velocità”, visibili sia frontalmente che da tergo. Molteplici
possibilità di impiego e segnalazione sono correlate alle
caratteristiche della postazione, fissa o mobile, sicché non può dedursi
alcuna interferenza negativa che possa giustificare, avuto riguardo alle
caratteristiche tecniche della strumentazione impiegata nella postazione
di controllo mobile, l'esonero dall'obbligo della preventiva
segnalazione".
per non fare diventare l'ITALIA
un'hotspot europeo dell'immigrazione in quanto bisogna resistere come
italiani nel nostro paese dando agli immigrati un messaggio forte e
chiaro : ogni paese puo' svilupparsi basta impegnarsi per farlo con le
risorse disponibili e l'intelligenza , che significa adattamento nel
superare le difficolta'.
Inventarsi un lavoro invece che fare
l'elemosina.
Quanti miracoli ha fatto Maometto
rispetto a Gesu' ?
1) esame
d'italiano e storia italiana per gli immigrati
2) lavori
socialmente utili
3) pulizia
e cucina autonoma
3 gennaio 1917, Suor Lucia nel Terzo segreto di Fatima: Il sangue dei
martiri cristiani non smetterà mai di sgorgare per irrigare la terra e
far germogliare il seme del Vangelo. Scrive suor Lucia: “Dopo le
due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra
Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano
sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero
incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore
che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo
indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza,
Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “Qualcosa
di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano
davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento
che fosse il Santo Padre”. Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e
religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una
grande croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la
corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande
città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di
dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel
suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi
della grande croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli
spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo
morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi e
religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e
posizioni. Sotto i due bracci della croce c’erano due Angeli ognuno con
un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il
sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a
Dio”.interpretazione del
Terzo segreto di Fatima era già stata offerta dalla stessa Suor Lucia in
una lettera a Papa Wojtyla del 12 maggio 1982. In essa dice: «La
terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se
no [si ascolteranno le mie richieste la Russia] spargerà i suoi errori
per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni
saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie
nazioni saranno distrutte” (13-VII-1917). La terza parte del segreto è
una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del
Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il
Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia
si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il
mondo, etc.”. Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello
del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto, la Russia ha invaso
il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione
completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati
a poco a poco a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato,
di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona
umana, di immoralità e di violenza, etc. E non diciamo che è Dio che
così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si
preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon
cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono
responsabili».
Le storie degli immigrati occupanti che cercano di farsi mantenere
insieme alle loro famiglie , non lavoro come gli immigrati italiani
all'estero:
1) Mi trovavo all'opedale per prenotare una visita delicata ,
mentre stato parlando con l'infermiera, una donna mi disse di sbrigarmi
: era di colore.
2) Mi trovavo in C,vittorio ang V.CARLO ALBERTO a Torino, stavo dando
dei soldi ad un bianco che suonava una fisarmonica accanto ai suoi
pacchi, arriva un nero in bici e me li chiede
3) Ero su un bus turistico e' salito un nero ha spostato la roba che
occupava i primi posti e si e' messo lui
4) Ero in un team di startup che doveva fare proposte a TIM usando
strumenti della stessa la minoranza mussulmana ha imposto di prima
vedere gli strumenti e poi fare le proposte: molto innovativo !
5) FINO A QUANDO I MUSSULMANI NON ACCETTANO LA PARITA' UOMO DONNA ,
ANCHE SE LO SCRIVE IL CORANO E' SBAGLIATO. E' INACCETTABILE QUESTO
PRINCIPIO CHE CI PORTA INDIETRO.
6) perche' lITALIA deve accogliere tutti ? anche gli alberghi possono
rifiutare clienti .
7) Immigrazione ed economia sono interconnesse in quanto spostano pil
fuori dal paese.
8) Gli extracomunitari ti entrano in casa senza chiedere permesso. Non
solo desiderano la roba d altri ma la prendono.
Forse il primo insegnamento sarebbe il rispetto della liberta' altrui.
09.01.19
Tutti i nulllafacenti immigrati
Boeri dice che ne abbiamo bisogno : per cosa ? per mantenerli ?
04.02.17l
L'ISIS secondo me sta facendo delle
prove di attentato con l'obiettivo del Vaticano con un attacco
simultaneo da terra con la tecnica dei camion e dal cielo con aerei come
a NY l'11.09.11.
Riforma sostenuta da una
maggioranza trasversale: «Non razzismo, ma realismo» Case Atc agli
immigrati La Regione Piemonte cambia le regole Gli attuali criteri per
le assegnazioni penalizzano gli italiani .
Screening pagato dalla Regione e
affidato alle Molinette Nel Centro di Settimo esami contro la Tbc
“Controlli da marzo” Tra i profughi in arrivo aumentano i casi di
scabbia In sei mesi sono state curate un migliaio di persone.
Il Piemonte è la quarta regione
italiana per numero di richiedenti asilo. E gli arrivi sono destinati ad
aumentare. L’assessora Cerutti: “Un sistema che da emergenza si sta
trasformando in strutturale”. Coinvolgere maggiormente i Comuni.In
Piemonte ci sono 14.080 migranti e il flusso non accenna ad arrestarsi:
nel primo mese del 2017 sono già sbarcati in Italia 9.425 richiedenti
asilo, in confronto ai 6030 dello scorso anno e ai 3.813 del 2015.
Insomma, serve un piano. A illustrarlo è l’assessora all’Immigrazione
della Regione Monica Cerutti, che spiega come la rete di accoglienza in
questi anni sia radicalmente cambiata, trasformando il sistema «da
emergenziale a strutturale».
La Regione punta su formazione e
compensazioni mentre aumentano i riconoscimenti In Piemonte 14 mila
migranti Solo 1200 nella rete dei Comuni A Una minoranza inserita in
progetti di accoglienza gestiti dagli enti locali umentano i
riconoscimenti delle commissioni prefettizie, meno rigide rispetto al
passato prossimo: la tendenza si è invertita, le domande accolte sono il
60% rispetto al 40% dei rigetti. Non aumenta, invece, la disponibilità a
progetti di accoglienza e di integrazione da parte dei Comuni. Stando ai
dati aggiornati forniti dalla Regione, si rileva che rispetto ai 14 mila
migranti oggi presenti in Piemonte quelli inseriti nel sistema Sprar -
gestito direttamente dai Comuni - non superano i 1.200. Il resto lo
troviamo nelle strutture temporanee sotto controllo dalle Prefetture.
Per rendere l’idea, nella nostra regione i Comuni sono 1.2016. La
trincea dei Comuni Un bilancio che impensierisce la Regione, alle prese
con resistenze più o meno velate da parte degli enti locali: il
termometro di un malumore, o semplicemente di indifferenza, che impone
un lavoro capillare di convincimento. «Di accompagnamento, di
compensazione e prima ancora di informazione contro la disinformazione e
certe strumentalizzazioni politiche», - ha precisato l’assessora Monica
Cerutti riepilogando le azioni previste nel piano per regionale per
l’immigrazione. A stretto giro di posta è arrivata la risposta della
Lega Nord nella persona del consigliere regionale Alessandro Benvenuto:
«Non esistono paure da disinnescare ma necessità da soddisfare sia in
termini di sicurezza e controllo del territorio, sia dal punto di vista
degli investimenti. Il Piemonte ha di per sé ben poche risorse, che
andrebbero utilizzate per creare lavoro e risolvere i problemi che
attanagliano i piemontesi, prima di essere adoperate per far fare un
salto di qualità all’accoglienza». Progetti di accoglienza Tre i
progetti in campo: «Vesta» (ha come obiettivo il miglioramento dei
servizi pubblici che si relazionano con i cittadini di Paesi terzi),
“Petrarca” (si occupa di realizzare un piano regionale per la formazione
civico linguistica), “Piemonte contro le discriminazioni” (percorsi di
formazione e di inclusione volti a prevenire le discriminazioni).
Inoltre la Regione ha attivato con il Viminale un progetto per favorire
lo sviluppo delle economie locali sostenendo politiche pubbliche rivolte
ai giovani ivoriani e senegalesi. Più riconoscimenti Come si premetteva,
aumentano i riconoscimenti: 297 le domande accolte dalla Commissione di
Torino nel periodo ottobre-dicembre 2016 (status di rifugiato,
protezione sussidiaria e umanitaria); 210 i rigetti. In tutto i
convocati erano mille: gli altri o attendono o non si sono presentati. I
tempi della valutazione, invece, restano lunghi: un paio di anni,
considerando anche i ricorsi. Sul fronte dell’assistenza sanitaria e
della prevenzione, si pensa di replicare nel Centro di Castel D’Annone,
in provincia di Asti, lo screening contro la tubercolosi che dal marzo
sarà attivato al Centro Fenoglio di Settimo con il concorso di Regione,
Croce Rossa e Centro di Radiologia Mobile delle Molinette.
INTANTO :«Non sono ipotizzabili
anticipazioni di risorse» per l’asilo che Spina 3 attende dal 2009. La
lunga attesa aveva fatto protestare molti residenti e c’era chi già
stava perdendo le speranze. Ma in Circoscrizione 4, in risposta a
un’interpellanza del consigliere della Lega Carlo Morando, il Comune ha
messo nero su bianco che i fondi dei privati per permettere la
costruzione dell’asilo non ci sono. Quella di via Verolengo resta una
promessa non rispettata. Con la crisi immobiliare, la società Cinque
Cerchi ha rinunciato a costruire una parte dei palazzi e gli oneri di
urbanizzazione versati, spiegò mesi fa l’ex assessore Lorusso, erano
andati per la costruzione del tunnel di corso Mortara. Ad ottobre c’è
stata una nuova riunione. L’esito è stata la fumata nera da parte dei
privati. «Sarà necessario che la progettazione e la realizzazione
dell’opera vengano curate direttamente dalla Città di Torino», scrive il
Comune nella sua risposta. Senza specificare come e dove verranno
reperiti i fondi necessari, né quando si partirà.
20 gen
2011 -L'immigrazione"circolare"
è quella in cui i migranti, dopo un certo periodo di lavoro all'estero,
tornano nei loro Paesi d'origine. Un sistema più ...
Tutto è iniziato quando è stato
chiuso il bar. I 60 stranieri che erano a bordo del traghetto Tirrenia
diretto a Napoli volevano continuare a bere. L’obiettivo era sbronzarsi
e far scoppiare il caos sulla nave. Lo hanno fatto ugualmente,
trasformando il viaggio in un incubo anche per gli altri 200 passeggeri.
In mezzo al mare, nel cuore della notte, è successo di tutto: litigi,
urla, botte, un tentativo di assalto al bancone chiuso, molestie ai
danni di alcuni viaggiatori e persino un’incursione tra le cuccette. La
situazione è tornata alla calma soltanto all’alba, poco prima
dell’ormeggio, quando i protagonisti di questa interminabile notte brava
hanno visto che sulle banchine del porto di Napoli erano già schierate
le pattuglie della polizia. Nella nave Janas partita da Cagliari lunedì
sera dalla Sardegna era stato imbarcato un gruppo di nordafricani che
nei giorni scorsi aveva ricevuto il decreto di espulsione. Una trentina
di persone, alle quali si sono aggiunti anche altri immigrati
nordafricani. E così a bordo è scoppiato il caos. Il personale di bordo
ha provato a riportare la calma ma la situazione è subito degenerata.
Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati. All’arrivo a
Napoli, il traghetto è stato bloccato dagli agenti della Questura di
Napoli che per tutta la giornata sono rimasti a bordo per identificare
gli stranieri che hanno scatenato il caos in mezzo al mare e per
ricostruire bene l’episodio. «Il viaggio del gruppo è stato effettuato
secondo le procedure previste dalla legge, implementate dalle autorità
di sicurezza di Cagliari – si limita a spiegare la Tirrenia - La
compagnia, come sempre in questi casi, ha destinato ai passeggeri
stranieri un’area della nave, a garanzia della sicurezza dei passeggeri,
non essendo il gruppo accompagnato dalle forze di polizia.
Contrariamente a quanto avvenuto in passato, il gruppo ha creato
problemi a bordo per tensioni al suo interno che poi si sono ripercosse
sui passeggeri». A bordo del traghetto gli agenti della questura di
Napoli hanno lavorato per quasi 12 ore e hanno acquisito anche le
telecamere della videosorveglianza della nave. Nel frattempo sono
scoppiate le polemiche. «I protagonisti di questo caos non sono da
scambiare con i profughi richiedenti asilo - commenta il segretario del
Sap di Cagliari, Luca Agati - La verità è che con gli sbarchi dal Nord
Africa, a cui stiamo assistendo anche in questi giorni, arrivano poco di
buono, giovani convinti di poter fare cio’ che vogliono una volta
ottenuto il foglio di espulsione, che di fatto è un lasciapassare che
garantisce loro la libertà di delinquere in Italia. Cosa deve accadere
per far comprendere che va trovata una soluzione definitiva alla
questione delle espulsioni?» In ostaggio per ore Per ore la nave è
stata in balia dei sessanta scatenati, che hanno trasformato il viaggio
in un incubo per gli altri 200 passeggeri 21.02.17
Istituto comprensivo Regio Parco La
crisi spegne la musica in classe Le famiglie non pagano la retta da 10
euro al mese: a rischio il progetto lanciato da Abbado, mentre la
Regione Piemonte finanzia un progetto per insegnare ai bambini italiani
la lingua degli immigrati non viceversa.
Qui Foggia Gli sfollati di una
palazzina crollata nel 1999 vivono in container di appena 24 mq Qui
Messina Nei rioni Fondo Fucile e Camaro San Paolo le baracche aumentano
di anno in anno Donne e bambini Nei rioni nati dopo il sisma le case
sono coperte da tetti precari, spesso di Eternit Qui Lamezia Terme Oltre
400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica a cielo
aperto Qui Brescia Nelle casette di San Polino le decine di
famiglie abitano prefabbricati fatiscenti Da Brescia a Foggia, da
Lamezia a Messina. Oltre 50 mila italiani vivono in abitazioni di
fortuna. Tra amianto, topi e rassegnazione Caterina ha 64 anni e tenacia
da vendere. Con gli occhi liquidi guarda il tetto di amianto sopra la
sua testa: «Sono stata operata due volte di tumore, è colpa di questo
maledetto Eternit». Indossa una vestaglia a righe bianche e blu. «Vivo
qui da vent’anni. D’estate si soffoca, d’inverno si gela, piove in casa
e l’umidità bagna i vestiti nei cassetti. Il dottore mi ha detto di
andare via. Ma dove?». In fondo alla strada abita Concetta, che tra topi
e lamiere trova la forza di sorridere: «A ogni campagna elettorale i
politici ci promettono case popolari, ma una volta eletti si dimenticano
di noi. Sono certa che morirò senza aver realizzato il mio sogno: un
balcone dove stendere la biancheria». Antonio invece no, lui non ride.
Digrigna i denti rimasti: «Gli altri li ho persi per colpa della rabbia.
In due anni qui sono diventato brutto, mi vergogno». Slum, favela,
bidonville: Paese che vai, emarginazione che trovi. Un essere umano su
sei, nel mondo, vive in una baraccopoli. In Italia sono almeno 53 mila
le persone che, secondo l’Istat, abitano nei cosiddetti «alloggi di
altro tipo», diversi dalle case. Cantine, roulotte, automobili e
soprattutto baracche. Le storie di questi cittadini invisibili (e
italianissimi) sono raccontate nel documentario «Baraccopolis» di Sergio
Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, in onda domenica
sera alle 21,15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale».
Le baraccopoli sono non luoghi popolati da un’umanità sconfitta e spesso
rassegnata. Donne, uomini, bambini, anziani. Vittime della crisi
economica o di circostanze avverse. Vivono in stamberghe all’interno di
moderni ghetti al confine con quella parte di città degna di questo
nome. Di là dal muro la civiltà. Da questo lato fango, calcinacci,
muffa, immondizia, fogne a cielo aperto. A Messina le abitazioni di
fortuna risalgono ad oltre un secolo fa, quando il terremoto del 1908
rase al suolo la città. Qui l’emergenza è diventata quotidianità. Fondo
Fucile, Giostra, Camaro San Paolo. Eccoli i rioni del girone infernale
dei diseredati. Legambiente ha censito più di 3 mila baracche e
altrettante famiglie. I topi, invece, sono ben di più. A Lamezia Terme
oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica. Tra
loro c’è Cosimo, che vorrebbe andare via: «Non per me, ma per mio
figlio, ha subìto un trapianto di fegato». A Foggia gli sfollati di una
palazzina crollata nel 1999 vivono nei container di 24 mq. Andrea abita
invece nelle casette di San Polino a Brescia, dove un prefabbricato
fatiscente è diventato la sua dimora forzata: «Facevo
l’autotrasportatore. Dopo due ictus ho perso patente e lavoro. I miei
figli non sanno che abito qui. Non mi è rimasto nulla, nemmeno la
dignità». Sognando un balcone «Il mio sogno? È un balcone dove stendere
la biancheria», dice la signora Caterina nIl documentario «Baraccopolis»
di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, andrà
in onda domani sera alle 21.15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il
racconto del reale». Su Sky Atlantic Il documentario 3 domande a Sergio
Ramazzotti registra e fotografo “Così ho immortalato la vita dentro
quelle catapecchie” Chi sono gli abitanti delle baraccopoli? «Sono
cittadini italiani, spesso finiti lì per caso. Magari dopo aver perso il
lavoro o aver divorziato». Quali sono i tratti comuni? «Chi finisce in
una baracca attraversa fasi simili a quelle dei malati di cancro. Prima
lo stupore, poi la rabbia, il tentativo di scendere a patti con la
realtà, la depressione, infine la rassegnazione». Cosa ci insegnano
queste persone? «È destabilizzante raccontare donne e uomini caduti in
disgrazia con tanta rapidità. Sono individui come noi. La verità è che
può succedere a chiunque». Baraccopolid’Italia
01.03.17
GLI ITALIANI AIUTANO più FACILMENTE
GLI EXTRACOMUNITARI RISPETTO AGLI ITALIANI.
La Commissione
europea, tre anni dopo aver condannato quattro tra le più grandi banche
europee per aver truccato il tasso di interesse che incide sui mutui di
milioni di cittadini europei, ha finalmente tolto il segreto al testo
della sentenza. E quel documento di trenta pagine potrebbe valere, solo
per gli italiani che hanno un mutuo sulle spalle, ben 16 miliardi di
euro di rimborsi da chiedere alle banche.
La storia parte
con la scoperta di un'intesa restrittiva della concorrenza, ovvero un
cartello, tra le principali banche europee. Lo scopo, secondo
l'Antitrust europeo, era di manipolare a proprio vantaggio il corso
dell'Euribor, il tasso di interesse che funge da riferimento per un
mercato di prodotti finanziari che vale 400mila miliardi di euro. Tra
questi ci sono i mutui di 2,5 milioni di italiani, per un controvalore
complessivo stimabile in oltre 200 miliardi. L'Euribor viene calcolato
giorno per giorno con un sondaggio telefonico tra 44 grandi banche
europee, che comunicano che tasso di interesse applicano in quel momento
per i prestiti tra banche. Il risultato del sondaggio viene comunicato
all'agenzia Thomson Reuters che poi comunica il valore dell'Euribor agli
operatori e al pubblico. L'Antitrust ha scoperto che alcune grandi
banche, tra il 2005 e il 2008, si erano messe d'accordo per falsare i
valori comunicati e manipolare il valore del tasso secondo la propria
convenienza. «Alcune volte, -recita la sentenza che il Giornale ha
potuto visionare- certi trader (omissis...) comunicavano e/o ricevevano
preferenze per un settaggio a valore costante, basso o alto di certi
valori Euribor. Queste preferenze andavano a dipendere dalle proprie
posizioni commerciali ed esposizioni»
Il risultato
ovviamente si è riflettuto sui mutui degli ignari cittadini di tutta
Europa, che però finora avevano le unghie spuntate. Un avvocato di
Sassari, Andrea Sorgentone, legato all'associazione Sos Utenti, ha
subissato la Commissione di ricorsi per farsi consegnare il testo della
sentenza dell'Antitrust che condanna Deutsche Bank, Société Genéralé,
Rbs e Barclay's a pagare in totale una multa di oltre un miliardo di
euro.
La Ue ha sempre
rifiutato adducendo problemi di riservatezza delle banche, ma alla fine
l'avvocato ha ottenuto una copia della sentenza, seppur in parte
«censurata». E ora il conto potrebbe salire. E non solo per quelle
direttamente coinvolte, perché il tasso alterato veniva applicato ai
mutui variabili da tutte le banche, anche le italiane, che ora
potrebbero dover pagare il conto dei trucchi di tedesche, francesi e
inglesi. Sorgentone si dice convinto di poter ottenere i risarcimenti:
«Secondo le stime più attendibili -dice- i mutuatari italiani hanno
pagato interessi per 30 miliardi, di cui 16 indebitamente. La sentenza
europea è vincolante per i giudici italiani. Ora devono solo
quantificare gli interessi che vanno restituiti in ogni rapporto mutuo,
leasing, apertura di credito a tasso variabile che ha avuto corso dal 1
settembre 2005 al 31 marzo 2009».
27.01.17
Come creare un meeting su
Zoom? In un
periodo in cui è richiesto dalla società il distanziamento sociale,
la nota app per le videoconferenze diventa uno strumento importante
per molte aziende e privati. Se partecipare a un meeting è un
processo estremamente semplice, che non richiede neppure la
registrazione al servizio, discorso diverso vale per gli utenti che
desiderano creare un meeting su Zoom.
Ecco dunque una semplice guida per semplificare
la vita a coloro che hanno intenzione di approcciare alla
piattaforma senza confondersi le idee.
Come si crea un meeting su Zoom
Dopo aver
scaricato e installato Zoom, e aver effettuato la registrazione,
si dovrà dunque effettuare l’accesso premendo Sign In
(è possibile loggare direttamente con il proprio account Google o
Facebook, comunque). A questo punto, bisogna procedere in questo
modo:
Fare tap su New Meeting
(pulsante arancione)
Scegliere se avviare il meeting con la
fotocamera accesa o spenta, tramite il toggle Video On
Premere Start a Meeting
A questo punto è stata creata la
videoconferenza, ma affinché venga avviata è necessario invitare i
partecipanti. Per proseguire sarà necessario quindi:
Fare tap su Participants
(nella parte in basso dello schermo)
Premere su Invite
Scegliere il mezzo attraverso cui
inviare il link di partecipazione ai mittenti (tramite e-mail o
messaggio, per esempio)
Una volta invitati gli utenti, chi ha creato
il meeting avrà la possibilità di fare tap su ognuno di essi per
utilizzare diverse funzioni: per esempio si potranno silenziare,
piuttosto che chiedergli di attivare la fotocamera, eccetera.
Facendo tap sul pulsante Chats
(in basso a sinistra dello schermo), inoltre, si potranno inviare
messaggi di testo a tutti i partecipanti o solo a uno di essi. Una
volta terminata la videoconferenza, la si potrà chiudere facendo tap
sulla scritta rossa End in alto a destra: si potrà
in ultimo scegliere se lasciare il meeting (Leave Meeting),
permettendo agli altri di continuare a interagire, o se scollegare
tutti (End Meeting).
Windows File Recovery
recupera i file cancellati per sbaglio
È la prima app di questo tipo
realizzata direttamente da Microsoft.
A tutti - beh, a quanti non hanno un
backup efficiente - sarà capitato di cancellare per errore un file,
non solo mettendolo nel Cestino, ma facendolo sparire apparentemente per
sempre.
Recuperare i
file cancellati ha tante più possibilità di riuscire quanto meno la
zona occupata da quei file è stata sovrascritta, ed è un lavoro per
software specializzati.
Fino a oggi, l'unica possibilità per i sistemi
Windows era scegliere programmi di terze parti. Ora Microsoft ha
rilasciato una piccola
utility che si occupa proprio del recupero dei file.
Si tratta di un programma privo di
interfaccia grafica: per adoperarlo bisogna quindi superare la
diffidenza per la linea di comando che alberga in molti utenti di
Windows.
L'utility ha tre modalità base di funzionamento.
Default, suggerita per i drive
Ntfs, si rivolge alla Master File Table (MFT) per individuare i
segmenti dei file. Segment fa a meno della MFT e si basa invece
sul rilevamento dei segmenti (che contengono informazioni come il nome,
la data, il tipo di file e via di seguito). Signature, infine, si
basa sul tipo di file: non avendo a disposizione altre informazioni,
cerca tutti i file di quel tipo (Microsoft consiglia questo sistema per
le unità esterne come chiavette Usb e schede SD).
Windows File Recovery è in grado di tentare il
recupero da diversi filesystem - quali Ntfs,
exFat e ReFS - e per apprendere il suo utilizzo Microsoft ha messo a
disposizione una
pagina d'aiuto (in inglese) sul sito ufficiale.
Qui sotto, alcune schermate di Windows File
Recovery.
Non si può dire che Windows 10 sia un
sistema operativo essenziale: ogni nuova installazione porta con sé,
insieme al sistema vero e proprio, tutta una serie di applicazioni che
per la maggior parte degli utenti si rivelano inutili, se non
fastidiose, senza contare le aggiunte dei singoli produttori di Pc.
Rimuoverle a mano una a una è un compito
tedioso, ma esiste una piccola applicazione che facilita l'intera
operazione:
Bloatbox.
Nata come estensione per
Spydish, app utile per gestire le informazioni condivise con
Microsoft da
Windows 10 e più in generale le impostazioni del sistema che
coinvolgono la privacy, è poi diventata un software a sé.
Il motivo è un po' la medesima
ragione di vita di Bloatbox: non rendere
Spydish troppo "grasso" (bloated), ossia ricco di funzioni
che, per quanto utili, vadano a incidere sulla possibilità di avere
un'applicazione compatta, efficiente e facile da usare.
Bloatbox si scarica da GitHub sotto forma di
archivio.zip da estrarre sul Pc. Una volta compiuta questa
operazione non resta altro da fare che cliccare due volte sul file
Bloatbox.exe per avviare l'app.
La
finestra principale mostra sulla sinistra una colonna in cui è
presente la lista di tutte le app installate in Windows, tra cui anche
quelle che normalmente non si possono disinstallare - come il Meteo,
Microsoft News e via di seguito - e quelle installate dal produttore del
computer.
Ciò che occorre fare è selezionare quelle app
che si intende rimuovere e, quando si è soddisfatti, premere il
pulsante, che le aggiungerà alla colonna di destra, dove si
trovano tutte le app condannate alla cancellazione.
A questo punto si può premere il pulsante
Uninstall, posto nella parte inferiore della
colonna centrale, e il processo di disinstallazione inizierà.
L'ultima versione al momento in cui scriviamo
mostra anche, nella colonna di destra di un pratico link per effettuare
una "pulizia
generale" di una nuova installazione di Windows 10, identificato
dalla dicitura Start fresh if your Windows 10 is loaded with bloat....
Cliccandolo, verranno aggiunte all'elenco di
eliminazione tutte le app preinstallate e considerate
bloatware. Chiaramente l'elenco
può essere personalizzato a piacere rimuovendo da esso le app che si
intende tenere tramite il pulsante Remove selected.
Il sito che installa tutte le
app essenziali per Windows 10
Bastano pochi clic per ottenere
un Pc perfettamente attrezzato, senza dover scaricare ogni singolo
software.
Reinstallare il sistema operativo è solo il primo passo, dopo un
incidente al Pc che abbia causato la necessità di ripartire da capo, tra
quelli necessari per arrivare a riavere un computer perfettamente
configurato e utilizzabile.
A quel punto inizia infatti il processo di configurazione e di
installazione di tutte quelle grandi e piccole applicazioni che svolgono
i vari compiti ai quali il computer è dedicato. Si tratta di
un'operazione che può essere lunga e tediosa e che sarebbe bello poter
automatizzare.
Una delle alternative migliori da tempo esistente è Ninite, sito che
permette di selezionare le app preferite e si occupa di scaricarle e
installarle in autonomia.
Da quando però Microsoft ha lanciato un proprio gestore di pacchetti
(Winget) sono spuntate delle alternative che a esso si appoggiano e,
dato che funziona da linea di comando, dette alternative si occupano di
fornire un'interfaccia grafica.
Una delle più interessanti è Winstall, che semplifica l'installazione
delle app dai repository messi a disposizione da Microsoft.
Winstall è una Progressive Web Application (Pwa), ossia un sito da
visitare con il proprio browser e che permette di scegliere le app da
installare sul computer; in questo senso, dal punto di vista dell'uso è
molto simile al già citato Ninite.
Diverso è però il funzionamento: se Ninite scarica i singoli installer
dei vari programmi, Winstall si appoggia a Winget, che quindi deve
essere preventivamente installato sul Pc.
Inoltre offre una propria funzionalità specifica, che il suo
sviluppatore ha battezzato Featured Pack.
Si tratta di gruppi di applicazioni unite da un tema o una funzionalità
comune (browser, strumenti di sviluppo, software per i giochi) che si
possono selezionare tutte insieme; Winstall si occupa quindi di generare
il codice da copiare nel Prompt dei Comandi per avviare l'installazione.
In alternativa si può scaricare un file .bat da eseguire, che si occupa
di invocare Winget per portare a termine il compito.
I Featured Pack sono infine personalizzabili: gli utenti sono invitati a
creare il proprio e a condividerlo.
Leggi l'articolo originale su ZEUS News -
https://www.zeusnews.it/n.php?c=28369
Cos’è e a cosa serve la pasta madre
La pasta madre è un lievito naturale che permette di preparare un ottimo
pane, ma anche pizze e focacce. Conosciuta anche come pasta acida, la
pasta madre è un impasto che può essere realizzato in diversi modi. Ad
esempio, la pasta madre si può ottenere prelevando un impasto del pane
da conservare grazie ai “rinfreschi”, oppure preparando un semplice
impasto di acqua e farina da lasciare a contatto con l’aria, così che si
arricchisca dei lieviti responsabili dei processi fermentativi che
consentono la lievitazione di pane e altri prodotti da forno.
Gli impasti preparati con la pasta madre hanno generalmente bisogno di
lievitare per diverse ore, ma il risultato ripaga dell’attesa: pane,
pizze e focacce risulteranno infatti più gonfi, più digeribili,
conservabili più a lungo e con un sapore decisamente migliore.
La pasta madre, inoltre, accresce il valore nutrizionale del pane e di
altri prodotti da forno. Negli impasti preparati con la pasta madre
diverse importanti sostanze rimangono intatte e, grazie alla
composizione chimica della pasta madre, il nostro organismo riesce ad
assimilare meglio i sali minerali presenti nelle farine.
I lieviti della pasta madre, poi, favoriscono la crescita di batteri
buoni nell’intestino, favorendo un buon equilibrio del microbiota e
migliorando così la digestione. È importante anche notare che il pane
preparato con lievito naturale possiede un indice glicemico inferiore
rispetto al pane realizzato con altri lieviti. Questo significa che
quando i carboidrati presenti nel pane vengono assimilati sotto forma di
glucosio, questo si riversa più lentamente nel flusso sanguigno,
evitando picchi glicemici.
Oltre a conferire al pane proprietà organolettiche e nutrizionali
migliori, la pasta madre presenta altri vantaggi. Grazie ai rinfreschi,
si può infatti avere a disposizione questo straordinario lievito
naturale a lungo; in più, la pasta madre può essere preparata con vari
tipi di farine, anche senza glutine.
La dieta senza glutine è l’unica terapia per le persone celiache e per
chi presenta sensibilità verso le proteine del frumento e in altri
cereali come orzo e farro. Inoltre, ridurre il consumo di glutine può
migliorare alcuni disturbi intestinali ed è consigliato anche a chi
vuole seguire un regime alimentare antinfiammatorio.
ATTENZIONE MOLTO
IMPORTANTE PER LA TUA SALUTE :
La tecnologia di riferimento
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